#Eliseo2020 | Facciamo parlare i numeri

L'intervento del direttore del Teatro Eliseo

Pubblicato il 11/02/2020 / di / ateatro n. 171 / 0 commenti /
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Riceviamo e pubblichiamo.

A questo punto della “vicenda Eliseo” è necessario distaccarsi dalla polemica politica e lasciar parlare i numeri.
Nel complesso meccanismo, più volte riformato, che regola i finanziamenti al pubblico spettacolo i teatri italiani sono suddivisi in diverse categorie. I Teatri di Rilevante Interesse Culturale (TRIC), che raggruppa teatri sia pubblici che privati, sono 18 in tutta Italia.
L’Eliseo, è il Teatro di Rilevante Interesse Culturale con il finanziamento pubblico più basso in Italia.

È altresì significativo che il contributo FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) assegnato dal MiBACT sia stato drasticamente ridotto (a poco più di un terzo) immediatamente dopo il cambio di gestione

CONTRIBUTI FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) TEATRO ELISEO 2007–2018

2007: 1.580.000
2008: 1.566.750
2009: 1.468.231
2010: 1.330,321
2011: 1.366.572
2012: 1.396.508
2013: 1.337.705
2014: (cambio gestione Teatro Eliseo)
2015: 481.151
2016: 514.830
2017: 550.869
2018: 578.412
2019: 620.000 (ai quali vanno aggiunti 90.000 euro della Regione, e nessun contributo da Comune e Provincia).


La discrepanza tra i due importi appare più rilevante se si considera che neppure quei contributi 3 volte più alti erano riusciti a salvare l’involucro di quel vecchio e maestoso teatro morente. Sarebbe più corretto dire morto, dal momento che, dopo anni di proroghe e richiami, il 4 aprile 2014 veniva ufficialmente privato dalla Prefettura di Roma del certificato di Agibilità di pubblico spettacolo. In una parola era CHIUSO.
Soltanto nel 2015, a seguito dei massicci lavori per i quali Barbareschi ha investito personalmente circa 6 milioni di euro per ristrutturare il complesso immobiliare di quasi 5.000 metri quadrati comprendenti le due sale, Eliseo è Piccolo Eliseo, venivano finalmente ripristinati tutti i requisiti necessari ad ottenere l’agibilità permanente, caso unico nella città di Roma e rarissimo in tutta Italia.
La giustificazione ufficiale data dal Ministero per i Beni Culturali in relazione alla drastica diminuzione del contributo assegnato, è stata che il tempo dedicato alla imprescindibile ristrutturazione dell’immobile aveva fatto in modo che l’attività del Teatro Eliseo potesse iniziare solo a settembre 2015, svolgendo di fatto solo 4 mesi di attività durante l’anno solare di riferimento
Quello di cui non si è tenuto in alcun conto invece, è che quei mesi di chiusura sono stati dettati dalla circostanza straordinaria, oltre che essenziale e imprescindibile, di ripristinare l’agibilità del Teatro per poterlo riaprire al pubblico.
In ogni caso, indipendentemente dalle motivazioni che hanno portato a ridurre drasticamente il contributo del 2015, dall’anno successivo si sarebbe dovuta recuperare la normale congruità del contributo invece – in maniera del tutto inaspettata – è stato inserito un tetto massimo del 5% alla crescita del contributo. In questo modo il necessario recupero del finanziamento non ha avuto luogo neppure negli anni successivi e i finanziamenti sono rimasti pressoché invariati e assolutamente sproporzionati rispetto alla mole dell’attività produttiva, ai contributi ricevuti dagli altri Teatri della stessa categoria (TRIC – Teatri di Rilevante Interesse Culturale) e allo storico dei contributi ricevuti gli anni precedenti dallo stesso Teatro Eliseo, creando una condizione di profonda disparità.
Leggendo questi numeri il contributo extra FUS di 8 milioni una tantum all’Eliseo arrivato alla fine del 2018 come finanziamento straordinario per il Centenario, ha piuttosto il sapore di un risarcimento tardivo per il contributo pubblico irrisorio percepito nei 4 anni precedenti rispetto alla media degli altri Teatri, che non quello del favoritismo.
Riuscire a mantenere in vita il Teatro Eliseo con i numeri attuali sarebbe un caso unico e talmente paradossale da sembrare piuttosto un esperimento di fisica quantistica, basta pensare che molti teatri che percepiscono un contributo ben più alto, operando peraltro in realtà locali molto più circoscritte, lamentano le difficoltà della gestione e, il più delle volte essendo di proprietà pubblica, non sono neppure gravati dalle spese continue di adeguamento e manutenzione dell’immobile.
Altri teatri, come l’Argentina a Roma o il Piccolo a Milano, che pur appartenendo alla categoria dei Teatri Nazionali sono paragonabili per la tipologia di attività svolta, ricevono finanziamenti per circa 10 milioni di Euro tra contributi del Ministero e degli Enti Locali.
Non ripristinare e adeguare i fondi assegnati al Teatro Eliseo equivale a chiuderlo. E chiuderlo non vuol dire fare un danno a Barbareschi per il quale probabilmente qualsiasi altra attività commerciale svolta tra quelle stesse mura sarebbe più redditizia del teatro. Ma chiudere l’Eliseo vuol dire creare un’altra ferita irreparabile nella vita culturale dell’intero Paese e ancor più di Roma, già privata da oltre 8 anni del Teatro Valle, contribuendo a farne la capitale più povera di offerta culturale in Europa.
L’Eliseo in questi 5 anni di gestione virtuosa è tornato ad essere, nonostante le difficoltà, un punto di riferimento per la vita culturale italiana e ci auguriamo che non sia proprio ora costretto a snaturarsi per trasformarsi in qualcos’altro o, peggio ancora, in un altro teatro definitivamente chiuso.

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