#coronavirus 2 | Le ricadute della crisi Covid-19 sul sistema dello spettacolo dal vivo: analisi e proposte

Il documento presentato al MiBACT il 28 febbraio 2020

Pubblicato il 01/03/2020 / di / ateatro n. 171 / 0 commenti /
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Le 135 realtà del teatro contemporaneo che promuovono C.Re.S.Co., il Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, ringraziano sinceramente per questa convocazione in un momento così difficile per il comparto.
Ringraziamo perché – per sua costituzione – C.Re.S.Co. rappresenta un arcipelago di soggetti e operatori del teatro e della danza che fa dell’eterogeneità la sua forza; e la nostra convocazione qui oggi dimostra chiaramente l’intenzione del Governo di rispondere allo stato di Crisi di un intero sistema e di tutti i lavoratori dello spettacolo dal vivo.
L’urgenza che ci ha spinto a richiedere pochi giorni fa al Ministro Franceschini lo Stato di crisi è stata dettata dall’evidenza che il disagio, in termini di danno economico e normativo, riguardasse geograficamente l’intero Paese e tutti gli ambiti normati dello spettacolo dal vivo.
I teatri chiusi a Nord significano tournée annullate per le compagnie di tutta Italia. L’ordinanza di divieto di viaggi d’Istruzione e Uscite didattiche fino al 15 marzo rivolta agli Istituti di ogni ordine e grado dell’intero Paese vuol dire programmazione in matinée completamente annullata; e se nella maggior parte delle Regioni i teatri sono aperti e una programmazione pomeridiana e serale è possibile, oggettivamente quanti degli adulti che al mattino non avranno mandato i propri figli a teatro decideranno di portarceli al pomeriggio o di andarci la sera? A ciò si aggiunge l’annullamento di Festival e di molte attività di laboratorio, la mobilità bloccata per molti artisti con conseguente slittamento (quando non annullamento) dell’attività produttiva, con ripercussioni anche a lungo termine.
Parliamo perciò di Nord, di Sud e di Centro.
Parliamo di programmazione, circuitazione, produzione, formazione, festival, promozione, internazionalizzazione (ad es. tournèe all’estero, ricadute su bandi specifici come Boarding Pass): ovvero dell’intera progettazione legata allo spettacolo dal vivo, a livello ministeriale, regionale, locale.
Parliamo di un comparto che rischia di sostenere la maggior parte dei costi previsti senza poter contare sugli incassi.
Parliamo di parametri abbattuti per tutte le imprese: annullamento di giornate recitative, giornate lavorative e relativi oneri, piazze, spettatori.
Infine i colleghi di Agis hanno stimato le perdite del settore in oltre 10 mln in una sola settimana, anche se è certo che il danno economico crescerà esponenzialmente considerando anche gli spazi e le realtà indipendenti non finanziate dal FUS.
E se i soggetti finanziati dal Ministero rischiano di non mantenere a consuntivo i parametri dichiarati a preventivo, lo stesso accade per i soggetti sostenuti dalle Regioni e dagli Enti Locali.
Se oggi siamo qui per chiederci su chi maggiormente ricadranno le conseguenze di questa crisi, purtroppo la risposta è prevedibile ed è sempre la stessa: sui soggetti più deboli e meno strutturati, che andranno tutelati in egual misura delle strutture con le spalle più solide.
Parliamo delle piccole e medie imprese e dei loro lavoratori, come pure dei lavoratori autonomi, come segnalato anche dalla lettera da SLC CGIL dei giorni scorsi.
Se è vero che l’art. 19 del CCNL tutela i lavoratori in caso di blocco del lavoro per cause di forza maggiore, è vero anche che il numero dei lavoratori dello spettacolo dal vivo che godono di una scrittura di lungo periodo rappresenta una minoranza; tutti gli altri non potranno appellarsi a quell’articolo, perdendo a un tempo gli emolumenti dovuti e le giornate lavorative necessarie alla richiesta della Naspi.
Inoltre, nel cuore della stagione teatrale sarà impossibile per gli artisti e le maestranze poter trovare altre occasioni d’ingaggio lavorativo tali da garantirne almeno in parte la sostenibilità economica.
Questa riflessione ci porta a considerare come i lavoratori dello spettacolo siano da sempre una categoria fragile, sempre a rischio di non riconoscimento e auspichiamo che da questi giorni critici possano emergere misure volte a restituire loro dignità al di là dell’emergenza dovuta al Covid 19.
C.Re.S.Co suggerisce tra le possibili soluzioni legate all’emergenza l’utilizzo del Fondo di Solidarietà previsto dall’INPS per le imprese in crisi.
Consideriamo necessario lo stanziamento da parte del Ministero di risorse economiche adeguate che permettano di affrontare l’emergenza e garantiscano un corretto svolgimento dell’intera progettualità culturale 2020.
E poiché si tratta di un’emergenza straordinaria, ci aspettiamo che (per coerenza anche lessicale) queste risorse vengano attinte da fondi straordinari.
Non sappiamo immaginare che sia altrimenti.
Crediamo profondamente nella coerenza tra risorse e funzioni, ovvero che fondi ordinari regolamentino funzioni ordinarie e fondi straordinari sopperiscano a funzioni straordinarie; ci auguriamo quindi che i fondi accantonati per la crisi in fase di spacchettamento siano riversati sul FUS con la certezza che si lavorerà al reperimento di fondi differenti per fronteggiare la grave situazione attuale.
Consideriamo inoltre fondamentale il ruolo della Conferenza Stato/Regioni per sensibilizzare le Regioni meno ricettive (e di rimando gli Enti Locali) all’apertura di tavoli di crisi territoriali, perché tutte le realtà non riconosciute dal FUS, che pure contribuiscono a rigenerare e mantenere vivo il Sistema, godano di misure atte a garantirne la sopravvivenza. Riconosciamo quindi un ruolo fondamentale del Mibact nell’individuare una strategia che possa essere declinata in tutti i territori, perseguendo uno degli obiettivi del DM non ancora raggiunto, ovvero il riequilibrio territoriale.
Questo, oggi più che mai, appare fondamentale, proprio perché diverse Regioni stanno istituendo tavoli di crisi che devono necessariamente convergere nelle finalità e nelle modalità, anche nei casi dei territori non ancora contagiate dal Covid 19.
Consideriamo infine prioritaria l’elaborazione collettiva di una strategia (comunicativa) che permetta alle comunità e ai cittadini di riappropriarsi di sé e delle proprie abitudini vitali.
Un grande, immenso e urgente lavoro andrà fatto per tranquillizzare le scuole e i cittadini invitandoli a tornare alla propria vita e a riempire di stimoli e qualità il loro tempo.
Riteniamo vitale in questo senso il ruolo degli operatori che animano e abitano quotidianamente i territori, perché tornino a essere motore di aggregazione delle proprie comunità.

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