Giocateatro.it | 1 | Dopo il decalogo del bravo critico, arriva il decalogo del bravo regista

Una nuova divertente rubrica di ateatro.it. Gioca anche tu con noi!

Pubblicato il 20/03/2016 / di / ateatro n. 158 / 0 commenti /
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Si sono moltiplicati in queste settimane i decaloghi (in realtà dieci comandamenti non bastano…) in cui sedicenti Artisti spiegano a sedicenti Critici quello che devono essere e non essere, quello che devono fare e non fare, quello che devono scrivere e non scrivere. E anche come e perché…
Hanno brillantemente eseguito questo esercizio di stile, di recente, Daniele Salvo e il blog L’Educazione sentimentale delle femmine, sulla scia del decalogo “etico” proposto qualche anno fa dalla rivista “Hystrio”.
Per par condicio, pensiamo che un analogo decalogo dovrebbe essere adottato dai registi teatrali, per esempio. Nessun critico ha voluto accettare di stilare la lista, a dimostrazione di quanto la categoria sia poco etica, molto riottosa e assai vigliacca. Fortunatamente ateatro.it si sta adeguando al moderno robot journalism e sperimenta un software in grado di produrre automaticamente articoli su qualunque argomento.
Abbiamo utilizzato il decalogo prodotto da Daniele Salvo (lo potete leggere nella colonna di destra) per stilare un contro-decalogo del bravo regista (potete vedere il risultato nella colonna di sinistra).
Raccogliamo in ogni caso comandamenti aggiuntivi ed emendamenti precisativi, in vista di una sessione Buone Pratiche del Vitello d’Oro da tenere il 1° aprile 2017.

Il Regista consegna le Tavole della Legge al Popolo dei Critici

Il Regista consegna le Tavole della Legge al Popolo dei Critici

Cosa chiedo ad un regista teatrale (la normalità in Europa e negli Stati Uniti) Cosa chiedo ad un critico teatrale (la normalità in Europa e negli Stati Uniti)
di Robot-Critico di Daniele Salvo
1) Dovrebbe conoscere l’argomento a fondo e avere competenze specifiche, perlomeno dovrebbe avere letto il testo in questione, prima di metterlo in scena, come è consuetudine in tutti i teatri europei. 1) Dovrebbe conoscere l’argomento a fondo e avere competenze specifiche, perlomeno dovrebbe avere letto il testo in questione, prima di venire a teatro, come è consuetudine in tutti i teatri europei.
2) Dovrebbe avere il buon gusto di rispettare il lavoro altrui (attori e tecnici compresi), nei toni e nei modi. Dovrebbe rispettare anche il lavoro dei colleghi. Il teatro non è una discarica del suo livore. 2) Dovrebbe avere il buon gusto di rispettare il lavoro altrui, nei toni e nei modi, anche se lo spettacolo non è di suo gradimento. La critica non è una discarica del suo livore.
3) Dovrebbe avere studiato e avere competenze di tecnica vocale, tecniche fisiche e qualche minima base di tecniche di recitazione. 3) Dovrebbe avere studiato e avere competenze di tecnica vocale, tecniche fisiche e qualche minima base di tecniche di recitazione.
4) Dovrebbe sapere cos’è uno stato emotivo e distinguere tra un attore in grado di controllare il linguaggio e la tecnica vocale da un attore improvvisato che sa proporre solo se stesso. 4) Dovrebbe sapere cos’è uno stato emotivo e distinguere tra un attore in grado di controllare il linguaggio e la tecnica vocale da un attore improvvisato che sa proporre solo se stesso.
5) Dovrebbe evitare di magnificare un altro tipo di teatro (non-performativo) che, a suo gusto, ritiene superiore o unica via per il teatro contemporaneo. Magari dovrebbe essere più attento a ciò che fa vedere. 5) Dovrebbe evitare di magnificare un altro tipo di teatro (performativo) che, a suo gusto, ritiene superiore o unica via per il teatro contemporaneo. Magari dovrebbe essere più attento a ciò che vede.
6) Dovrebbe evitare di fare associazioni discutibili che solo lui vede nel testo in questione (da buon lettore di fumetti e frequentatore di certo cinema commerciale, che proprio lui, e solo lui, ama tanto) soprattutto se non sa riconoscere i rimandi alti e i riferimenti a cui gli attori hanno lavorato con fatica e dedizione e che gli spettatori normali, non prevenuti, colgono appieno. 6) Dovrebbe evitare di fare associazioni discutibili che solo lui vede nel lavoro in questione (da buon lettore di fumetti e frequentatore di certo cinema commerciale, che proprio lui, e solo lui, ama tanto) soprattutto se non sa riconoscere i rimandi alti e i riferimenti a cui il regista e gli attori hanno lavorato con fatica e dedizione e che gli spettatori normali, non prevenuti, colgono appieno.
7) Dovrebbe appunto evitare di essere prevenuto. 7) Dovrebbe appunto evitare di essere prevenuto.
8) Dovrebbe evitare di far parte di famiglie o gruppi di potere politico/teatrale e mirare magari ad una minima onestà intellettuale. 8) Dovrebbe evitare di far parte di famiglie o gruppi di potere politico/teatrale e mirare magari ad una minima onestà intellettuale.
9) Non dovrebbe parlare di se stesso, celebrando la propria pseudo intelligenza e il proprio gusto personale, assolutizzandolo. Il protagonista dello spettacolo non è il regista. 9) Non dovrebbe parlare di se stesso, celebrando la propria pseudo intelligenza e il proprio gusto personale, assolutizzandolo. Il protagonista della critica non è il critico stesso.
10) Dovrebbe evitare di partecipare a premi discutibili e predeterminati. 10) Dovrebbe evitare di far parte di giurie o commissioni di premi, discutibili e predeterminati.
11) Dovrebbe evitare di pensare che esiste il consenso o il dissenso predeterminato, deciso a tavolino prima ancora di vedere lo spettacolo in questione. 11) Dovrebbe evitare il consenso o il dissenso predeterminato, deciso a tavolino prima ancora di vedere lo spettacolo in questione.
12) Dovrebbe tentare di essere veramente indipendente. 12) Dovrebbe tentare di essere veramente indipendente.
13) Non dovrebbe essere inviato affanculo da avversari o colleghi invidiosi, smaniosi di dimostrare l’inettitudine di chi ha più successo o riconoscibilità. 13) Non dovrebbe essere inviato [SIC] da avversari o colleghi invidiosi, smaniosi di dimostrare l’inettitudine di chi ha più successo o riconoscibilità.
14) Dovrebbe evitare di allestire testi di teatro antico senza averne le competenze. 14) Dovrebbe evitare di venire a recensire spettacoli di teatro antico (recensiti molto positivamente anche negli Stati Uniti e in Europa) senza averne le competenze.
15) Dovrebbe evitare il tono derisorio e la supponenza intellettuale o pseudo tale. 15) Dovrebbe evitare il tono derisorio e la supponenza intellettuale o pseudo tale.
16) Dovrebbe guardarsi dal narcisismo ed evitare di esercitare il suo piccolo potere sugli artisti (o, ancora peggio, sulle artiste). Non dovrebbe scritturare il compagno/la compagna in tutti gli spettacoli che allestisce, soprattutto se nel testo in questione non è prevista una parte per quell’interprete. 16) Dovrebbe guardarsi dal narcisismo ed evitare di esercitare il suo piccolo potere sugli artisti (o, ancora peggio, sulle artiste).
17) Dovrebbe porsi il problema che sta parlando a un gruppo di Artisti. 17) Dovrebbe porsi il problema che sta parlando di un gruppo di Artisti.
18) Dovrebbe evitare la sindrome del giustiziere o del punitore al soldo dei gruppi di potere di cui sopra. 18) Dovrebbe evitare la sindrome del giustiziere o del punitore al soldo dei gruppi di potere di cui sopra.
19) Dovrebbe saper distinguere tra un lavoro profondo sulla percezione contemporanea e un lavoro mirato solo a compiacere lo spettatore (come in certo teatro di rappresentazione che il regista stesso invidia alla follia per il suo successo). 19) Dovrebbe saper distinguere tra un lavoro profondo sulla percezione contemporanea e un lavoro mirato solo a stupire (come in certo teatro performativo che il critico stesso ama alla follia).
20) Prima di giudicare aprioristicamente l’intero lavoro di un collega dovrebbe avere visto almeno i suoi spettacoli. 20) Prima di giudicare aprioristicamente l’intero lavoro di un regista dovrebbe avere visto almeno dieci lavori in teatri diversi e su tematiche e testi diversi, in Italia e all’estero.
21) Dovrebbe insomma sapere qual è la funzione della regia teatrale. 21) Dovrebbe insomma sapere qual è la funzione del critico teatrale.
22) E naturalmente dovrebbe evitare di essere noiosamente pedante e di pensare che il suo spettacolo parla allo spettatore soprattutto attraverso i silenzi.

Ma tutto questo non glielo chiedo, al regista, perché non sono un critico petulante, rispetto il lavoro altrui e detesto le generalizzazioni. E perché a Mosè, su questioni di più ampio respiro, erano bastati appena dieci comandamenti.

PS ma attento: se non ti iscrivi alla Associazione Culturale Ateatro non ti facciamo più giocare!

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Tag: critica teatrale (66)


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