#ateatrexit. Qual è il Piano B?

Il TAR del Lazio accoglie il ricorso del Teatro dell'Elfo: ma ora che succede?

Pubblicato il 30/06/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , FUS , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Teatro Petruzzelli

Teatro Petruzzelli

Che i ricorsi prima o poi arrivassero al dunque non è una sorpresa. Che avessero le loro buone ragioni anche, soggettive e oggettive, formali e sostanziali. Sono le ragioni emerse anche nella discussione (vedi i vari interventi che si sono susseguiti durante “Le Buone Pratiche del teatro oltre il decreto”): sopravvalutazione della quantità sulla qualità, arbitrio/carattere discutibile nella ripartizione delle risorse fra i cluster, ambiguità della qualità indicizzata che è quantità mascherata. E poi c’è l’annosa questione delle competenze Stato/Regione e della probabile natura regolamentare di questi decreti (che regolamenti non dovrebbero essere).
Sono molti a non fare bella figura in questa storia.
A cominciare dal Ministero, che ha fatto tutto in fretta, senza tener conto degli impatti e della crisi, senza meditare sulle funzioni delle (nuove) organizzazioni, e – ancora una volta, e ancora una volta per tenere tutto al centro – sulle competenze dello Stato e delle Regioni. E poi il MiBACT si è preso un’infatuazione adolescenziale per la valutazione comparativa: forse perché è così “nuova”, così “europea”, o forse perché fissare formule matematiche ha effetti ipnotici.

Teatro di Richmond

Teatro di Richmond

E’ però anche vero che non tutto il decreto è da buttare: progettare a livello triennale è meglio, aprire agli under 35 è cosa buona e giusta, accogliere nuove istanze anche, la multidisciplinarietà (risistemata) può dare buoni frutti e avere un futuro, e se il 75% dei richiedenti ha avuto nel 2015 contributi più alti che nel 2014 vuol dire che qualche rendita di posizione c’era, e qualche ri-equlibrio forse c’è stato. Bisogna ammettere che senza la Commissione Consultiva – anzi, i documenti delle Commissioni Prosa e poi danza e circhi – non avremmo capito bene (ricorrenti inclusi), come stavano funzionando i meccanismi. Dopo che sono usciti, possiamo aver continuato a pensare che i commissari fossero un po’ compici, un po’ faziosi, un po’ saggi, un po’ eroi, ma in pochi possono dire che “si stava meglio quando si stava peggio”: i terribili algoritmi, siamo giusti, non sono peggio del decreto del 2007 – in vigore fino al 2014 – che attribuiva alla qualità un valore del 300% (ovvero formalizzava l’arbitrio totale).
In questo, come Associazione Ateatro, siamo stati in questi mesi impegnati a sottolineare cosa non funziona, e a evidenziare quello che può funzionare, con gli incontri, i documenti, l’indagine sull’impatto: pensiamo che possa essere utile, qualunque sia il futuro.

La Monnaie, Bruxelles

La Monnaie, Bruxelles

Poi ci sono le responsabilità delle Regioni, che hanno avallato ma – come ci spiega oggi la sentenza – sono state scavalcate per l’ennesima volta nelle loro competenze, che forse sempre meno desiderano e che in ogni caso vengono ridisegnate dalla riforma costituzionale in corso.
Poi ci sono i ricorrenti (teatri e compagnie, dall’Elfo in giù, che hanno le loro ragioni, ma conoscevano le regole del gioco prima di giocarlo, e forse non avevano capito che l’”algoritmo” (questo sconosciuto) poteva danneggiare anche loro, visto che dei dati degli altri non avevano contezza. Qualcuno alle Buone Pratiche ha detto: “Ero d’accordo di tagliare i rami secchi, non avrei mai supposto che un ramo secco ero io!”
Infine le organizzazioni di categoria, l’AGIS ma anche CRESCO, che hanno condotto patteggiamenti invece di chiedere – per esempio – una fase sperimentale: ragionare sui principi, sulle competenze, e magari chiedere di sperimentare qualche novità sul multidisciplinare, sulla promozione, sui giovani. Era necessario simulare, programmare…

Teatro Chikichima, Tokio

Teatro Chikichima, Tokio

Ora la sentenza del TAR del Lazio comporta l’annullamento del Decreto. Non credo fosse del tutto inattesa, nella misura in cui non è infondata.
Ma, in qualunque circostanza, è buone regola non divulgare il Piano B. Tuttavia è opportuno predisporlo.
Speriamo – come leggo anche da altri – che il MiBACT lo abbia studiato, il Piano B. Dal momento che al MiBACT non ci sono burocrati puri, ma gente che a fianco della pubblica amministrazione ha frequentato il teatro vero, spero che tempi e modi tengano conto della grande fragilità del settore.
Non so se abbia a che vedere con il Piano B, ma questa vicenda ne ricorda una di dieci anni fa. Anche il panico era analogo a quello attuale. Il Governo emanò il decreto legge 18 febbraio 2003, n. 24 (Disposizioni urgenti in materia di contributi in favore delle attività dello spettacolo, regolamento convertito con legge n. 82/2003, che disciplinerà l’assegnazione dei contributi fino al 2007). La Regione Toscana, ritenendo che una tale regolamentazione non fosse di competenza dello Stato, presentò un ricorso di legittimità presso la Corte Costituzionale. Le sentenze della Corte Costituzionale (n. 255 e 256 del 21 luglio 2004, interessanti anche per altri aspetti), non diedero torno alla Regione, ma rigettarono il ricorso perché annullare il regolamento avrebbe comportato il sacrificio dei valori protetti dagli art. 9 e 33 della Costituzione; in altri termini l’annullamento del regolamento avrebbe compromesso l’intervento contributivo pubblico a favore del teatro, che è la conseguenza di un principio costituzionale, quindi più forte delle ragioni del ricorrente. Il richiamo alla Costituzione di quella sentenza è molto suggestivo.

Chicago

Chicago

Poi il MiBACT potrebbe aver predisposto un Piano C e magari anche un Piano D… Se l’annullamento del Decreto 2014 fa rientrare in vigore quello del 2007, non dovrebbe essere troppo complesso (e si potrebbe fare anche velocenmente) riassegnare i contributi, considerando che “l’entità del contributo è determinata con provvedimento del direttore generale, sentita la Commissione” (e ci si può giocare la carta qualità fino al 300%). Se questo dovesse succedere, dovrebbe essere per poco.
L’alternativa potrebe essere un theatre-instant-act, ma speriamo che non sia troppo tardi: di lentezza si muore, ma con la fretta si uccide. Per fare una buona legge e decreti relativi ci vuole tempo, e per una volta lo si era trovato: la legge avrebbe potuto entrare in vigore alla fine del triennio 15/17.

La sentenza del TAR del Lazio sul ricorso del Teatro dell’Elfo.

La sentenza del TAR del Lazio sul ricorso del Teatro Due.

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