#BP2016 | Proposte insolite ed equilibrio per lo Stabile del Veneto

Intervista a Massimo Ongaro

Pubblicato il 08/03/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , 157 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Massimo Ongaro (foto di Michele Crosera)

Massimo Ongaro (foto di Michele Crosera)

Cosa succede dopo la direzione di Alessandro Gassman che ha diretto lo Stabile dal 2010 al 2014, a metà di una direzione triennale?

Abbiamo dovuto concentrare l’attenzione su un pubblico di teatri di città quali Padova, Venezia e Verona con dinamiche sociali ed economiche e culturali nettamente diverse. Provenivamo dalla registrazione di un sostanziale calo di pubblico, pertanto la prima urgenza è stata quella di intervenire sulla proposta, sia in termini di programmazione sia in termini di produzione, cercando un equilibrio maggiore tra le stagioni in abbonamento e la necessità e urgenza di dialogare con il pubblico e per il pubblico.

In tal senso probabilmente vanno lette le iniziative che si rivolgono a studenti universitari, l’attenzione per i laboratori scolastici e le famiglie, o ancora le attività che coinvolgono i disabili?

Sono tutte cose che stiamo ricominciando, dal momento che il Teatro Stabile del Veneto era un teatro prevalentemente di ospitalità, finalizzata al lavoro della compagnia e non al lavoro di relazione con il contesto o meglio i contesti territoriali su cui i nostri teatri insistono. Abbiamo quindi cominciato a sviluppare alcune delle relazioni, elencate nell’oggetto della domanda; fanno tutte parti di un progetto triennale, che appunto nel triennio si svilupperanno.

Che genere di attenzione è riservata al contemporaneo, dal momento che le produzioni dello Stabile hanno intanto la interessante opportunità di girare ed essere distribuite in tutto il Veneto, cos’altro si prevede?

Innanzitutto equilibrio, nelle programmazioni di teatri grandi come quelli che abbiamo noi, una proposta insolita o “spinta” rispetto a una normale proposta per il grande pubblico deve essere inserita con grande attenzione. Ciò non significa che non si debba investire su questo, anzi noi stiamo investendo e parecchio, c’è anche molto di contemporaneo che non ha nulla di spaventoso e che può essere proposto anche a un pubblico fatto di abbonati, di gente anziana, questo è assolutamente fattibile. Quello che abbiamo inteso fare è stato anche investire nelle produzioni di proposte che impegnano realtà teatrali a loro modo affermate, che a mio avviso hanno bisogno di un impulso per potersi proporre a pubblici ancora più vasti. E faccio l’esempio di Babilonia Teatri, che abbiamo coprodotto con l’ERT, con l’intenzione di fare un investimento su una realtà già affermata in un ambito, ma che secondo noi ha bisogno di affermarsi anche in ambiti più estesi. Per tale ragione abbiamo fatto una proposta a Babilonia che potesse metterli in condizione di crescere ulteriormente artisticamente. Nel triennio si svilupperanno altri progetti con altri gruppi emergenti, non dico più giovani, perché giovani non sono più nemmeno questi, con particolare attenzione all’ambito territoriale di riferimento. È questa una caratteristica che il nostro progetto triennale ha ben messo in evidenza.

Possiamo anticipare qualche nome?

No, non c’è bisogno di anticipare nomi, diciamo però che quello che abbiamo cercato di fare, siccome la nostra regione è molto ricca di presenze teatrali diverse e molto valide, a partire dal repertorio goldoniano che è una ricchezza sterminata fino ad arrivare alle proposte più recenti e innovative, abbiamo ritenuto opportuno e necessario partire dagli artisti del territorio. Questo anche per far sì che il Teatro Nazionale del Veneto diventi il fulcro del sistema, per la realizzazione di una serie di relazioni teatrali, facendone lo strumento più potente di cui dispone questo territorio.

Quindi in che modo sono previste azioni riguardo alla formazione degli artisti sul territorio, attori ma anche artigiani del teatro?

Abbiamo una scuola a Padova che deve dare esiti certi e misurabili e adeguati alle nostre attività, dobbiamo insomma formare degli attori che a un certo punto possiamo usare nelle nostre produzioni. questo è avvenuto e ha dato dei buoni risultati finora. Molti dei ragazzi diplomati nella nostra scuola adesso lavorano nei nostri allestimenti. Abbiamo delle idee per sviluppare ulteriormente la scuola e provare anche a interessare diverse figure professionali che non sono solo quelle degli attori, ma questo si scontra con quelli che sono i tempi che corrono. Abbiamo però delle collaborazioni che possono già essere messe in campo con laboratori già avviati dalla Regione, il Teatro Sociale di Rovigo ha un laboratorio scenografico molto competente, l’Accademia di Belle Arti di Venezia ha anch’essa un laboratorio scenografico. Per cui andare a costituire un altro laboratorio scenografico forse non è necessario, ma ci possiamo concentrare su quegli ambiti della formazione che sono meno presidiati. Le nostre relazioni con il sistema universitario vanno proprio in questa direzione e cerchiamo di essere complementari e di costituire dei percorsi diversi per certi versi e di finalizzazione pratica per altri.

Rispetto ai rapporti con l’estero le poetiche venete che genere di prospettive o di dialoghi sono già stati avviati per uno scambio da parte di artisti veneti?

Veniamo da una situazione dove le relazioni con l’estero erano minime o quasi nulle, le stiamo rigenerando, le stiamo ricreando. L’interesse per alcune cose c’è anche perché bene o male Goldoni rappresenta sempre un oggetto di interesse. Anche le città d’arte in cui lavoriamo rappresentano molte opportunità di connessione con l’estero alcune le abbiamo già sfruttate, come a Verona per un Romeo e Giulietta itinerante che abbiamo tenuto tutta l’estate scorsa tutti i giorni, con la regia di Paolo Valerio, è valso anche per L’Arlecchino al Goldoni, che ha dato ottimi esiti di pubblico, proponendolo con sottotitoli inglesi e francesi. Questo è un aspetto della relazione con l’estero che miglioreremo perché questi sono spettacoli che potremmo anche muovere verso l’estero. Ma interesse c’è ad esempio per Babilonia Teatri, che ha già relazioni con l’estero avviate e questo loro lavoro da noi prodotto ne sarà veicolo. Ci siamo inoltre messi in contatto con un network per un progetto europeo quadriennale su Europa Creativa ed è un progetto dedicato ai giovani, agli emergenti, alla mobilità internazionale, alla formazione, ai laboratori, a produzioni e coproduzioni, a tournée europee. Fatte e tenute ferme le nostre linee di intervento cerchiamo di realizzarle in tutte le direzioni, anche verso le relazioni internazionali.

Per quanto riguarda invece la danza o altro genere di performance quali prospettive avete immaginato?

Noi siamo stati finanziati dal Ministero avendo presentato un progetto di rassegne sulle tre città, c’è una rassegna di danza che si chiama Evoluzioni. C’è un interesse da parte mia verso la danza e conto quindi di sviluppare la possibilità di programmazione che un teatro nazionale può dare in questi termini. Mi auguro che anche il Ministero capisca che i veicoli di gestione della danza sono i teatri e i teatri adibiti in modo adeguato, per cui punterei molto sui teatri nazionali per creare dei percorsi adatti a tali esigenze. Purtroppo mi rammarico del fatto di non potere produrre danza. Non è dato a chi si occupa di prosa di potersi occupare anche di danza in maniera analoga, peccato, ma magari in futuro si potrà. Si tratta di mettere in discussione le rispettive posizioni, la danza sconta con tutta evidenza una serie di deficit strutturali, che se non verranno risolti non potrà mai risolvere il suo stato di arretratezza e di sottosviluppo.

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InformazioniVincenza Di Vita

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