#BP2017 Distribuzione | Tanto lavoro per nulla?

L'intervento in occasione delle Buone Pratiche della Distribuzione, Firenze, 27 novembre 2017

Pubblicato il 21/12/2017 / di / ateatro n. #BP2017 , 163 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Le Buone Pratiche della Distribuzione, Firenze, 27 novembre 2017

Il lavoro di distribuzione richiede una notevole mole di tempo, di pazienza e di capacità di intessere relazioni. Per permettere un serio lavoro di distribuzione una compagnia dovrebbe probabilmente prevedere una persona dedicata solo o per la maggior parte di tempo a quello, che si occupi di individuare le strutture che potrebbero essere interessate ad una programmazione dei propri spettacoli, che hanno stagioni o programmazione in linea con la proposta della compagnia, intessere una rete di relazioni e rapporti con gli operatori, che va continuamente mantenuta ed alimentata, che si sposti attivamente per costruire e mantenere tali relazioni eccetera; e non è nemmeno garantito che tutta questa mole di lavoro si traduca poi in un effettivo risultato. Insomma tutto questo richiede molto tempo che difficilmente è a disposizione delle compagnie come la nostra che devono gestire simultaneamente la distribuzione, l’organizzazione, l’amministrazione, la promozione, la scrittura bandi e non di rado anche la creazione artistica con lo stesso personale.  D’altronde però la distribuzione è un aspetto fondamentale per chi fa produzione, senza distribuzione e circuitazione degli spettacoli la compagnia difficilmente riesce a sopravvivere, tanto più oggi dove bisogna raggiungere un numero minimo di repliche per poter accedere ai finanziamenti pubblici, e tanto più per una compagnia che non gestisce spazi di spettacolo e non può prevedere neanche in minima parte date in sede e tantomeno date di scambio. Ecco quindi che la distribuzione diventa ancora più vitale in questo meccanismo.
Considerando quindi questa situazione i bandi, i festival sono diventati passaggi fondamentali per la distribuzione. Ecco che i festival, raduno naturale dei principali operatori teatrali, diventano un’occasione importantissima di promozione e distribuzione, condensando il lavoro di mesi in poche giornate. In questa difficoltà generalizzata della distribuzione i bandi con in palio repliche sono una “ghiotta” occasione, non solo per le compagnie emergenti, come già sottolineato da Porcheddu. http://www.glistatigenerali.com/teatro/scenario-inbox-teatri-del-sacro-e-queitrecento-giovani-e-forti/
L’aver avuto accesso ai finanziamenti Ministeriali (come under35) ci ha permesso per la prima volta di avere delle buste paga meno ridicole, ma con una mole di lavoro burocratico immane che ha fagocitato quasi interamente il lavoro distributivo. Pertanto quando un paio d’anni fa abbiamo partecipato ad In-Box con Pinocchio le repliche vinte, sono state fondamentali, ci hanno dato una vera e propria boccata d’ossigeno, ci hanno permesso una vasta circuitazione in tutta Italia, in pochi giorni siamo riusciti a garantirci una serie di repliche che altrimenti avrebbero richiesto mesi di lavoro e preparazione, senza nessuna garanzia sul risultato ed ecco che anche se pagate meno ci hanno fatto risparmiare un sacco di lavoro. Perché comunque è difficile riuscire a vendere uno spettacolo, e se una realtà non ti conosce è ancora più difficile; nel bene o nel male la distribuzione sta andando avanti per reti, per conoscenze, per scambi, ed è diventato fondamentale inserirsi in queste dinamiche.
Il problema della distribuzione però ha anche un altro risvolto, sta influenzando notevolmente anche il processo creativo di uno spettacolo. La strategia generale è quella di realizzare spettacoli poco ingombranti, con una scenografia facilmente trasportabile, con una tecnica ridotta all’osso e con pochi interpreti in scena. Stiamo facendo in queste settimane una produzione lirica per Aslico (Teatro Sociale di Como) a cui di certo non mancano risorse, eppure anche lì stiamo mettendo su un format (Opera Kids) che ha già più di 70 date senza neanche aver debuttato, perché è pensato per essere montato ovunque dai grandi teatri agli asili. Pertanto anche chi ha potere distributivo va nella stessa direzione. Questo sembra essere l’unico modo per poter girare agevolmente in Italia e la poetica Zaches purtroppo fino ad ora è stata quasi opposta a questa logica. Prima di questo format (che non è prodotto da noi) abbiamo prodotto, forse ingenuamente o per amor di sfida, lo spettacolo Sandokan, con ben 12 attori/rifugiati in scena, completamente slegato però dalle logiche di mercato e di distribuzione. E infatti ci ha veramente messo a terra. E’ stata un’operazione artisticamente e umanamente molto riuscita, ma economicamente disastrosa. Anche perché immaginate dover far girare dei richiedenti asilo che per vari motivi non possono e non sanno (anche culturalmente) dare la disponibilità che questo progetto richiede. Di fatto sono già saltate varie date che FTS e altre realtà ci avevano chiesto. E allora per cercare di sopravvivere il prossimo anno anche Zaches produrrà uno spettacolo più intimo, la sfida sarà rispettare la poetica che caratterizza il nostro lavoro e d’inserirlo in uno spazio piccolo per pochi attori con poca tecnica e scenografia leggera, cercando di mantenere intatta la magia poetica del nostro lavoro. Però, se da un lato questo può immettere nuova linfa creativa nella compagnia, dall’altra siamo proprio sicuri che queste condizioni, diventate ormai necessarie, non generino poi una gabbia, un’omologazione di forme e proposte, un impedimento di fatto alla pura e libera sperimentazione artistica? Come si dice: ai posteri l’ardua sentenza.
Sicuramente il sistema distributivo va rivisto completamente, la direzione più perseguibile al momento sembra essere quella delle reti dei circuiti, che mettono in comunicazione domanda e offerta, compagnie e teatri. Le esperienze che si stanno sviluppando in tal senso sono quelle che al momento riescono a far circuitare maggiormente le compagnie. E in questo senso l’esperimento che sta portando avanti Straligut attraverso la piattaforma online Sonar, a cui abbiamo partecipato in via sperimentale, ci sembra essere un buon compromesso per portare avanti in maniera efficace la distribuzione; bisogna sempre però verificare la disponibilità dei teatri ad entrare e prendere confidenza con questi nuovi meccanismi di distribuzione ed utilizzarli.

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