Nostra Italia del miracolo vince l’edizione 2016 di CassinoOff

Una intervista a Francesca De Sanctis sul festival del teatro civile

Pubblicato il 06/04/2016 / di / ateatro n. 158 / 0 commenti /
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Francesca De Sanctis. Foto di Generoso Struzziero

Francesca De Sanctis. Foto di Generoso Struzziero

Che cosa rappresenta per una donna che si occupa di organizzazione culturale e di giornalismo culturale dirigere Cassino OFF?

CassinoOFF è una scommessa, una sfida nata cinque anni fa dalla voglia di far conoscere il teatro, di farlo vedere a un pubblico più vasto possibile, tanto che le prime tre edizioni del Festival avevano la caratteristica – unica in Italia – di trasmettere in diretta streaming sul sito di un quotidiano – “l’Unità” (dove lavoro da circa quindici anni) – tutti gli spettacoli in programma. Poi “l’Unità” ha interrotto le pubblicazioni per un anno circa e anche il sito è stato chiuso. Con la riapertura il quotidiano cartaceo e il sito internet hanno preso strade diverse, nel senso che attualmente risultano essere due aziende differenti, quindi il Festival è andato avanti e prosegue tutt’ora senza la diretta streaming ma continuando ad avere “l’Unità” come media partner e continuando a proporre spettacoli che vanno in scena principalmente a Cassino, mia città natale. Mi sono resa conto che per la città di Cassino e per il territorio circostante il Festival CassinoOFF è una occasione di condivisione, un modo per ritrovarsi tutti insieme come se fossimo in una piazza a parlare, attraverso il teatro, del mondo che ci circonda. L’ho capito dal tipo di pubblico che ogni anno ci segue, un pubblico vero, fatto di cittadini provenienti da tutta la provincia, che ha solo voglia di emozionarsi. Per il tipo di lavoro che faccio ho la fortuna di essere ogni giorno travolta dalla cultura: dai libri che arrivano in redazione ai tanti spettacoli teatrali che tutte le settimana mi catapulto a vedere soprattutto nei teatri romani dopo aver trascorso la giornata a fare il giornale. Per me, quindi, dirigere CassinoOFF, significa principalmente spostare il mio sguardo verso un luogo altro, che non è più lo spazio della pagina, ma un luogo fisico in cui però, tutto sommato, non faccio nulla di diverso rispetto a quello che tento di fare ogni giorno sull’Unità: convincere cioè il pubblico presente in sala (o i lettori nel caso de l’Unità) che il teatro, i libri, la cultura in generale contribuiscono ad aprire le nostre menti, ci aiutano a crescere, a vivere meglio, ad essere più felici e consapevoli.

Perché lo hai chiamato “Off”, sebbene offra al pubblico degli spettacoli di teatro civile e grazie all’Associazione CittàCultura abbia il sostegno di molte realtà istituzionali presenti nel territorio? O forse è proprio questa la condizione “Off” del festival?

Il Festival è Off per diversi motivi. Innanzitutto per i vari e diversi luoghi in cui si svolge (dall’Aula Pacis alla biblioteca, dalle piazze ai monumenti storici). È Off perché sceglie di affrontate, attraverso gli spettacoli degli artisti ospiti, tematiche spesso scomode: dalla mafia all’ambiente, dai diritti delle donne agli immigrati. È Off perché cerca di ribellarsi alla logica dell’attore televisivo che tira e quindi va invitato, per privilegiare solo una cosa: la qualità, anche se questo significa rischiare ospitando spettacoli di compagnie sconosciute a un pubblico non abituato a frequentare i teatri. Poco importa se questi attori sono dei premi Ubu, come Mario Perrotta, per esempio, che abbiamo ospitato più volte. Per gran parte del pubblico, purtroppo, gli attori premi Ubu sono dei perfetti sconosciuti. Questo significa correre dei rischi, ma credo che ne valga la pena.

Come si svolge la manifestazione in seno al Premio Cassino OFF? Sarà possibile visionare i lavori dei tanti finalisti del Premio o si tratta di una condizione riservata alla giuria?

cassinoff2-354x350Il premio CassinoOFF è nato tre anni fa. Continuavo a ricevere email da parte di compagnie soprattutto giovani e di qualità che proponevano i loro lavori. Avrei ospitato tanti di loro ma non sapevo come fare e così ad un certo punto ho pensato al Premio: pubblicare cioè un bando pubblico, invitare le compagnie a mandarci i video dei loro spettacoli per poi sceglierne uno, il vincitore, da inserire all’interno del programma del Festival (una replica pagata con cachet fisso). E così il primo anno ha vinto Made in Ilva. L’eremita contemporaneo di Instabili Vaganti, il secondo Stasera sono in vena di Oscar De Summa, quest’anno Nostra Italia del Miracolo di Giulio Costa con Maura Pettorruso. La selezione degli spettacoli è il frutto di un lavoro collettivo che coinvolge studenti, studiosi e appassionati di teatro. Dei tanti spettacoli che arrivano (quest’anno circa 150 da tutta Italia, ma c’è anche qualche coproduzione straniera), dieci finalisti sono oggetto di discussione fra i membri della giuria composta da me, Graziano Graziani (Rai Radio 3), Simone Nebbia (Teatro e Critica), Tommaso Chimenti (“Il Fatto Quotidiano”), Paola Polidoro (“Il Messaggero”), Elisabetta Magnani (Associazione CittàCultura). La giuria sceglie lo spettacolo vincitore sempre sulla base dei video. Purtroppo al momento siamo in grado di mostrare al pubblico solo lo spettacolo vincitore, che è uno solo. Troppo poco, ne sono consapevole, ma per ora non ci sono le condizioni economiche per poter allargare la rosa degli spettacoli da ospitare. 

Come è cambiato il festival in questi cinque anni e quali sono le prospettive future?

CassinoOFF è nato come rassegna di teatro civile. La prima edizione ospitò Ascanio Celestini, Bebo Storti, Ulderico Pesce, Francesco Suriano che facevano principalmente teatro di narrazione. Poi la rassegna si è trasformata in un vero e proprio Festival. Oltre a portare in scena spettacoli di Alessandro Benvenuti piuttosto che testi di Stefano Massini interpretati da Ottavia Piccolo o da Isabella Ragonese, ha iniziato a inglobare al suo interno anche incontri tematici come quello sull’eugenetica con Marco Paolini, monologhi di scrittori come Roberto Saviano o proiezioni di film e dibattiti con attori o registi come Luigi Lo Cascio, e poi spettacoli per bambini, concerti musicali, performance di danza ecc.. Nel frattempo i luoghi della città aperti all’arte si sono moltiplicati: non solo l’Aula Pacis quindi, ma anche la Biblioteca comunale, piazza Labriola, il parco Baden Powell, il Teatro Romano e l’ultima new entry è la Rocca Janula. È come se il Festival abbracciasse tutta la città, che un po’ alla volta ha cominciato a fidarsi, come pure gli sponsor (per esempio la Banca popolare del Cassinate), le istituzioni (prima il Comune di Cassino e l’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale, poi la Provincia di Frosinone e negli ultimi due anni anche la Regione Lazio) e le varie associazioni territoriali. Negli ultimi tre anni, come accennavo prima, si è aggiunto anche il Premio CassinoOFF. Ecco, in futuro mi piacerebbe dare più spazio al Premio, immaginando, per esempio, di poter ospitare tutti gli spettacoli finalisti, portandoli in scena, in modo tale da poterli mostrare alla giuria ma anche al pubblico. Sarebbe bello allestirli in scena all’interno del Campus universitario… Ma per poter fare questo passo c’è bisogno di un sostegno concreto e di una rete cittadina costituita anche da albergatori o ristoratori disposti a mettersi al servizio degli artisti. Ogni anno che passa, tuttavia, è già una grande conquista. CassinoOFF ricorda ai cittadini che un altro teatro, di qualità, è possibile. Che lasciarsi avvolgere dall’arte e nutrirsi di cultura è urgente e necessario. Che ascoltare storie è un po’ come lasciarsi avvolgere da una coperta calda davanti al camino. Certe storie scaldano e ci fanno stare meglio.

Francesca De Sanctis (Cassino, 1976) è giornalista professionista dal 2002. Lavora alle pagine di Cultura e Spettacoli dell’”Unità” dal 2001. Dopo la laurea al Dams di Bologna, in cui meglio si definisce la sua passione per il teatro, si specializza presso la Scuola Superiore di Giornalismo dell’Ateneo bolognese. Ha collaborato con “Il Messaggero”, “Il Mattino”, “La Gazzetta di Reggio Emilia” e “Il Resto del Carlino”. Ideatrice e direttrice artistica di “CassinoOff-Festival del teatro civile” e della rassegna “A Roma! A Roma!”. Ci racconta del festival laziale giunto alla sua terza edizione che il 9 aprile assegnerà un premio allo spettacolo Nostra Italia del miracolo, di Giulio Costa, con Maura Pettorusso, con la seguente motivazione: “Per aver dato voce alla prima grande e moderna giornalista italiana, Camilla Cederna, una donna che con la sua penna affilata e tagliente ha saputo raccontare i cambiamenti dell’Italia, dal fascismo agli anni di piombo, senza mai rinunciare all’indignazione e ad uno sguardo critico sul mondo. Uno spettacolo che soprattutto oggi, in un momento in cui la pluralità dell’informazione è a rischio, deve andare in scena. Un monologo che ha la sua forza nell’essenzialità dell’impianto scenico, del testo e della recitazione, colmati da frasi, articoli, personaggi che evocano la Storia salvandola, almeno per questa volta, dall’oblio.”

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