A sud del Mediterraneo: spazi indipendenti e spazi pubblici

L'intervento in occasione delle Buone Pratiche “Nuovi spazi, nuove creatività, nuove professioni, nuovi pubblici” del 4 marzo 2017

Pubblicato il 11/11/2017 / di / ateatro n. #BP2017 , 160 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Nel sud del Mediterraneo, in questi ultimi anni, sono nati tanti spazi culturali indipendenti. Queste nuove realtà si aggiungono a un sistema di spazi istituzionali sparsi in tutta la regione, che soffrono tuttavia della mancanza di tecnica e risorse economiche che permettano di farli funzionare a pieno regime.

Nonostante il dinamismo che li caratterizza, infatti, gli spazi “alternativi” sembrano spesso invisibili al di fuori del proprio contesto; sulle nostre sponde arriva infatti solo l’eco di quei pochi luoghi che sono riusciti a inserirsi nelle dinamiche globali e/o a rendersi ben visibili grazie ai mezzi digitali.

La cosiddetta primavera araba, nell’accordare la libertà di associazione, ha segnato un’accelerazione per la costituzione di nuovi spazi culturali: un fenomeno cui vale la pena di dedicare attenzione.

Ad un’analisi attenta, si nota quanto i movimenti e le tendenze che hanno portato al proliferare di questi nuovi centri culturali abbiano origini lontane, che esperti e studiosi del settore avrebbero potuto già sottolineare da un decennio a questa parte. Malgrado ciò, la tendenza è stata quella di dare una lettura superficiale di questi fenomeni e garantire invece spazio alle istituzioni riconosciute, che non interferivano con la politica di controllo sociale esercitata in queste aree dal potere esecutivo. Dal nord Africa al Medio Oriente, sono emersi ora nuovi spazi dove la destinazione d’uso originaria è trasformata per permettere ad artisti e operatori culturali di lavorare e accogliere, finalmente, un nuovo pubblico, che risulta molto curioso e attento alle proposte di questi centri di produzione artistica.

Dopo l’euforia delle contestazioni, qualche progetto più fragile è già stato sepolto, ma altri hanno invece continuato il loro percorso.

Questi spazi sono nati dalla volontà di compagnie e di operatori già inseriti nel contesto culturale ma anche dall’azione di singoli artisti; luoghi ideati per rispondere alle esigenze dei loro progettisti, liberi da qualsiasi quadro istituzionale o da contingenze legate all’ottenimento iniziale di fondi, in quanto iniziative private realizzate con risorse proprie.

In questo senso, ogni spazio racconta una propria storia che s’inserisce in un contesto artistico, politico e sociale ben distinto. Nonostante la diversità di queste iniziative, si può tentare d’individuare qualche tendenza che le accomuna.

 

Scenari architettonici

Una grande quantità dei neonati spazi prendono vita in semplici case, più o meno riadattate a questo scopo.

Alcuni esempi fra i tanti:

  • la fotografa Linda La Khoury ha rinnovato un appartamento abbandonato di Amman trasformandolo in caffé-galleria, dove sono ospitate opere di giovani artisti (Fann wa Chai);

Fann Wa Chai – Amman, Jordan

Fann Wa Chai – Amman, Jordan

 

 

 

 

 

 

 

  • sempre nella capitale giordana, un gruppo di artisti ha invece affittato una casa di carattere classico, in un contesto tranquillo e con disponibilità di uno spazio esterno dove si organizzano workshop artistici e di gestione culturale (JAT, Jordan Art Treasury);

JAT (Jordan Art Treasury) – Amman

JAT (Jordan Art Treasury) – Amman

 

 

 

 

 

 

 

  • a Marrakech, un’altra fotografa, Laila Hida, ha messo radici in una casa tradizionale (riyad) nel centro della medina per aprire Le 18 (Derb el Ferrane), con un programma eventi multidisciplinari e dibattiti oltre all’organizzazione di residenze artistiche;

 

Le 108 – Marrakech

 

 

 

 

 

 

 

  • a Tunisi, Wassim Ghozlani, ancora un fotografo, ha investito insieme all’architetto Olfa Feki su una casa elegante del quartiere residenziale Mutuelville, La Maison de limage, per ospitare mostre e offrire vari servizi quali co-working, studio di registrazione, sala cinema, etc.;
  • le case sono anche diventate scene occasionali, come nella manifestazione “Hors lits” promossa dal coreografo Selim Bensafia, che programma percorsi di brevi pièces coreografiche in appartamenti privati temporaneamente trasformati in spazi artistici.

In altri casi, gli spazi hanno subito metamorfosi più radicali: Mass’art a Tunisi ha trasformato un ex-garage in teatro, mentre in Marocco Il Tabadoul e l’Uzine, rispettivamente a Tangeri e Casablanca, hanno trovato posto in edifici post industriali ora scenari di prove, workshop, spettacoli musicali e di performing arts.

Infine, artisti e operatori culturali hanno cominciato a utilizzare nuovamente gli spazi pubblici. Dopo essere stati prima sinonimo di luoghi proibiti e generatori di conflitti, poi di mobilitazione cittadina e infine di liberazione durante le rivolte, le piazze e le strade offrono oggi un nuovo palcoscenico che permette di raggiungere un pubblico più ampio e nuovo.

 

Gestione e modelli di produzione

Per quel che riguarda l’analisi degli aspetti organizzativi, gli spazi indipendenti sono generalmente diretti da un piccolo team (da 1 a 4 persone) agile e dinamico, dall’alta professionalità e a volte portatore di relazioni internazionali, economicamente autosufficiente o altresì capace di individuare risorse finanziarie presso fondazioni e programmi regionali.

Malgrado le opportunità siano ancora scarse, occorre dire che ai tradizionali finanziatori culturali nord europei – in particolar modo francesi, inglesi, svedesi e olandesi – e alle fondazioni americane, stanno di recente aggiungendosi nuove realtà che contribuiscono a rendere più dinamica la scena culturale di questi paesi.

Non esiste un modello unico ma, al contrario, un’ampia varietà di proposte che combinano diverse attività, mischiando discipline artistiche e destinazioni d’uso. Si tratta spesso di progetti ibridi in cui il modello economico impone di trovare risorse proprie.

Si nota una grande attenzione e reattività all’ambiente e al contesto in cui questi nuovi spazi si collocano.

In certi casi, si è trattato di un adattamento spontaneo e non previsto. Quando Leila Hida decise di lanciare il 108 a Marrakech, non sapeva cosa sarebbe diventato: il progetto dello spazio ha preso forma poco a poco proprio attraverso la realizzazione delle prime iniziative, le reazioni del pubblico – giunto molto più numeroso di quanto lei stessa non s’aspettasse – e della comunità artistica e culturale della città, che ha identificato il 108 come luogo per avviare attività “fuori le mura” nel centro popolare della città.

Un’altra caratteristica gestionale comune ad alcuni spazi e piuttosto inusuale nella regione risiede nella capacità di costruire a collaborazioni fra colleghi dello stesso territorio.

A Tangeri, i direttori di tre spazi nati negli ultimi anni – lo spazio per lo spettacolo Tabadoul, la galleria d’arte visiva Al Mahal e lo spazio di produzione del progetto Think Tanger – condividono informazioni e si incontrano regolarmente. Lo stesso succede a Tunisi nell’ambito della danza contemporanea, dove la “nuova generazione” è impegnata a promuovere comportamenti solidali all’interno di questa comunità. Sulla scena internazionale, stanno emergendo nuove dinamiche grazie ai vari progetti in sopporto alla mobilità, come il fondo Roberto Cimetta o il programma Med Culture, che organizza workshop regionali e finanzia “microprogetti”, offrendo nuove opportunità per implementare partenariati.

 

Valenza sociale e politica

I luoghi capaci di ospitare il dibattito e il confronto con nuove idee e nuove estetiche contribuiscono in maniera strategica a costruire l’immaginario e l’identità di una società: in questo senso, gli spazi culturali alternativi hanno assunto una forte valenza politica e sociale.

L’ubicazione di più spazi in zone popolari e contesti sensibili e/o l’impegno nel raggiungere un pubblico nuovo mostrano la volontà di contribuire alle dinamiche di democratizzazione in corso e/o di lottare contro le tendenze autoritarie di alcuni paesi, a cominciare dall’Egitto. In questa regione, il lavoro per sensibilizzare il pubblico è ancora poco strutturato, ma si possono notare diverse nuove iniziative in questo senso.

Per esempio, la galleria-caffé promossa da Linda El Khoury ad Amman rivendica tra i suoi obiettivi quello di avvicinare all’arte persone che, a priori, sarebbero poco inclini a spingere la porta di un museo o di una galleria scura e intimidatoria.

Da questo punto di vista, l’utilizzo dello spazio pubblico appare particolarmente emblematico e rappresentativo della complessità che le iniziative culturali si trovano ad affrontare in questa regione, ma anche della risonanza che queste attività cominciano a riscuotere. È necessario avere una conoscenza approfondita di questi contesti e della loro storia per non dimenticare che si tratta di “realtà sensibili” e che esistono leggi – scritte e non – che regolano questi spazi sia a livello sociale che politico.

Le 108 – Marrakech

Ogni area offre esempi specifici: in Giordania, il successo dell’iniziativa promossa dalla musicista e produttrice Russol El Nasser, che organizzava concerti su balconi privati – ossia spazi privati che diventavano pubblici – , appariva come un progetto particolarmente audace e non privo di pericolo, soprattutto quando veniva realizzato nelle regioni fuori dalla capitale.

In Egitto, dove tutti i raduni nello spazio pubblico sono considerati, a priori, come movimenti di contestazione del potere, il Teatro Al Madina di Alessandria d’Egitto ha dovuto immaginare delle soluzioni per poter implementare la sua attività di teatro di strada. Guadagnandosi la “protezione” e l’adesione al progetto di commercianti locali e venditori ambulanti, il team del teatro è riuscito non solo ad attrarre un largo pubblico, ma anche a trasformare quest’esperienza in un’azione di advocacy. Il team di Al Madina ha proposto al Parlamento egiziano la soppressione della presunzione di contestazione per i raduni nello spazio pubblico ed oggi questa modifica di legge è in discussione.

Anche se poca conosciuta, la scena culturale nel sud del Mediterraneo è caratterizzata da un dinamismo che si esprime con forza nei molti nuovi spazi che sono sorti su tutto il territorio. Sebbene la loro condizione economico organizzativa sia spesso fragile, la capacità di questi nuovi centri culturali di porsi come centro di aggregazione e di sapersi confrontare con contesti a volte privi di alternative sociali conferisce loro un ruolo centrale e notevoli responsabilità nello sviluppo della società che li ospita

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