Da Copenhagen a Ivrea: un inedito di Torgeir Wethal

In vista dell'incontro del 28 novembre 2016 al Laboratorio Formentini per l'ìEditoria

Pubblicato il 24/11/2016 / di / ateatro n. 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Lunedì 28 novembre 2016, al Laboratorio Formentini per l’Editoria (via Formentini 10, Milano, M2 Lanza), si terrà l’incontro Ivrea 1967-2017 | Cinquant’anni di Nuovo Teatro: la tradizione del nuovo secondo “Culture Teatrali “, “Stratagemmi” e ateatro.it. L’appuntamento è inserito nel ciclo “L’anello mancante”, a cura di Raul Iaiza e Oliviero Ponte di Pino. E’ prevista la partecipazione di Giulia Alonzo, Roberta Ferraresi, Francesca Garolla, Maddalena Giovannelli, Gerardo Guccini, Raùl Iaiza, Renzo Martinelli, Silvia Mei, Oliviero Ponte di Pino, Francesca Serrazanetti.

Torgeir Wethal e Ryszard Cieslak

Torgeir Wethal e Ryszard Cieslak

Nell’occasione verrà presentato una videointervista inedita dove Eugenio Barba ricorda la partecipazione dell’Odin Teatret al Convegno di Ivrea.
Su quell’esperienza, pubblichiamo una testimonianza inedita di uno degli attori – allora giovanissimi – dell’Odin Teatret, Torgeir Wethal. E’ un frammento tratto da Incontri, Persone, Luoghi che in modi diversi hanno avuto significato per l’Odin Teatret, o per me nella mia professione di Torgeir Wethal, un libro in elaborazione a cura di Raùl Iaiza.

In viaggio

Torgeir Wethal, Else-Marie Laukvik e Eugenio Barba durante le prove di Min Fars Hus (1972)

Torgeir Wethal, Else-Marie Laukvik e Eugenio Barba durante le prove di Min Fars Hus (1972)

Eravamo arrivati di notte e dovevamo proseguire la mattina dopo. Mi alzai presto. Le strade erano piene di colori. L’aria era piena di suoni. Le macchine usavano il clacson continuamente. Sul motorino, il lavavetri, con la scala e il secchio sulle spalle, cantava. Gli odori erano strani. I bambini giocavano a calcio in mezzo al traffico. In molti posti c’erano gruppetti di uomini col cappello. Le donne si chiamavano a voce alta dalle finestre. Tutti i tipi di merci venivano venduti sulla strada, gli uomini offrivano alle donne un posto in macchina. Nei bar poteva capitare di trovarsi molto vicini ad altri corpi. Il caffè aveva un sapore di catrame. Qualcuno lo beveva con della grappa. Tutto, tutto era estraneo. E tutto sarebbe stato inaudito, se non illegale, al Nord. La strada sboccava in una piazza. Una piazza e una chiesa più grandi di quelle non le avevo mai viste. Non sapevo più dove ero, salii su un tassì e mostrai l’indirizzo dell’albergo all’autista. Le montagne russe del Tivoli di Copenhagen non riservavano neppure la metà delle sorprese che mi sbalordirono durante questa corsa. Sedevo con la schiena tesa al massimo sul sedile posteriore. Le macchine si spingevano avanti, spintonandosi da tutte le parti. Era impossibile vedere delle regole. L’autista accelerava e frenava di colpo nei momenti più impensati. Gridava ad altri e parlava a se stesso. Faceva strani segni con la mano fuori dal finestrino. Se fosse stato in Norvegia lo avrebbero arrestato dopo i primi cento metri. Ma arrivammo in fretta. Mi fece capire che il prezzo era il doppio di quello che era segnato sul tassametro. Non capivo perché, ma tutto era strano, perciò era senz’altro vero quello che diceva. Pagai.
Un uomo giovane con un elegante completo azzurro venne a prenderci all’albergo. Doveva portarci in un’altra città, a un incontro sul teatro che aveva organizzato insieme ad altri.
Non ero mai stato fuori dalla Scandinavia.
L’elegante signore – Franco Quadri – ci portò in macchina da Milano a Ivrea.

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