La Sicilia del centro e delle periferie

L'intervento per le BP Oltre il Decreto, Castrovillari 3 giugno 2016

Pubblicato il 03/06/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Vedi anche Mimma Gallina, Oltre il Decreto, FrancoAngeli, Milano, 2016, p. 90.

Cap.1

IL RACCONTO DELL’ESISTENTE

1.1 Le premesse.

In Sicilia, il settore dello spettacolo dal vivo è variegato e composito. La vastità e diversità dei territori, la non facile mobilità tra le province, tra le città metropolitane, l’autonomia politica e una persistente autoreferenzialità delle politiche culturali – spesso legate più a esigenze contingenti ed elettoralistiche piuttosto che a una visione d’insieme capace di intuire traiettorie e percorsi di crescita – rendono il quadro complessivo dei soggetti e delle politiche d’investimento disomogeneo e poco efficace. Lo statuto speciale dà alla Regione piena autonomia nella gestione dei Beni Culturali, e nello spirito di una forte autonomia l’amministrazione regionale nel corso degli anni ha costituito veri e propri enti autonomi dediti alla produzione e programmazione culturale. Dunque, il quadro degli organismi pubblici è variegato per genere e numero e consta di soggetti di diversa natura: fondazioni di diritto privato, associazioni di enti locali, veri e propri enti regionali che dipendono direttamente dall’amministrazione. La presenza di così tanti e tali organismi ha in qualche modo determinato che si mantenesse cospicuo l’investimento economico, ma a ciò non è corrisposto un progetto complessivo di crescita e riequilibrio territoriale, oltreché di sviluppo nel rispetto delle pluralità dei soggetti e delle dinamiche produttive. Infatti, al settore pubblico si giustappone un eterogeneo mondo di imprese, teatri, compagnie ed organismi di programmazione e distribuzione indipendente e privato di varia natura che in alcuni casi si configura come un vero e proprio settore di forte e radicato interesse pubblico che gode del riconoscimento Mibact.

1.2 Le risorse regionali.

copertina Oltre il Decreto
Nel 2015 l’investimento complessivo, tra partecipazione diretta e fondo unico regionale (istituito proprio nel corso del 2015 con legge regionale n….), è stato di €46.615 migliaia di euro, un investimento abbastanza cospicuo nonostante le difficoltà di bilancio della Regione, che registra una annosa difficoltà di pareggio di bilancio oltreché di razionalizzazione della spesa. La cosiddetta “mamma regione”, infatti, interviene in modo consistente nell’economia dell’isola, diventando l’unica fonte di reddito e di sostentamento per molti settori. Nello specifico, il settore che riceve più risorse è quello della Musica, circa €33.217 migliaia di euro, di cui soltanto 850 sono destinati al settore privato e indipendente delle attività concertistiche d’interesse regionale, provinciale e locale, secondo i dettami della legge regionale 44/1985 che regolamenta la promozione e il finanziamento alle attività concertistiche, musicali e musicologiche; poi, il settore della Prosa con €13.818 migliaia di euro, al cui interno trova spazio anche la produzione e programmazione nell’ambito della Danza, soprattutto degli organismi privati che fanno riferimento agli articoli della legge 25/2007 per le attività teatrali. Dunque, una forte predominanza del settore pubblico su quello privato che registra una percentuale complessiva di finanziamento soltanto del 5%. A tal proposito, è interessante dare uno sguardo complessivo sugli ultimi anni di finanziamenti regionali dedicati complessivamente al settore; nella “Tabella C” di pagina 3 si evince come in realtà il dato del 2015 registri un aumento complessivo delle risorse rispetto agli anni immediatamente precedenti, ma in forte contrazione rispetto ai primi anni presi in esame.

Il peso del settore pubblico si mantiene quasi inalterato nel corso degli anni, lasciando al settore privato soltanto il 5% del finanziamento complessivo.

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1.3 Il Teatro Pubblico: i finanziamenti.

Il settore pubblico dal 2015 gode di due linee di intervento economico: una legata al trasferimento di fondi a partecipazione, l’altra secondo i nuovi criteri che sono entrati in vigore con la legge regionale del 7 maggio 2015, n.9 art.65 “Fondo Unico Regionale per lo Spettacolo (Furs)”[1] e successive modifiche, e sono rivolti alle attività di produzione e programmazione. La prima linea di fatto è destinata al funzionamento e alla copertura dei costi di gestione, la seconda alle attività che tali enti svolgono. Il prospetto dei finanziamenti del 2015 (Tabella D) evidenza dunque queste due linee di finanziamento, oltre a riportare anche il contributo FUS nazionale che tali organismi hanno ottenuto a seguito del nuovo DM del luglio 2014. L’accostamento delle diverse linee di finanziamento evidenza, a parte alcune eccezioni, il disequilibrio tra il sostegno regionale e quello nazionale, non considerando i finanziamenti comunali che alcuni di questi organismi ricevono in qualità di enti partecipati.

[1] Riportiamo nell’allegato 1 la legge istitutiva del FURS, n.9 art 65 del 7 maggio 2015

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Nell’ambito della prosa, insistono due enti pubblici, ex stabili d’interesse pubblico, oggi Tric: il Teatro Stabile di Catania e il Teatro Biondo di Palermo, che agiscono e operano in più sale teatrali della propria città, nell’ambito della produzione e programmazione prevalentemente di prosa, e sono dotati di una scuola di teatro. Sempre nell’ambito della Prosa, vi è l’Ente autonomo regionale Teatro Vittorio Emanuele di Messina, il quale svolge anche attività nell’ambito della musica, ed è stato riconosciuto quale organismo di programmazione dal Ministero. Sempre nell’ambito della Prosa, la Fondazione INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) che svolge attività di produzione e promuove il ciclo di rappresentazioni classiche nei mesi di maggio e giugno, all’interno del Teatro Greco di Siracusa e negli ultimi anni ha anche svolto attività in tournée con le proprie produzioni. Poi, la Fondazione Orestiadi di Gibellina che programma il festival che si svolge nel mese di luglio, riconosciuto dal Ministero nell’ambito prosa. Nell’ambito musica, la Fondazione Teatro Massimo di Palermo, una delle quattordici fondazioni lirico-sinfoniche nazionali che svolge attività di produzione operistica, concertistica e balletto. L’ente autonomo regionale Teatro Massimo Bellini di Catania, che sul territorio etneo, svolge la stessa attività della Fondazione Teatro Massimo. Inoltre, la Fondazione The Brass Group, una fondazione regionale, a seguito della legge regionale n. 5 del 1 febbraio 2006, che ha trasformato l’associazione jazzistica storica di Palermo in fondazione a partecipazione pubblica, dando in affidamento il Real Teatro Santa Cecilia. Infine, la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana con sede a Palermo che, riconosciuta tra le ICO nazionali dal Ministero, svolge attività concertistica prevalentemente nella città di Palermo.

A fronte di cospicui finanziamenti, anche rispetto alla media nazionale, il sistema pubblico siciliano registra diverse sofferenze. Nel corso delle ultime settimane, ad esempio, il Teatro Stabile di Catania pare abbia dichiarato un debito di circa 13 milioni di euro che, sottratti i crediti esigibili, potrebbe ridursi a 7 milioni. Inoltre, non è un mistero che il Teatro Biondo di Palermo lamenti crisi di liquidità e difficoltà nei pagamenti. Lo scorso 22 luglio, La Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana ha certificato un debito complessivo di circa 18,4 milioni di euro, nonostante abbia chiuso in pareggio il conto economico del 2014: «per quasi cinque anni la Fondazione Orchestra sinfonica siciliana non ha versato i contributi all’Inps ai propri dipendenti: 140 in tutto tra musicisti, tecnici e amministrativi. A denunciarlo, dopo aver passato a setaccio i documenti contabili dell’Ente, sono stati in conferenza stampa, al Teatro Politeama di Palermo, il presidente dell’Ente Salvatore Cincimino e l’assessore regionale al Turismo Cleo Li Calzi, che hanno illustrato l’azione di risanamento dell’Ente, avviata dall’inizio dell’anno»[1]. Dunque una situazione paradossale che vede a fronte di un ingente impegno economico da parte della Regione Siciliana, una situazione abbastanza critica e complessa che grava sull’intera comunità. Per capire quali siano le criticità strutturali del sistema pubblico è interessante analizzare alcuni documenti che si trovano sui siti degli enti, come ad esempio, il bilancio del 2014 e i dati sulla trasparenza dell’Associazione Teatro Biondo di Palermo che riportano un complessivo di 48 dipendenti e circa 10 consulenze, per un costo per salari e stipendi di 2.723 Migliaia di euro €. E ricavi pari a 966.161€, per un costo complessivo della produzione di 7.127.484€ e contributi pubblici tra Regione, Comune ed ex Provincia di 5.890159 €.  Inoltre, come è emerso recentemente pare che la situazione debitoria con le banche, dichiarata dallo stesso direttore in un’intervista riportata dai due quotidiani cittadini[2], sia di tre milioni di euro. Un sistema pubblico che soffoca e che di certo non si può dire non riceva contributi pubblici da parte degli Enti locali, i quali inevitabilmente sono costretti a contrarre i fondi rispetto agli ingenti finanziamenti cui avevano abituato le loro partecipate negli anni precedenti (cfr, Tabella C).

1.4 Il Teatro Privato: finanziamenti e normativa.

Il Teatro privato e indipendente, etichetta sotto la quale si definiscono tutti gli organismi, fondazioni e associazioni che non hanno partecipazione societaria pubblica, è un settore molto complesso e ricco di soggetti che spazia dalla prosa di tradizione, alla ricerca, alla danza, all’opera e operetta, al teatro ragazzi, e che occupa una vastissima fetta dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo dal vivo siciliano. È un comparto finanziato attraverso la legge di settore n.25 del 2007 che regola gli interventi in favore delle attività teatrali e che definisce i campi di azione e i differenti ambiti: produzione, circuitazione, esercizio, teatro dei pupi, grande circuitazione, sostegno acquisto attrezzatura, festival, convezioni per la formazione delle professionalità di settore, il teatro ragazzi, teatro amatoriale e studentesco (il baco dell’amatorialità, tipico siciliano!). L’articolo cardine della legge è l’articolo 6, dal titolo “Programma annuale degli interventi e programmazione triennale”. Dal comma 1 al comma 5, esplicita il quadro entro cui l’amministrazione regionale definisce le azioni, i soggetti e le manifestazioni di rilevante interesse regionale all’interno del programma annuale, rispondendo ai criteri di «qualità delle attività e per il valore artistico delle produzioni, nonché per la dimensione già acquisita a livello nazionale ed internazionale»[3] e altresì ad una suddivisione in fasce secondo dei criteri oggettivi di valutazione, così come si evince dall’articolo che riportiamo qui di seguito:

 

  1. Il programma annuale delle attività teatrali prevede altresì la suddivisione in fasce delle strutture teatrali private e delle compagnie teatrali con gestione cooperativistica sulla base dei seguenti criteri:
  2. a) I fascia – soggetti privati e compagnie teatrali con gestione cooperativistica operanti nel campo della produzione teatrale che:

1) abbiano sede legale in Sicilia e abbiano svolto attività da almeno dieci anni, certificata da atto pubblico di costituzione;

2) abbiano permanentemente disponibilità di una sede teatrale agibile ed idonea alla rappresentazione in pubblico di spettacoli, con almeno cento posti;

3) dispongano di una direzione artistica esclusiva, di comprovata professionalità, stabilmente inserita nella struttura;

4) abbiano dato stabilità al rapporto di lavoro del proprio personale amministrativo e tecnico;

5) documentino lo svolgimento di un’attività lavorativa per almeno sette mesi l’anno di cui almeno ottanta giornate di spettacoli di propria produzione, con almeno mille giornate contributive;

 

  1. b) II fascia – soggetti operanti nel campo della produzione teatrale che:

1) abbiano sede legale in Sicilia e abbiano svolto attività da almeno cinque anni certificata da atto pubblico di costituzione;

2) abbiano disponibilità di una sede teatrale agibile, anche non gestita direttamente, per il periodo necessario per l’espletamento dell’attività, la cui fruibilità deve comunque essere comprovata da contratto stipulato con il soggetto titolare della sede;

3) dispongano di una direzione artistica di comprovata professionalità;

4) dispongano di un nucleo tecnico amministrativo;

5) documentino lo svolgimento di attività lavorativa per almeno quattro mesi l’anno di cui almeno quaranta giornate di spettacoli di propria produzione, con almeno cinquecento giornate contributive, ad eccezione delle associazioni culturali e teatrali che si occupano del recupero di antichi canti e danze e della divulgazione delle tradizioni popolari per cui sono richieste almeno duecento giornate contributive;

 

  1. c) III fascia – soggetti operanti nel campo della produzione teatrale che:

1) abbiano sede legale in Sicilia e abbiano svolto attività da almeno tre anni, certificata da atto pubblico di costituzione;

2) documentino lo svolgimento di attività lavorative e di promozione, produzione e diffusione nel campo del teatro per almeno tre mesi l’anno di cui almeno venti giornate di spettacoli di propria produzione, con almeno duecento giornate contributive;

 

  1. d) IV fascia – soggetti operanti nel campo della produzione teatrale che:

1) documentino lo svolgimento di attività nel campo del teatro della diversità con almeno un progetto annuale comprendente laboratori di formazione per operatori di almeno 40 ore annuali, nonché organizzazione e produzione di spettacoli, con almeno il 50 per cento della compagnia formato da soggetti diversamente abili, soggetti in condizione di forte disagio sociale e detenuti, per un minimo di 120 ore lavorative comprendenti anche la produzione di materiale scenico e multimediale a sostegno degli spettacoli.

 

Una siffatta definizione per fasce si allinea ai criteri nazionali soprattutto per quello che riguarda la produzione, i minimi della prima fascia si collocano a metà strada tra le imprese di produzione e i centri, nello spirito della complementarietà dell’intervento regionale, e con un’ottica di allargamento dello sguardo a potenziali teatri di produzione di piccole dimensioni. Vi è una valorizzazione della storicità, ma anche la possibilità di accedervi con poche giornate lavorative come nel caso della terza fascia. L’unico limite è che le assegnazioni nel corso degli anni non sempre hanno risposto a criteri di qualità e non si sono allineate al sistema nazionale FUS (in alcuni casi soggetti riconosciuti a livello nazionale, venivano finanziati meno di altri soggetti con dimensione locale o tuttalpiù provinciale). Nei primissimi anni di attuazione, l’amministrazione regionale nominava una commissione di esperti che esprimeva un giudizio qualitativo classificando i soggetti in ordine decrescente in fascia A, B, C e D. Non sempre i giudizi delle commissioni rispecchiavano il reale valore qualitativo dei soggetti e così l’intero comparto non ha posto resistenza alla soppressione della commissione stessa. Negli anni precedenti il 2015, veniva anche direttamente finanziato il comma 5 dell’art.6[4], considerandolo come articolo a sé, rivolto al sostegno di quei soggetti che si distinguevano esclusivamente per l’altissimo livello qualitativo in ambito nazionale e internazionale. Il dipartimento ha però più volte manifestato la difficoltà a inquadrare tale articolo secondo dei criteri oggettivi di rendicontazione spingendo affinché venisse interpretato come articolo propedeutico al successivo (art. 6 comma 6) che individua i criteri oggettivi di valutazione e li suddivide per fasce. Tale scelta, nonostante abbia privato di sostegno alcune compagnie di piccolissime dimensioni che avevano tuttavia un certo richiamo nazionale, risponde a una esigenza di trasparenza da parte dell’amministrazione, che negli ultimi anni ha cercato di ridurre quanto più possibile gli spazi di discrezionalità e soggettività spesso non immuni da interessi particolari. La legge 25 interviene anche nell’ambito della circuitazione, piccola e grande (definite così da gergo burocratico dal dipartimento che in fase di scrittura della circolare attuativa determina anche i valori numerici dei minimi rispettivi), vale a dire secondo i criteri individuati dall’articolo 7 nei comma 1a e 1b:

 

Art. 7.

Altre forme di intervento

 

  1. Per il perseguimento delle finalità di cui alla presente legge, l’Assessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e della pubblica istruzione può altresì:
  2. a) concedere contributi per lo svolgimento di attività di distribuzione e circuitazione di spettacoli, di formazione e promozione del pubblico, gestite da organismi privati, da compagnie teatrali con gestione cooperativistica e da consorzi teatrali tenendo conto delle tipologie dei teatri e degli spazi teatrali utilizzati, delle località sedi delle attività, della tipologia del pubblico previsto, della presenza su tutto il territorio regionale;
  3. b) sostenere le attività svolte dagli organismi teatrali siciliani al di fuori del territorio regionale ed in particolare all’estero;

 

Nel corso degli anni il finanziamento destinato alla circuitazione si è ridotto. È necessario precisare che la circuitazione non è promossa né sostenuta da alcun organo strumentale della Regione ed è dunque caratterizzata da una disomogeneità sul territorio, oltreché dalla difficoltà di relazione con pubblici non formati e non abituati al rapporto con la produzione e programmazione artistica, soprattutto legata al contemporaneo e al teatro d’arte. Nel corso del 2016 nel bilancio preventivo della Regione Siciliana, si è registrata la volontà di aumentare le risorse in modo molto consistente (circa 700.000€) per tale settore, però non si è ancora colmata l’assenza di progettazione e programmazione del sistema stesso di circuitazione, e soprattutto per far ciò si è proceduto ad un taglio alla produzione, nonché alla gestione delle sale teatrali (l’esercizio teatrale non riceve finanziamento da diversi anni). Nel settore della circuitazione, è importante evidenziare il lavoro caparbio di resistenza della rete Latitudini, che cerca di diffondere il teatro contemporaneo attraverso un’azione meritoria di circuitazione della produzione siciliana contemporanea (sforzo finanziato nell’anno 2015 soltanto con € 4.996, a fronte di una certificazione di spesa di €35.009). Inoltre, altri soggetti, che si occupano soprattutto della circuitazione estiva nei teatri di pietra, suppliscono all’assenza di un sistema di circuitazione strutturato.

Dunque, appare evidente che a fronte di un dispositivo di legge che fornisce all’amministrazione dei buoni strumenti d’intervento, il finanziamento dedicato, nel 2015 soltanto €1580 miglia di euro, non consente la sua piena attuazione e non permette nemmeno di lavorare sulla disomogeneità territoriale a meno di non attivare un meccanismo perverso di “guerra tra poveri” spostando le esigue risorse da un capitolo all’altro della stessa normativa di settore. Il tutto a fronte di un investimento complessivo destinato allo spettacolo dal vivo, così come più volte sottolineato nelle precedenti pagine, di circa 45,000 migliaia di euro nel solo 2015.

 

1.5 Organismi privati riconosciuti dal MiBACT.

Il settore privato, nonostante comprenda anche soggetti dalla forte vocazione commerciale e in alcuni casi dal respiro esclusivamente locale, se non di quartiere (che però vengono finanziati allo stregua di un impresa di produzione nazionale o di un Centro), può contare su soggetti di rilievo nazionale riconosciuti dal Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo. Nella Tabella che segue (Tabella E), riportiamo i soggetti con relativi riconoscimento e finanziamento nazionale e a fianco il relativo finanziamento regionale. Da questo studio abbiamo volutamente estromesso le forme di finanziamento dei Comuni, che in molti casi non sono dispongono di alcun regolamento né di alcuna visione prospettica rispetto al settore, eccetto che per le partecipate con fondi a trasferimento diretto.

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Dalla Tabella E emerge come, in diversi casi, il riconoscimento ministeriale non determini un vantaggio rispetto alle linee guida regionali: non vi è proporzione tra compiti, responsabilità e finanziamenti, e non si registra la valorizzazione del riconoscimento quale strumento di crescita territoriale. La presenza di organismi riconosciuti di natura privata è esigua rispetto ai fondi regionali e allo stesso tempo tali organismi non sono messi nelle condizioni di programmare e progettare i loro interventi potendo contare su un sostegno adeguato da parte dell’amministrazione. In sostanza, tali organismi danno più di quanto ricevono. Sono evidenti i casi dei due Centri di Produzione, teatrale e di danza, che rispetto anche ad altri soggetti finanziati dalla legge 25 vengono poco finanziati, sottostimando le loro potenzialità sul territorio. Un’altra nota dolente la totale assenza di imprese Under35 e di progetti di residenza. La Regione Siciliana non ha preso parte al tavolo sull’art. 45 del DM del 1° luglio 2014 e dunque è fuori dal sistema nazionale delle Residenze.

 

1.6 Il FURS: Il fondo unico regionale per lo Spettacolo.

A seguito della riforma avviata dal Decreto Valore Cultura promulgato dall’ex. ministro Massimo Bray, anche la Regione Siciliana, nel corso del 2015, ha istituito, con la legge regionale 7 maggio 2015, n.9 art. 65” il Fondo Unico per lo Spettacolo. Obiettivo del Fondo è stato quello, da una parte, di stimolare buone pratiche di gestione nel sistema pubblico creando meccanismi di incentivi e disincentivi per poter accedere ai fondi destinati alla programmazione, dall’altra, di dare piena dignità al sistema privato e indipendente che, come emerge dalle tabelle C, non ha mai superato in media il 5% dei fondi complessivi. Nel dispositivo di legge, infatti, si tiene a precisare che la percentuale del fondo destinata al finanziamento del settore privato, disciplinato dalle leggi 25/2007 e 44/1985, non può essere inferiore al 50%. Un principio di equità significativo che però è stato messo in discussione, e successivamente difeso, nell’approvazione della legge finanziaria del 2016. I criteri premiali individuati nel 2015, vale a dire: percorso di risanamento per l’equilibrio economico-finanziario, abbassamento della percentuale del rapporto tra personale amministrativo e artistico, aumento della capacità di reperire ricavi oltre i fondi pubblici, sono stati in parte rivisti nel 2016, dove sono stati inseriti altri criteri in contraddizione con i precedenti (capacità di reperire altre risorse è indubbiamente in contraddizione con l’indice che premia gli enti pubblici che fanno prezzi con biglietti non superiori ai 5€, senza tenere conto dell’incentivo alla concorrenza sleale nei confronti del settore privato). Dunque, un dispositivo di legge che è nato sotto i migliori auspici rischia di rivelarsi poco efficace sul piano dell’obbligo del risanamento del settore pubblico e in alcuni casi nocivo o comunque non sufficiente per la tutela del settore privato, e soprattutto di quello riconosciuto dal Ministero. L’apertura ai piccoli teatri comunali, fatta nel decreto 2016 (che riportiamo in calce al documento), rischia di essere una piccola goccia se soprattutto si tratta di fondi sottratti alla produzione indipendente, oltreché se non inserita in un quadro più ampio di interventi che riportino equilibrio nel settore nel suo complesso. Poi rimane sempre il dubbio sulla validità di un Fondo Unico se poi persistono finanziamento diretti ai costi di gestione di tale entità come quelli destinati al settore pubblico siciliano.

 

CAP. 2

LE OPPORTUNITÀ E LE NECESSITÀ

2.1 Riequilibrio

Come è emerso nel capitolo precedente, non mancano le risorse, ma vi è un predominante disequilibrio negli investimenti che non ha prodotto una significativa ricaduta territoriale. Il settore indipendente e privato non viene premiato per meriti e qualità e soprattutto non viene protetto in un territorio dove la fortissima presenza di organismi pubblici rischia di creare situazioni di concorrenza sleale e di cartello che non generano sistemi virtuosi di crescita culturale ed economica. Il sistema della circuitazione non è promosso e garantito da un organismo terzo, bensì delegato alla spontaneità di numerosi organismi privati e pubblici, oppure forzatamente imposto secondo logiche più turistiche che necessariamente culturali. Riteniamo sia opportuno riflettere sui dati e sulle reali necessità dei territori, privilegiare il merito e le capacità d’impresa, oltreché l’altissimo profilo culturale e innovativo della produzione artistica siciliana e le intuizione dei programmatori dovrebbe essere l’obiettivo di tutti gli amministratori che si succedono al timone del settore dello spettacolo dal vivo siciliano.

 

2.2. Residenze

Il tal senso, appare quanto mai singolare il fatto che in Sicilia, regione ricca di numerosi teatri comunali sguarniti di programmazione e di progettualità, non si siano accesi progetti e percorsi di Residenza, anche in fase embrionale o pilota, così da poter progettare, con il nuovo ciclo della programmazione europea 14/20, un nuovo sistema territoriale capace di accogliere le necessità delle giovani compagnie e di quelle imprese di produzione prive di uno spazio per esprimersi e creare, e dei soggetti privati che intendono sviluppare e accrescere i propri mercati al fine di garantire una progettazione e una programmazione culturale in tutti i territori della Regione. Alle innumerevoli sollecitazioni, le amministrazioni pubbliche si sono mostrate finora poco attente a queste necessità. Le Residenze potrebbero essere un sistema in rete utile ad accrescere il valore d’impresa delle compagnie e dei singoli artisti e potrebbero essere una soluzione, secondo i principi della sussidiarietà, alle richieste di progetti culturali diffusi dei tanti comuni dell’isola.

 

2.3 FUS Nazionale in ambito regionale.

Appare evidente che vi è una disparità di trattamento tra organismi pubblici e privati riconosciuti dal Ministero. I primi godono di ingenti finanziamenti diretti a partecipazione che consentono la copertura dei costi di gestione, i secondi, nonostante svolgano una funzione pubblica riconosciuta loro dallo Stato, spesso non godono di adeguato e sufficiente sostegno da parte della Regione Siciliana. Seppure è vero, come evidenziato dalla Commissione Prosa con la Relazione “Il decreto del 1° luglio 2014: il lavoro della Commissione Teatro nel primo anno di applicazione, con alcune raccomandazioni e proposte di modifica del provvedimento”, che «il riconoscimento da parte del FUS non è e non deve essere una patente», nell’ambito della Regione Siciliana non si può non riconoscere il valore raggiunto da alcuni soggetti che se finanziati, sostenuti e indirizzati in un’ottica di politica culturale regionale di più ampio respiro, potrebbero divenire partner di crescita e di sostegno anche alle giovani compagnie. Inoltre, vi sono numerosi soggetti che, dovutamente accompagnati dall’amministrazione regionale, potrebbero ambire a nuovi riconoscimenti nell’ambito della programmazione e della produzione multidisciplinare, arricchendo così il panorama regionale di nuovi soggetti capaci di intercettare nuovi pubblici, di generare spazi per la programmazione del teatro e della danza contemporanea, in modo da sviluppare una rete capillare votata e rivolta alla creazione contemporanea di qualità. In tal senso l’occasione da non mancare è quella con la programmazione 2014/2020 dei fondi europei che se incanalata in un’ottica di innovazione del sistema, può creare tutti i presupposti per un radicato cambiamento di dinamiche produttive, e di fruizione delle attività culturali a livello regionale.

 

2.4 La qualità: strumenti di crescita.

Infine appare evidente la necessità di puntare sulla crescita qualitativa dei soggetti del sistema, ed evitare che si generino finanziamenti a pioggia esclusivamente legati a logiche commerciali. Ciò non significa non tenere in considerazione i percorsi di formazione e creazione di pubblico, bensì privilegiare i soggetti culturalmente riconoscibili capaci di generare una visione nell’ambito della produzione e programmazione. Tali soggetti, spesso, sono stati messi da parte dalle scelte politiche, perché poco inclini a vecchie logiche e non legati a dinamiche di consenso spicciolo. Questa dinamica ha frenato i processi di professionalizzazione del settore, ne è segno evidente la poca presenza, tra i soggetti finanziati nell’ambito della produzione in seno alla legge regionale per le attività teatrali, di pochissime giovani compagnie di teatro d’arte e ricerca, non  stimolate ad assumere il rango d’impresa.

 

Allegato 1 )

Art. 65

 

Fondo unico regionale per lo spettacolo (FURS)

 

  1. È istituito il Fondo unico regionale per lo spettacolo  (FURS) finalizzato a sostenere ed incrementare  le  attività  di  enti, associazioni, cooperative e fondazioni che  abbiano  sede  legale  in Sicilia da almeno tre anni e siano operanti nei settori del  teatro, della musica, della danza nonché l’Istituto nazionale per il  dramma antico-Fondazione Onlus (I.N.D.A.)  con  sede amministrativa ed operativa in Siracusa.

 

  1. Le aliquote di ripartizione del Fondo di cui al comma 1 tra i settori lirico-sinfonico, del teatro di prosa, della musica e  della danza,  sono  stabilite  triennalmente,  con  decreto  dell’Assessore regionale per il turismo, lo sport e lo spettacolo,  previa  delibera della  Giunta   regionale,   da   adottarsi entro trenta giorni dall’approvazione della legge regionale  di    Il  Fondo è destinato in misura non inferiore al 50 per cento ai soggetti privati di cui alla legge regionale 5  dicembre  2007,  n.  25  e  successive modifiche ed  integrazioni, e agli articoli 5 e 6 della  legge regionale 10 dicembre  1985, n. 44 e successive  modifiche ed integrazioni.

 

  1. Con decreto dell’Assessore regionale per il turismo, lo sport e lo spettacolo, da emanarsi  entro  sessanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della presente legge, previa  delibera  di Giunta, sono stabilite le modalità di  erogazione  dei  contributi  per  gli enti, associazioni e fondazioni  a  partecipazione  pubblica,  dando priorità alle attività e alle performance svolte. Per i soggetti e gli organismi privati di cui al comma 2 si applicano i criteri  e  le modalità di erogazione dei contributi previsti dalla legge regionale n. 25/2007 e dalla legge regionale n. 44/1985 e successive  modifiche ed integrazioni.

 

  1. Per l’accesso alle somme  stanziate  nel  Fondo  gli  enti, le associazioni e le fondazioni di cui al comma 3, devono documentare:

 

  1. a) L’avvio di un percorso di risanamento finalizzato a ripristinare le condizioni di equilibrio economico-finanziario delle istituzioni intervenendo sulla   rinegoziazione   del   contratto   integrativo aziendale, collegandolo a criteri legati all’incremento della produttività e su tutte le altre voci di  bilancio non compatibili con il pareggio strutturale dei conti;

 

  1. b) A partire dall’anno 2016, di avere ottenuto nell’anno precedente incassi non  inferiori  all’ammontare  dei  contributi  pubblici a qualunque titolo ottenuti nell’anno precedente e rispettivamente  del 10 per cento nell’anno 2016 e del  15  per  cento  nell’anno  2017 e seguenti;

 

  1. c) Che il rapporto tra il personale amministrativo e il personale totale non sia superiore al 40 per cento nell’anno 2015,  al 35 per cento nell’anno 2016 e al 30 per cento dal 2017 e seguenti.

 

  1. Per gli esercizi finanziari 2015 e 2016, l’ammontare del Fondo di cui al comma 1 è determinato rispettivamente in 5.000 migliaia di euro e 2.500 migliaia di euro.

 

 

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