AwArtMali Ateatro | 2 | Come preparare una tournée nei villaggi (Kati, 9-15 gennaio 2020)

Un viaggio teatrale in Mali e Burkina Faso con il progetto AwArtMali (Awarness Raising and info through Art on Irregular Migration Risks in Mali)

Pubblicato il 21/01/2020 / di / ateatro n. 170 / 0 commenti /
Share

Per chi lavora in teatro mettendo al centro pubblico e territori, la fase dei sopralluoghi e degli incontri preparatori è decisiva, in Italia come in tutto il mondo. Se poi la tournée deve toccar una quindicina di comuni e villaggi rurali nel Mali (oltre alla capitale Bamako), e voi siete italiani, allora riserva un’infinità di scoperte.
A Ouagadougou, in Burkina Faso, al Centre Gambidi la compagnia che raccoglie attori e musicisti provenienti da diversi paesi dell’Africa occidentale sta provando Tunka, lo spettacolo che costituisce il cuore del progetto AwArtMali, con la regia di Luca Fusi. Ildeverd Meda ha costruito il testo a partire da interviste e improvvisazioni intorno al tema dell’emigrazione. In lingua bambara, “tunka” (anche “tounga”) vuol dire “avventura”: è il termine più utilizzato per parlare del viaggio del migrante, che sia verso altri paesi africani o verso l’Europa. Si parte “all’avventura” appunto, e si parte da sempre.
A Kati intanto, cittadina a una ventina di chilometri a nord di Bamako, la capitale del Mali, si prepara la tournée. E’ arrivato il responsabile del Centre Gambidi, Emmanuel Koama, per verificare i luoghi di spettacolo. E’ arrivata l’équipe italiana del progetto: Maurizio Schmidt di Farneto Teatro, che lo ha ideato, e Mimma Gallina, reclutata per compiti logistici e varie. Soprattutto è impegnato il gruppo di lavoro al completo del partner maliano di AwArtMali, la ONG Le Tonus.
L’organizzazione si occupa di interventi nel campo della sicurezza alimentare, promozione delle filiere agro-pastorali, cambiamenti climatici e gestione delle risorse naturali (la deforestazione è un grande problema), micro-finanza, occupazione giovanile, formazione professionale, e altro ancora. Conoscenza il territorio e ha una grande esperienza di appoggio alle comunità. Un progetto di spettacolo non è certo tra le sue attività abituali, ma la sensibilizzazione sui rischi dell’emigrazione e l’informazione sulle opportunità è molto coerente con i suoi obiettivi. Con grande impegno fin dalla fase di ricerca (realizzata da ISMU), nell’impostazione della campagna di sensibilizzazione (curata da Giusti Eventi), e nella fase di contatto e per le numerose interviste realizzate, Le Tonus ha messo in campo a fianco dei dirigenti (il direttore Mohamed Doumbia e Momamed Sédibé) una squadra di tre animatori. Sono Satigui, Tiémogo e Aminata, che si sono divisi il territorio e hanno avviato i contatti anche per la presentazione dello spettacolo. La prima riunione di pianificazione dei sopralluoghi rivela grande professonalità ed efficienza. Gli appuntamenti si concentreranno in pochi giorni e non dovremo solo di verificare e scegliere i luoghi di spettacolo, ma anche raccontare ai capi villaggio il progetto e accertarci del loro consenso. La squadra si dividerà per riuscire a fare tutto entro i tempi previsti e consentire a Maurizio di aggiungere altre interviste a quelle già realizzate: le voci femminili – il rapporto delle donne con la migrazione – sono ancora troppo poche e si raccoglierà anche qualche altra testimonianza dei migranti di ritorno. Tutte voci che potranno contribuire a far crescere la curiosità per lo spettacolo.
I comuni rurali e i villaggi che tocchiamo sono diversi fra loro anche in rapporto alla distanza dal centro urbano. Kambila è sede di grande mercato e molto vicina alla trafficatissima dogana sulla strada verso il Senegal, ma uscendo dalla statale per raggiungere i quattro villaggi del Comune che toccherà lo spettacolo e inoltrandosi nelle strade sterrate, siamo già in piena brousse: arbusti, terreni incolti, ma anche una bella campagna coltivata, con piccoli villaggi, orti (insalata, pomodori, melanzane), coltivazioni di mango con alberi meravigliosi, e ovunque pecore, capre, asini e zebù. Verso Yelekebougou, Diago e Diogare il paesaggio si fa più mosso e verde: la campagna è bella, ma si vede sempre di più solo campagna. L’unica risorsa è quella che chiamano marais chargé”: tutti lavorano nell’orticultura e nella commercializzazione al dettaglio dei prodotti, ma sono ancora molto da sviluppare la conservazione, la trasformazione e una commercializzazione più razionale. Si produce molto, ma tutti nello stesso periodo e dunque i prezzi crollano e il prodotto finisce per marcire. Siamo qui anche per parlare di questo: solo un reale sviluppo delle economie locali può frenare l’emigrazione.
In tutti i villaggi Le Tonus ha attivato un contatto: una persona di riferimento che ha in qualche modo già collaborato con l’organizzazione. E’ quasi ovunque un uomo piuttosto giovane: a volte è un rappresentante del Comune e ha già parlato del progetto ai capi villaggio. Prima di verificare il luogo di spettacolo, ci accompagna dagli anziani: in molti villaggi andiamo a casa del capo, spesso molto anziano, altre volte altri ci raggiungono (anziani magri e autorevoli). E’ una bella esperienza: c’è la fase delle presentazioni, del benvenuto e dei saluti (in Mali sono molto importanti – anche negli scambi più informali – e molto cordiali: “Buongiorno”, “Benvenuto!”, “Come stai?”, “Hai fatto buon viaggio?”, “E come va in Italia?”, e “Come va la famiglia?”…). Raccontiamo il progetto (che già conoscono nelle linee generali) e ovunque il capo e gli altri anziani, in lingua bambara (gli animatori traducono in francese) sottolineano l’importanza del tema dell spettacolo e la necessità di sviluppare le economie locali. Poi ci ringraziano e danno loro benedizione al progetto. In un villaggio ci raccontano di episodio recente e assai doloroso: un ragazzo è morto in un naufragio, qundo la notizia è arrivata erano giorni di grande lavoro nei campi, così gli anziani hanno deciso di ritardare la notizia e poi hanno sostenuto i parenti con una cerimonia collettiva che ha coinvolto tutto il villaggio.
C’è una ritualità inusuale per un occidentale, ma anche una autentica emozione. E non è una formalità: senza il parere favorevole del consiglio del villaggio non si potrebbe fare lo spettacolo o in ogni caso il rapporto con la comunità sarebbe probabilmente irrealizzabile. In questo contesto il ruolo degli anziani e il rapporto fra le generazioni è cruciale: per parlarne correttamente bisognerebbe conoscerlo meglio, ma è inevitabile apprezzare e quasi invidiare la considerazione che circonda questi bellissimi vecchi.
Dal punto di vista organizzativo, la procedura ricorda i primi anni del “decentramento” teatrale negli anni Settanta, nell’Italia dei piccoli comuni (e anche oggi non è probabilmente molto diverso): un intermediario, una persona o un’organizzazione locale che ci mettano competenze ed entusiasmo sono sempre necessari, ma poi è d’obbligo il passaggio dal sindaco, magari con qualche consigliere (e successivamente dell’assessore): è necessario convincerlo, e se lo convinci davvero allora tutto diventa più facile!
Nel sopralluogo propriamente detto, scegliamo di privilegiare il pubblico rispetto alle condizioni ideali dello spettacolo: il teatro di sensibilizzazione è per sua natura molto flessibile sul piano scenotecnico. Emmanuel esamina e fotografa gli spazi indicati, più che altro per riflettere sulla collocazione della scena (considerando l’ombra, la presenza di alberi, le condizioni del terreno) e riportare dati e impressioni al Centre Gambidi.
I luoghi – tutti all’aperto – sono piazze pubbliche (grandi spiazzi sterrati intorno a cui si sono sviluppati i villaggi, e spesso sono le sedi del mercato) o i cortili delle scuole, quando sono molto vicine al centro del villaggio. I complessi scolastici pubblici concentrano primarie, secondarie e in qualche caso le superiori (fino al nono anno di studio) e arrivano a raccogliere da qualche centinaio a oltre 1000 studenti, provenienti da diversi villaggi.
Lo spettacolo sarà a terra (non è previsto palco): oltre a un tappeto che circoscriverà lo spazio scenico, fra gli elementi scenografici sono previste stuoie, un ring molto leggero per quinte e ripari sul fondo per il cambio degli attori: lo scenografo del Centre Gambidi, Sada Dao, darà il suo contributo allo spettacolo soprattutto nelle scelte cromatiche e per gli oggetti. Il pubblico sarà frontale, leggermente a ventaglio, sistemato su stuoie nelle prime file (di solito i bambini), dietro un centinaio di sedie, gli altri in piedi: non emerge nessuna preoccupazione rispetto alla necessità di individuare spazi ad uso camerini, chiusure, controlli, come garantire silenzio… e tutto quello che metterebbero in ansia un organizzatore italiano.
Fa eccezione Kati, dove Le Tonus insiste per la piazza del mercato, il luogo più affollato della città, dove più gente potrà partecipare e che risponde meglio anche a qualche obiettivo “di rappresentanza” (le autorità comunali): ma è così frequentato e di passaggio che anche Emmanuel, persona tranquillissima e concreta, esprime qualche perplessità. Alla fine Le Tonus garantisce lo sgombero e un minimo di controllo sulla piazza (…speriamo bene!). L’orario ideale indicato da quasi tutti i villaggi per favorire la partecipazione è le 17. A quell’ora il mercato è finito (se c’è) e finiscono anche le lezioni.
Ancora una volta l’obiettivo è la partecipazione del pubblico. C’è però un problema: il sole cala rapidamente verso le 18. Lo spettacolo comincerà con la luce del giorno, ma saranno necessarie le luci per il finale (la durata prevista è di un’ora e un quarto circa) e soprattutto per il dibattito, che nel teatro di sensibilizzazione costituisce il fondamentale secondo tempo. Per questo, e per la funzione molto importante della musica, dal vivo e amplificata (e sparata durante il montaggio per creare attenzione), sarà necessario noleggiare un gruppo elettrogeno a Kati (impianti elettrici e fonici arriveranno con la compagnia). Reperire e noleggiare le sedie sul posto si rivela molto semplice: ce ne sono in tutti i villaggi (per matrimoni, feste eccetera).
Dove lo spettacolo si terrà nei cortili delle scuole (che sono spazi di frequentati anche al di fuori dell’orario scolastico), la situazione è relativamente più raccolta e si prevede ua buona partecipazione dei giovanissimi, i principali destinatari dello spettacolo: sono quelli che rischiano di partire “all’avventura” senza sapere bene cosa li aspetta.
Ne parliamo con i direttori delle scuole, che Maurizio Schmidt ha già incontrato in un precedente passaggio preparatorio del progetto: sensibilizzeranno gli studenti, e in due casi si affiancherà allo spettacolo un laboratorio, condotto da operatori locali che fanno già teatro con i ragazzi assieme all’équipe del progetto. La tournée dura tre settimane e Maurizio, Luca Fusi e gli attori riusciranno a ritornare. Qualche problema potrebbe crearlo lo stato di agitazione degli insegnanti. Nel 2019 ci sono stati cinque mesi di sciopero, si rivendicano migliori condizioni per la categoria e per la scuola, che ha problemi immensi (sovraffollamento delle classi, organico inadeguato, dispersione, eccetera). Ma i direttori e gli insegnanti coinvolti sono disponibili e combattivi, hanno molto a cuore il tema e faranno il possibile per realizzare il laboratorio.
Anche le interviste realizzate in alcuni dei quattordici villaggi e a Kati negli stessi giorni (oltre a quelle effettuate qualche mese fa) contribuiscono a stabilire una relazione con le comunità, a far discutere del tema e a creare attenzione intorno allo spettacolo. Si incontrano soprattutto donne toccate dalla migrazione come madri, sorelle, mogli. In alcuni casi sono anch’esse migranti in altri paesi africani, ancxhe se nessuna è attratta dall’”avventura”. Le necessità economiche della famiglia sono la causa principale della migrazione e spesso per tradizione un figlio, di solito il primogenito, è spinto a partire: tuttavia lo sforzo di tutte loro è trattenere i ragazzi, e se invece partono supportarli in qualche modo. Per farlo occorrono lavoro e opportunità concrete.
Incontriamo molte signore anche alla Maison de la Femme di Kati, un edificio molto accogliente dove si fanno corsi di sartoria, trasformazione dei prodotti alimentari, insegnamento dell’italiano e perfino un laboratori di teatro: stanno lavorando anche loro sul tema della migrazione, sulle scelte individuali e sulle dinamiche familiari. Sono donne attive e determinate, ancora subalterne ma decise a contare, che amano stare assieme e vogliono anche divertirsi un po’).
Le interviste sono un’importante occasione di incontro, favorite dalla cordialità dei maliani e dall’importanza del tema: sarà bello ritrovare queste persone nei villaggi e parlare con loro prima e dopo lo spettacolo. I migranti di ritorno che incontriamo hanno esperienze remote (e solo in qualche caso più recenti) di umiliazione e quasi di momentanea esclusione da parte della comunità per non avercela fatta. E’ per tutti una ferita aperta, ma si avverte anche il sollievo per esserne usciti. Per pochi dei migranti che incontriamo, il ritorno a casa (dalla Francia) ha rappresentato l’opportunità per nuovi progetti: piccoli investimenti, soprattutto nel lavoro in campagna.
Purtroppo non sembra proprio possibile fermarsi a mangiare e resstare con i nostri nuovi amici, se non a prezzo di grandi sforzi organizzativi. Non ci sono ristorantini di campagna e chiedere di organizzare una cena metterebbe in difficoltà le comunità. E poi non ci sono airb&b né soluzioni analoghe.
Anche la compagnia – attori, musicisti e tecnici – dovrà fare avanti e indietro sul minibus, dai villaggi all’alloggio reperito, a metà strada fra Kati e Bamako: un bellissimo posto, camere singole con bagno, all’interno di un complesso dedicato alla formazione per la pubblica amministrazione (un posto che non sembra Africa: quasi un collegio svizzero, costruito infatti dalla cooperazione tedesca pochi anni fa). Per fortuna nel periodo della tournée sarà libero. La posizione non è panoramica, ma è abbastanza vicina anche per le rappresentazioni a Bamako che precedono la tournée nei villaggi e si gterranno in cinque diversi (dal 29 gennaio al 1° febbraio e poi il 20 febbraio): situazioni e pubblico metropolitano, prima di partire all’avventura nella brousse (dal 3 al 21 febbraio)!

Progetto AwArtMali (Awarness Raising and info through Art on Irregular Migration Risks in Mali). Cofinanziato dal fondo per l’asilo e l’integrazione dell’Unione Europee, coordinato da Tamat NGO in partenariato con ISMU, Giusti Eventi, Farneto Teatro, Instrategies, Cogenia, Cardet.

Tags #EUfundshomeAffairs #migrationEU #EUandME #migration #awartmali #Tama365

Share



Tag: AwArtMali (6), FusiLuca (7), Il teatro è solo bianco? (37), IldeveredMeda (7), migrazioni (7), SchmidtMaurizio (8), teatro di sensibilizzazione (7), teatro sociale e di comunità (91)