#coronavirus 12 | Come fate a non firmare il mio appello per la cultura e lo spettacolo?

Con il primo censimento di petizioni, lettere aperte, riflessioni, decaloghi, grida d'allarme, documenti, appelli e controappelli culturali virali

Pubblicato il 20/04/2020 / di / ateatro n. 172 / 0 commenti /
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Il genere letterario più frequentato dagli intellettuali durante il lockdown è l’appello.
Rispetto ad altre forme letterarie, ha una caratteristica che lo rende adatto a quest’epoca di teatri chiusi. Perché l’appello non è solo letteratura, non resta imprigionato dalla gabbia della pagina, ma assume subito una forte dimensione performativa e partecipativa. E questo oggi fa tendenza, come ci insegnano due studiose hypertrendy, ovvero le mie amiche Erika (Fischer-Lichte, autrice di Estetica del performativo, ndr) e Claire (Bishop, autrice di Inferni artificiali, ndr).

Cittadini in paziente attesa: vogliono firmare un accorato appello per la cultura

L’appello invita al dialogo e all’azione, anche se nella forma limitata della firma o della catena di Sant’Antonio. Del resto, anche l’arte e il teatro partecipati non prevedono mai una vera partecipazione: al massimo, ti arriva qualche banale istruzione attraverso la solita cuffietta e poco altro: “Vai a sinistra”, “Alza il braccio”, “Immagina la prima cosa che farai quando finisce la pandemia”…

Il bello dell’appello

Rispetto ad altre occasioni di militanza e volontariato, l’appello offre numerosi vantaggi:

# è rapido, fisicamente e psichicamente poco impegnativo e dunque liberatorio: basta la firma, mica è necessario leggersi tutto il mappazzo;

# magari il tuo nome finisce nei social o addirittura sui giornali, senza bisogno di ammazzare nessuno o di vincere le Olimpiadi, e magari ti ritrovi accanto a uno ricco e famoso: i miracoli dell’ordine alfabetico!!!

# è ostentatamente engagé, e nel cinquantenario della morte di Jean-Paul Sarte l’impegno fa vintage-chic;

# offre un succedaneo alle manifestazioni di piazza, ora vietatissime (Covid-19 è un complotto leghista contro le Sardine!!!), perché consente di mobilitarsi in massa restando comodamente sdraiati sul divano di casa mentre si scrolla lo smartphone e si sgranocchiano pistacchi: “Siamo davvero tanti, oggi!”;

# allevia la fastidiosa sensazione di impotenza che si insinua dopo settimane di arresti domiciliari e gli insulti delle autorità, che ci ripetono che la “responsabilità” nella diffusione del contagio è dei cittadini (da ora in poi “untori”, ndr);

# mette la coscienza a posto: massimo risultato con il minimo sforzo;

# soprattutto, è virale. Dunque in the mood.

Per molti intellettuali, essere chiamati a sottoscrivere une petizione, soprattutto se lanciata da note personalità, è uno status symbol. Una mancata convocazione può causare depressione e in alcuni casi ha fatto esplodere la violenza domestica.

Facciamo l’Appello degli Appelli

Un primo sommario e lacunoso elenco di appelli lanciati in queste settimane comprende:

1. la la lettera aperta di Cresco del 24 febbraio in cui si richiedeva l'”apertura dello stato di crisi del settore dello spettacolo”;

2. l’appello dei teatri milanesi a non chiedere il rimborso dei biglietti acquistati ma non utilizzati per la chiusura dei teatri;

3. l’appello a non disdire gli abbonamenti teatrali in Emilia-Romagna;

4. nessunoescluso, l’“Appello per sostegno urgente ai lavoratori dello spettacolo” lanciato da Fondazione Centro Studi Doc;

5. l’appello su doppiozero di tre autorevoli critici teatrali (Massimo Marino, Andrea Porcheddu, Attilio Scarpellini) in difesa del settore;

6. la mobilitazione di teatri e cinema contro il distanziamento sociale nelle sale di spettacolo;

7. ma anche la mobilitazione di teatri e cinema a favore del distanziamento sociale nelle sale di spettacolo;

8. l’appello degli assessori alla Cultura di 12 grandi Comuni italiani che hanno chiesto ai ministri Franceschini e Catalfo di coinvolgerli nell’attuazione dei provvedimenti a sostegno del settore (l’assessore Filippo Del Corno lo illustra alle Buone Pratiche del Teatro);

9. L’appello dell’AIE (Associazione Editori Italiani) che chiede al Governo “detrazioni fiscali, reintegro della dotazione 18App e interventi in aiuto alle aziende e alle famiglie” oltre a “indicazioni precise su fiere e festival letterari” rilanciato dal “Corriere della Sera” il 27 marzo 2020;

10. la lettera aperta all’Europa dello stesso ministro della Cultura Franceschini, con i colleghi di Germania e Spagna, Michelle Munterfering e José Manuel Rodriguez, a favore della cultura, pubblicato su “Corriere della Sera” il 4 aprile 2020: “Siamo ancora più determinati a proteggere il nostro bene più prezioso: la fiducia in una convivenza solidale e nella forza della cultura”;

11. la lettera aperta del regista cinematografico Pupi Avati a favore di una maggiore e migliore programmazione culturale da parte della Rai: “Stravolgiamo la programmazione, riscopriamo in tv la grande cultura” (e la risposta del Presidente della RAI Marcello Foa a Pupi Avati e Renzo Arbore);

12. l’appello lanciato dal regista teatrale Piero Maccarinelli, sottoscritto da numerose personalità dello spettacolo, per una maggiore attenzione alla produzione e programmazione di teatro televisivo da parte della Rai, rilanciato dal “Corriere della Sera”;

12bis. la replica di Annalisa De Simone “L’appello per salvare il teatro, ma senza firme di giovani artisti”: “C’è da dire, particolare di certo noto a tutti i firmatari, che la Rai è già impegnata nella promozione del teatro; su Rai 5 si possono recuperare in streaming moltissimi video e foto e podcast di spettacoli che hanno fatto la storia del nostro teatro e di messe in scena contemporanee. Viene il dubbio che, oltre a un sostegno finanziario al settore, si è in cerca di maggiore visibilità. Una richiesta legittima, intendiamoci. E però”;

12bis. la replica di André Rurh Shammah a Annalisa De Simone “Basta dividerci su giovani e vecchi, l’arte non ha età”: “Mi sembra straordinario che l’arte, la poesia, la scrittura, il teatro non abbiano età e che forse è venuto il momento di dividere il mondo tra cretini o incompetenti e chi non lo è. Ma, per favore, basta con questa storia di dividere le persone in fasce di età. E viva il teatro!”;

12ter. la risposta all’appello dell’AD Rai Fabrizio Salini sul “Corriere della Sera” (n. 12).

13. il controappello lanciato dalla regista teatrale Andrée Ruth Shammah sul “Corriere della Sera”: “Noi siamo legati a una storia che non è di tecnologia ma di carne e passione”;

14. la riflessione di Francesco Rutelli, presidente dell’ANICA (Associazione Nazionale delle Industrie Cinematografiche), pubblicata da “la Repubblica”: “Non vedo l’ora di sedermi, buio in sala, perché inizia lo spettacolo, l’esperienza umana amata da decine di milioni di italiani”;

15. l’appello lanciato da Pierluigi Battista sulle colonne del “Corriere delle Sera” il 26 marzo, a favore di un Fondo per la Cultura, cui hanno aderito, con altre lettere aperte pubblicate sullo stesso quotidiano, numerose e prestigiose realtà culturali e imprenditoriali, tra cui Federcultura, Museimprese, Fondazione Corriere della Sera, FAI, Associazione Civita;

16. sempre sul “Corriere della Sera”, l’appello a favore dell’apertura dei musei lanciato da Vittorio Sgarbi, uno dei grandi minimizzatori mediatici del coronavirus: “Nei provvedimenti economici non ci siano tagli alla cultura, che, alla ripresa, la cultura possa essere il primo riferimento in un’Italia che avrà visto evidentemente molte prenotazioni da Paesi stranieri annullate”;

17. l’appello “Riapriamo le librerie” lanciato dal “manifesto” e sostenuto dalla Associazione Librai Italiani, a favore della riapertura delle librerie: “Le librerie aperte non creerebbero le file del supermercato e darebbero ossigeno all’editoria libraria”;

18. ma anche il documento “Siamo librai, no simboli” di 150 librai indipendenti contro la riapertura delle librerie e pubblicato da Minima Moralia, sostenuto da ADEI, l’associazione degli editori indipendenti;

19. l’appello di Confcultura a Conte: “Tutelare il lavoro e ripartire dalla cultura”;

20. la lettera di Fondazione La Nuova Musica – Ricordi Music School, MTM Grock Scuola di Teatro e Corsi Litta DanceHaus di Susanna Beltrami a favore delle scuole di musica, teatro, danza: “Non dimenticateci”;

21. l’appello a favore della danza di Alessandra Celentano, la burbera ma amatissima insegnante di danza di Amici;

22. l’appello di Alessandro Gaido, presidente di Piemonte Movie, agli Enti e alle associazioni culturali che si occupano di cinema in Piemonte, per la creazione di un consorzio;

23. il piano di recovery con un decalogo di proposte di Cultura Italiae al Governo, con l’obiettivo di porre il settore culturale e creativo al centro delle priorità di rilancio del paese dopo la crisi, fornendo alla politica “una cassetta degli attrezzi operativa, che nasce in seno al mondo della cultura e mettendo a disposizione le migliori competenze professionali”;

24. la lettera aperta di Giorgio Armani, dove spiega che “La moda ora deve rallentare il suo ritmo insostenibile” perché “il momento è complicato ma ci offre la possibilità di aggiustare quello che non va e riguadagnare una dimensione più umana”, un invito raccolto da Donatella Versace, Rick Owens, Elisabetta Franchi e Marco Baldassarri di Eleventy;

25. l’appello per la riapertura imprese della filiera della moda, da Renzo Rosso a François-Henri Pinault, da Remo Ruffini a Patrizio Bertelli, Gildo Zegna e Tony Belloni, con l’appoggio di Anna Wintour;

26. l’accorato grido d’allarme (rilanciato da molte pop star) di un disorientato e dolente Tiziano Ferro, in diretta da Los Angeles sugli schermi di Che tempo che fa, perché non si sa cosa accada ai concerti dell’estate, vista l’incertezza su inizio e modalità della Fase 2;

L’appello di Tiziano Ferro spiegato bene da Zerocalcare

27. la lettera in cui Cresco chiede al Presidente Conte e al Ministro Franceschini che “all’interno della Commissione di esperti in materia economica e sociale sia nominata una figura del settore dello spettacolo dal vivo, affinché le specificità del comparto possano essere di aiuto alla comunità tutta” (vedi sopra, n. 1).

(…segue…)

Segnala il tuo appello a Perfida: “Te lo firmo subito!”

Di sicuro a questo appello manca qualche appello. La lista è inevitabilmente incompleta. Chiedo perdono a tutti gli estensori e i firmatari. In ogni caso firmerò subito tutte le petizioni che perverranno alla redazione di ateatro.it (se Elena Ferrante lancia e firma appelli, non vedo perché non posso farlo io!).
Alla redazione di ateatro,.chiederò di integrare l’Appello degli Appelli con le vostre preziose segnalazioni.

L’Appello degli Appelli: integrazioni

28. l’appello del Teatro Sociale di Como: “Abbiamo lanciato la campagna #iorinuncioalrimborso. In pratica chiediamo a chi ha acquistato i biglietti per spettacoli, concerti e per tutte le altre proposte, di ‘donarli’ per aiutare il Teatro a rilanciare la programmazione del futuro. Per fortuna, già molti nostri fedeli spettatori hanno deciso di aderire, comprendendo la fase delicata che il mondo dello spettacolo sta vivendo, insieme e più di tanti altri settori. Questa generosità ci sarà di aiuto in senso materiale e psicologico, per darci la forza di programmare una stagione futura”;

29. l’appello in cui si chiede di “Aprire appena possibile” a cura di ANFOLS, che raccoglie le Fondazioni Lirico-Sinfoniche: “Non si può cantare e suonare a distanza”, ha spiegato Michele dall’Ongaro, rilanciato da “la Repubblica” il 16 aprile 2020;

30. l’appello al Governo a favore dei lavoratori dello spettacolo lanciato con l’hashtag #seiconnoi da star come Laura Pausini, Giorgia, Anna Tatangelo, Rosario Fiorello, Elisa, Fiorella Mannoia: “Non stiamo parlando per noi o di noi. Stiamo parlando di tutti i musicisti, gli autori, i dj, i ballerini, gli operai, i tecnici, i lavoratori specializzati, i professionisti di ogni settore dello spettacolo, i lavoratori senza cassa integrazione, i lavoratori occasionali, tutte le maestranze che lavorano nel mondo della musica e dell’intrattenimento”.

31. l’appello del CRIC (Coordinamento delle Riviste Italiane di Cultura), rilanciato da Valdo Spini: “Stanno riaprendo in molte Regioni d’Italia le librerie e le cartolibrerie. Lancio quindi un appello agli Editori, ai distributori e appunto ai librai perché questa apertura sia anche l’occasione di una nuova ospitalità per le riviste di cultura. (…) all’interno delle riviste di cultura ci sono autentici nuclei di volontariato culturale, quantomai preziosi in un momento in cui si sta riflettendo su quello che sarà la società del post-pandemia. Mentre naturalmente le riviste affrontano tutta la portata della sfida della modernizzazione sulla Rete permessa dai nuovi sviluppi tecnologici; comunque va preservata la possibilità di continuare ad apprezzare il prodotto cartaceo nelle sue dimensioni di immagine, di selezione e di scelta”;

32. le proposte di Oberdan Forlenza, presidente del Teatro Due di Parma, per la gestione dell’emergenza nella fase 2: “Non sono misure impossibili, né particolarmente dispendiose”.

33. l’appello di Pierfrancesco Favino al ministro Franceschini per cinema e teatri: “Questa è alla fine la cultura: quella libertà che ci dà di poterci godere 2 ore per noi stessi, che hanno a che fare con la crescita del nostro spirito, che sono una coccola per la nostra anima”;

34. l’appello di 300 lavoratori dello spettacolo che chiedono di sbloccare i fondi al settore che la Regione Puglia aveva stanziato e che dal 2017 non sono ancora stati erogati;

35. l’appello dei manager di Tiziano Ferro, Marracash, Il Volo e altri: “Per i live ormai guardiamo al 2021 aspettando il vaccino. Però il governo ci deve risposte: per gli artisti, i fan, i lavoratori”;

36. l’appello di Sergio Risaliti al Governo per salvare gli artisti, pubblicato su Atribune: “R.M. Rilke sosteneva che gli artisti sono i più a rischio. Ora lo sono veramente. Lo sono perché non hanno nessuna tutela alle spalle. Perché il sistema dell’arte sta entrando in una tempesta perfetta”;

37. il videoappello al Governo di Giorgio Panariello “perché nessuna voce resti inascoltata”, pubblicato da Luca Lazzareschi su Facebook: “Mi chiedo perché così pochi like al mio post con Panariello? Ci mette generosamente la faccia rivendicando tutele e attenzione per tutti i teatranti”;

38. le sei proposte per uscire dall’emergenza di ACTA, l’associazione dei freelance;

39. l’appello di Monica Guerritore al premier Giuseppe Conte, “Fateci fare teatro in tv”: “I teatri molto probabilmente resteranno chiusi nella prima parte della stagione (ottobre 2020 – gennaio 2021). Un intervallo troppo lungo. Le chiedo umilmente, da teatrante, senza ruoli istituzionali, senza incarichi, di prendere in considerazione una possibilità che potrebbe coinvolgere la Rai”:

40. la lettera aperta delle Orchestre Spettacolo Italiane sulla crisi;

41. lo spot di MEI (Meeting degli Indipendenti) “Non può esistere un Mondo senza Musica!”;

42. le richieste all’amministrazione di decine di teatri romani in crisi: “Nella sola città di Roma, l’esercizio teatrale registra e prevede circa 1.150.000 spettatori e 24.000.000 di euro perduti per i soli mesi di marzo, aprile e maggio;

43. il comunicato congiunto in cui Strade (Sezione Traduttori Editoriali-SLC-CGIL) ha chiesto al governo Conte II di includere le lavoratrici e i lavoratori in regime di diritto d’autore tra le figure tutelate dal decreto Cura Italia, rilanciato il 7 aprile mettendo in particolare risalto l’urgenza di un fondo per l’editoria e che ha raccolto l’adesione di Adei e Aie e le firme di autori come John M. Coetzee e Jonathan Franzen, oltre che di numerosi traduttori;

43. l’appello di Valter Malosti: “Facciamo lavorare gli attori con la Rai e la Tv“: “In accordo col Ministero, si potrebbe chiedere la possibilità di investire parte dei fondi che sarebbero stati destinati alla produzione, e cioè le risorse a disposizione al di là del mantenimento delle strutture fisse, alla presa in carico da parte di ogni struttura di un gruppo di attori e tecnici e altre figure professionali, che potrebbero avere come obiettivo la produzione di materiale audio (e anche visivo) da coprodurre con la Rai (e forse anche con altre aziende di produzione audiovisiva se riuscissimo a dare il buon esempio e qualcuno lo raccogliesse come sfida virtuosa). Occorre far ripartire il settore e non solo pensare ad accantonare risorse”.

44. la lettera aperta con cui C.Re.S.Co. chiede tutele per i lavoratori dello spettacolo pubblicata da “la Repubblica”: “i lavoratori dello spettacolo dal vivo sono in grande difficoltà esattamente come la maggior parte dei lavoratori di ogni settore produttivo italiano, con due aggravanti non trascurabili. La prima è che i loro luoghi di lavoro sono stati tra i primi a chiudere e saranno gli ultimi a riaprire; la seconda è che non basterà riaprire i teatri ma bisognerà ricostruire il pubblico, cioè le comunità che di arte – e quindi di vicinanza, di scambio, di ricerca costante di bellezza e armonia – si nutrono” (vedi sopra, nn. 1 e 27);

45. il secondo appello lanciato da 12 assessori alla cultura delle grandi città “La cultura vive nelle nostre città”: ora aiutiamole a ripartire”: “Ripartire dalle città significa permettere alle amministrazioni locali di poter sostenere davvero la cultura, superando la dimensione della contribuzione a singoli progetti per arrivare a un autentico conferimento di risorse ai soggetti attivi nella produzione e offerta culturale. Per salvaguardare il ruolo economico e sociale che la cultura svolge nelle città, soprattutto nei suoi territori più disagiati, occorre un forte intervento dello Stato, sia economico, sia normativo, a favore degli Enti locali, con il reintegro per un triennio della imposta di soggiorno, il cui utilizzo può essere destinato anche alle politiche culturali; con l’erogazione di un Fondo speciale da destinare ai Comuni su base triennale per la rinascita culturale; con l’ampliamento dell’utilizzo di ArtBonus per sostenere anche le attività di produzione e diffusione culturale” (vedi sopra, n. 8);

46. la lettera aperta di Shownet (la rete di cooperative del settore spettacolo che comprende AMS, Crea Stage, Crew Room, Doc Servizi, Doc Creativity, fasolumusic.coop, NRG, Techne, Tempi Tecnici) a MiBACT, Ministero del Lavoro e INPS per chiedere di rendere possibile l’accesso agli ammortizzatori sociali per lavoratori dipendenti anche ai lavoratori intermittenti dello spettacolo, attualmente esclusi;

47. anche in risposta agli appelli molti amministratori che hanno chiesto ad attori, danzatori, musicisti eccetera di esibirsi gratis, la “Chiamata al dono per Sindaci, Assessori, Segretari Comunali e Affini” di Daniele Timpano su Facebook:

“Il lavoro gratis di tutti come strumento per rifondare la sanità pubblica e superare tutti insieme l’emergenza Coronavirus.
Questa terribile pandemia ci costringe nelle nostre case in un isolamento doloroso ma necessario. Non è però il momento di arrendersi e mollare. Continuiamo tutti a restare a casa nel più rigoroso rispetto delle limitazioni. Ma proviamo anche a fare comunità appellandoci alla generosità dei Sindaci, Assessori, Segretari comunali e affini.
Chiediamo a tutti coloro che praticano la politica e l’arte della cosa pubblica di “donare” alla nostra comunità qualche porzione del loro stipendio, magari tutto. Chiediamo a Sindaci, Assessori, Segretari comunali, Custodi, impiegati, consiglieri comunali, uscieri, polizia municipale, bibliotecari, architetti, ingegneri et affini di donare agli Artisti succitati nel vostro appello gli stipendi (sia di eventuale primo lavoro che di seconde o terze occupazioni)
da Marzo fino a Dicembre.
Tali stipendi saranno spalmati nel periodo marzo-dicembre (periodo di chiusura dei luoghi di lavoro degli artisti) con il duplice scopo di offrire agli artisti e alle loro famiglie (ché anche gli artisti hanno, lo ricordiamo ai più) l’occasione per far fronte alla dura prova della DISOCCUPAZIONE COATTA fino (sembrerebbe) a dicembre (ma chi può dir del dopo?).
Questi stipendi saranno altresì a libera disposizione di tutti gli operatori nel settore spettacolo (tecnici, costumisti, attrezzisti et caetera) e donati anche oltre dicembre per l’eventuale prolungamento del periodo di crisi. Un Do ut Des dunque. Noi siamo pronti a “donare” il nostro lavoro certi di una fragorosa risposta da parte dell’Amministrazione che così generosamente ci stimola.
Chi volesse aderire può indirizzare la Sua disponibilità, in modo totalmente gratuito e senza alcun onere per gli artisti beneficiari, ed il link con la relativa fotocopia della busta paga all’indirizzo asscultura@comune.salerno.it che poi ci farà sapere entro martedì 28 aprile. Il link deve contenere oltre che la fotocopia della busta paga anche una sintetica presentazione del benefattore che verrà ringraziato con dei filmati ( sia originali che di archivio) e con le loro creazioni.
Siamo certi che la Pubblica Amministrazione risponderà con generosità all’appello di #ARTISTISENZASTIPENDIFINOcomeminimoADICEMBRE”.

48. il decalogo delle imprese musicali (formato da AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI) per salvare il settore, inviato al premier Giuseppe Conte:

Primo: portare il Fondo Emergenze introdotto dal Dl Cura Italia a 200 milioni. Secondo: contributo a fondo perduto per i mesi perduti a causa del lockdown. Terzo: sospensione di tasse e contributi per il settore, attraverso un meccanismo di rateizzazione. Quarto: estensione della durata dei voucher da 12 a 18 mesi per i concerti annullati. Quinto: creazione di un bonus cultura per le famiglie. Sesto: Iva al 4% per musica e spettacolo. Settimo: reddito di emergenza anche per i precari del comparto. Ottavo: revisione delle pendenze erariali per gli organizzatori di spettacoli dal vivo per appianare tutte le asimmetrie nell’applicazione dell’Iva sugli spettacoli dal vivo. Nono: apertura di un tavolo di lavoro con la task force presieduta da Vittorio Colao per la ripresa delle attività. Decimo: certezza sui tempi.

49. la richiesta del Cnappc (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) al presidente del Consiglio di aprire un luogo di confronto con gli architetti italiani: “Come gestiremo, nel dopo emergenza, i luoghi dell’abitare, gli spazi pubblici, le dinamiche urbane? Come verrà fatta ripartire l’economia, riattivati i cantieri, trasferita una indispensabile spinta propulsiva al mondo delle costruzioni? Ed ancora, Come vediamo il futuro delle nostre città, dei territori, muovendo dall’insegnamento della pandemia? Serve una capacità di progetto”;

50. il “Programma per la Cultura” firmato da Marco D’Isanto, Stefano Consiglio, Ledo Prato, Trinità Jungano
Claudio Bocci, Maurizio Carta, Umberto Croppi, Roberto Ferrari, Paolo Giulierini, Tiziana Maffei, Rosaria Mencarelli, Valentina Montalto, Cesare Moreno, Bertram Niessen, Fabio Pagano, Pietro Petraroia, Daniele Pitteri, Daniela Savy, Andrée Ruth Shammah, Erminia Sciacchitano, Ludovico Solima, Michele Trimarchi, Laura Valente, Paolo Verri, Fabio Viola, Massimiliano Zane e pubblciato su corriere.it;

51. le “nove misure utili a tutta la filiera del libro” presentate da ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti) al Governo: “Non solo case editrici: chiunque lavori per il mondo del libro ha diritto a aiuti dal Governo e dalle Istituzioni”;

52. il progetto solidale per i freelance della cultura su scala europea di smart.it;

53. l’appello congiunto al governo di bibliotecari (AIB), editori (AIE) e librai (ALI) “Ripartire dai libri”: “Le chiusure generano la più grave crisi attraversata dal libro dal Dopoguerra (…) Sarà un colpo verso la cultura italiana, la diversità culturale e il pluralismo. Per questo un intervento mirato a sostegno del libro è veramente necessario subito”;

54. circa 150 emendamenti su cultura e turismo – su un totale di 800 presentati – al Decreto Cura Italia “segnalati” dalle varie forze politiche in discussione presso la commissione Bilancio della Camera;

55. la lettera indirizzata dagli europarlamentari della commissione cultura del Parlamento Ue ai commissari alla Cultura Mariya Gabriel e al Mercato interno Thierry Breton, dove si chiedono la creazione di un fondo di emergenza per sostenere i media e il settore della stampa e un aumento dello strumento di garanzia per i settori culturali e creativi (programma Europa creativa) a favore delle Pmi culturali e delle organizzazioni benefiche;

56. la petizione al MiBACT “Salviamo lo spettacolo dal vivo” lanciata da Danilo Rossi su change.org: “L’Arte è vita, respiro. E il nostro Paese, per eccellenza, vive di Arte e ne respira la condivisione. Tutti abbiamo bisogno di teatri, auditorium, sale, musei, gallerie. Per noi quello è il campo di battaglia: è lì che troveremo il modo per combattere questo nuovo nemico. All’Arte e agli artisti non basta lo streaming: lo streaming è solo un ruscello, l’Arte un fiume in piena”;

57. la lettera in cui la CGIL chiede al governatore De Luca misure straordinarie per tutelare i 13mila lavoratori dello spettacolo in Campania: “Apprezziamo gli sforzi già messi in campo dalla sua amministrazione, ma contestualmente registriamo che imprese e lavoratori dello spettacolo sono in affanno, faticano a reggere i colpi di questo pesante stallo che presumibilmente li vede rilegati, nella cosiddetta fase 2, alla fine dell’elenco delle attività che riapriranno”;

58. le dieci proposte di AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI al Presidente del Consiglio Conte ed ai Ministri dei beni Culturali e dell’Economia Franceschini e Gualtieri e alla task force di Colao per una ripresa immediata e per tutelare i lavoratori del settore musicale;

59. l’appello in videoconferenza del ministro Dario Franceschini ai ministri della Cultura UNESCO: “Costruiamo un nuovo Rinascimento globale attraverso la cultura”: “Dobbiamo aiutare il settore culturale sia attraverso misure di sostegno sociale ed economico, sia fornendogli strumenti innovativi connessi alle nuove tecnologie. E dobbiamo accrescere la straordinaria capacità di innovazione dei nostri cittadini, la loro volontà di prevalere sulla pandemia e di lavorare insieme per il bene comune”;

60. la lettera di Silvia Priori al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro Dario Franceschini su facebook:

NON TOGLIETECI IL PROFUMO DEL PUBBLICO!
30 anni pensando, lavorando, sognando il teatro. Poi tutto si arresta di colpo. E ora? Come fare? Cosa fare? Ci mettiamo anche noi sui social?
In fondo li abbiamo sempre usati per diffondere la nostra arte con brevi testimonianze, piccoli promo video per incuriosire il pubblico e portarlo a teatro.
Ora NO.
Rispetto i molti attori e le numerose compagnie teatrali, che in questo strano tempo, hanno voluto per ragioni diverse colmare un vuoto pubblicando in svariate maniere il loro teatro on line.
Io ho scelto di non trasferire nulla nel virtuale che riguardasse il nostro modo di fare teatro. Mi sembrava una maniera riduttiva e svilente di continuare ad esistere.
Preferisco il silenzio e nel silenzio medito la rinascita.
Mi fa male leggere la proposta del Ministro Franceschini di avviare una piattaforma stile Netflix per il teatro.
Mi fa male sapere che questa proposta sia stata già sposata da alcuni sindaci per rilanciale la cultura sul proprio territorio.
Mi fa male sapere che c’è già chi sta pensando che questa temporanea alternativa possa diventare una soluzione anche nel dopo emergenza.
Mi preoccupa, mi inorridisce, mi avvilisce, mi delude e mi fa arrabbiare che in Italia, il paese dell’ arte e della bellezza, si possa immaginare di relegare il teatro ad un atto televisivo.
Ma come si fa? Mi hanno insegnato che in teatro si entra in punta di piedi e in silenzio, come quando si entra in una chiesa o in un tempio…
Mi hanno insegnato la magia del teatro, fatta di silenzio e ascolto, di sguardi, di odori, di lacrime e di sudore…
Mi hanno insegnato il qui e ora.
Ma come si fa a fare teatro se attori e pubblico non sono lì nella stessa sala a vivere quel’ atto catartico insieme?
Ma come si fa a fare teatro accettando di fare a meno dell’ abbraccio del pubblico, prima, durante e dopo, di quell’ abbraccio che ti fa sentire vivo e ti restituisce il senso del teatro.
Come di fa a fare teatro senza il profumo del pubblico, il colpo di tosse di quello in terza fila, le risate spontanee o la commozione di qualcuno…
Teatro on line? Mi sembra una contraddizione… una parole annienta l’ altra!
Sarebbe come dire coltiviamo patate senza terra…
Il pubblico è la nostra terra e gli artisti hanno bisogno di sentirne il profumo!
Che ne direbbero Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Massimo Castri, Tadeuz Kantor, Jerzy Grotowski?
Cosa direbbero loro? Che hanno dedicato la loro vita al lavoro rigoroso, intenso, sposando l’ idea di teatro come comunità, dove si recita per esistere, e dove si esiste per recitare cercando di recuperare il rito ad ogni prova, ad ogni spettacolo con la consapevolezza che i rituali autentici non esistano più.
Cosa direbbero loro? Credete che sarebbero stati disposti a svendere il teatro ad una sterile piattaforma virtuale?
Meditiamo su come oggi sia possibile raggiungere l’invisibile, oltre che la verità che, sul palcoscenico, è difficile da catturare, perché in continuo movimento ma che se si raggiunge rende il teatro migliore della vita.
Ci vuole un’ idea? La troveremo! Ma aiutateci, sosteneteci!
Troveremo un nuovo modo di incontrarci, di stare insieme per ricreare quella stessa ritualità del teatro che tanto ci manca.
Non toglieteci il profumo del pubblico!
Faremo teatro nelle piazze, nelle strade, nei grandi spazi… ci distanzieremo, metteremo mascherine e guanti, presidi medici all’ ingresso…
ma non toglieteci la magia del rito, del qui e ora, non toglieteci la gioia di quelle vibrazioni che danzano fra palco e platea e che solo il teatro sa regalare.
Come possiamo gestire questa fase di transizione?
Il cervello e l’ anima degli artisti non si ferma, continueremo a inventare nuove forme e nuovi modi, lo stiamo già facendo; rileggiamo la storia e ci interroghiamo, cerchiamo nei testi antichi possibili soluzioni, negli autori e nei registi più autorevoli delle risposte… ma tutto mi dice che nessuno e niente potrà sostituire il teatro dal vivo!
Serve coraggio, per resistere e per opporsi a facili soluzioni, il nostro lavoro va sostenuto con piani lungimiranti che sostengano e alimentino l’ amore per il teatro.
Siamo vivi e vogliamo continuare ad offrirci al nostro pubblico in carne e ossa con le nostre emozioni.
In un momento come questo, noi che dedichiamo la nostra vita al teatro siamo più che mai necessari …
Difendiamo il teatro, questo nostro universo delicato, evanescente ma così necessario …. E allora mentre Roma procrastina la chiusura di tutti i teatri chissà fino a quando… io scendo nella mia cantina, chiudo la porta e nel silenzio continuo a sognare ad occhi aperti… penso alla nostra prossima creazione, alla grande festa che ci sarà, alla gente, ai sorrisi, alla voglia di tornare a riabbracciarsi… e questo mio pensiero è contagio positivo, un contagio che solo il Teatro sa fare. Oggi domani e dopodomani anche con i teatri chiusi continuiamo a costruire comunità, dedicando sorrisi contagiosi, …. perché più siamo comunità e più voliamo alto…
Chiedo a voi, massime autorità politiche:
sostenete il Teatro dal vivo!
Viviamo nel bel Paese, onoriamo i nostri avi, onoriamo l’ arte e la bellezza in cui siamo nati.

61. la lettera appello delle associazioni culturali (Italia Nostra, Emergenza Cultura, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Comitato della Bellezza, Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte, Consulta Universitaria di Topografia Antica): “Occorre correggere l’asimmetria consolidatasi nel tempo tra poche realtà che hanno goduto di una situazione di indubbio favore in termini economici, in pratica un oligopolio che, per di più, non ha saputo approfittare di questo vantaggio in termini di innovazione manageriale o culturale e il numero elevato di lavoratori professionisti spesso iperspecializzati che, riuniti in piccole forme associative o come singoli costituiscono ora un esercito di precari affidati ad un mercato caratterizzato da grande incertezza, scarsa programmazione e scarse tutele, ridotto in una crisi senza prospettive dalla situazione che si è determinata” (vedi anche “Corriere della Sera”, 25 aprile 2020);

62. i dieci punti per cambiare tutto nel patrimonio culturale di Tomaso Montanari: “Per questo programma, è chiaro, occorrono molti soldi pubblici: ma questo il governo Conte l’ha capito molto bene, e la sua battaglia per gli Eurobond è sacrosanta. Si tratta di decidere come spenderli: si può tenere in piedi, a spese pubbliche, un sistema che succhia da decenni il sangue allo Stato in cambio di nulla. Oppure si può cogliere l’occasione per attuare l’articolo 9 della Costituzione, e cioè per cambiare tutto: ricominciando a fare tutela, produrre conoscenza e dare ai nostri ragazzi un lavoro e non una catena da schiavo del patrimonio”;

63. il progetto “Live Drive In”, per trasformare per l’estate 2020 alcune location in spettacolari drive-in attrezzati con mega schermi e palcoscenici: “Le città che finora hanno aderito al progetto sono: Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Napoli, Verona, Catania, Genova, Bari, Cagliari, Cosenza, Mantova, Avellino, Reggio Calabria, Lamezia Terme, Lido di Camaiore, Olbia, San Benedetto del Tronto e Palermo. Cosi come già sperimentato in Norvegia e in Germania, dove i primi passi verso questa direzione sono stati già mossi, “Live Drive In” è una risposta concreta al bisogno di divertimento open-air, di leggerezza, positività e speranza nel futuro, per ricominciare a vivere le nostre città nel rispetto delle misure di distanziamento sociale necessarie a farci sentire tutelati. Sempre più vicini, sempre più protetti”;

64. il patto pubblico-privato per offrire il futuro ai musei lacianto da Evelina Christillin e Christian Greco sul “Corriere della Sera”;

65. la risposta di Franco Cordelli agli appelli per il teatro in tv sul “Corriere della Sera”: “Una quanto più rapida soluzione sia formare un collegio composto da un rappresentante per ognuno dei teatri nazionali, uno o più d’uno per i teatri stabili e i teatri privati e per i centri di produzione e ricerca, più un saggista o uno storico del teatro. Quasi inevitabile che si debbano scegliere classici del repertorio, magari non troppo ovvii, e assoli dei nostri maggiori monologhisti” (vedi sopra i punti 11, 12, 39 e 43);

66. la lettera aperta al mondo del teatro di Jurij Ferrini “Facciamo un passo indietro”: “Per prima cosa occorre raddoppiare la coperta: la quota parte del FUS riservata annualmente al comparto della prosa. Sono attualmente pochi milioni sul bilancio dello stato: 64, 68… dipende dagli anni. Metterne altrettanti è un atto politico che renderebbe davvero onore al governo che si prendesse una responsabilità così piccola in termini economici e così grande in termini culturali, sociali, produttivi”;

67. l’appello di Tiziano Panici per immaginare insieme #ilteatrodidomani: “Dovremo per forza inventarci e immaginarci un futuro alternativo. Il nostro sarà pensato come uno spazio di progettazione e produzione, sfruttando la sala come palestra e residenza per artisti. Perché quando sei piccolo e hai delle limitazioni, se riesci a sfruttarle diventano un punto di forza”;

68. il manifesto degli scrittori siciliani a sostegno della cultura e delle loro case editrici;

69. l’appello di 150 attori appello contro la crisi sul gruppo Facebook L’attore visibile: “Questo documento vuole creare un largo fronte unitario di colleghe e colleghi che porti alla stipula di un contratto nazionale di categoria per l’audiovisivo e ad una rinegoziazione di quello per lo spettacolo dal vivo, salvaguardando le tutele nazionali minime degli artisti interpreti”; i proponenti dell’iniziativa sono Vittoria Puccini, Fabrizia Sacchi, Giorgia Cardaci e Marco Bonini, tra gli altri attori firmatari Giovanna Mezzogiono, Alessandro Preziosi, Stefano Accorsi, Luca Zingaretti, Giuseppe Fiorello, Lino Guanciale, Luisa Ranieri…

70. le due proposte dell’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO in una lettera aperta del presidente Antonio Libonati pubblicata su TPI: “La prima: usciamo dalla crisi attraverso la più grande iniezione di risorse nel patrimonio culturale italiano: i giovani. Un New Deal per la Cultura capace di proteggere il patrimonio italiano attraverso l’assunzione a tempo indeterminato del più alto numero possibile di giovani che si occupano di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sia di quello materiale che di quello immateriale. La seconda: accesso gratuito a tutti i musei e luoghi della cultura statale per i giovani sotto i 35 anni”;

71. l’appello di Andrea Minetto Il prossimo passo, sul palco pubblicato su ateatro.it: “Il teatro non si salverà aspettando che qualcuno lo salvi”;

72. la risoluzione del M5, presentata da Paolo Lattanzio e condivisa da tutti i membri M5S della VII commissione della Camera, che chiede al Governo impegno maggiore verso il mondo della cultura: sono necessarie “delle misure che permettano l’avvio della fase di ripartenza, prevedendo risorse che diano ‘respiro’ ai comparti in difficoltà, bloccati completamente dallo stato di emergenza: bisogna rilanciare l’editoria, sostenere la riapertura di cinema, teatri e musei, ragionare su come salvaguardare la stagione musicale, pensare dunque all’immediato dopo. Con questa visione bisogna guardare ad un orizzonte di lungo periodo con l’obiettivo di ripensare il mondo della cultura nel suo complesso, nello scenario di una ‘nuova normalità’: renderla partecipata, vicina al territorio, accessibile a tutti, un fulcro attorno al quale può agganciarsi l’attività delle cittadine e dei cittadini. Un motore nuovo per il nostro Paese”;

73. la proposta di Paolo Lattanzio (M5S): Per ripresa Paese necessario un Fondo per il Libro;

74. la proposta Gianluca Vacca (M5S): Scongiurare chiusura piccoli editori e librerie indipendenti;

75. la richiesta di Nicola Oddati (Pd): “Il prossimo decreto supererà i 50 mld di euro, è importante che cultura e turismo abbiano una quota di risorse correlata al peso che hanno sull’economia italiana”;

76. la richiesta di Nicola Fratoianni (Leu): Misure straordinarie per la cultura, serve un “Reddito d’Arte”;

77. la lettera al ministro Franceschini dei sostenitori del “Manifesto del Turismo per l’Italia” (Nardo Filippetti, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, Gabriele Burgio, presidente Alpitour World, Franco Gattinoni, presidente Gruppo Gattinoni, Stefano Dall’Ara, presidente Robintur Travel Group, e dal presidente FTO Federazione del Turismo Luca Patanè) Eventi e turismo in profonda crisi: serve subito un tavolo per aiutare le imprese: “nel vostro silenzio, già a giugno sarà a fortissimo rischio il lavoro di 50 mila persone, con tutte le conseguenze per le loro famiglie e con un danno enorme per l’economia, l’occupazione e la società italiane”;

78. l’appello di Fiorenzo Grassi “Un altrove per il teatro” pubblicato su repubblica.it: ” Questa drammatica situazione si può vedere anche come una opportunità per rileggere il nostro sistema teatrale e l’impianto normativo che ha dimostrato di non reggere questo è altri impatti”;

79. l’appello di #sosnoprofitcultura a favore delle associazioni no profit per la cultura e firmata da oltre 100 associazioni no profit per la cultura:

1) L’erogazione di un credito di imposta da parte dello Stato ai proprietari degli immobili in affitto per associazioni no profit cultura e spazi indipendenti* pari al 30% degli affitti da aprile 2020 a marzo 2021 con tetto massimo di credito di 6000 euro. Per ottenerlo i locatori dovranno dimostrare di avere abbassato dello stesso ammontare l’affitto alle associazioni conduttrici.
2) Un contributo emergenziale di 1000 euro al mese per marzo, aprile e maggio 2020 per associazioni culturali, non beneficiarie del punto 1, che lavorano nel campo dello spettacolo dal vivo e nell’organizzazione di eventi, purchè non destinatarie di fondi FUS con meno di 5 addetti medi e fino a 50000 euro di fatturato,
3) Credito di imposta per un massimo di 3000 per il 2020 ad associazioni culturali non destinatarie dei punti 1 e 2 della richiesta, con meno di 5 addetti medi e fino a 50000 euro di fatturato e che rientrano nei settori colpiti dall’attuale crisi economico-finanziaria.
4) La reintroduzione della destinazione del 2X1000 dell’imposta sul reddito, attualmente prerogativa esclusiva dei partiti politici, alle associazioni culturali. E’ uno strumento democratico e inclusivo in grado di sostenere in modo diffuso e capillare la produzione di cultura dal basso e garantirne la futura sopravvivenza.

80. il decalogo di Forza Italia per la cultura e lo spettacolo.

Papa Francesco prega per gli artisti

Papa Francesco prega per la creatività: “Preghiamo oggi per gli artisti, che hanno questa capacità di creatività molto grande, e per la strada della bellezza ci indicano la strada da seguire. Che il Signore ci dia a tutti la grazia della creatività in questo momento”.

Fenomenologia dell’appello

Come si vede da questo campionario, si possono produrre diversi tipi di appello: monodisciplinare (il teatro, oppure le librerie) o multidisciplinare (sulla cultura in generale), generico o con un obiettivo specifico, di portata locale, nazionale, continentale, mondiale, galattica…
Anche il tono varia: paternalismo, profezia, bonario consiglio, ricatto morale, minaccia, chiamata alle armi…
Nelle prossime settimane, di fronte alle complesse e controverse decisioni che ci attendono nella Fase 2, gli appelli pro e contro si inseguiranno, in parallelo al moltiplicarsi delle occasioni di dibattito. Restare chiusi o aprire? A quali condizioni? Con quali dispositivi garantire la sicurezza di lavoratori e utenti?
Nel Trecento la peste ha ispirato il Decameron e nell’Ottocento (retrospettivamente) I promessi sposi, forse Shakespeare ha scritto Re Lear durante la peste di Londra, Newton ha scoperto le leggi della gravitazione universale mentre stava in quarantena, Kushner ha creato Angels in America in reazione all’Aids… Noi scriviamo appelli.

Gioca anche tu al FantAppello

Alcuni attivisti volevano proporre una raccolta punti, una specie di FantAppello, per premiare l’intellettuale che ha militato con maggiore costanza ed efficacia, firmando appelli di qualità e di successo. Ma il comitato organizzatore si è arenato di fronte alle difficoltà di valutazione. Vale di più un appello che raccoglie 500.000 firme? O è più preziosa una lettera aperta con pochi prestigiosi sottoscrittori e un destinatario illustre? Vanno valutate anche le risposte delle autorità cui è rivolta la supplica? Qualcuno avrebbe voluto assegnare una ulteriore premialità sulla base del successo della petizione, ma è stato stabilito che era impossibile, perché gli appelli non hanno un obiettivo concreto e misurabile. Basta la soddisfazione di estensori e sottoscrittori.

L’appello di Perfida

Alla fine della quarantena, chi vuole potrà far tatuare la propria firma direttamente sulla pelle di Perfida de Perfidis, in un esclusivissimo evento live

Nel mio piccolo, forte di questa consapevolezza, vorrei anch’io lanciare il mio appello.
Non pretendo una clausola di esclusività.
Firmare questo appello non implica il ritiro delle firme dai numerosi appelli che di sicuro avete già sostenuto.
Non vi impedisce di lanciare e/o firmare in futuro tutti gli appelli che volete.
Non vi impedisce di apporre la vostra firma a tutti gli appelli pubblicati nell’Appello degli Appelli (sappiamo che siete andati a cercarli su Google, ma sono tutti veri, li abbiamo controllati e firmati tutti, dove possibile, anche noi, ndr).
Che cosa chiedo?

E’ un appello a non firmare più appelli.

Basta scrivere “Nel pieno possesso delle mia facoltà, aderisco all’Appello di Perfida de Perfidis” e firmare sulla pagina Facebook di ateatro.

 

 

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