La vocazione alla multidisciplinarietà

L'intervento per le BP Oltre il Decreto, Vicenza, 17 maggio 2016

Pubblicato il 17/05/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Vedi anche Mimma Gallina, Oltre il Decreto, FrancoAngeli, Milano, 2016, p. 66.

copertina Oltre il DecretoDal decreto:

Articolo 2 – Obiettivi strategici del sostegno allo spettacolo dal vivo.

  1. Con il presente decreto, si intendono perseguire i seguenti obiettivi strategici:
  2. a) concorrere allo sviluppo del sistema dello spettacolo dal vivo, favorendo la qualità dell’offerta, anche a carattere multidisciplinare e la pluralità delle espressioni artistiche, i progetti e i processi di lavoro a carattere innovativo, la qualificazione delle competenze artistiche, l’interazione tra lo spettacolo dal vivo e l’intera filiera culturale, educativa e del turismo…

Multidisciplinare: Che non è limitato a un unico campo ma ne comprende diversi.

Provo a chiarire partendo da un lavoro iniziato qualche anno fa con i miei colleghi dell’università di Padova facoltà di “Scienze della Formazione” proprio sul tema della multimedialità, poi diventata intermedialità e ora crossmedialità, cambiano i termini ma i concetti rimangono sostanzialmente inalterati, qualche piccola variante.

Vorrei prendere a prestito una definizione che introduce in modo molto chiaro il senso del mio intervento:

“ogni attività educativa si fonda su una dimensione comunicativa, così come ogni attività di comunicazione possiede una dimensione educativa.”

Provo a spiegarmi meglio: l’utilizzo del medium teatrale nei confronti dei ragazzi (ma non sono convinto che il target sia così ristretto) avvia automaticamente dei processi educativi.

Il fatto di non dichiararli o peggio ancora di non esserne coscienti, non cambia la sostanza delle cose.

Il valore educazionale non è un opzional, ma è il motore stesso del medium.

Non può esistere nessun spettacolo che sia esclusivamente di intrattenimento.

Se accettiamo questo punto di partenza, se riconosciamo il valore pedagogico dei media, dovrebbe essere evidente che il discorso non può che ampliarsi a tutto il panorama produttivo nei confronti dell’utenza (e nel caso del lavoro del mio gruppo ai ragazzi).

Quindi quando si parla di multidisciplinarietà non possiamo intendere un insieme disarticolato di proposte, o una semplice funzione coreografica di ospitalità che un medium fa nei confronti di un altro medium, dobbiamo intendere, se accettiamo la premessa comunicazione-educazione, che il problema si sposta su un piano globale che attiene a tutto il processo educativo-formativo a cui tutti i media concorrono.

E’ ovvio che non mi riferisco e non possiamo riferirci solo allo spettacolo dal vivo.

La strada è tutt’altro che semplice ma è irrinunciabile, deve portare a un percorso in cui i linguaggi tendano a coordinarsi, trovare obiettivi condivisi, sporcarsi le mani in un estenuante lavoro di armonizzazione.

Posso comprendere che a volte il teatro possa radicalizzare la sua posizione in un atteggiamento snobistico di superiorità nei confronti degli altri media, capisco meno che la Commissione Ministeriale possa liquidare i tentativi di multimedialità in senso lato, definendoli come autoreferenziali, termine abusato e dal significato spesso ambiguo.

Il vocabolario definisce come autoreferenziale chi “trascura o perde il rapporto con la realtà esterna e la complessità dei problemi che la caratterizzano”.

La realtà esterna prevede un mondo di contaminazioni dove i processi sono  policromi (non solo teatrali) e dove esiste la necessità di fare i conti con un percorso di formazione che prevede una serie di incroci ancora non provvisti di rotatorie che ne facilitino il superamento!

Approfitto di questa occasione per rimandare al mittente l’accusa di autoreferenzialità con il fondato dubbio che mi ritorni indietro per abuso di terminologia impropria.

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