I nuovi assetti pugliesi

L'intervento per le BP Oltre il Decreto, Castrovillari 3 giugno 2016

Pubblicato il 03/06/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Vedi anche Mimma Gallina, Oltre il Decreto, FrancoAngeli, Milano, 2016, p. 92.

PUNTI CHIAVE

  1. Nel 2014 erano 16 le strutture teatrali finanziate, ad oggi sono finanziate 9 strutture, 8 in realtà perché il Kismet e l’Abeliano hanno costituito il TRIC Consorzio Teatri di Bari.
  1. I finanziamenti in generale sono aumentati del 12%.
  1. Cinque soggetti non sono stati finanziati, di questi una non ha presentato domanda (Cerchio di gesso), quattro hanno visto la loro domanda respinta (Terramare, Astragali, Apocrifi e Tiberio Fiorilli).
  1. A questi, tra gli esclusi, si aggiungono la compagnia Factory e la Compagnia del Sole, alla loro prima istanza.

puglia

Organizzare il mondo dello spettacolo dal vivo è complesso, dalle grandi istituzioni culturali pubbliche (fondazioni liriche e teatri stabili) alle grandi istituzioni private, dai centri alle compagnie di prosa, dai giovani under 35 ai singoli artisti scritturati e freelance.

La riforma del FUS ha tentato di riorganizzare il settore seguendo i principi della trasparenza, della valutazione, della soggettività e oggettività.

PUNTI DI FORZA DEL DECRETO

  • Triennalità
  • Apertura alle nuove istanze
  • Under 35
  • Residenze teatrali
  • Multidisciplinarietà

PUNTI DI DEBOLEZZA DEL DECRETO

  • Numero di coproduzioni
  • Soggetti con cui fare le coproduzioni
  • Non relazione con gli enti locali, se non marginale
  • Residenze teatrali
  • Gestione diretta e esclusiva delle sale
  • Relazione con gli enti pubblici TN-TRIC

RIFLESSIONI

copertina Oltre il Decreto Negli ultimi due anni e più, al centro del dibattito tra artisti, operatori culturali e direttori, è il decreto del 1 luglio 2014.

Un dubbio ci assale, ci siamo costruiti un alibi? Tutti hanno espresso la loro opinione, chi ha letto e studiato il decreto e anche chi non lo ha letto tantomeno studiato. Del resto in Italia siamo tutti artisti, allenatori e sappiamo come si fanno le cose degli altri (e le nostre?)

Sicuramente è perfettibile, sicuramente deve essere migliorato, sicuramente devono essere eliminati dei punti. Ma ad esempio perché un TRIC non può coprodurre 5-10-15 spettacoli con compagnie indipendenti? Senza dover ricorrerere a “ideazione di…”, “in collaborazione con….”, “con la supervisione di…..”.

Del resto le istituzioni culturali e i grandi centri (TN e TRIC fondamentalmente) dovrebbero da una parte incamerare il contributo pubblico, dall’altra drenare nel proprio territorio risorse (artistiche, organizzative ed anche economiche).

Era sicuramente necessaria una riforma ma l’assenza di una legge di settore del teatro di prosa e la mancanza di una strategia complessiva delle problematiche ha reso l’effetto del Decreto concentrato solo nei suoi aspetti negativi.

Alla crescita del FUS è stato quasi inevitabile il taglio degli enti locali, ad esempio il TRIC Teatri di Bari che ha ricevuto il 30% in più dal Ministero ha ricevuto tagli da parte del Comune di Bari e della Regione Puglia che hanno azzerato l’aumento.

Inoltre la lentezza degli enti locali nella definizione dei contributi allo spettacolo e nell’erogazione dei contributi (ritardi tra i 6 mesi e i 2/3 anni nei pagamenti) rendono inefficace qualsiasi strategia di sviluppo e di investimento.

Crediamo che un problema complesso meriti ragionamenti complessi, attenzione e consapevolezza delle debolezze del sistema spettacolo Italia.

Pensare che il problema dello spettacolo dal vivo si riferisca semplicemente alla gestione delle risorse regolamentate dal FUS è non vedere il problema.

Il settore potrebbe essere uno dei volani dello sviluppo dell’economia italiana se ci fosse una visione complessiva di tutti gli aspetti, secondo noi dovrebbe essere fatta una conferenza di servizi tra più ministeri, oltre al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, quali:

  • LAVORO E POLITICHE SOCIALI
  • SVILUPPO ECONOMICO
  • ECONOMIA E FINANZE
  • AFFARI REGIONALI E ECONOMIE

I PROBLEMI DA AFFRONTARE, LE UTOPIE

  • Una caratteristica del settore è il numero di lavoratori che sviluppano le imprese di spettacolo dal vivo, per ovvi motivi, è enorme. Manca una normativa chiara di welfare rispetto ai lavoratori dello spettacolo dal vivo che da una parte garantisca i singoli lavoratori e dall’altra parte faccia emergere il nero.
  • C.N.L. – i contratti collettivi sono costruiti più che altro sui dipendenti pubblici dei vari enti di spettacolo come le fondazioni liriche. Molta diversa è la situazione dei lavoratori delle imprese private. Perché non rivedere e rinfrescare le logiche dando garanzie ai singoli lavoratori e elasticità alle imprese. Nell’ultimo contratto delle cooperative di spettacolo manca poco che ci sia scritto “nei festivi non programmate perché i lavoratori costano quasi il doppio”, il mondo delle imprese private dello spettacolo è fatto quasi interamente di cooperative e quindi parliamo di soci lavoratori (ma anche i non soci finanziano in altro modo).
  • Rapporti con gli enti, le imprese culturali italiana si trovano perennemente ad avere a che fare con leggi, decreti, regolamenti emanati dal Ministero, dalle regioni e dai Comuni. Diversissimi tra di loro e spesso anche in contraddizione con le progettualità delle stesse imprese di spettacolo. Capire attraverso le conferenza stato-regioni la possibilità con protocolli-atti di convenzione di unificare le procedure.
  • Se è vero che la cultura in generale e lo spettacolo dal vivo è un colonna del sistema Italia perché non considerare i biglietti degli spettacoli al pari delle spese mediche? Perché non ampliare l’Art bonus alle produzioni di spettacolo dal vivo?
  • Si vede necessaria una riorganizzazione di quelli che sono gli enti pubblici come le fondazioni liriche e gli ex stabili pubblici. Malgrado la loro forma societaria che dovrebbe garantire stabilità e certezza su bilanci e progettualità, c’è una situazione di crisi generale che secondo noi si dovrebbe affrontare inventando un nuovo sistema di gestione pubblico privata.
  • Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una serie di cambiamenti che avrebbero dovuto migliorare la nostra vita, alcuni esempi:

SPLIT PAYMENT,  PATTO DI STABILITA’, DURC, CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA, FATTURAZIONE ELETTRONICA, SIAE – BIGLIETTERIA ELETTRONICA, SIAE – DIRITTI D’AUTORE, EX ENPALS/INPS

Ci sentiamo al centro del corpo del gatto che si morde la coda quindi in pratica siamo il CU…(LO)…ORE del problema. Da una parte si irrigidisce il sistema e dall’altra le stesse istituzioni non rispettano gli accordi o, meglio, i contratti.

STORIA DI UN NORMALE GIORNO DI UNA RISPETTABILE IMPRESA DI SPETTACOLO

In pratica un’impresa che produce spettacolo dal vivo spende la metà dei suoi soldi in costi del personale, questo significa che ogni 16 del mese bisogna onorare SAN F 24, quindi ci si indebita con le banche (costi che ormai non riconosce nessuno) per rispettare le scadenze altrimenti non hai il DURC e quindi non puoi incassare. A parte i tagli continui e ripetuti, a parte i tempi di deliberazione che solitamente non sono mai prima di agosto-settembre e in alcuni casi (in realtà spesso) avvengono addirittura dopo. L’impresa, intanto,  cerca di incassare i vecchi crediti, le risposte dagli enti che 9 volte su 10 riceve:

  • Il collega è in malattia.
  • Il collega è in ferie.
  • E’ alla firma del dirigente.
  • Abbiamo inviato tutto in ragioneria.
  • C’è il blocco del patto di stabilità.
  • La prefettura non ci ha risposto, puoi sollecitare?
  • Mi inviate il DURC? Giuro, me lo ha chiesto l’inail.

Quindi di quali progettazioni parliamo? Triennali? Europee? Speriamo di arrivare a domani!!!!

Ci facciamo uno spettacolo teatrale? Chiaramente comico.

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