Il bando MigrArti 2018: buon anno ai nuovi italiani

Con alcune considerazioni e istruzioni per l'uso (a cominciare dalla scadenza: 10 gennaio 2018)

Pubblicato il 03/01/2018 / di / ateatro n. 163 / 0 commenti /
Share

Conto alla rovescia per presentare progetti per MigrArti-Spettacolo, giunto quest’anno alla terza edizione: la scadenza è il 10 gennaio 2018 alle ore 16.00.
Alla luce dell’esito disgraziato dell’iter dello Ius Soli, o dello Ius Culturae, MigrArti suona come un premio di consolazione per le seconde generazioni. E’ infatti alle comunità, ma soprattutto ai giovani stranieri nati o da tempo residenti in Italia, che si rivolge il bando. Era già così nel 2016 e nel 2017, ma una sottolineatura nelle premesse e un nuovo passaggio all’articolo 3.3. precisa questa finalità: il partenariato, che è elemento costitutivo dei progetti e può riguardare associazioni di comunità di immigrati, o di giovani di seconda generazione, o organismi che svolgano

attività a valenza culturale a favore di comunità di immigrati (…) dovrà avere carattere di co-progettualità e/o di reale cogestione delle attività, prevedendo percorsi mirati di coinvolgimento delle comunità di immigrati e di giovani di seconda generazione sul territorio sia sotto il profilo della fruizione che della partecipazione alle attività nell’ambito del progetto.

Audience development e audience engagement, dunque. L’attenzione al pubblico, non solo degli immigrati, appare in un’altra nuova considerazione in premessa:

Considerato che il progetto MigrArti si propone di sensibilizzare le strutture teatrali tradizionali presenti sul territorio e il loro pubblico.

Lotus della Compagnia Simona Bertozzi | Nexus. Foto Luca Del Pia

E’ il tema discusso in un incontro al Festival Suq di Genova il 22 giugno 2017 (http://www.suqgenova.it/evento/teatro-solo-bianco-pubblico/) di cui abbiamo riferito in un articolo del 28 giugno (http://www.ateatro.it/webzine/2017/06/28/il-teatro-e-solo-bianco-e-il-pubblico/).
L’assenza – o la presenza davvero irrisoria – di nuovi italiani fra il pubblico e fra gli operatori dello spettacolo – artisti, tecnici, organizzatori – è la spia di un ritardo culturale grave, e di responsabilità diffuse. Il recupero sarà difficile, ma non impossibile. Passa dal coinvolgimento diretto, da modalità di partecipazione informale, ma anche dalla capacità di comunicare il valore sostanziale e simbolico della partecipazione alle attività culturali. E naturalmente passa dai temi affrontati, da forme meno rigide e più contaminate, da interventi che superino la dimensione eccezionale per diventare strutturali.
Per tutto questo MigrArti non è sufficiente, ma costituisce un forte stimolo, a maggior ragione per una novità di questa terza edizione. Si tratta di un’esclusione/raccomandazione (art. 3.6):

Enea in Viaggio (Teatro di Roma)

Non possono presentare domanda all’Avviso Pubblico i Teatri Nazionali, i Teatri di Rilevante Interesse Culturale, le Istituzioni Concertistiche Orchestrali, i Teatri di Tradizione , fatta salva la possibilità di collaborare a progetti presentati da altri soggetti in qualità di partner associati senza percepire alcun compenso per la collaborazione svolta; tale collaborazione dovrà essere finalizzata allo sviluppo del progetto, in coerenza con i suoi obiettivi, attraverso risorse proprie e servizi.

Nel nostro articolo di giugno, segnalavamo come uno dei principali limiti delle prime due edizioni di Migrarti fosse proprio il fatto che diversi contributi fossero stati assegnati a Teatri Nazionali, TRIC, Circuiti, Festival già sostenuti dal FUS: “Il rischio è che le organizzazioni portanti del sistema teatrale intendano l’intervento interculturale come eccezionale, come un progetto speciale, non come una funzione che va perseguita con regolarità”. E suggerivamo che

andrebbe esclusa dai finanziamenti l’area più istituzionale del teatro, quella che già dovrebbe operare anche su questo terreno (Nazionali, TRIC, Circuiti): queste organizzazioni potrebbero essere piuttosto sollecitate a essere partner, finanziatori, facilitatori dei progetti (e averne un riconoscimento di merito nel quadro dei parametri per la quantificazione dei contributi ordinari).

In quell’articolo rilevavamo, assieme agli aspetti positivi (l’idea in sé, il carattere multidisciplinare, il requisito del partenariato), anche altre criticità, che ci sembrava possibile superare nelle (eventuali) successive edizioni del bando.

Il tema delle risorse. Sono rimaste le stesse nel 2017 e 2018 (750.000 €), ma il contributo massimo è salito da 25.000 € a progetto a 28.000 € (visti i progetti speciali varati, continuiamo a ritenere che si potesse fare di più). Scrivevamo:

occorrono più risorse, forse non solo dello Stato: si potrebbe immaginare un accordo con le Regioni – che solo raramente hanno attivato interventi dedicati – con le Città e con le Fondazioni di Origine Bancaria (sul modello attivato per le Residenze, e altri protocolli precedenti). E’ infatti soprattutto nella diffusione, nel radicamento e nella qualificazione di questi progetti sui territori che si misura la loro efficacia.

Ci auguriamo che il MiBACT lavori in questa direzione per il 2019.

I tempi dell’avviso restano ristretti e infelici, anche considerando le inevitabili interruzioni festive. Nel 2018 le tempistiche restano analoghe a quelli del 2017, ma questa volta le organizzazioni che a questi temi si dedicano dovrebbero essere più preparate.

Il format chiuso. Anche quest’anno

I progetti artistici dovranno presentare un prodotto finale mono o pluridisciplinare, a carattere inedito e con rappresentazione pubblica, prevedendo un percorso propedeutico a carattere laboratoriale.

E’ il modello operativo classico del Teatro Sociale e di Comunità, certo efficace e sperimentato, ma rischia di limitare la fantasia e incentivare iniziative fotocopia, un po’ come nei progetti europei (potrà essere interessante in questo senso schedare i vincitori delle tre edizioni).
Il vincolo a portare a termine le attività entro luglio viene ribadito nel 2018. La scelta di non concedere ai progetti la possibilità di svolgersi secondo propri tempi (e modi), quindi di svilupparsi se necessario lungo tutto l’arco dell’anno (magari con un momento pubblico individuato in coerenza con il progetto) è indicativo di come il carattere di ’”evento” e il ritorno di immagine siano uno degli obiettivi principali di MigrArti. E quest’anno è ancora più evidente: l’evento/vetrina finale non prevede infatti solo il premio “MigrArti Spettacolo”, ma anche un nuovo “Premio anno del patrimonio culturale MigrArti 2018”:

Sono selezionati e ammessi alla competizione i progetti che, nel raccontare storie di integrazione, hanno saputo meglio rappresentare e valorizzare il Patrimonio Culturale Europeo. [Tali elementi] dovranno avere un peso determinante all’interno della narrazione, al fin e di porre l’accento sul modo in cui la condivisione e la fruizione del patrimonio culturale possono essere determinanti per l’integrazione e l’accoglienza di persone provenienti da parti del mondo culturalmente distanti dal nostro paese.

Il gruppo del laboratorio di Associazione Teatro di Roma a Pietralata per Enea in VIaggio/em>.

Sarà interessante verificare come tutto il peso del nostro patrimonio, declinato in un obiettivo così preciso, possa essere uno strumento per valorizzare – senza schiacciarle – quelle culture lontane, che si vogliono “integrare” (e accogliere).
Un’altra novità rispetto ai premi è che, mentre nel 2017 si indicava già nel testo del bando la città di Pistoia, in quanto capitale italiana della cultura, come sede dell’evento/premio finale (e contributi assegnati successivamente nel quadro dei ”progetti speciali” consentivamo alla città di sostenere il relativo costo), il bando 2018 non menziona Palermo (capitale culturale 2018): l’evento conclusivo “si svolgerà nella sede che sarà successivamente comunicata”.
Gli esiti finali concentrati in giugno-luglio e i premi, ma anche le indicazioni sull’uso del logo e sulla documentazione video, non danno a MigrArti solo il carattere di evento che si è detto, ma anche un certo sapore di “propaganda”.
Ma per essere positivi – come si usa all’inizio di un nuovo anno – immaginiamo e speriamo che questa impostazioni possa accompagnare o festeggiare percorsi parlamentari più decisi verso il riconoscimento di un diritto elementare come lo Ius Culturae, e scelte governative più efficaci sul fronte dell’accoglienza.
Il punteggio continua ad attribuirlo la “Commissione consultiva nominata dal Ministro” (la composizione della Commissione per questa edizione non è a tutt’oggi disponibile su sito del MiBACT). Resta da rilevare una variazione nell’attribuzione dei “punteggi” finalizzati alla selezione: guadagna 5 punti passando da 15 a 20 il fattore “identità e riconoscibilità del progetto”, punti sottratto alla “qualità del partenariato“ (che passa da 15 a 10: il partenariato è una chiave di volta del bando, forse si sarebbe potuto togliere i 5 punti alla qualità della direzione artistica degli artisti coinvolti, che vale 20 punti, come il progetto).
Si può sperare che questo percorso porti all’individuazione di “buone pratiche” che non si esauriscono ogni in un progetto semestrale ma entrino strutturalmente a far parte delle attività delle realtà culturali italiane.

Il bando MigrArt cinema e cartoon: https://agcult.it/2018/01/02/migrarti-2018-15-mln-progetti-cinema-teatro-dei-nuovi-italiani/

Share



Tag: Il teatro è solo bianco? (16), Suq (5)


Scrivi un commento