Puglia: oltre i Teatri Abitati

L'intervento per le BP Oltre il decreto, Castrovillari, 3 giugno 2016

Pubblicato il 03/06/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Vedi anche Mimma Gallina, Oltre il Decreto, FrancoAngeli, Milano, 2016, p. 93.

copertina Oltre il DecretoLe residenze teatrali pugliesi sono costituite da soggetti di produzione/imprese che detengono la gestione di spazi teatrali operando in accordo con gli Enti Locali di riferimento.

L’Art.1 dell’ultimo Avviso Pubblico “Rete delle Residenze Teatrali 2015” definisce bene quali sono stati sin dal primo bando del 2008 i termini e gli interlocutori:

a) per impresa qualsiasi entità che eserciti un’attività economica, indipendentemente dalla sua forma 
giuridica (art.1 dell’All.1 del Reg.651/2014/UE);
b) per soggetto di produzione di teatro e/o di danza, l’impresa la cui attività prevalente è costituita dalla creazione artistica e dall’allestimento tecnico di spettacoli di teatro e/o di danza, realizzati con personale artistico, tecnico ed organizzativo regolarmente e direttamente contrattualizzato;
c) per spazio teatrale una struttura al chiuso ubicata sul territorio pugliese, con capienza certificata non inferiore a 100 posti, attrezzata per le attività di spettacolo dal vivo ed in regola con le autorizzazioni di legge e le norme di sicurezza vigenti in materia di pubblici spettacoli;
d) per gestione la titolarità diretta, continuata e in esclusiva dei servizi di biglietteria e di sala, dei servizi tecnici di palcoscenico e dei servizi amministrativi, nonché della programmazione di spettacoli e di ogni altra attività culturale da svolgersi nello spazio teatrale in convenzione con l’Ente Locale.
Teatri Abitati è un progetto che ha offerto a 10 compagnie teatrali regionali (in possesso dei requisiti necessari) la possibilità di mettere in campo competenze artistiche e organizzative per programmazioni di rassegne, promozione e formazione del pubblico, produzione di spettacoli, animazione culturale del territorio, gestione tecnica e amministrativa dei luoghi di spettacolo con azioni estese oltre i confini municipali nonché un’ospitalità rivolta, in partenariato, ad altre compagnie teatrali regionali senza fissa dimora.
La Puglia é stata una best practice europea nell’utilizzo dei fondi strutturali per le attività culturali nella programmazione 2007/2013.
La Commissione Europea (CE) nella Comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni (COM(2012) 537 del 26/09/2012) cita la Puglia come unico esempio italiano fra quei territori (Stati, Regioni e Città) che “sono stati abili nello sfruttare al massimo il potenziale straordinario dei settori creativi e culturali per la promozione dello sviluppo economico e hanno elaborato progressivamente strategie ad hoc”.
Il progetto Teatri Abitati si è imposto nella scena nazionale ed internazionale e ha catturato l’attenzione di operatori e critici fino a conquistare importanti riconoscimenti: l’Eolo Awards nel 2011, il Premio Hystrio Altre Muse nel 2012, il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro nel 2013.cottino
L’indagine realizzata dalla Fondazione Fitzcarraldo di Torino registra nel triennio 2010/2012, a fronte di un investimento regionale di circa 2 milioni di euro, un valore delle attività realizzate pari a 3milioni di euro, con un moltiplicatore di efficacia del 50 per cento. Le residenze pugliesi hanno assicurato alle proprie comunità quasi 4.000 giornate di apertura al pubblico, con una media/mese di 13 giornate (a fronte dell’utilizzo precedente che non superava le 4 giornate/mese) per circa 103.500 frequentatori delle attività proposte, di cui oltre il 61 per cento rappresentato da pubblico under 30. Nelle attività di residenza sono stati occupati 264 lavoratori (artisti, tecnici e organizzatori), di cui il 54 per cento under 35, per circa 19.000 giornate lavorative dichiarate agli Enti previdenziali, impiegando quasi il 70 per cento delle risorse a disposizione in favore dell’occupazione nel settore.
La richiesta di operare in rete tra gli operatori coinvolti ha attivato capacità e interesse a fare rete di alcune residenze pugliesi, nello specifico della rete Una.net, che ha promosso lo sviluppo di uno dei Festival di teatro contemporaneo di maggiore rilevanza per la scena nazionale: dal 2012 il Festival StArtup ha permesso la programmazione di spettacoli di teatro e danza della scena contemporanea in Puglia, ospitato operatori e critici nazionali e riscontrato un grande successo di pubblico.
Negli ultimi 8 anni le Residenze pugliesi hanno trasformato la geografia regionale attraverso una dislocazione sui territori che percorre la Puglia dal nord al sud (da Manfredonia in provincia di Foggia a Novoli in provincia di Lecce). Parallelamente si è costruito un dialogo interregionale continuo e proficuo con altri sistemi di residenza (Piemonte e Toscana).
I risultati raggiunti sono stati resi possibili da un processo costante di professionalizzazione del personale artistico, organizzativo, tecnico e amministrativo che ha operato con continuità ed in ascolto delle esigenze e dei mutamenti resi necessari dall’evolversi di situazioni nei territori e negli Enti Locali di riferimento.

Il lavoro ed il patrimonio – materiale ed immateriale – fin qui espresso è al limite del disfacimento, in quanto per l’anno 2016 la nuova Giunta regionale non ha preso alcun provvedimento o messo in campo alcuna prospettiva concreta in favore del sistema delle Residenze a tutto il mese di maggio.
Le attività relative all’art. 45 per il 2015 sono state realizzate sulla base di un bilancio e di un progetto assolutamente diverso da quello per cui la Puglia si era impegnata (vedi Accordo di Programma triennale), riducendosi di fatto al tentativo di “salvare il salvabile”!
Per il 2016, la regione Puglia sta cominciando ora a definire le modalità di un possibile progetto.
Quanto abbiamo vissuto e viviamo in Puglia ci ha consentito di vedere con ancora maggiore definizione alcune criticità dell’art.45, che di seguito proponiamo:

a) La positiva novità di lavorare su base interregionale diventa nella pratica alquanto difficile da realizzare a causa della “libertà” e quindi della differenza con cui ogni regione definisce tempi, regole e budget, determinando ovviamente discrepanze notevolissime tra regioni più o meno virtuose.
b) La cosiddetta libertà delle regioni produce l’accettazione di interpretazioni e declinazioni anche molto diverse di quanto recitato nell’Accordo di Programma Mibac/ Regioni; confusione che non favorisce la crescita di nuove idee e progettualità, magari nel solco di approfondire vocazioni artistiche e funzioni dei territori, bensì appiattisce la progettualità artistica in una produzione seriale di “attraversamenti”, di ospitalità di spettacoli premiati, di blog e quant’altro riguardi la promozione digitale (perché poi solo quella digitale?).
c) La triennalità può diventare fattore di crescita se gli operatori residenti definiscono nell’ambito dei tre macro obiettivi un progetto di crescita coerente con quelle che sono le linee guida del proprio progetto di residenza (che può “sposare” uno o due dei macro obiettivi), altrimenti le risorse disponibili devono diventare altre e maggiori.
d) Le attività da art. 45 sono integrative rispetto a quanto già realizzato nelle diverse residenze: e in quelle regioni in cui di fatto non esiste un sistema delle residenze al di fuori del bando approntato ad hoc? Non è forse questo frutto di una malintesa “pari opportunità” concessa alle regioni italiane tutte? Non sarebbe stato più utile – sia per una funzione di sollecitazione politica sia per un uso adeguato delle risorse – aprire nel primo triennio alle regioni che avevano davvero un sistema di residenze, sollecitando le altre ad attrezzarsi qualora fossero motivate? Abbiamo ancora una volta assistito ad un immotivato assalto ad una diligenza davvero povera.
e) Le attività da art. 45 sono e devono essere diversificate rispetto ai tre macro obiettivi indicati, avendo ciascuno un “peso specifico” differente. E’ chiaro che gli “attraversamenti” interregionali richiedono un investimento maggiore agli operatori residenti, rispetto alle attività da obiettivo C ed ancora di più rispetto all’obiettivo B. Una differenza che le regioni tendono a non cogliere in favore di una spartizione paritaria. Un problema da risolvere o diminuendo il numero delle 20 giornate richieste oppure diversificando i budget.

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