#BP2019 | La riforma del Terzo Settore e le politiche culturali

L'incontro del 21 novembre 2018 a Milano

Pubblicato il 18/02/2019 / di / ateatro n. #BP2019 | Per una politica dello spettacolo , 167 / 0 commenti /
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Sabato 30 marzo 2019 dalle 9.30 alle 19.00 presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (viale Pasubio 5, Milano) si terrà la XV edizione delle Buone Pratiche del Teatro, una iniziativa della Associazione Culturale Ateatro a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino. Il tema dell’edizione 2019 è Per una politica dello spettacolo. Da giugno 2018 Ateatro promuove gruppi di lavoro, pubblica documentazione e materiali (sul sito wwww.ateatro.it) e organizza incontri pubblici sugli ambiti che il nuovo Codice elencava e che costituiscono in ogni casi i punti qualificanti per elaborare una coerente politica per lo spettacolo.

Il programma completo degli incontri e il #savethedate per l’incontro #BP2019 del 30 marzo 2019.

Una tappa del percorso #BP | Per una politica dello spettacolo si è tenuta a Milano sul tema Spettacolo dal vivo e riforma del Terzo Settore: il link al documento di convocazione e qui di seguito il verbale dell’incontro.

Le Buone Pratiche del Teatro, a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, costituiscono dal 2004 un’importante occasione di incontro nazionale fra operatori dello spettacolo, amministratori pubblici e studiosi sui temi dell’economia e della politica dello spettacolo dal vivo.

nell’ambito del progetto verso il Codice dello Spettacolo
a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino

presenta
La riforma del Terzo Settore e le politiche culturali

Negli ultimi tempi Ateatro ha iniziato un percorso di formazione dedicato alle imprese culturali, segnatamente a quelle che si occupano di spettacolo dal vivo ma non solo, nella prospettiva della riforma del terzo settore e più in generale delle politiche di Welfare.
All’inizio del 2017 abbiamo realizzato un corso di formazione e aggiornamento dedicata all’impatto sociale della cultura e al suo monitoraggio attraverso lo strumento del Bilancio Sociale.
Il 21 novembre 2018 Ateatro ha organizzato una giornata di riflessione sulla riforma del terzo settore e sulle sue implicazioni per il mondo dello spettacolo dal vivo, durante la “Milano Music Week”, in collaborazione con il Comune di Milano e Fondazione Cariplo. L’intento è stato quello di informare sulle opportunità della riforma e allo stesso tempo rendere consapevoli gli operatori sulle potenzialità degli strumenti legislativi che si stanno implementando così come sulle necessità di un progressivo cambio di paradigma delle politiche culturali.
La riforma, come peraltro tutti i provvedimenti normativi, presenta luci e ombre, opportunità e minacce, oltre a qualche impropria disparità di trattamento, ma è indubitabile che ponga le basi per un forte impulso al cambiamento in un settore economico, quello del Terzo Settore, che avrà in futuro sempre più rilevanza nel ridare ai cittadini centralità nelle scelte pubbliche e per ricostruire la comunità attorno ai beni comuni. In particolare, particolarmente partecipata dal pubblico, è stata l’occasione di fare il punto sullo stato dell’arte della riforma.
Bisogna distinguere i piani di lettura del provvedimento normativo. Sul piano più “filosofico”, la riforma avrà impatto sulle attività che regolamenta in diversi ambiti: si tenta di superare le visioni dicotomiche tra associazionismo e impresa, si propone una visione olistica del terzo settore eliminando rigidità del passato che relegavano gli operatori culturali e sociali a rappresentare soggetti a compartimenti stagni perdendo di vista la ricchezza sia degli obiettivi strategici che delle opportunità sociali nonché quelle di mero finanziamento pubblico.
Va dato merito alle istituzioni lombarde – pubbliche come il Comune di Milano e private come la Fondazione Cariplo – di aver percepito la portata della riforma e accolto con favore proattivo l’iniziativa un po’ pionieristica di Ateatro.
Sul piano più “pratico” la percezione diffusa è quella che il settore dello spettacolo dal vivo ha, grazie a questa riforma, l’opportunità di ripensare sé stesso. La portata di questa fase di transizione non è banale: per molti operatori dello spettacolo sarà utile ripensare la propria missione ed emergerà la necessità di diventare sempre di più “strumenti” di politica economica e di welfare. Queste trasformazioni non si possono elaborare e realizzare in un lasso di tempo breve, ma disegneranno una nuova mappa del teatro italiano, e più in generale del settore culturale e creativo, distinguendo l’imprenditoria teatrale dal dilettantismo, rafforzando la vocazione di mercato di taluni soggetti senza con questo indebolire quelli a vocazione socio-culturale. Si assisterà ad una vitale ibridazione tra “specie” diverse e una nuova selezione di operatori che sapranno interpretare al meglio il mix tra pubblico e privato.
Per gli enti più maturi e finanziariamente più solidi, si potranno configurare nuovi strumenti finanziari con una maggiore consapevolezza del ruolo che la cultura e lo spettacolo dal vivo devono avere nello sviluppo del territorio.
Al netto di alcuni provvedimenti attuativi che attendono l’emanazione, e che hanno come obiettivo quello di dare impulso alla riforma attraverso la leva fiscale, il tema della “sostenibilità” inizia a permeare il vocabolario degli operatori culturali con un’accezione che non ha una connotazione esclusivamente finanziaria, ma che va nella direzione di “cambiare sé stessi per cambiare il mondo circostante”. In questa direzione sarà interessante monitorare le trasformazioni nella governance delle istituzioni culturali sia piccole sia grandi o grandissime. Da come gli operatori interpreteranno il rapporto con il territorio, i nessi con la composita schiera di portatori di interesse, le relazioni con gli operatori pubblici e privati e le interconnessioni con i mercati dipenderà la sostenibilità del “nuovo” sistema che verosimilmente sarà meno dipendente dalle risorse pubbliche in un quadro di differenti e ulteriori opportunità di finanziamento.
Un’ulteriore opportunità in un orizzonte meno vicino è rendere il settore dello spettacolo più “trasparente” sia per i processi di governance, sia per i risultati economico finanziari, sia per i risultati di impatto generativo che hanno sul loro territorio di riferimento. Molti operatori culturali hanno da sempre interpretato il loro ruolo come attori della trasformazione sociale, ma una fetta molto rilevante ha invece preferito rimanere legata a paradigmi di mercato tradizionali che stanno progressivamente scomparendo e che gioco forza li vedranno sempre più relegati ai margini del sistema perché sarà impossibile mantenere perennemente una dipendenza strutturale dalle risorse finanziarie degli operatori pubblici.
Altri aspetti da monitorare con interesse sono i percorsi che prenderanno gli operatori piccoli o piccolissimi che non hanno una forma giuridica stabile, non hanno un progetto definito e non sempre hanno le competenze manageriali per affrontare le sfide del futuro sistema. Sarà compito molto difficile quello di sostenere in modo intelligente ed evolutivo questi soggetti che rappresentano un hummus fertile e necessario per sostenere le nuove generazioni di artisti e i nuovi linguaggi che verranno.
La riforma dovrebbe essere uno strumento di stimolo per costruire reti e sviluppare attività che facciano incontrare gli operatori: dalle piattaforme ai festival, dagli spazi ibridi di nuova generazione ai teatri più tradizionali, dagli spazi marginali a quelli gestiti in modo informale. Sarà certamente necessario proseguire e intraprendere nuovi percorsi di formazione professionalizzante che portino ad un rinnovamento della visione manageriale degli operatori culturali e perché no della loro visione artistica nell’interpretazione dei bisogni della collettività.
Ci sarà un lungo periodo di messa a punto della riforma, nel quale siamo chiamati a osservare e correggere le possibili stonature dello strumento legislativo e implementare le misure che favoriscano l’investimento nel settore. L’attuale compagine governativa non sembra voler riconoscere al settore un potenziale di sviluppo: ne è testimonianza la boutade del raddoppio delle imposte sul reddito delle persone giuridiche che operano nel terzo settore presente nell’ultima legge finanziaria, fortunatamente rientrata con un provvedimento correttivo nel mese di gennaio. Dall’altro lato un segnale importante di attenzione si può riscontrare nella volontà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di incontrare gli operatori del Terzo Settore nelle prossime settimane: è auspicabile che questo atteggiamento porti una maggiore attenzione da parte degli organismi di rappresentanza del mondo dello spettacolo dal vivo e della cultura in generale, che si sono dimostrati troppo distratti durante l’iter della riforma abdicando alla possibilità di incidere in modo più deciso sui processi di trasformazione.

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