L’oroscopo di @olivieropdpGO | Dopo l’anno della Bufala arriva l’anno dell’Allodola

La #postverita secondo Oxford Dictionaries, Accademia della Crusca, Dario Antiseri, Roberto D'Agostino, Laura Boldrini, Andrea Orlando, Giuseppe Pitruzzella, Facebook, Beppe Grillo...

Pubblicato il 04/01/2017 / di / ateatro n. 159 / 0 commenti /
Share

Secondo l’oroscopo cinese, quello che inizia il 28 gennaio sarà l’anno del Gallo: un segno schietto, diretto e coraggioso, ci assicurano. Per l’oroscopo di @olivieropdpGO, il 2017 sarà invece l’anno dell’Allodola. Per capire perché è bene capire perché il 2016 è stato…

L’anno della Bufala

Secondo gli Oxford Dictionaries la parola dell’anno 2016 è “post-truth”, “post verità”.

Ma che cosa è la “post-truth”? Ecco la definizione degli Oxford Dictionaries:

post-truth ADJECTIVE Relating to or denoting circumstances in which objective facts are less influential in shaping public opinion than appeals to emotion and personal belief: ‘in this era of post-truth politics, it’s easy to cherry-pick data and come to whatever conclusion you desire’; ‘some commentators have observed that we are living in a post-truth age’
Pronunciation: post-truth/ˌpəʊs(t)ˈtruːθ/
https://en.oxforddictionaries.com/definition/post-truth

Il riconoscimento dei lessicografi è più che giustificato. Sui media di tutto il mondo non si parla d’altro, o quasi. Travolti dalle Bufale, alimentate da emozioni e pregiudizi, siamo entrati nell’Era della Post-verità.
L’Accademia della Crusca, di fronte alla scelta dei colleghi britannici, si è interrogata sul “lessema post-verità”. L’Accademico Marco Biffi ha tracciato il confine tra l’epoca d’oro della Verità, quella dei Dogmi sull’Infallibilità, e il nuovo Medioevo in cui staremmo sprofondando.

La rete ha senza dubbio delineato i connotati fondamentali di questa dimensione “oltre la verità”. ‘Oltre’ è il significato che qui sembra assumere il prefisso post- (invece del consueto ‘dopo’): si tratta cioè di un ‘dopo la verità’ che non ha niente a che fare con la cronologia, ma che sottolinea il superamento della verità fino al punto di determinarne la perdita di importanza. E, analizzando le modalità in cui il superamento si concretizza di volta in volta, colpisce la vocazione profetica che la parola nasconde tra le sue lettere: la post-verità, infatti, spesso finisce per scivolare nella “verità dei post”.
http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/viviamo-nellepoca-post-verit

L'invasione delle Bufale.

L’invasione delle Bufale.

A confermare il predominio della Bufala e l’avvento della nuova Era della Post-Verità sarebbero diversi fatti, relativi soprattutto alla sfera politica e all’esercizio della volontà popolare.
Alcuni risultati elettorali hanno sbugiardato quasi tutti i sondaggi, primi tra tutti la vittoria della Brexit in Gran Bretagna o quella di Donald Trump negli Stati Uniti. E’ esplosa un’ondata di “panico morale”: la Verità è affogata, sommersa dalle Bufale, a cominciare dal quelle che tracimano dai social network.
La prima considerazione riguarda i sondaggi: il Premio per la Bufala dell’Anno va a chi ha diffuso previsioni così clamorosamente sbagliate e così influenti, dato che i sondaggi influenzano il voto.
Quella dei sondaggi fuori bersaglio non è stata l’unica “post-verità” che ha inquinato il 2016.
Craig Silverman, il fondatore di BuzzFedd, ha dimostrato che nel corso della campagna elettorale che ha portato alla vittoria di Donald Trump le “fake news”, spesso prodotte da siti “iper-partigiani”, hanno generato più coinvolgimento di quelle vere, diffuse dagli organi di stampa tradizionali, quelli considerati prestigiosi e autorevoli perché praticano sistematicamente il “fact checking”.

In the final three months of the US presidential campaign, the top-performing fake election news stories on Facebook generated more engagement than the top stories from major news outlets such as the New York Times, Washington Post, Huffington Post, NBC News, and others, a BuzzFeed News analysis has found.
During these critical months of the campaign, 20 top-performing false election stories from hoax sites and hyperpartisan blogs generated 8,711,000 shares, reactions, and comments on Facebook.
https://www.buzzfeed.com/craigsilverman/viral-fake-election-news-outperformed-real-news-on-facebook?utm_term=.os4Ralylz#.ydpoBxrxz

Ecco i tre grafici che illustrano l’articolo. Se volete lanciare una campagna di Bufale online, vi possono dare qualche utile suggerimento.

Verità: le 5 notizie vere di maggior successo su Facebook durante la campagna elettorale americana (fonte: BuzzFeed).

Bufale: le 5 notizie false di maggior successo su Facebook durante la campagna elettorale americana (fonte: BuzzFeed).

Verità e Bufale: chi ha vinto? (fonte: BuzzFeed).

Ma l’analisi dei falsi avrebbe dovuto dare un avvertimento anche ai sondaggisti: se milioni di persone decidono di andare a vedere o di mettere “mipiace” su quei fake, e non su altri, forse sta lanciando un messaggio… Certamente la loro scelta è distorta da emozioni e pregiudizi, ma resta una scelta precisa.
L’invasione delle bufale social si è allargata all’Italia in occasione della campagna per il Referendum Costituzionale, come ha dimostrato un’indagine del sito Linkiesta.

Nei due mesi prima del referendum costituzionale del 4 dicembre, la singola notizia sul tema più condivisa sui social network era falsa. Nella classifica dei primi dieci link per coinvolgimento da parte degli utenti, le notizie false o scorrette pareggiano quelle vere per cinque a cinque.
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/12/02/referendum-le-notizie-piu-condivise-sono-delle-bufale/32616/

Bufale e verità: le 10 notizie di maggior successo su Facebook nel corso della campagna per il Referendum (fonte: Linkiesta).

https://docs.google.com/spreadsheets/d/1GsWAYZL9Vmgx_0Jsl3fg8745AE1QSqvf6LtoEop2zAQ/edit#gid=0

Bufala: Paolo Gentiloni non ha mai detto “Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi”.

Le bufale non sono solo frutto della fantasia o della paranoia di qualche lupo solitario, o la trovata di un blogger in cerca di facile notorietà. Per quanto riguarda l’Italia, Paolo Attivissimo, giornalista informatico che da anni si occupa di bufale e teorie del complotto, ha scoperto che diverse “fake news Made in Italy” di grandissimo successo sono nate in Bulgaria e fanno parte di un’abile e spregiudicata strategia di massimizzazione dei clic. L’indagine, svolta con la collaborazione tecnica di Dadid Puente, è partita da una bufala che aveva per protagonista il neo-Presidente del Consiglio. Il liberogiornale.com, un sito di “satira e finzione” (come può leggere in caratteri piccolissimi in un angolo ben nascosto, gli attribuiva un’affermazione destinata a suscitare indignazione… ma falsa: “Gentiloni choc: ‘Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi”.

Liberogiornale.com fa parte di una galassia di siti bufalari che spesso storpiano in modo ingannevole i nomi di testate giornalistiche molto note, come Ilfattoquotidaino.com (non è un refuso: è proprio quotidaino), News24tg.com o Gazzettadellasera.com.
L’intento sembra piuttosto evidente: ingannare i lettori facendo credere che le notizie pubblicate provengano da testate autorevoli e incassare grazie al traffico pubblicitario derivante dalla frenetica condivisione.
http://attivissimo.blogspot.it/2016/12/il-cinico-business-delle-bufale-prima.html

Qualcuno potrebbe obiettare che le Bufale esistono da sempre. La più grande bufala degli ultimi anni non l’ha messa in circolazione un hacker ucraino pagato dai servizi segreti di Puntin. L’hanno messa in circolazione la Cia, il Pentagono e la Casa Bianca per giustificare la guerra contro Saddam Hussein.

Bufala: Saddam Hussein dispone di armi di distruzione di massa

Bufala: “Saddam Hussein dispone di armi di distruzione di massa”.

Espressioni e termini come “esodati”, “incapienti”, “danni collaterali”, “missioni umanitarie”, eufemismi con patina politicamente corretta, sono grossolane falsificazioni della realtà. Per i nazisti, gli ebrei erano “Luftmesch”, “uomini d’aria”, uomini privi di radici nella terra, e dunque potevano e dovevano essere spazzati via.

Dario Antiseri

Che il dibattito stesse prendendo una piega ridicola e torbida se n’è accorto subito un filosofo come Dario Antiseri, con le sue solide radici liberali.

«Nel campo di coloro che cercano la verità non esiste nessuna autorità umana; e chiunque tenti di fare il magistrato viene travolto dalle risate degli dèi». È questo il messaggio epistemologico di Albert Einstein; lo stesso di quello di Karl Popper: «Tutta la nostra conoscenza rimane fallibile, congetturale. La scienza è fallibile perché la scienza è umana». E ancora: evitare l’errore ammonisce Popper è un ideale meschino; se ci confrontiamo con problemi difficili, è facile che sbaglieremo; l’importante e la cosa più tipicamente umana è apprendere dai nostri errori. L’errore individuato ed eliminato costituisce il debole segnale rosso che ci permette di venire fuori dalla caverna della nostra ignoranza.
Dario Antiseri, Il segreto della libertà è nel dibattito critico. E non nelle istituzioni, “il giornale”, 11 agosto 2016

Antiseri avrebbe potuto aggiungere all’elenco, dopo Einstein e Popper, anche il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg, secondi il quale la verità, a certi livelli, è probabilità; e il teorema di Godel, che dimostra che in ogni sistema logico sufficientemente complesso esistono proposizioni che non sono né vere né false, ma indecidibili.
Tuttavia il buonsenso e un pizzico di memoria storica, per non parlare della filosofia, non possono arrestare il panico morale. Non basta nemmeno l’ironia di Roberto D’Agostino, l’inventore del sito di gossip estremo Dagospia:

La post-verità è una definizione usata dai rosiconi che non sono entrati nel ventre della balena del web e quindi non riescono a interpretare i tempi. Parliamo di giornalisti le cui testate hanno avallato per anni bugie ed idiozie di ogni tipo. La post-verità semmai è quella costruita dai giornalisti. Chi vi ha aderito poi si è sorpreso per Grillo, per la Brexit, per la vittoria di Trump e per quella del no al referendum in Italia. Ci raccontano un mondo che non esiste più e chiamano post-verità quello reale.
http://vittoriozincone.it/2016/12/23/roberto-dagostino-sette-dicembre-2016/

Non c’è da meravigliarsi allora se qualcuno sta pensando di istituire il…

Ministero della Verità

Mark Zuckerberg: “Facebook è una media compamy”

Nell’anno della Bufala si discute accanitamente della responsabilità dei social network nella proliferazione della bovina ingannatrice. L’imputato è ovviamente Facebook. La linea ufficiale del social network fondato e diretto da Mark Zuckerberg era sempre stata chiara. Lo stesso Zuckerberg l’aveva ribadita in agosto a Roma, nel corso di un incontro alla Luiss:

Siamo una azienda hi-tech, non una azienda dei media. Costruiamo gli strumenti per i media. I media sono necessari, ma lo sono altrettanto i social network ben più diversificati e capaci di dar voce a opinioni opposte.
http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2016/08/29/news/mark_zuckerberg_a_roma-146835732/

Dunque Facebook non si riteneva (e non si ritiene) responsabile dei contenuti postati dagli utenti, a differenza di quanto accade a chi gestisce un blog, considerato dalla legge penalmente e civilmente responsabile dei contenuti postati sul suo sito. Le leggi sulla diffamazione, attualmente in vigore nel nostro paese, che in Italia non difendono il diritto alla verità ma la reputazione, producono decine di cause, spesso intentate a scopo intimidatorio da politici, grandi aziende e star dello spettacolo.
Tuttavia già nel dicembre 2015 Facebook aveva annunciato un “servizio anti-bufale”, in collaborazione con siti come Snopes, Abc News, Associated Press, FactCheck.org, Politifact. Adam Mosseri, vice presidente di Facebook a capo della divisione News Feed, spiegava sul suo blog:

Dare voce alle persone è una cosa in cui crediamo e non possiamo diventare arbitri della verità. Per questo stiamo affrontando il problema con grande cautela.
http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/12/15/news/facebook_primo_stop_alle_notizie_bufala-154190080/

Considerata l’epidemia di bufale del 2016, la cautela deve essere stata eccessiva. Di fronte alla successiva ondata di panico morale, persino Zuckerberg ha dovuto fare qualche concessione: “Sì, siamo una media company. Anche se non tradizionale. (…) Costruiamo tecnologie e ci sentiamo responsabili su come vengano usate”.
http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2016/12/22/news/facebook_cede_siamo_una_media_company_zuckerberg_ammette_le_responsabilita_della_piattaforma-154658503/

Nel novembre 2016 Adam Mosseri, vicepresidente di News Feed, ha illustrato il funzionamento del meccanismo contro le fake news che Facebook mette a disposizione degli utenti, che potranno segnalare le notizie noiose e le bufale.

Bufale: come denunciare le fake news su Facebook.

Bufale: come denunciare le fake news su Facebook.

In realtà, Facebook filtra da tempo i contenuti con estrema attenzione: l’algoritmo che regola il NewsFeed, ovvero le notizie che vede ciascun utente, seleziona i messaggi sulla base di diversi parametri, in modo che risultino interessanti e non provochino irritazione.

Auto-censura: sulla sua pagina Facebook Elisa Barbari racconta la censura cxhje ha subito da Facebook.

Insomma, Facebook sa già quali sono le nostre bufale preferite e ci mostra solo quelle, in modo che le gratifichiamo con il nostro “mipiace”. Infatti diventano virali.
Il meccanismo contro le fake news è previsto per ora soltanto negli USA. In altri paesi come l’Iran, la Cina o la Turchia sono già attivi efficaci sistemi di filtraggio di regime che eliminano già le notizie sgradite.
Continua invece a restare efficace il filtro per le immagini pornografiche: come ha raccontato ilpost, la foto della statua del Nettuno che campeggia a Bologna è stata prontamente rimossa: “l’inserzione non è stata approvata in quanto viola le linee guida sulle pubblicità di Facebook perché presenta un’immagine con contenuto esplicitamente sessuale che mostra eccessivamente il corpo o si concentra su parti del corpo senza che sia necessario. Non è consentito l’uso di immagini o video di nudo o di scollature troppo profonde, anche se per fini artistici o educativi”.
Facebook vede e ha sempre visto benissimo cazzi e fighe, tette e culi. E li censura. Le palle fa più fatica a vederle. Per alcuni bisogna spararle più grosse, per altri è meglio regalare a Facebook un bel microscopio.

Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati

Il 29 novembre 2016, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, si è tenuto il convegno “Non è vero ma ci credo. Vita, morte e miracoli di una falsa notizia”, introdotto dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, e moderato da Paolo Attivissimo, giornalista informatico e “cacciatore di bufale”. Hanno partecipato tra gli altri Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei media digitali, Ida Colucci, direttice del Tg2, Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, Walter Quattrociocchi, direttore del Laboratorio computational social science Imt di Lucca, Luca Sofri, direttore del Post, Martina Pennisi, giornalista del “Corriere della Sera”, Arianna Montanari, professoressa di Sociologia dei fenomeni politici presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Jacopo Iacoboni, giornalista della “Stampa”; David Puente, blogger, Rosy Russo, coordinatrice di Parole O_Stili.
Qualche settimana più tardi, forte della base teorica offerta dal Convegno, forse turbata dal risultato del referendum Costituzionale e da qualche tragico caso di cronaca, la Presidente della Camera ha deciso di “lanciare un appello ai cittadini italiani, a tutti quelli che vogliono dare una loro partecipazione contro la disinformazione e le notizie false per la tutela del loro diritto a essere informati correttamente”. Per ottenere l’ambizioso obiettivo di smascherare le fake news coinvolgendo i social network, è stata annunciata un’azione concreta:

Sono in contatto con esperti, i cosiddetti debunker: il debunking è l’attività che smaschera le bufale. Sono Paolo Attivissimo (Il Disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi del CSSLab dell’IMT di Lucca e consegneremo l’appello ai grandi social network che devono essere seri.
http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2016/12/15/news/boldrini_lancero_un_appello_ai_cittadini_per_per_smascherare_le_bufale_web_-154161688/

Debunking rischia di essere un innovativo eufemismo anglofilo per una attività piuttosto antica.

Andrea Orlando, Ministro della Giustizia

Anche il Ministro della Giustizia è preoccupato per il dilagare delle fake news e lo dichiara in una intervista al “Foglio”.

È bene che la politica faccia la sua parte e che provi con tutte le forze a disincentivare l’affermazione delle post verità.(…) Qui non stiamo parlando solo di Facebook, stiamo parlando del futuro della nostra democrazia.
http://www.ilfoglio.it/politica/2016/12/27/news/facebook-fake-news-problema-democrazia-intervista-andrea-orlando-112612/

Si potrebbe anche essere d’accordo, se i politici non fossero i primi a diffondere in tutti i talk show dati falsi o stiracchiati per sostenere le loro tesi, se non lanciassero in ogni campagna elettorale promesse impossibili da mantenere…
Forse è meglio ripensare a quello che ci ha insegnato Socrate, mentre la cicuta gli raffreddava le membra: la democrazia non è un problema di verità ma di opinione, di doxa.

Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Antitrust

Contro le fake news il Presidente dell’Antitrust ha lanciato una vera e propria crociata, compresa una intervista al “Financial Times”, l’organo dell’oligarchia finanziaria, il 30 dicembre 2016. Infaticabile, deve aver passato il Capodanno a scrivere una ampia lettera al direttore del “Corriere della Sera”. Non è possibile affidarsi unicamente agli algoritmi di Facebook, anche “se dovesse introdursi il principio, recentemente proposto, secondo cui i social media dovrebbero essere responsabili per i contenuti che ospitano, visto che per evitare responsabilità il controllo diventerà più penetrante”. Malgrado la buona volontà proclamata da Zuckerberg, non “è possibile affidare ad una compagnia multinazionale il controllo dell’informazione sulla Rete (una sorta di censura privata)”. E’ dunque necessario un filtro per bloccare la diffusione di false notizie.

Potrebbero introdursi istituzioni specializzate, terze e indipendenti che, sulla base di principi predefiniti, intervengano successivamente, su richiesta di parte e in tempi rapidi, per rimuovere dalla Rete quei contenuti falsi o illegali o lesivi della dignità umana (non dimentichiamo il caso recente della ragazza napoletana che si è uccisa dopo la diffusione virale sulla Rete di un suo video che doveva restare privato).
Giovanni Pitruzzella, Quel filtro necessario per le notizie false sul web, “Corriere della Sera”, 2 gennaio 2017

Il Ministero della Verità

Tra i quattro ministeri dello stato immaginario di Oceania, descritto da George Orwell in 1984, c’è il Ministero della Verità, che in neolingua si dice Miniver. Si occupa dell’informazione e della propaganda e ha sede in un grande palazzo di forma piramidale in cemento bianco, che sale a gradini per un’altezza di cento metri. Sulla facciata si possono leggere tre slogan del partito del Socing: “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”.
Il Miniver produce propaganda di partito, editoria, programmi radiotelevisivi, ma anche la letteratura. Non si limita a realizzarlo: quando necessario, si occupa anche di rettificarlo, ossia di riscriverlo, e di fatto anche falsificarlo, per renderlo conforme alle direttive e all’ideologia del partito.

Beppe Grillo, cittadino

A ribellarsi contro qualunque ipotesi di Ministero della Verità è stato Beppe Grillo, con l’abituale garbo, in un post del 30 dicembre:

Purtroppo Pitruzzella non è un pazzo solitario. Il premier fotocopia Gentiloni ieri ha detto che gli strappi nel tessuto sociale del Paese sono causati anche da Internet. Per il sempregrigio Napolitano “la politica del click è mistificazione”. Renzi è convinto di aver perso il referendum per colpa del web: “Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità”. I travestiti morali sono abituati alla TV, dove se vai con una scheda elettorale falsa i giornalisti ci credono, ma se lo fate sul web i cittadini ve lo dicono che siete dei cazzari, non prendetevela.
Tutti uniti contro il web. Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li sputtana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno.
http://www.beppegrillo.it/2016/12/le_post-cazzate_dei_nuovi_inquisitori.html

Anche Grillo, come Pitruzzella, ha però passato il Capodanno a riflettere sulla Strage delle Bufale. Il 3 maggio, per smentire chi lo etichetta come “populista”, ha proposto l’istituzione di tribunali popolari per giudicare gli untori di false notizie:

Anti-bufale: i Tribunali Popolari invocati da Beppe Grillo.

Anti-bufale: i Tribunali Popolari invocati da Beppe Grillo.

I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate.
Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. Così forse abbandoneremo il 77° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa.
ghttp://www.ilblogdellestelle.it/una_giuria_popolare_per_le_balle_dei_media.html

Così i media tradizionali sono sistemati. Per quanto riguarda invece i fake diffusi dai social, la giuria popolare sarebbe inutile: sono proprio i milioni di clic della “gente” a renderli trending topic e dunque a legittimarli…

Il Contro-Ministero della Verità

Se davvero l’aspirazione condivisa da tutti fosse la verità, chi la ricerca e la diffonde dovrebbe essere premiato.
Bradley Manning, Julian Assange e Edward Snowden hanno detto la verità. Forse non l’hanno detta nei dovuti modi, ma lo hanno fatto. Dovremmo tutti essere grati al loro coraggio, o alla loro incoscienza, o al loro cinismo, se è stata fatta piazza pulita di molte fake news. Se ci sono degli eroi nella guerra contro le bufale, sono loro.

Verità: le ha diffuse Julian Assange.

Verità: le ha diffuse Julian Assange.

Julian Assange attraverso wikileaks ha pubblicato oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Dal 2012 è asserragliato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, inseguito da una richiesta di estradizione per reati sessuali, assediato e controllato da decine di poliziotti. Nel 2013 gli hanno dedicato un film, Il quinto potere (The Fifth Estate), regia di Bill Condon: a interpretare Assange sul grande schermo, Benedict Cumberbatch.
Edward Snowden, ex tecnico della CIA, ha rivelato pubblicamente i dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti, in uno sforzo “per informare il pubblico su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro”.

Verità: le ha diffuse Edward Snowden.

Verità: le ha diffuse Edward Snowden.

Le sue rivelazioni hanno confermato che la sorveglianza della NSA negli Stati Uniti è più invasiva di quanto non si pensasse. Accusato dalle autorità americane di furto di proprietà del governo, comunicazione non autorizzata di informazioni della difesa nazionale e comunicazione volontaria di informazioni segrete con una persona non autorizzata, nell’agosto 2013 ha chiesto e ottenuto dalla Russia asilo politico temporaneo. Il 29 ottobre 2015 il Parlamento europeo con 285 voti a favore (contro 281 contrari), ha chiesto agli stati membri di offrire protezione e di ritirare ogni impugnazione penale nei confronti di Edward Snowden ed evitare che venga concessa l’estradizione o consegna a Paesi terzi “riconoscendo il suo statuto di informatore e di difensore internazionale dei diritti umani”.
Nel 2016 Oliver Stone gli ha dedicato il film omonimo, protagonista Joseph Gordon-Levitt.

Verità: le ha diffuse Bradley Manning

Verità: le ha diffuse Bradley Manning.

Chelsea Elizabeth Manning (nata Bradley Edward Manning) è stata condannata nell’agosto 2013 a 35 anni di carcere per aver trafugato e trasmesso a wikileaks, che li ha poi diffusi, decine di migliaia di documenti riservati raccolti mentre svolgeva il suo incarico di analista di intelligence durante le operazioni militari in Iraq. Tra i documenti, alcuni dossier che riguardavano l’omicidio di diversi civili disarmati da parte dell’esercito americano. Immediatamente dopo la condanna, Manning ha pubblicamente reso noto di non riconoscersi nel genere maschile e ha cominciato una trattamento ormonale utile per il cambio di genere.
Nel corso del 2016, sono stati numerosi i giornalisti e gli scrittori processati, arrestati, condannati e uccisi per aver cercato di raccontare la (loro) verità.
Il 7 gennaio 2015 la redazione di “Charlie Hebdo” è stata sterminata per “blasfemia”, legittimando i successivi attentati in Europa.
Come ha denunciato “The Economist” nell’estate 2016: “Under attack. Curbs on free speech are growing tighter. It is time to speak out”.

Intolerance among Western liberals also has wholly unintended consequences. Even despots know that locking up mouthy but non-violent dissidents is disreputable. Nearly all countries have laws that protect freedom of speech. So authoritarians are always looking out for respectable-sounding excuses to trample on it.
http://www.economist.com/news/leaders/21699909-curbs-free-speech-are-growing-tighter-it-time-speak-out-under-attack

Gli attacchi alla libertà di stampa nelle democrazie occidentali hanno conseguenze drammatiche, perché giustificano le limitazioni alla libertà d’espressione nei regimi illiberali.
La libertà d’espressione è un diritto che va difeso a ogni costo. Pensare di limitarla rischia di avere conseguenze molto peggiori dei mali che vuole eliminare. Quando divulgare la verità diventa impossibile, proliferano inevitabilmente le teorie del complotto, con il loro seguito di Bufale.
La libertà di stampa è un diritto sempre precario: si basa su alcuni principi, ma si pratica attraverso una lunga e complessa battaglia quotidiana, in quel “campo di forze” che è un organo di informazione.
Per farsi un’idea di quanto sia difficile, complesso e delicato combattere per la libera informazione in una società come quella italiana, democratica ma fragile e con molti poteri forti, basta leggere Il cuore del potere di Raffaele Fiengo, storico giornalista del “Corriere della Sera”: decenni vissuti tra pressioni, scandali, ricatti, censure e autocensure, dove diventa molto difficile condurre la propria battaglia. Non è solo questioni di diritti, per i quali bisogna lottare, o di buona volontà.

Le grandi trasformazioni e la velocità fisica e virtuale delle comunicazioni, rendono indispensabile l’informazione onesta e indipendente, a tutti i livelli. Gli Stati, gli organismi economici e i leader politici di fronte alle paure si piegano facilmente alle ondate demagogiche e agli interessi particolari dei poteri. Unico antidoto, la crescita culturale dei singoli.
la facilitata propagazione delle informazioni (overload) e degli stati d’animo più immediati (populismo) può avere, per le comunità, un senso compiuto solo se i fatti vengono interpretati correttamente da fonti credibili e in grado di farsi sentire.
Raffaele Fiengo, Il cuore del potere. Il “Corriere della Sera” nel racconto di un suo storico giornalista, Chiarelettere, Milano, 2016. pp. 5-6.

L’anno dell’Allodola

Nel 2017 verranno organizzate massicce cacce alla Bufala.
Alcune verranno proposte da qualche Ministero della Verità, come il Santo Uffizio che perseguitò Galileo Galilei per la sua Bufala eliocentrica. In pratica si tratterà di decidere quali sono le Bufale che possono circolare liberamente, ovvero quelle tollerate o diffuse dai Ministeri della Verità, e quelle che invece devono essere abbattute. Questa censura diventerà ben presto ottusamente burocratica.
Altre censure arriveranno dai Tribunali del Popolo. Il modello è quello della Caccia alla Streghe, o della Caccia all’Untore. Vanno in questa direzione le proposte di Facebook, che chiede ai suoi utenti di denunciare chi diffonde fake news; e di Beppe Grillo.
Non tutte le Bufale galoppano nelle praterie infinite dei social network brucando milioni di tweet. Ma perché la gente abbocca alla fake news? O meglio, perché abbocca a certe fake news e non ad altre? Le fake news che attirano milioni di clic devono essere credibili, almeno agli occhi di chi legge; ma devono anche intercettare un desiderio, o una paura, largamente condivisa. Facebook e il blog di Beppe Grillo, così come i lestofanti che producono fake news a raffica ma anche i siti dei maggiori organi di onfromazione italiani, con la “colonnina dell’infamia” popolata di calciatori, tette e culi, funzionano esattamente su questi principio: selezionano o costruiscono notizie vere (o credibili) che intercettano le attese del pubblico. Con una aggravante: come spiega Manuela Castells in Comunicazione e potere, “gli individui tendono a selezionare le informazioni in modo da favorire le decisioni che sono già inclini a prendere”.

Il processo decisionale ha due percorsi, uno basato sul ragionamento per frame, l’altro direttamente emotivo. Ma la componente emotiva può agire sulla decisione direttamente, o indirettamente marcando il ragionamento che riduce lo spazio decisionale in base alla passata esperienza.

Insomma, siamo patologicamente attratti dalle Bufale, che rafforzano i nostri pregiudizi: è la trappola cognitiva nota come Pregiudizio di conferma. Eliminare le bufale usando il Ministero della Verità o i Tribunali Popolari non è solo una cattiva idea. E’ un progetto difficilmente realizzabile che rischia di rivelarsi inefficace.

Caccia alle allodole.

Caccia alle allodole.

Ci vuole davvero poco per capire che il vero problema non sono le Bufale. Certo, i fabbricanti di Bufale professionali sono cinici e bari, abilissimi nel manipolare e catturare l’attenzione con attrazioni lampeggianti, che accendono effimere emozioni e desideri.
Per attirare le allodole, i cacciatori conficcano nel terreno un bastoncino sul quale è imperniata una rotella girevole di legno rivestita di frammenti di specchio: gli uccelli accorrono, attirati dal baluginio del sole.
Anche in Rete: basta un attimo, uno scintillio, e scatta il clic.
Il problema non sono le Bufale, ma le Allodole: quelle che vedono un lampo tra le foglie e l’erba, e ci cascano. Imprigionare o addomesticare le Bufale è molto difficile e probabilmente inutile. Forse è meglio fare in modo che le Allodole diventino un po’ meno ingenue. Fuori di metafora, più cultura e meno censura.

GIULIETTA
Vuoi andare già via? Ancora è lontano il giorno:
non era l’allodola, era l’usignolo
che trafisse il tuo orecchio timoroso:
canta ogni notte laggiù dal melograno;
credimi, amore, era l’usignolo.

ROMEO
Era l’allodola, messaggera dell’alba,
non l’usignolo. Guarda, amore, la luce invidiosa
a strisce orla le nubi che si sciolgono a oriente;
le candele della notte non ardono più e il giorno
in punta di piedi si sporge felice dalle cime
nebbiose dei monti. Devo andare: è la vita,
o restare e morire.

Nel 2017 si ingegneranno in molti a rendere più savie le Allodole.
Verranno compilati Manuali di autodifesa per Allodole e Decaloghi per Allodole consapevoli, si proporranno Corsi di formazione per Allodole e Scuole di Alta Formazione per Formatori di Allodole. Si stileranno elenchi di Fonti autorizzate per Allodole e Fonti Altamente Infettive. Tra i best seller dell’anno, L’allodola Jonathan Livingstone, L’allodola che volle farsi Aquila e Allodola nel paese della Post-Verità.

Censura o cultura?

Il dilemma è semplice.
Mantenere le Allodole in una condizione di inferiorità, tutelandole in modo paternalistico, ovvero autoritario, oppure scatenando i peggiori istinti della folla contro gli Untori dell’Informazione.
Oppure provare a far crescere le Allodole, dotandole di strumenti informativi ma soprattutto critici, ovvero culturali e di pensiero, in modo da evitare Specchietti e Trappole.
Insomma, Censura o Cultura?

Nota bibliografica

Anche questo oroscopo, come tutti gli oroscopi, è una Bufala. Ma questa Bufala nasce da un’attenta ricerca e analisi, a partire dalle informazioni offerte dalle più autorevoli testate nazionali.
In particolare grazie a:

Rob Breszny, Internazionale.
Horus, la repubblica.
Marco Pesatori, D – la Repubblica delle Donne.
Laura Tuan, Io Donna – Corriere della Sera.
La solidarietà di @olivieropdpGO va a Paolo Fox, che 1° gennaio ha dovuto rinviare le sue previsioni per l’anno 2017 al giorno successivo, a causa dello speciale sull’attentato di Istambul (che evidentemente non aveva previsto), tra l’indignazione e le proteste dei suoi fan.

Share



Scrivi un commento