#BP2016 | Clown One Italia onlus: il Clown, Ambasciatore del Sorriso

L'intervento di Ginevra Sanguigno (Clown One Italia onlus ) nell'ambito delle Buone Pratiche 2016 Il Teatro Sociale e di Comunità, 5 novembre 2016

Pubblicato il 04/12/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
Share

clown_oneClown One Italia onlus è una piccola organizzazione non profit;  dal 2000, anno della fondazione, con determinazione e impegno, porta avanti progetti di Formazione al volontariato utilizzando la figura del Clown, Ambasciatore del Sorriso.

L’incontro del 5 novembre scorso per me è stato illuminante e motivo di grande riflessione. Ne ho parlato adesso in Russia con una parte del nostro team allargato, con il dott. Patch Adams e gli amici artisti russi che lavorano con noi da ormai 20 anni.

Prendo in prestito alcune frasi, che cito, dalla relazione di “Teatro dell’Argine”:

Come l’abbiamo imparato? Ovvero la formazione.
Intanto ci siamo formati come professionisti del teatro, in scuole o accademie, e questa è la prima cosa.Quanto alle pratiche di teatro sociale, si può dire che ci siamo auto formati… Andando in giro a imparare da altri artisti, ma anche da filosofi, sociologi, antropologi, esperti di educazione, di migrazione,…..nessuno ci ha insegnato a lavorare con l’handicap o coi migranti o coi bambini. Però ci hanno insegnato a mischiare le competenze. Ci hanno insegnato che con queste persone si possono intraprendere percorsi di creazione che sono progetti artistici e non terapeutici. Che i risultati migliori si hanno quando si immaginano progetti articolati dove tutti questi attori (in senso lato) lavorano insieme….”

Ritrovo il mio percorso in queste parole e quello di  tanti amici che lavorano con noi.

La formazione continua che il nostro gruppo di clown teatranti,  continua a rinnovare è principalmente nell’esperienza diretta. Nelle nostre missioni / progetti umanitari lavoriamo con anziani, per esempio , nei campi profughi in Giordania al confine con la Siria, e li ascoltiamo, condividiamo le nostre vite e ogni tanto usiamo alcune  “tecniche teatrali“ per entrare in sintonia . Chi suona uno strumento ,chi improvvisa una serenata , chi mette in piedi nel giro di qualche giorno un piccolo teatrino del clown con i bimbi del campo . In genere non  facciamo spettacoli , e ci accompagnamo spesso con studenti di medicina locali , operatori sanitari, educatori , volontari ,che invitiamo a osservarci e a rubare piu’ possibile da noi idee e strategie per dare continuità alle nostre visite ,e dai quali, viceversa ogni volta impariamo . Il nostro è un baratto continuo ,( mi ha sempre molto ispirato il concetto di baratto di  Eugenio Barba )  noi offriamo la nostra presenza e le nostre competenze , e poi cerchiamo sempre un anziano che suona la fisarmonica o qualcuno che canta o un bimbo che ci fa vedere la danza locale con orgoglio . Cerchiamo di ristabilire equilibri , imparare da chi ci ospita , creare gesti che diano speranza .

In questo video-diario di viaggio potrete vedere  un progetto di teatro, clown e Arte  che stiamo portando avanti dal 2005 con un gruppo non profit russo (Maria’s Childrens Art Center Moscow) a Beslan in Ossezia, luogo dell’ attentato del 2004 dove morirono 335 tra donne bimbi e insegnanti. Ogni anno offriamo  brevi seminari di una settimana dieci giorni ai bimbi delle scuole . Di Teatro , pittura , clown , maschere e altro. Alla fine si fa un grande spettacolo dove i bimbi, con il nostro aiuto, creano una presentazione. Torniamo a Beslan ogni anno  e i ragazzi che erano bimbi all’epoca dall’attentato ,adesso sono nostri assistenti durante i seminari e si stanno impegnando a creare una comunità dove vivere, diversa.

Penso che il nostro modo di fare i clowns è più un servizio per la comunità che un “offrire teatro”. Il teatro è uno dei nostri strumenti, che ci permette di entrare facilmente in connessione, creare linguaggi comprensibili a tutti.

Entriamo in  strutture quali ospedali, orfanatrofi, centri per disabili, manicomi , carceri , e molto altro ; qui i  volontari  agiscono ogni volta  con performances dedicate  e suggerite dal contesto ,che a volte diventano progetti teatrali a carattere sociale. Dove i clowns  volontari  , musicisti e “spettatori” creano un unico evento di comunità condivisa.

In Italia con le scuole dell’hinterland milanese (Lissone, Seregno, Vimercate; Istituti professionali, Licei artistici ), lavoriamo con programmi  che invitano gli studenti , dai 16 ai 18 anni , a confrontarsi , mostrarsi , rendere pubblica la loro energia , gioia e vitalità ,  e anche le loro paure e fragilità .Percorsi di  4 / 5 mesi , dove i ragazzi fanno esperienza , attraverso la modalità del  gioco , del teatro del clown , delle strategie del prendersi cura di se stessi e degli altri.

Nelle case di riposo, territori sconosciuti per gli adolescenti e non solo, ci presentiamo in modo divertente, con brevi performance , per facilitare  l’incontro , e tutto quello che succede  dopo , avviene  in modo naturale e crea atmosfere dove parlare diventa facile e ridere sulle propie paure ,per un momento diventa possibile.

Non sempre siamo accettati da tutti e allora qui entriamo in azione noi , “ gli anziani “ con esperienza e suggeriamo modi diversi di avvicinare le persone.

Entriamo nei centri  dove ci sono “gli invisibili “,  come La sacra famiglia ,che ospita permanentemente centinaia di persone , alcune dimenticate o abbandonate , persone con disagi psichici e fisici  molto gravi ; e portiamo i nostri  studenti  , diamo piccole  indicazioni . E spesso avviene  un meravigliso baratto , dove chi parla linguaggi diversi viene ascoltato e si gioca a parlare lo stesso linguaggio, a usare gli stessi gesti.

E la diversità diventa un valore che arrichisce , e permette di  contattare dimensioni dell’essere straordinarie.

Queste visite fanno bene a noi, fanno  bene a chi le riceve , è uno scambio , un baratto che rida speranza e porta amore.

L’intento nel nostro lavoro nelle scuole è  formare comunità , creare amicizia e fiducia tra gli studenti , creare un clima dove i gesti semplici , le parole escano facilmente senza paura di venire giudicati . Un clima dove ci si fida l’uno dell’altro.

Con la scusa del “ clown”  i ragazzi scoprono  solidarietà , l’amicizia , amore verso gli altri , bellezza nascosta , poesia , e molto altro.

Noi anziani nel gruppo siamo guide , facilitatori ,  l’insegnamento è condividere la nostra esperienza , raccontare , sapere cogliere quello che i ragazzi ci chiedono e trasformarlo in gesti , parole , canti , danze. Portare testimonianze vere . Fare uscire i  talenti invisibili.

Ogni giorno lavoriamo con impegno per costruire progetti che lavorino su  questi obiettivi . Le nostre risorse sono sempre a rischio e dipendono, come per molti di noi, da bandi, dove la parola clown ci rende spesso poco credibili, e da sponsor privati che seguono da  anni il nostro lavoro e credono e investono nei nostri progetti.

Le nostre  formazioni con gli studenti  ( e qui cito Fraschini ) , … si traducono  in azioni pubbliche (verrebbe da dire politiche) di arte partecipata e di inclusione sociale.

I “fruitori” delle nostre performance/baratti: bimbi , persone con disagi psichici e fisici, carcerati, orfani , immigrati , rifugiati , homeless , in Italia e in molti altri paesi dove il concetto di disagio , e la sua percezione ,cambia ogni volta.

Ci piacerebbe interagire  con altre realtà di Teatro sociale e siamo aperti a inviti e collaborazioni.

Jaques Lecoq, maestro di teatro, scriveva:

La figura del clown è la più difficile da rappresentare per un attore, perché racchiude tutte le gamme di emozioni dell’essere umano. Questo presuppone, da parte dell’attore, un profonda conoscenza di se’ stesso, un’esplorazione sincera delle proprie emozioni, la disponibilitaà a mettersi in gioco, a ridere di sé stessi e a non identificarsi in nessun ruolo.

 

Ginevra Sanguigno – Clown One Italia onlus – www.clowns.it

Share



Tag: clown (7), teatro sociale e di comunità (71)


Scrivi un commento