Cronache Di Vita per #CastellinAria | Parte terza con ricche “parole in aria”, Alvito, 8-10 agosto 2019

Il finale giocoso e crudele del festival pop

Pubblicato il 05/09/2019 / di / ateatro n. 169 / 0 commenti /
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Il gioco realizzato nell’ultima sera di CastellinAria è cinico e durissimo, ispirato a Cards Against Humanity. La Compagnia Habitas si è travestita con simboli indiani ma con tacchi le donne – con opportuni intervalli-stacchetti-valzer a tema ska. Ridi su ‘sto c***o è un massacro simbolico sull’impossibilità di scegliere. Vengono coinvolti dei volontari tra il pubblico a costituire la giuria e i partecipanti al gioco. Una carta estratta a sorte determina una domanda a cui rispondere o una frase da completare, i volontari rispondono estraendo altre carte, viene escluso chi ha dato una risposta che la giuria ha ritenuto poco pertinente. Vincitore sarà il più crudele tra i giocatori, per esempio chi alla domanda “Il mio primo pensiero al mattino è?”, risponde “Travestirsi da puttanone da competizione”. Tra i volontari, due coraggiose bambine e i loro inconsapevoli genitori.

Pensare un simbolo, semplice e imponente. Confrontarsi, riunire menti amiche, renderlo concreto. Costruire, innalzare. Bruciare per conoscere. Tenere il timone. Arricchire il simbolo, colorare, lasciare una traccia. Di nuovo bruciare, infine. Comunità allargata, allegra, rispettosa. Afferrare il significato, larghi ma stretti intorno a un bidone di ferro. Tutti. Insieme. Molti segnali e un solo fumo. Cuore rovente e cielo immenso. Silenzio.

Niccolò Matcovich è autore e regista. Fonda nel 2016 la Compagnia Habitas insieme a Livia Antonelli e Chiara Aquaro. Allestisce spettacoli di drammaturgia contemporanea e, dal 2018, cura insieme a Chiara e Livia la direzione artistica di CastellinAria – Festival di Teatro Pop ad Alvito.

Stare insieme. Gli occhi rivolti al cielo per accorgersi delle stelle, per avvistare segnali. Essere recettivi, esserci. Far parte di qualcosa che non è io e te e basta, siamo noi. Comunità che si conosce e si riconosce in una festa. Tirare l’idea al di là del limite imposto e farla scoppiare senza paura. Le monde est à nous.

Chiara Aquaro, classe ’94, è attrice e nel 2016 cofondatrice della compagnia Habitas insieme a Livia Antonelli e Niccolò Matcovich, con cui cura dal 2018 la direzione artistica di CastellinAria – Festival di Teatro Pop ad Alvito (FR).

I direttori di CastellinAria in un ritratto collettivo in bianco e nero di Olmo Sanchini, gentilmente concesso per Ateatro da Niccolò Matcovich

Mi chiamo Livia Maria Antonelli, nasco come attrice, cresco come attrice e direttrice artistica di CastellinAria. Spero di morire come teatrante. È un po’ colpa mia se abbiamo messo su questa macchina, che a volte sembra più grande di noi, chiamata CastellinAria. Colpa mia perché il desiderio di portare del teatro nel luogo della mia infanzia, la Valle di Comino, mi ha spinto a godere quasi immediatamente del desiderio. Finita la seconda edizione, il desiderio ancora c’è, anche se le difficoltà di quest’anno si sono palesate così sfacciatamente e limpidamente che viene solo voglia di affrontarle. Bastarde! È difficile perché è sacrificio puro. E il sacrificio non ti fa godere. CastellinAria è la nostra festa e uno dei festeggiati ha goduto esclusivamente del divertimento dei suoi ospiti quest’anno. E che goduria! Vedere amori nuovi, nuove amicizie, incontri improbabili, commistioni pop allucinanti tra critici e signore del paese, spettacoli sbagliati, spettacoli giusti, il pubblico, la riconoscenza, i rompicoglioni. Il caos governato. Per me CastellinAria è un desiderio, che più ho e più si complica. La seconda edizione è stata più complicata della prima. CastellinAria è istituzione e anarchia, è compromesso e ideale, è un gioco politico, è una dinamica, è relazione. Non sono felice di me ma la gente si è divertita e non ha visto le storture, gli errori. Sono purtroppo attrice e non sono mai contenta dopo uno spettacolo, non ce la faccio a darmi una pacca sulle spalle, l’importante è il pubblico. Spero che qualcuno di loro sia stato intervistato o interpellato. Il mio sogno è fare la teatrante e non solo la madre che organizza la festa. Tendo a qualcosa di più fluido. Dateci tempo e credete in noi.

Le sue “parole in aria” di Anna Ida Cortese, direzione organizzativa di CastellinAria – Festival di Teatro Pop, organizzatrice di Bolognini Costa, operatrice culturale, siciliana che vive a Milano ed è spesso in giro per l’Italia:

Mi piacerebbe raccontare cos’è CastellinAria dal punto di vista organizzativo e quindi umano. Partiamo dalla definizione di organizzazione: “dare un assetto organico e funzionale a un ente disponendo i vari elementi che lo compongono in modo che possano operare insieme per il raggiungimento di un fine. Mi concentro “sull’operare insieme”. Nel nucleo principale dello staff ci sono prima di tutto i tre direttori artistici, Chiara, Livia, Niccolò e io nella direzione organizzativa. Siamo il cuore pulsante di tutta la struttura che durante i mesi precedenti prepara il terreno per essere coltivato. Siamo amici, ci confrontiamo in maniera costante ed essendo artisti, l’organizzazione avviene in maniera creativa per tutte le azioni che compiamo, cercando sempre un’esigenza, un filo conduttore che ci accompagni. Quest’anno “segnali di fumo” è stata la nostra guida. Per ciò che riguarda la struttura organizzativa i segnali ci sono stati. Abbiamo affrontato le difficoltà rendendole opportunità. Abbiamo raccolto le nostre energie e dato un segnale forte di rottura degli schemi precostituiti. Collaborare con noi significa prima di tutto essere parte di una comunità secondo i principi fondativi di CastellinAria: riformulare il concetto di stare insieme attraverso l’arte, la musica e il teatro. Non è solo un festival è soprattutto uno spazio di incontro, di dialogo. In tutti i progetti che ne fanno parte c’è una contaminazione continua di tutti quelli che lo attraversano. Infine accanto a noi quattro, durante il festival, ci sono gli amici, artisti e non, quelli che ti sostengono donando il loro tempo perché credono nella tua azione. Sono volontari, sono presenti e disponibili perché credono in ciò che stiamo costruendo di anno in anno. Se chiedi loro il motivo che li spinge a venire a darci una mano ti rispondono che le idee folli vanno sostenute. Sarà pure una follia quella di ricreare comunità attraverso il teatro ma il seme ormai è stato piantato. Le immagini che attraversano la mia mente e sono diventate ricordi vivi sono l’inaugurazione del Festival con una lunghissima fila indiana e la chiusura con il “rito della presenza”. Quelle azioni arrivano in profondità, toccano temi necessari per il nostro tempo: unione e condivisione. Tutto diventa un rito, la festa assume sacralità, siamo tutti su al castello a lanciare i nostri segnali per vederli bruciare nel fuoco, si spargeranno nell’aria e daranno vita a nuovi pensieri ed emozioni.

 

Alessandro Sesti (estratti da un dialogo su WhatsApp)

08/08/19, 02:25 – Avete dimostrato di avere le palle perché avete fatto questa performance anziché annullare lo spettacolo (ci si riferisce alla performance improvvisata il 7 agosto in sostituzione di uno spettacolo annullato, ndr). Melanzane. Francesca faceva la parmigiana. E il padre mi parlava di Alvito e la sua decadenza d’importanza e la suocera che ama cucinare. Dopo essere stato accolto come un principe, in fondo sono stato il loro primo cliente (anzi direi “cliente zero”, che ‘sto periodo va di moda) la signora Francesca mi invita al risveglio a prendere il caffè a casa sua, vicina al B&b (che prenderà il nome di Ciammaruga in onore alla lentezza con cui è stato costruito) ecco qui ad Alvito tutto è lento. Nel mentre lentamente Francesca impanava le melanzane da friggere per la parmigiana per gli ospiti a cena. Gli invitati? Tutta gente che fra loro non si conosce ma che nel tempo ha contribuito alla costruzione della Ciammaruga. Mi racconta suo padre che Alvito un tempo era un po’ padrona della valle e ora invece tutti i comuni intorno si sono presi un pezzo della sua unicità. Lui sente Alvito come una città che si sta perdendo. E CastellinAria quindi è un bene per loro. Parlavano del festival delle storie o dei racconti che viene dopo e che porta tanta gente Perché porta gente “famosa”. Ci ho tenuto a dirgli che se continuano a sostenerlo questo Castellinaria probabilmente i loro figli o nipoti potranno dire che è un bene perché anche questa realtà porta gente “famosa”.

Nicchia è uno dei protagonisti delle storie narrate ne Le mille e una notte. La foto di Matteo Ricci è stata realizzata per La Perla Production

L’esperienza più edificante del festival sono stati i laboratori residenziali curati da Dynamis e Renata Molinari. il cui esito è stato presentato nella rovente palestra comunale di Alvito alle 16 del 10 agosto. A cominciare sono i ragazzi del gruppo Dynamis. Si dispongono nell’ambiente come in un set fotografico, pronti per photoshoot che illustrino una collezione multistagionale a tema sportivo, sulle note di Respirando di Lucio Battisti. Una schiera di modelli a ralenty mangia banane muovendosi sulle parole di Jack London da Il richiamo della foresta. Spirito combattivo, dolcezza e un cacciatore atleta lasciano il posto alla dimostrazione della Banda Molinari.
“Andate in giro, osservate e portate una cartolina e un titolo”, chiede ai suoi ragazzi Renata Molinari. Esercizi di osservazione e condivisione in coppia con guide o meno, mostrano quanto la dialettica dello sguardo sia una pratica – già esplorata da Molinari in un primo momento della sua carriera di dramaturg con Grotowski e Salmon – emotiva che può restituire dignità letteraria. Ad Habitas il gruppo consegna una mappa parlante di architettura drammaturgica: leggere è importante.

L’Alice di Paola Iacobone, in scena il 9 agosto, con alcuni detenuti di Cassino, è una fiaba di teatro sociale che mostra un grande divertimento da parte di chi sta in scena a giocare, un bimbo in prima fila chiede: “Dov’è il teatro?”. L’ultimo spettacolo del festival è invece di teatro di figura, originale e reso nella scenografia grazie all’assemblaggio di resti di ossa di carcasse, ad abiti cuciti e ricamati come pezzi unici, a ombre e musiche dal vivo. Tratta di ricatti sessuali, del potere e della luce che vela e svela ombre nelle Mille e una notte custodite in cuori di legno e metallo e amplessi inorganici. Nella wunderkammer scenica tra tutti spicca il personaggio di Nicchia animato da Barbara Mattavelli in scena con la musicista, performer e sound designer Federica Furlani. Concept, regia, drammaturgia sono di Silvia Rigon; regia, scenografia, ideazione e realizzazione figure di Lucia Menegazzo; la produzione è di Christina Lidegaard, Con il sostegno di RAMI – Residenza Artistica Multidisciplinare Ilinxarium e di Centro di Residenza della Toscana (Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro). Lo spettacolo è stato finalista alla Biennale Teatro College 2018, Registi Under 30.

L’immagine di Giuseppe Contarini è stata realizzata per il laboratorio condotto da Renata Molinari. Il titolo è Gli occhi di Alvito

Giacomi Toni canta: “se proprio devo innamorarmi che sia delle puttane” le sue sono indubbiamente “parole di ferro con il vento nel petto.” Saliamo al castello di Alvito insieme con l’artista cantando a squarciagola Tutto il resto è noia tra un tornante e una occhiata ansiosa all’orologio per non perdere lo spettacolo teatrale, in programma prima del concerto del cantautore di Forlimpopoli. Misture di parole in rima baciata si perdono tra le citazioni letterarie, all’Ulisse dantesco – in maniera ironica – Toni dedica un’aria compositiva che ricorda Il calabrone di Rimskij-Korsakov: sorta di dodecafonia alla tastiera per un violino ad “angolo rettangolo”? Il cantautore cita Céline, la resistenza imitando la più nota e sensuale marcia di Ravel, di Ranieri che “perde l’amore” mentre un bimbo divertito con calzoncini interisti inneggia involontario alla sua squadra del cuore, ondeggiando alla musica tra le parole. Mentre chi qui scrive si chiede se abbia inteso note da Beethoven, Dvořák, De Gregori o forse Čajkovskij applausi divertiti e partecipati concludono la giornata dell’8 agosto con un Piano Punk Cabaret.

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InformazioniVincenza Di Vita

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