#BP2016 | Oltre il decreto. Buone pratiche tra teatro e politica: l’introduzione in anteprima

Ne parliamo il 22 ottobre 2016 a Milano

Pubblicato il 21/10/2016 / di , / ateatro n. #BP2016 , 159 , FUS , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Sabato 22 ottobre, alle ore 17.30, al Laboratorio Formentini per l’Editoria (via Formentini 10, Milano), in occasione della Giornata del Teatro promossa dal MiBACT, si terrà l’incontro #BP2016 | Oltre il Decreto… verso una legge dello spettacolo?, con la partecipazione di Lucio Argano, Francesco De Biase, Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino. Punto di partenza della discussione sarà il volume di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino Oltre il Decreto, edito da FrancoAngeli. Il volume documenta gli incontri di Milano, Vicenza, Siena, Castrovillari e contiene i risultati dell’indagine “L’impatto del decreto sull’area della stabilità”. Presentiamo in anteprima l’Introduzione del volume.

copertina Oltre il DecretoIl 1° luglio 2014 il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini firmava il Decreto ministeriale (1) destinato a regolare le assegnazioni del FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo con cui lo Stato sostiene dal 1985 le attività di circhi e spettacolo viaggiante, danza, musica e teatro, per un totale di 419.342.861 euro nel 2015 (consuntivo), rispetto ai 403.874.470 euro del 2014 (+ 3,8%). Il provvedimento era atteso con preoccupazione e speranza dal mondo dello spettacolo, imbrigliato in un sistema impostato negli anni Ottanta e fermo a un decreto del 2007 (2), assai criticato da più parti. Nei mesi precedenti la nuova normativa era stata discussa in occasioni pubbliche (come le Buone Pratiche del Teatro)(3) ma anche in incontri del MiBACT con le rappresentanze del mondo dello spettacolo (in primis AGIS e CReSCo) e degli enti locali, in situazioni più o meno istituzionali. Il Decreto 1° luglio 2014 presenta diversi elementi di novità: solo per elencarne alcuni, la progettualità triennale, un metodo di valutazione comparativa basato su algoritmi e punteggi, la creazione dei Teatri Nazionali (con annessa scuola) e dei Teatri di Rilevante Interesse Culturale, la multidisciplinarietà per Circuiti, Festival ed Esercizi, una corsia preferenziale per le compagnie Under 35… Per molte tipologie di soggetto, i requisiti per accedere al FUS sono stati innalzati, anche se le risorse complessive per la Prosa sono rimaste in sostanza le stesse.
Uno dei temi del dibattito ha riguardato la natura del Decreto: una vera riforma del settore, o una sostanziale continuità del sistema, privilegiando i soggetti più forti? Il Decreto è stato applicato per la prima volta all’annualità 2015, senza prevedere alcuna fase di sperimentazione o transizione al nuovo sistema, che peraltro presenta aspetti innovativi e metodologie assai più complesse dei decreti precedenti. Al termine del primo processo di assegnazione del FUS con il nuovo metodo, a partire dall’estate 2015, la discussione si è riaccesa, perché si è anche iniziato a valutare il suo impatto: sia sui singoli soggetti, “premiati” o “puniti” dalle assegnazioni, sia sul sistema nel suo complesso. Dibattiti sui giornali e in rete, su blog e social networks. Interrogazioni parlamentari, discusse alla Commissione Cultura. Oltre 100 soggetti, tra quelli ammessi o esclusi dal FUS (molti del settore Musica, altri del settore Prosa), hanno presentato ricorso al TAR del Lazio, competente in materia. In particolare, il ricorso del Teatro Elfo-Puccini (con quello quasi identico della Fondazione Teatro Due di Parma) contestava la stessa legittimità del Decreto. La discussione sul FUS, dopo aver infiammato gli uffici del MiBACT, il Parlamento, i tavoli con le associazioni di categoria e gli enti locali, è così tracimato nella aule dei tribunali e al Consiglio di Stato. Il 26 luglio 2016 il TAR del Lazio ha accolto i ricorsi del Teatro dell’Elfo e della Fondazione Teatro Due, dichiarando illegittimo il Decreto 1° luglio 2016 e di conseguenza ha annullato tutte le decisioni prese nel 2015. Il successivo 2 luglio, il Consiglio di Stato, su richiesta del MiBACT, ha sospeso la sentenza. Per certi aspetti, le polemiche (e i procedimenti giudiziari) messi in atto da alcuni artisti possono ricordare la riflessione di T.W. Adorno:

La richiesta che l’amministrazione pone alla cultura è sostanzialmente eteronoma: essa deve misurare il culturale, quale che possa essere, secondo norme che non gli sono immanenti, che non hanno nulla a che fare con la qualità dell’oggetto, ma soltanto con certi criteri esteriori e astratti.(4)

Come commenta Zygmunt Bauman, per questo motivo,

la relazione tra l’amministrazione e gli amministrati è antagonistica per natura: le due parti aspirano a risultati opposti e possono esistere unicamente in uno stato di collusione potenziale, in un’atmosfera di reciproca sfiducia e sotto la pressione di una sempre crescente tentazione di venire allo scontro. […] Gli amministratori e gli artisti si presentano con finalità contrapposte: lo spirito dell’amministrazione rimane in uno stato di lotta permanente con la contingenza, che è il territorio/ecotipo naturale dell’arte. Ma […] la preoccupazione delle arti di abbozzare alternative immaginarie allo stato prevalente delle cose le pone come rivali dell’amministrazione, che lo vogliano o no. […] Parlando di cultura, […] Adorno riconosce l’inevitabilità del confl itto con l’amministrazione. Ma afferma anche che gli antagonisti hanno bisogno l’uno dell’altro; e, cosa più importante, l’arte ha bisogno di paladini, per giunta pieni di risorse, perché senza il loro aiuto la sua vocazione non può essere realizzata.(5)

Dopo gli sviluppi giudiziari dell’estate 2016, il processo di revisione del Decreto, reso necessario dopo le prime verifiche (e già iniziato con il Decreto 5 febbraio 2016 n. 75, “Modifiche al Decreto 1° luglio”), ha subito un’ulteriore accelerazione, in un quadro ancora più intricato. Anche perché la riforma costituzionale in discussione negli stessi mesi ridefinisce le competenze di Stato e Regioni anche in materia di spettacolo. A partire dall’autunno del 2013, quando si è iniziato a discutere del provvedimento e dei nuovi assetti del teatro italiano, la Associazione Culturale Ateatro, con il sito ateatro.it, ha contribuito alla discussione, con saggi, analisi, ricerche; e nei primi mesi del 2016 ha organizzato una serie di incontri pubblici, nell’ambito del progetto Le Buone Pratiche del Teatro, cui hanno preso parte centinaia di operatori in tutta Italia. È stata dunque raccolta, con spirito insieme critico e costruttivo, una ampia mole di testimonianze e materiali, che può offrire utili spunti a chiunque voglia capire quello che sta accadendo nel mondo dello spettacolo dal vivo in Italia e riflettere sugli ordinamenti presenti e futuri, in una fase così delicata. A parlare in queste pagine è infatti soprattutto il teatro italiano, in un processo di analisi, riflessione e dibattito partecipato e condiviso. Sono pagine ricchissime di spunti e indicazioni, a volte convergenti a volte contraddittorie, che testimoniano al tempo stesso del disagio del settore e della sua vitalità e creatività. Cercheremo dunque di rendere conto del processo di ridefinizione degli assetti dello spettacolo dal vivo in Italia. Partiremo dalla descrizione del sistema così come lo ha disegnato il Decreto 1° luglio 2016, per restituire successivamente i risultati del percorso “Oltre il decreto”, che ha dato voce al teatro italiano nelle tappe di Milano, Vicenza, Siena e Castrovillari; e dall’indagine “L’impatto del Decreto MiBACT 1° luglio 2014 sulla produzione e sull’ospitalità di Teatri Nazionali, Teatri di Rilevante Interesse Culturale, Centri di Produzione Teatrale”, sempre a cura della Associazione Culturale Ateatro. Proveremo infine a tracciare una sintesi di questo percorso, ricco di informazioni sullo stato di salute del teatro italiano e soprattutto di indicazioni per il suo futuro.

NOTE

1. D.M. 1° luglio 2014 Decreto ministeriale recante “Nuovi criteri e modalità per l’erogazione, l’anticipazione e la liquidazione dei contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo unico per lo spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163”, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 15 novembre 2005, n. 239 e dell’articolo 9, comma 1, del decreto legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito con modifi cazioni dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112”.

2. D.M. 12 novembre 2007 “Criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività teatrali, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163”.

3. Le Buone Pratiche del Teatro sono incontri pubblici organizzati a partire dal 2004 dal sito online ateatro.it e dalla Associazione Culturale Ateatro, su temi ed esperienze innovative nell’ambito dello Spettacolo dal vivo. Vedi Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, Le Buone Pratiche del Teatro. Una banca delle idee per il teatro italiano, FrancoAngeli, Milano, 2014.

4. Theodor W. Adorno, Cultura e amministrazione (1972), in Scritti sociologici, Einaudi, Torino, 1976, pp. 115, 121.

5. Zygmunt Bauman, Per tutti i gusti. La cultura nell’età dei consumi, Laterza, Roma-Bari, 2016, pp. 133-134

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Tag: FUS (91), MiBACT (8)


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