Sconfiggere l’Isis a furia di risate? La guerra santa di Ismaël Saidi

Ovvero il Djihad spiegato ai ragazzini

Pubblicato il 12/06/2016 / di / ateatro n. 158 / 0 commenti /
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Lui si presenta così:

“Mi chiamo Ismaël Saidi e il mio mestiere è scrivere storie per il cinema e la tv. Un giorno, era il luglio del 2014, stavo guardando la televisione.

Ismaël Saidi e il manifesto di Djihad

Ismaël Saidi, Djihad

Hanno chiesto a Marine Le Pen cosa pensasse dei ragazzi che partono per andare a combattere in Siria. Ha risposto che per lei non era un problema se volevano partire: Per me, basta che non ritornino!’. Sono rimasto scioccato da quella reazione. Penso che dobbiamo chiederci, soprattutto qui in Belgio, perché ci siano persone che fanno quella scelta. Così ho iniziato a scrivere questo testo che s’intitola Djihad. L’ho finito molto in fretta, in agosto. A settembre ho iniziato a cercare dei teatri che lo volessero rappresentare. Ma un testo con quel titolo – e per di più commedia – non lo ha preso nessuno. L’abbiamo allestito con pochissimi mezzi in una sala civica qui a Bruxelles, vicino alla Gare du Nord. L’avevamo affittata per cinque serate. Ci siamo detti: ‘Se riusciamo a fare cinque repliche senza che nessuno ci ammazzi dopo lo spettacolo, allora va bene’.”

Ismaël Saidi, Djihad

Ismaël Saidi, Djihad

Djihad ha debuttato il 26 dicembre 2014. E’ stata una rivelazione. Un autore, belga e musulmano, che scrive e interpreta una pièce su un tema cruciale ma rimosso, lo porta in scena con tre amici fuori dai circuiti ufficiali. Lo spettacolo ha totalizzato finora più di 153 repliche, l’hanno visto oltre 50.000 persone. Metà sono adolescenti. In genere l’hanno visto fuori dai teatri, in centri culturali. A teatro lo replicano spesso verso l’una, quando di solito non succede niente. “Un giorno il Ministro dell’Istruzione mi ha detto che Djihad dovevamo farlo vedere nelle scuole. Ho risposto che se raccoglievamo più di 500 richieste l’avremmo fatto senz’altro. In un week end abbiamo raccolto 11.000 prenotazioni. Adesso quando ci chiama una scuola, non possiamo dire di no: ‘Ma come, siete andati da loro e non venite da noi?’ Facciamo due o tre repliche al giorno, e poi c’è il dibattito, magari con un giornalista o un esperto. Non portiamo lo spettacolo nelle scuole: vogliamo che i ragazzi riempiano i teatri, vogliamo che imparino che cosa è: stare seduti per un’ora e mezzo, spegnere i telefonini, prendersi il tempo che serve. Sono codici che non conoscono, e glieli insegniamo. Ma quando vedono che li rispettiamo, ci rispettano anche loro.” Adesso lo vedranno gli studenti anche in Francia.
Ismaël Saidi è nato quarant’anni fa in Belgio ed è cresciuto a Schaerbeeck, uno dei quartieri da cui partono i ragazzi che sognano di diventare martiri in Siria, o scatenano l’inferno nelle capitali europee. I tre protagonisti di Djihad sono adolescenti come tanti, “come avrei potuto essere anche io”. Prendono una decisione terribile. Vengono da Moellenbeck, il quartiere di Bruxelles da cui sono partiti gli attentatori di Parigi. Vogliono andare a Homs via Istanbul, per arruolarsi nell’Isis.

Ismaël Saidi, Djihad

Ismaël Saidi, Djihad

Ben era un fan di Elvis, voleva diventare una rock star, ma quando ha coperto che a Graceland, sulla sua tomba, c’è scritto “Elvis Aaron Presley!”, si è convinto che il suo idolo fosse ebreo, e il suo sogno si è sbriciolato. Ismaël è uno straordinario illustratore, gli piacciono i manga, ma gli vietano di disegnare a causa dell’iconoclastia di un certo Islam. Il terzo è Reda, che usciva con una ragazza belga, Valérie, finché la madre non glielo ha proibito: “Mio figlio sposare una cristiana? Mai!”
“A volte il razzismo delle minoranze è peggio di quello della maggioranza”, commenta Ismaël. “Però dopo lo spettacolo a volte arriva in camerino una madre in lacrime, e mi chiede scusa per quello che ha fatto a suo figlio. In queste occasioni penso che il teatro serva a qualcosa. Come quella volta che è arrivata una ragazzina, mi ha detto che era omosessuale e che dopo aver visto lo spettacolo aveva deciso di fare coming out”.
Ismaël Saidi Aventures d'un musulman d'ici Il teatro torna a essere necessario, per “parlare di quello di cui non si può parlare, trasformandolo in un santuario inviolabile in cui si può discutere, raccontare, analizzare davvero tutto”. Il testo, scritto prima degli attentati del 13 novembre, affronta temi difficili. Il terrorismo, che in Belgio è un tema di sanguinosa attualità. Il razzismo. L’antisemitismo della comunità musulmana. L’identità, perché “oggi l’identità unica non esiste più. Dobbiamo assumere identità multiple.” Ismaël Saidi, che è anche autore di un libro che si intitola Les Aventures d’un musulman d’ici, lo sa bene: “Sono un belga musulmano di cultura giudeo-cristiana! Festeggio il Ramadan e a Natale mi brillano gli occhi. A volte ho persino cercato un istante di raccoglimento in una chiesa…”
Saidi Djhad Istambul In otto scene, senza scenografie, solo alcune proiezioni, Djihad racconta di un viaggio verso la morte. Il pubblico ride. “Il mio modello è la commedia all’italiana. Affrontare temi tragici ma divertendo. Lo dicono anche nei corsi di sceneggiatura americane: il comico è il tragico più il tempo, basta aspettare un po’ e quello che era tragico diventa ridicolo. Per questo far ridere è molto più difficile che far piangere.”
Molte risate, almeno fino a un finale tragico. “Per me è uno spettacolo molto duro, molto difficile da interpretare. Non pensavo che rivivere in scena un attentato tutti i giorni mi potesse segnare così tanto.” Così ha deciso di distrarsi e rilanciare: “Djihad finiva con un attentato, Géhenne inizia con un attentato. Non è un sequel, è una specie di Tomo 2. Con questo testo, spero di proseguire la mia personale Djihad.” Il protagonista, Ismaël, è l’autore di un attentato in cui sono morte diverse persone- Lui ha perso l’uso delle gambe ed è stato condannato all’ergastolo. In prigione incontra un un prete ateo, e nell’ospedale dove lo mandano a curarsi inizia a dialogare con una donna che ha perso la ragione. Ancora una volta si parla di antisemitismo, di odio per l’altro, di intolleranza religiosa, di razzismo, di violenza. Ma questa volta la storia apre qualche squarcio di redenzione.
Per il debutto di Ghéhenne, Ismaël Saidi e i suoi attori hanno trovato un vero teatro, quello di Liegi, dove lo spettacolo debutterà il 15 gennaio 2017. Nel frattempo Djihad sta girando la Francia, per un tour con decine di repliche. Ancora una volta per un pubblico di adolescenti. Che hanno bisogno di ridere e di pensare.
“Come si fa a ridere di un attentato? Basta ridere di chi lo ha commesso, e non delle vittime”.

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Tag: Il teatro è solo bianco? (19)


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