Il teatro detenuto insegnato dalle detenute: perché formarsi da chi si forma. Il laboratorio condotto da Mimmo Sorrentino e dalle detenute Micaela, Margherita, Teresa, Rosaria

Nella Casa di Reclusione di Vigevano il 3 e 4 novembre 2016

Pubblicato il 27/09/2016 / di / ateatro n. 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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nel quadro del progetto

Le Buone Pratiche del Teatro
La formazione nel teatro sociale e di comunità

presenta

giovedì 3 e venerdì 4 novembre 2016
Casa di Reclusione, Vigevano

Il teatro detenuto insegnato dalle detenute:
perché formarsi da chi si forma
Laboratorio

a cura di Mimmo Sorrentino
con le detenute della Casa di Reclusione di Vigevano

Con il contributo di

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con il patrocinio di

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Assessorato Culture, Identità e Autonomie
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e con il patrocinio del Comune di Milano Assessorato alle Politiche sociali, Salute e Diritti

 

 

 

In collaborazione con Rivista europea “Catarsi-Teatri delle Diversità”, con l’Università di Torino – SCT Social and Community Theatre Center e con la Cooperativa Sociale Teatroincontro.

Si ringraziano la direzione e il personale della Casa di Reclusione di Vigevano.

Tra le figure deputate alla formazione di operatori e teatranti che si occupano a vario titolo di teatro sociale mancano all’appello coloro a cui gli interventi sono rivolti. Eppure un detenuto, un diversamente abile, un tossico, un anziano, conoscono il contesto in cui vivono e il loro vissuto in maniera diretta.

Un carcere in ognuno di noi

Le detenute della Casa di Reclusione di Vigevano

Le detenute della Casa di Reclusione di Vigevano

Nella vita reale ci sono due carceri. Uno fisico. Quello che ci “ospita”. Ha le sue leggi. Per lo più finalizzate a regolare le privazioni. Una sua lingua. Parlata in nessun altro luogo se non in carcere. Una sua geografia. Il carcere è sempre sotto terra. C’è bassa pressione. Depressione. Ma ciò non implica che anche in questo luogo di tre metri quadri delimitato da porte blindate e grate alla finestra possa passare amore, tenerezza, i sì della vita. Poi c’è un altro carcere. Quello che è dentro ognuno di noi. E’ nascosto. Ma c’è. Se non ci fosse gli uomini non avrebbero potuto inventare il carcere. Abbiamo scoperto, lavorandoci, che le porte di questo carcere sono ancora più blindate di quello fisico. Le grate ancora più strette ed è decisamente più faticoso l’accesso per l’amore, la tenerezza, i sì della vita.
Il laboratorio che vi proponiamo, a partire dal carcere fisico, ha come scopo quello di lavorare al carcere che è in ognuno di noi attraverso esercizi, scrittura e messa in scena dei testi che produrremo durante il lavoro.
Ringraziandovi in anticipo per la vostra disponibilità a lavorare con noi.
Le detenute di alta sicurezza Margherita, Michela, Rosaria e Teresa e Mimmo Sorrentino

Perché formarsi da chi si forma
L’utente di un progetto di teatro sociale è un Virgilio. Ti spiega l’inferno della sua condizione e nel farlo si libera del peso della sua condizione. Chi si forma da un’utente inevitabilmente si rende conto del limite del proprio agire. Si rende conto della complessità. Di come non basta essere accompagnati da buone intenzioni e da conoscenze teoriche per entrare in contatto con mondi totalmente altri. Ma è proprio grazie alla scoperta del proprio limite che per un operatore di teatro sociale è possibile accedere ad un mondo che viceversa gli è precluso, di cui ne vede le brutture, le contraddizioni, le distorsioni senza rintracciare le origini, umane, delle stesse. Solo se si considera l’utenza un salvadanaio a cui attingere per la propria formazione, per la propria crescita, è possibile instaurare uno scambio corretto di do ut des, altrimenti lo scambio è a senso unico, io (formatore) do tu (utente) prendi. Ma nulla è possibile dare se non si è in qualche modo preparati a prendere. In questo caso si prenderà dalle detenute. Sono loro le formatrici, sono loro che vi condurranno nel carcere che ognuno ha dentro di sé.
Introdurranno il percorso gli interventi di Vito Minoia e Aessandro Pontremoli, che daranno una dimensione generale del contesto teatro sociale\carcere, e la dimostrazione di lavoro delle attrici detenute (L’infanzia dell’alta sicurezza, da precedenti esperienze di laboratorio e dalla prossima).
Mimmo Sorrentino

MIMMO SORRENTINO, drammaturgo fra i più rappresentati in Italia, regista, docente, è un autorevole esponenti del cosiddetto “teatro partecipato”. Il suo metodo di lavoro si ispira alle scienze sociali. Nella sua ricerca ha coinvolto attori, studenti, docenti, disabili, tossicodipendenti in recupero, alcolisti, anziani, extracomunitari, abitanti delle periferie del nord Italia, Rom, detenuti, vigili del fuoco, giudici, magistrati, medici, infermieri, commercianti, ambulanti, pendolari, malati terminali, malati di Alzheimer… persone molto lontane dalle accademie teatrali, come non teatrale è stata la sua formazione. I suoi maestri sono stati Norberto Bobbio, Danilo Dolci, Italo Mancini.

Il laboratorio è riservato a un massimo di 20 partecipanti:
drammaturghi, registi teatrali, operatori teatrali che lavorano nel sociale, studenti delle accademie di teatro, studenti universitari e di corsi di perfezionamento, docenti universitari e di Scuole medie superiori, dottorandi, Agenti di polizia penitenziaria, operatori pubblici e privati che lavorano in campo sociale.

Il programma del laboratorio

Il laboratorio si tiene presso la Casa di Reclusione, via Gravellona 240, Vigevano.

Giovedì 3 novembre
09.30-13.30 lezioni introduttive di Vito Minoia e Alessandro Pontremoli, dimostrazione di lavoro L’infanzia dell’alta sicurezza e discussione
13.30-14.30 pausa pranzo (buffet organizzato dalle detenute)
14.30-19.00 laboratorio condotto dalle detenute Micaela, Margherita, Teresa, Rosaria e da Mimmo Sorrentino

Venerdì 4 novembre
10.00-13.00 laboratorio condotto dalle detenute Micaela, Margherita, Teresa, Rosaria e da Mimmo Sorrentino
13.00-14.00 pausa pranzo (presso la mensa della Casa di Reclusione)
14.30-19.00 laboratorio condotto dalle detenute Micaela, Margherita, Teresa, Rosaria e da Mimmo Sorrentino

Costo del corso: 180 €. Per partecipare è necessario essere soci dell’Associazione Teatrale Ateatro (quota associativa per il 2016: 20 €). Il costo comprende il servizio ristorazione e la dimostrazione di lavoro.
Il pagamento dovrà essere effettuato tramite bonifico bancario alla conferma dell’ammissione, e comunque non oltre il 28 ottobre 2016.
Coordinate bancarie: c/c n. 00000066439 presso Banca Prossima IBAN n. IT28K0335901600100000066439
A fine corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

Modalità di iscrizione
Le domande di iscrizione devono pervenire via email (scarica il modulo da questa pagina) entro il 20 ottobre, corredate da breve curriculum, dalle motivazioni della richiesta di partecipazione al laboratorio e da una copia non autenticata del documento di identità.

Ammissione al corso
Le domande saranno valutate in ordine di arrivo. Saranno scelti i primi 20 candidati considerati idonei a insindacabile giudizio dell’Associazione Culturale Ateatro (sulla base dei profili e delle motivazioni), previa conferma del Magistrato di Sorveglianza.

Scarica il bando.

Scarica il modulo di iscrizione.

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