Limes, storie che disegnano una identità

Il progetto interculturale di Teatro Periferico

Pubblicato il 31/05/2016 / di / ateatro n. 158 / 0 commenti /
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Teatro Periferico, Limes_1 Teatro Periferico sta lavorando a un progetto triennale, Limes confini che si incontrano, che riguarda sette comuni dell’alto varesotto.
Il progetto intende favorire l’avvicinamento dei cittadini, italiani e soprattutto stranieri, ai luoghi della cultura: teatri, biblioteche, sale culturali, musei. Le persone partecipano a una raccolta di storie, che a fine progetto prenderanno la forma di opere artistiche. Sono previsti percorsi speciali anche per bambini. Ogni gruppo lavora su una tematica specifica.
Per esempio per i bambini stranieri abbiamo creato un laboratorio dal titolo: ABC, la lingua da barriera a strumento di educazione. Stiamo utilizzando burattini, maschere, giocoleria. I ragazzi lavorano sul gesto che permette una comunicazione anche tra lingue diverse (benché siano di seconda generazione tutti parlano la loro lingua d’origine), imparano tecniche, si allenano, improvvisano. C’è in loro una voglia di correre, di muoversi, di agire, straordinaria. La strada e la piazza sono i luoghi in cui abitualmente passano il tempo. Abbiamo provato a spostare quel tipo di energia e di vitalità nel teatro, cercando di dargli forma nuova, prima di riversarlo nuovamente per le strade (sono previsti interventi teatrali itineranti nel paese, a chiusura di un campo estivo a loro dedicato). Il prossimo anno lavoreranno con un regista magrebino e con uno italiano, per costruire insieme uno spettacolo bilingue. Attualmente il gruppo è composto da 13 bambini che vengono da Marocco, Tunisia, Bangladesh, Cina, Albania.

Teatro Periferico, Limes

Teatro Periferico, Limes

Con gli adulti abbiamo aperto laboratori per la raccolta di storie: storie di lavoro – storie dell’infanzia – storie di riti e cerimonie – storie di avventure nella natura – storie di amicizia…

Chiunque si racconti, attiva verso di sé e verso gli altri un processo di ri-conoscimento: le storie personali aiutano a definire la propria identità e migliorano le relazioni, individuando caratteri simili, assonanze, analogie e somiglianze fra noi e gli altri, dunque favoriscono la convivenza. La cultura può servire a creare le condizioni per questo ri-conoscimento e i luoghi dove si fa, dove si conserva e dove si mette a disposizione cultura, non possono che risultarne arricchiti.

Teatro Periferico, Limes

Teatro Periferico, Limes

In questo modo, superando le funzioni tradizionalmente ad essi attribuite (stagioni teatrali, consultazione di libri, esposizione di opere) e aprendosi alla partecipazione attiva e concreta dei cittadini, possono diventare luoghi di vera produzione culturale e artistica. Le persone coinvolte, facendo un’esperienza diretta e agendo in prima persona, potranno conquistare consapevolezza e senso di responsabilità, uscendo così da una condizione passiva di sola fruizione.

Con i bambini è stato facile, mentre il coinvolgimento degli adulti ha richiesto tempi più lunghi. I residenti stranieri vengono principalmente dal Maghreb e le donne, più interessate e disponibili degli uomini, sono raramente automunite. Si muovono preferibilmente in gruppo e in molti casi non parlano italiano. Ci sono poi stranieri che preferiscono raccontarsi piuttosto che raccogliere storie; in questo caso sono gli altri cittadini a bussare alla loro porta per intervistarli.
Le storie sono la materia grezza, ancora informe. Da esse, dopo un anno di laboratori artistici, nasceranno le messe in scena di spettacoli, verranno costruite opere di arte pubblica (installazioni, graffiti…) e prodotti multimediali (video documentari).

Teatro Periferico, Limes

Teatro Periferico, Limes

Le storie personali, che disegnano la storia di un gruppo, sia esso sociale, geografico, religioso o linguistico, consentono il disegno di un’identità, in una società che va verso il riconoscimento delle diversità e la negoziazione delle appartenenze, piuttosto che verso l’integrazione. Tuttavia se nell’integrazione il rischio è quello di un lento e continuo assorbimento di un’identità a favore di un’altra, nella negoziazione il rischio è quello di considerare l’identità come un monolite, impenetrabile e massiccio, non come qualcosa di fluido, in continuo movimento e cambiamento. Si tratta quindi di avviare un processo che consenta il rispetto delle differenze, ma anche l’individuazione delle somiglianze in una prospettiva di dialogo, convivenza e arrichimento reciproco.
C’è una cosa che non avevamo previsto quando abbiamo scritto il progetto. Oggi nella nostra valle ci sono circa 100 profughi tutti provenienti dall’Africa sub-sahariana, divisi in quattro comunità. Sono quasi tutti maschi, giovani e non hanno lavoro. Sono richiedenti asilo e molti di loro, se lo troveranno, un lavoro, potranno chiedere il permesso di soggiorno e restare a vivere qui. Siamo di fronte a nuove cittadinanze. La loro presenza sul territorio è ancora mal tollerata. Ci sono molte resistenze (manifestazioni da parte di forze politiche di destra e assemblee di cittadini a sfondo razzista). Sono nigeriani, sudanesi, ghanesi, gambiani e l’uomo nero fa ancora molta paura.

Teatro Periferico, Limes

Teatro Periferico, Limes

In realtà si stanno rivelando una risorsa. I profughi hanno storie feroci alle spalle e molti di loro hanno anche il desiderio di raccontarle. Li abbiamo invitati a partecipare ai laboratori di storie e successivamente ai laboratori artistici (teatro, poesia, video ..), al fine di coinvolgerli attivamente nella produzione degli spettacoli. Alcuni di loro hanno accettato e un primo effetto è stato un piccolo shock… Le provenienze e i vissuti segnano profondamente anche l’immaginario: noi occidentali, benestanti e “pacificati”, abbiamo con la natura, per esempio, un approccio addomesticato, come i fiori e le piantine che coltiviamo in vaso o in giardino, o le bestiole che ci teniamo in casa e che fotografiamo e postiamo su Internet. Gli immigrati non hanno questa visione casalinga dell’elemento naturale, tutta moine e vezzeggiativi. L’animale scelto per definirsi – come veniva richiesto in uno dei laboratori di scrittura autobiografica a cui hanno partecipato – è semmai il predatore: la iena, il leone… Ne viene esaltata la ferocia, o la forza o l’astuzia. In una parola, la capacità di cavarsela nelle situazioni più difficili. Lottare, resistere, non soccombere: queste sembrano fin qui le parole chiave: imperativi di sopravvivenza che contrastano con il nostro modo composto di vedere la realtà.

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