#coronavirus 5 | Teatri e cinema chiusi (almeno) fino al 3 aprile in tutta Italia

Pubblicato il 05/03/2020 / di / ateatro n. 171 / 0 commenti /
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Il nuovo “decreto coronavirus” (Decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6), emanato il 4 marzo 2020 al termine di una giornata convulsa, dove la comunicazione è stata assai confusa, ha chiuso teatri e cinema in tutto Italia fino al prossimo 3 aprile (Art. 4 “1. Le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data di adozione del medesimo e sono efficaci, salve diverse previsioni contenute nelle singole misure, fino al 3 aprile 2020”).
La formula sembra offrire una possibile scappatoia:

“sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Ma nelle platee di teatri e cinema è di fatto impossibile far rispettare la “distanza sputazzo” (specificato al punto d) dell’Allegato al Decreto). (A proposito, il record della gara di sputo del nocciolo di ciliegia è di 22,80 metri…)
Senza dimenticare che quest’anno la Pasqua cade poco dopo il fatidico 3 aprile: la stagione teatrale è, per molti aspetti, tristemente chiusa.
La perdita determinata dalla sospensione delle attività culturali sarà di almeno 3 miliardi “per attività culturali e ricreative, stimando in modo prudenziale nel prossimo semestre una diminuzione del 20% dei consumi nel settore”: questo il dato presentato da Federculture nell’incontro convocato ieri al MiBACT sugli effetti economici dell’emergenza coronavirus sulla cultura, alla presenza della sottosegretaria Anna Laura Orrico. Per Federculture, le conseguenze negative sono già state numerose

“anche nelle zone non interessate dai provvedimenti: dal repentino calo delle presenze turistiche e degli ingressi ai musei e ai luoghi della cultura alle disdette delle visite didattiche, dalla cancellazione di eventi privati e ‘commerciali’ alla mancata partecipazione a fiere internazionali per l’imposizione di quarantena dopo l’atterraggio, fino all’impatto sull’occupazione e sull’indotto diffuso sul territorio. Ai danni diretti si aggiungono quelli indiretti, derivanti dalla contrazione della fruizione dei servizi ausiliari integranti l’offerta museale, erogati dai concessionari (bookshop, caffetterie, ristorazione…). (…) L’intero comparto della cultura è in difficoltà”.

Fortebraccio ai tempi del #coronavirus: la bella immagine di Renzo Francabandera

Ieri mattina, 4 marzo, il senatore Roberto Rampi è intervenuto in Senato:

“Quelle che stiamo vivendo sono ore complicate, in cui tutti dobbiamo imparare a non drammatizzare ma anche a non sottovalutare. Come classe dirigente siamo chiamati all’empatia e alla serietà. Io vengo dalla Lombardia, dove c’è un intero Paese che sta lottando, dobbiamo comportarci in modo di essere tutti all’altezza della battaglia che stiamo combattendo, insieme. Per questo ho presentato un ordine del giorno affinché la Repubblica non abbandoni i lavoratori dello spettacolo, ai quali da un giorno all’altro abbiamo chiuso i posti di lavoro. Sono lavoratori come gli altri e proprio la cultura sarà uno strumento fondamentale per rilanciare l’Italia, una volta superato il contagio del Coronavirus”.

Inutile ribadire la gravità dell’azzeramento per l’intero settore, su diversi fronti:

# azzeramento degli incassi, con conseguenze drammatiche per le imprese;
# disperata situazione dei lavoratori (in primis attori, tecnici, musicisti), in genere precari e senza strumenti di tutela;
# il teatro ragazzi: la situazione di questo settore è ancora più drammatica, visto che di fatto le scuole di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna avevano già sospeso qualunque attività di questo tipo;
# perdita dell’indotto diretto e indiretto del settore (turismo e non solo).

Senza trascurare le conseguenze sociali di provvedimenti che tendono a spingere gli italiani verso gli arresti domiciliari, più o meno auto-imposti. E, una volta superata l’emergenza, non sarà facile per il settore ripartire, a meno che non sia l’occasione per un’analisi profonda del sistema e delle sue economie che consenta di progettare un effettivo rilancio.
E probabilmente ci servirà anche una “psicoterapia di massa di fronte a “una follia generale, ma acuta”…

Purtroppo oggi il nostro orizzonte temporale si è gravemente ridotto: non solo non si pensa in termini di secoli, ma la idolatria dei temi effimeri può – indirettamente, tuttavia potentemente – contribuire a farci assegnare gli avvertimenti dell’OMS a uno stantio passato manzoniano. Ci ritroviamo all’improvviso tutti insieme nella piazza virtuale, offerta dallo schermo televisivo o del computer. Di fronte ad esso siamo una folla acefala, che proprio per questo meriterebbe di trovare una guida nelle autorità e nei mezzi di comunicazione.
Luigi Zoja, Paranoia e virus

E per questa “psicoterapia di massa” (o meglio “di folla”) il teatro sarà di sicuro assai utile!

Appuntamento alle Buone Pratiche del Teatro

Di questi temi di drammatica attualità discuteremo il 14 marzo alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in occasione delle Buone Pratiche del Teatro: Il programma

#ilbelcontagio

 

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