#MilanoCORTEmporanea | SSC / Santeria Social Club

Progetto paralleli tra musica e coworking

Pubblicato il 14/03/2016 / di / ateatro n. 157 , MilanoContemporanea , MilanoCORTEmporanea , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Tutti ne parlano, ma chi sono? Cos’è?

Nasce cinque anni come Srl che riunisce 15 operatori culturali con competenze specifiche e diverse fra loro. Il primo spazio abitato è quello di via Paladini (uno stabile privato riqualificato), in cui vengono ospitati spettacoli, eventi, laboratorio di grafica, coworking, uno shop ed uffici privati.SSC
Due anni fa la partecipazione e la vittoria del bando per la riqualificazione dell’ex concessionaria di auto di via Toscana, che apre i battenti come “Santeria Social Club” a fine 2015, replicando alcune delle attività caratteristiche di Paladini ma sviluppando un suo percorso specifico che comprende una sala bar con piccolo palco, uno shop, il teatro (con secondo bar), un’area coworking e formazione, uno studio di ideazione grafica e la tipografia (con la direzione artistica di Giacomo Spazio e Filippo Anglaro).
I due spazi di Toscana e Paladini sono oggi entrambi attivi, sviluppando progetti diversi ma paralleli che possano rispondere alle caratteristiche dei due spazi e dei due territori occupati.

 

Qual è il tema di interesse prevalente?

Musica, grafica, convention e formazione, che rispecchiano fortemente gli interessi crescenti della città.

 

Qual è la mission?

Lasciare il segno e innovare, contribuendo all’accrescimento culturale della città.SS3

 

Cosa consideri innovativo nel tuo modello o cosa hai portato di innovativo nel modello già esistente?

Cinque anni fa era innovazione totale sia mischiare diverse attività, sia tenere aperto durante il giorno: ciò che è risultato vincente è stato creare una società basata sul know how delle persone e sulla loro storia.
Bisogna credere nel talento, in maniera anche poco democratica e generalista; le figure del gruppo comprendono ogni tipo di specializzazione, dalla direzione artistica all’ufficio stampa.

 

Quanto conta essere a Milano e non altrove?

Cinque anni fa la città era meno ricettiva, mentre ora é la città europea per eccellenza: c’è un’idea di cos’è bello e cos’è brutto, un’apertura e un interesse. Forse é possibile farlo altrove, ma dovrebbe esserci la stessa fucina creativa di spettacoli e la stessa volontà di aggregazione.

 

Qual è il tuo modello di business?
Il business plan prevede tempi rapidi: nel momento in cui aumentano i costi si va in corsa, cosa che è capitata e a cui abbiamo risposto ridistribuendo i SSC1capitali e ricapitalizzando la società, allungando i tempi di uscita e velocizzando i tempi di entrata.
C’è stata tanta statistica sulle possibili evoluzioni, e sono state le nostre carriere e le nostre persone a diventare garanzia per fornitori e collaboratori.
C’è molto volontariato, anche se non siamo un’associazione: non c’è la volontà di “mettersi a posto per la vita” con questo progetto, ma di dare tutto il possibile e magari poi lasciare il posto ad altri.
Il 35% delle risorse erano proprie (grazie al lavoro in Paladini), mentre il restante è stato raccolto con finanziamenti, sponsor e privati.

 

Definisci “il contemporaneo”

Di fronte all’arte contemporanea ci vuole una spiegazione, spesso lascia spiazzati, ma quando é spiegata é molto piacevole.
Se dovessi indicare uno stile che vedo tornare oggi, è quello del Futurismo: non nella parte politica ma in quella dello stile, del fare cose grandi e impattanti.
La contemporaneità deve vivere di sostenibilità, il foyer dei teatri sono spesso posti vuoti che non sono preparati ad accogliere lo spettatore prima e dopo, quando invece le economie che derivano da queste fonti (bar, shop) sono quelle che rendono sostenibile qualsiasi posto e richiamano persone ad abitarlo.

Grazie a Andrea Pontiroli.

Intervista a cura di Silvia Bovio e Cristina Carlini

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