Orgoglio e pregiudizio, un classico presente

Arturo Cirillo porta in scena il romanzo di Jane Austen al Napoli Teatro Festival

Pubblicato il 07/07/2019 / di / ateatro n. 169 / 0 commenti /
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Prima assoluta per l’edizione italiana di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, con la regia di Arturo Cirillo, in scena al Teatro Mercadante per il Napoli Teatro Festival.
Un caleidoscopio di figure che si riflettono in quattro specchi, quattro enormi accessori come nella gigantesca camera di una signora dell’Ottocento, quattro pareti alte quasi quattro metri che specchiano gli attori, ma permettono anche giochi di apparizione di sparizione. Il movimento degli specchi è un artificio teatrale antico, ma con pochi movimenti questi elementi scenici riescono a rinnovare sempre gli ambienti: fanno rivivere le antiche stanze o divengono porte che si aprono su un giardino, oppure paraventi e barriere per permettere di nascondere un personaggio. Si crea così un gioco delle coppie, di transfert, di riflessi.
La riduzione teatrale di Antonio Piccolo riduce le figlie a due (e non cinque), la lingua è diretta e semplice, efficacissima. Le canzoni di Francesco De Melis ricordano la tradizione melodica italiana. I temi sono quelli del romanzo: una ricchezza da mantenere, un patrimonio da reinventare, matrimoni da organizzare… Le bellissime figlie sono eleganti ed emotive: Valentina Picello, Lizzy, e Sara Putignano, Jane. Riccardo Buffonini – Darcy – è il romantico dandy, grande charme, nel romanzo e anche nello spettacolo è un personaggio misterioso, che rappresenta l’amore sincero, disinteressato e che combatte per avere la sua Lizzy. Arturo Cirillo è in scena come Mister Bennett, spalleggiato dalla sua lady, Alessandra De Santis, oculata e occhialuta regina che combina, manomette, scruta e razzola per le stanze borghesi.
La sovrapposizione dei contrasti tra parti più sentimentali e guizzi di cattiveria, battute sagaci da vecchi comici, è quasi febbrile, esilarante. Lo sfarzo dei costumi e la luce che rischiara lo spazio, da quelle fessure come quei pomeriggi d’estate dove si abbassano le imposte, inquadrano con esattezza quello che si cerca di esprimere in tutto il lavoro: la ricerca della felicità da parte di ciascuno dei protagonisti.
A vegliare su tutte queste trame arriva la zia, interpretata magistralmente da Cirillo. Una menzione speciale, in tempi di televisione e amori un po’ passionali, la merita la dichiarazione di Charlotte, che in fondo desidera solo una grande casa, e va in sposa al reverendo Collins, gettando una luce cinica e spietata sull’intera vicenda: è un crudele ritratto contemporaneo che fa sorridere – e per la verità conforta – nell’altalena della vita e dei sentimenti.
Lo spettacolo si segue con piacere. Si impara, e si coglie la presenza di un classico nel presente: anche oggi ci sono vite alla ricerca della felicità, di un benessere borghese fatto di agi e moneta, poi ci sono puri sentimenti che hanno il sopravvento, si incontrano persone più attente a dare un senso nell’amore. Nel lavoro di Cirillo convince una seducente cattiveria sullo sfondo della bontà di sentimenti e di slittamenti tra borghesia e verità.

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