Kilowatt 2016: è tempo di risplendere

Una intervista a Luca Ricci

Pubblicato il 22/07/2016 / di / ateatro n. 158 / 0 commenti /
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Kilowatt-Festival-2016.-è-tempo-di-risplendereIl 15 luglio a Sansepolcro è iniziata la quattordicesima edizione di Kilowatt-L’energia della scena contemporanea.
Il festival, vincitore del Premio Ubu nel 2010, anche quest’anno dà i numeri: 150 artisti; 9 giornate di lavori; 61 repliche per 48 tra spettacoli e concerti; 50 compagnie tra cui 9 straniere, tra le quali 21 di esse presentano anteprime ed eventi unici; 6 gli incontri previsti; 1 mostra e 2 laboratori.
Il tema di quest’anno: “è tempo di risplendere”. Perché?
Ce lo racconta Luca Ricci, ideatore e direttore artistico di Kilowatt, nella sua prima intervista sul festival, concessa in esclusiva ad Ateatro, lo scorso 8 giugno.

La quattordicesima edizione di Kilowatt ci dice che è tempo di risplendere. Questo splendore è una metafora data dalle luci teatrali o è piuttosto legato all’età “da adolescente” del festival, nella sua scelta di omaggiare la poeta Amelia Rosselli?

È un auspicio e una visione che guarda positivamente alla società italiana. E’ un invito più che una presa d’atto. Vuole esprimere un desiderio di bellezza, di luce, di apertura. Ci siamo accorti che sia il titolo di questa edizione, tratto da un erso di Amelia Rosselli, sia l’immagine che abbiamo scelto per illustrare il festival, una foto (cortesemente concessa) di Manlio Giacomelli, uno dei più grandi fotografi del Novecento italiano, risalgono entrambi agli anni Sessanta. Raccontano un’epoca, un passaggio storico pieno di vita, di energia, di speranza, di possibilità, quindi non è un caso che ci sia questo rimando ad anni come quelli. La poesia della Rosselli ce l’ha fatta conoscere Mariangela Gualtieri, infatti abbiamo invitato proprio lei a fare una sorta di benvenuto ogni sera nella piazza principale di Sansepolcro, a leggere per cinque minuti le sue poesie. La immagine di Giacomelli mi è stata consigliata da Daniele Piccini, poeta che vive a Sansepolcro. Una cosa che per noi era bella, da mostrare nel festival, stava quindi nella presenza della parola poetica, perché rimaneggiare parole è come rimaneggiare il senso dell’essere umano.

Questa necessità di tornare agli anni Sessanta mediante la poesia, mi domando quanto in realtà non sia piuttosto che una esigenza estetica, una urgenza politica. Singolare legare tutto questo a delle collaborazioni “contemporanee” come quelle con In-Box o CReSCo, modalità di un fare politico ma con una domanda che è la medesima che c’era negli anni delle avanguardie teatrali?

La poesia della Rosselli presa per intero è una poesia che racconta di impegni, doveri, ristrettezze, grigiori che la vita quotidiana mette davanti all’individuo per impedirgli la sua realizzazione. Malgrado questo è tempo di risplendere, nonostante le trappole che ingabbiano l’uomo. La realizzazione della persona e la politica intesa come la condivisione artistica nello stare insieme deve avere la capacità di allargare il cuore, di risplendere, di fare luce, di dare nuove possibilità alle crescite individuali perché diventino un fare sociale e comune.

Quindi è una necessità umana che va al di là di una precisa collocazione temporale?

Non abbiamo cercato un rimando agli anni Sessanta, ma ci ha colpito che sia la foto sia la poesia fossero fissate in quegli anni, è una prospettiva che nel momento in cui l’abbiamo scoperta non ci è sembrata casuale. Questo Paese ha avuto una visione del futuro in quegli anni, sapevamo immaginare e costruire, si stava fuori dal pensiero dominante. Oggi è bello pensare che si possa ancora uscire da una tendenza comune, provando a fare come si sperava allora.

Come sono stati scelti gli spettacoli di questa edizione?

Negli spettacoli di Kilowatt sono rappresentati tanti network di cui facciamo parte perché il loro lavoro confluisce nel nostro festival. Da una parte c’è Anticorpi, giovane danza d’autore, dall’altra danza urbana in spazi esterni e ResiDance, progetti di residenza di danza (coordinata da L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino ndr). C’è In-Box, Ndn-network drammaturgia nuova, il nostro progetto BeSpectACTive con due spettacoli, c’è un progetto di distribuzione e produzione con il Teatro dell’Orologio di Roma e Pierfrancesco Pisani. C’è inoltre la prima nazionale di The effect, di Kamyion e di Walking on the moon. C’è un progetto di promozione di danza fra residenza e formazione che si svolge a pochi chilometri da Sansepolcro e che noi stessi come Kilowatt abbiamo contribuito a far crescere e anche di quello abbiamo portato due spettacoli. C’è poi l’esperienza dei Visionari, si tratta in questo caso di nove spettacoli che vengono fuori dalla scelta fatta dagli spettatori tra i 267 visti in quattro città italiane.

Foto Luca Ricci 2016

Luca Ricci, direttore artistico di Kilowatt

Nello specifico come viene attuato questo progetto dei Visionari, in ambito europeo? BeSpectACTive che genere di legami ha con l’Italia e con voi naturalmente, quali rappresentanti di questo importante programma di formazione dello spettatore?

Visionari è un progetto che nasce dieci anni fa. In questi anni 130 persone hanno seguito questa esperienza, ogni anno sono compresi tra i venti e i trenta partecipanti. Come accade ogni anno qualcuno smette di partecipare qualcuno ci raggiunge per la visione degli spettacoli, si tratta di cittadini di Sansepolcro e di aree limitrofe. Due cose compongono Visionari, da un lato una serie di teatri e festival ci hanno chiesto di applicare un vero e proprio format anche nel loro contesto, abbiamo cominciato così con  Como e Rimini due anni fa e quest’anno abbiamo fatto un progetto italiano “l’Italia dei visionari”, con un bando. La caratteristica di questo progetto è che gli artisti mandano un video integrale e una scheda artistica, sia spettacoli compiuti che hanno debuttato dopo il 1 gennaio 2015 sia studi, per esempio ce ne sono due che saranno presentati a Kilowatt quest’anno. 276 sono i video visti dai partecipanti al bando per diventare “un visionario”, l’unica qualità richiesta agli spettatori è che non siano professionisti dello spettacolo. Grazie alle loro “visioni” sono state 23 le date assegnate da questi gruppi per essere trasmesse ai teatri. L’esperienza europea di BeSpectACTive, è un progetto con 12 partner, un progetto con pochissimi partner italiani, a cui sono stati assegnati 3,5 milioni di euro, già lo scorso anno sono stati da noi investiti i contributi attribuiti per ospitare due spettacoli in Kilowatt, lo scorso anno idem. Questa cosa si combina con un riconoscimento che ha conferito da parte della Regione Toscana una residenza, quindi la possibilità finalmente di avere una struttura finanziaria e un’attenzione maggiore. La commissione europea sta attenta anche al numero di follower che aumentano o diminuiscono su Twitter, quindi grazie all’assegnazione di questo contributo, abbiamo per esempio potenziato anche le figure dedicate alla promozione e comunicazione.

Ci sono degli spettacoli quest’anno in programma a cui sei più legato?

Sicuramente alle poesie di Mariangela Gualtieri. Il lavoro di Piergiorgio Odifreddi, nome di richiamo popolare che legge Lucrezio, è un momento rappresentativo. L’ultima linea da individuare per legami e continuità è la piazza. La spiaggia di Kilowatt con sdraio da spiaggia, esperienza già sperimentata lo scorso anno, al di là del gioco in sé, il fatto che si vedano spettacoli a ingresso libero, ma noleggiando la sdraio responsabilizza l’idea di portare alcuni spettacoli fuori dai canonici teatri, incrociando casualmente alcuni spettatori di Sansepolcro, attirandoli con la visione che si ha della spiaggia. Per questa ragione gli spettacoli di questa piazza sono anche quelli più “commerciali”, ma non per questo meno di qualità.

Come reagisce Sansepolcro a Kilowatt?

Questa è la domanda più preziosa tra tutte, a cui è difficile rispondere perché mi commuove. Il risultato è straordinario, perché in tanti hanno fatto l’esperienza dei visionari, sono diventati appassionati soprattutto d’inverno, si è formato un pubblico che ha frequentato una ventina di spettacoli con una media di ottanta presenze per ognuno degli spettacoli della stagione invernale. Chiunque si occupa dei linguaggi del contemporaneo si trova a lottare contro la diffidenza nei confronti di una difesa, che si traduce spesso pensando che salvare un monumento sia meno importante dell’occuparsi di una buca nell’asfalto comunale.

Eppure la Toscana è una isola felice…

Da un punto di vista politico la Toscana è la regione italiana che non ha subito tagli di alcun genere nei confronti della cultura, questo viene fatto non solo con la quantità ma anche con la qualità. La Toscana tuttavia investe 15 milioni di euro per la cultura, quindi è innegabile che questa regione sia una isola felice. Le persone però di Sansepolcro sono divise tra chi osteggia e critica e chi invece si fida e segue con gioia le nostre attività teatrali. C’è una ragione contenutistica in questo, noi faremo il concerto dei Tiromancino, per cui qualche volta anche noi assecondiamo il gusto del pubblico ancora lontano. Ma nonostante questo rimaniamo creatori di diffidenza, io faccio questo lavoro per aumentare il numero delle persone che credano possibile approfondire un modo sorprendente di stare al mondo, sperimentando nuovi linguaggi. A noi però non ci piace fare un festival snob, proviamo a essere popolari senza la pretesa di piacere a tutti.

 

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