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Nuovi spazi per nuovi stili di vita

Pubblicato il 10/05/2016 / di / ateatro n. 158 , MilanoContemporanea , MilanoCORTEmporanea , Passioni e saperi / 0 commenti /
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alt!Considerata la capitale della moda e dello shopping, per alcuni la città più internazionale d’Italia, Milano è sempre stata una commistione di stili e abitudini, che però ancora faticano ad affrontare il nuovo a favore di un conservatorismo modaiolo. Si vede il proliferare di locali di tendenza con poca anima e poco carattere che durano solo fino al prossimo trend. In questo scenario, dove il design regna sovrano, sta delineandosi una galassia di nuovo spazi dove si intrecciano lavoro e tempo libero, cultura e intrattenimento, spesso corredanti da bari-ristoranti e spazi residenziali.
MilanoCORTEmporanea sta mappando questi spazi, figli di una società liquida, multidisciplinari e adattabili alle diverse esigenze. Questa richiesta sociale è diventata uno stimolo per l’architettura, per la progettazione di spazi destinati a queste nuove aggregazioni, in grado di rimodellare e far vivere la città in accordo con le nuove richieste.
Insomma, l’architettura si pone come centro e motore di questa rivoluzione della vita quotidiana. Le soluzioni concrete sono già molte, alcune le sta raccontando proprio MilanoCORTEmporanea: a volte edifici nuovi, in altri casi utilizzi inventivi di spazi.
Per rispondere a questo bisogno, è necessario formare architetti in grado di reagire alla nuova domanda urbana e alle necessità di una generazione che vive la rete come luogo fisico e simbolico nel quale avvengono scambi e relazioni che non trovano però nella realtà soluzioni duttili e plasmabili.
Nel maggio del 2015 è stata lanciata la prima edizione del concorso Alt! Abitare, lavoro, tempo libero, la Call for Ideas promossa da In/Arch Lombardia. Il progetto, a cura di Sonia Calzoni, Arianna Panarella e Pierluigi Salvadeo è stato un’ottima occasione per riflettere, con gli under 35 che hanno partecipato, sulle nuove modalità di fruizione dei luoghi di aggregazione, privati e pubblici, nell’era 2.0.

Nel video, Sensible Project di Giorgia Cattaneo, Vincitore Categoria ABITARE.

Il punto di partenza è la riflessione sui tre concetti di abitare-lavoro-tempo libero, così come si può concretizzare oggi nello spazio.
Cosa vuol dire abitare? La definizione del dizionario è “vivere e alloggiare un luogo”. Il vivere contemporaneo porta con sé una serie di spinte divergenti che offuscano e confondono il termine. Il primo luogo fisico che solitamente si associa all’abitare è la casa, dove sempre più spesso ci si reca solo per dormire. La casa diventa quindi solo dormitorio, e alcune culture riducono lo spazio del sonno a mero loculo di pochi metri. Funzionalità ed economia.
Il lavoro risulta oggi un’occupazione, per chi ce l’ha, multiforme. Multiple sono le mansioni e diversificati i luoghi nei quali si possono svolgere. Anche gli spazi adibiti al lavoro risultano essere in continua trasformazione.
Tempo libero. Cosa vuol dire tempo libero? Libero da cosa? Nella nostra società è sempre più labile il confine che divide un tempo nel quale si compie un’occupazione stabile e remunerativa e quel tempo invece adibito a svago e altre attività di intrattenimento più o meno socialmente o culturalmente impegnato.

La mostra dei progetti per il Concorso ALT! Call for Ideas, Triennale  di Milano, 11 novembre- 02 dicembre 2015.

La mostra dei progetti per il Concorso ALT! Call for Ideas, Triennale di Milano, 11 novembre- 02 dicembre 2015.

La situazione, apparentemente confusa, nebulosa e difficile da monitorare, porta però verso una soluzione unica e chiara. Abitare, lavoro e tempo libero diventano sempre più spesso attività da compiersi all’interno degli stessi spazi, luoghi quindi capaci di ospitare la moltitudine tutta di una società liquida non in grado ora di delimitare temporalmente, economicamente, e soprattutto fisicamente, le proprie attività nel corso della giornata.
I giovani architetti, i cui lavori sono poi stati esposti alla Triennale di Milano, esprimono bene questa situazione. Come scrive Giorgia Cattaneo, “tempo libero= ovunque e in nessun luogo”, mentre Valeria Ripamonti parla di “tempo libero all included”.
La risposta architettonica a questa trasformazione è la creazione di luoghi multifunzionali e flessibili dove condividere e creare network reali tra persone. In questi progetti, l’essere umano torna a essere attore del cambiamento, parte integrante della rivoluzione sociale. Decide l’evoluzione degli spazi del proprio agire, e di conseguenza decide il proprio modus vivendi, non più imposto da architetture stabili.
Gli spazi si aprono, la città torna a essere al centro del dibattito: condizione preliminare l’ascolto delle esigenze della nuova generazione per creare spazi inglobati per accogliere coworking, cohousing, e zooming.
Nulla di nuovo all’orizzonte: sono decenni che si parla di coabitazione e di spazi sociali. Oggi ci sono forse le condizione per rispondere a un’esigenza sempre più impellente di comunità e di nuove ritualità sociali.
E speriamo che il progetto abbia uno sviluppo, così scopriremo quello che sognano gli architetti di domani.

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