#fase2 | Ambarabà ciccì coccò! Sette giorni io ce li ho, ovvero Gli spettacoli che ci hanno divertito e appassionato

Con le mie amiche a commentare la conferenza stampa di Giuseppe Conte del 13 maggio 2020

Pubblicato il 14/05/2020 / di / ateatro n. 172 / 0 commenti /
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Da quando seguo il gruppo Facebook Le bimbe di Conte, non me ne perdo una. Poi tutte insieme commentiamo le conferenze stampa di Giuseppi, su un webinar, con le amiche mentre ci tingiamo la ricrescita e facciamo aperitivo online.

Appena sentita la ormai celebre frase, al minuto 13 e 06 del Grande Conte Show del 13 maggio 2020, abbiamo subito iniziato a chattare come matte.
L’ho aperto io, il thread “Gli spettacoli più divertenti e appassionanti della nostra vita”.
“Figata!”, mi hanno scritto in chat. “Dai, bello!” “Adesso ci penso…” “Un paio di spritz e vi dico i miei preferiti.”
La prima è stata Lenny Brusa, che vuol fare la cabarettista e si tinge sempre di rosso, anche se poi le viene un arancione psichedelico: “Dai!!! Certo… Gli spettacoli di Paolo Rossi, anche quello dove racconta tutta la sua carriera e tutte le sue sfighe. Bello, divertente, commovente!”. E giù una lacrima.
Prende la parola la Bolognese, che sta azzardando un improbabile Golden Honey Blonde: “Mo’ ben! Ma vuoi mettere con Bergonzoni? Rido come una matta, e poi mi accorgo della vertigine dell’infinito che si apre tra le parole e le cose…”
“Le cosce?”, chiede Lenny che prende in giro la sua parlata grassa.
“Dai, siema!!! Diverte, emoziona, fa pensare.”
“Fa de-pensare! Sovverte la logica…”, cinguettano.
Si fa avanti la Chiara, la ragazza brava in matematica. “Ma dai! Le solite cazzare da Zelig e da Colorado Cafè”.
E la Lenny e la Bologna, in coro: “Ma che dici? Paolo e Sandro mica vanno a Zelig! Altra storia, altra classe…”
La Lenny – che si sta calando DarkRedCopper – ci riprova: “A proposito di infinito, io mi ero divertita una sacco proprio a Infinities di Luca Ronconi. Un grande gioco teatrale, un labirinto di spazi e di invenzioni. Sorprese su sorprese. E mi ha fatto appassionare ai paradossi della matematica e dell’universo…”
La Bossanova, la nostra MILF d’assalto, è sempre molto democratica: “Dipende da cosa intendi per divertimento… Evviva! Ho ritrovato i bigodini di mamma! Adesso mi faccio i boccoli! I bigodini, come Ronconi, non è roba per precarie post-moderne come voi. La regia è roba per palati fini… Per pochi eletti.”
La Lenny si sta lisciando i ricci ribelli, invano: “Mannò mannò mannò… Ahi!!! Quello spettacolo spiegava gli infiniti pure a un bambino…”
“Che poi gli spettacoli di Ronconi fossero questo gran spasso, mica me lo hanno raccontato”, insinua Chiara, ma la si sente male per via del phon.
“In genere no, ma Il viaggio a Reims”, prova a intromettersi Olivia, “con il gioco tra reale e virtuale…”
La Bolognese sbuffa, non sopporta che si parli bene di Ronconi: “Con Ronconi c’era poco da ridere… Le 12 ore di Ignorabimus a Prato? Le 9 ore dei Dialoghi della Carmelitane, con tutte quelle suore che ora si convertono ora si sconvertono?”
“Ma che conversione e sconversione…”, urla la Elena che sta in Toscana. “Ve lo ricordate Paolo Poli? Com’era divertente! Com’era profondo! Com’era anti-italiano e super-italiano… Quanto mi manca… Chissà che direbbe oggi, davanti a questa patria pestifera…”
Alza la mano la Steffy e accende il microfono, tutta ispirata: “E allora, la sublime ironia iconoclasta, decostruzionista, provocatoria di Carmelo? Dove la mettiamo?” Lei ha i riccetti naturali, uno shampoo e via… Manco li asciuga, beata lei!
Momento di silenzio. Siamo (quasi) tutte intente a rifinire la ricrescita con un pennellino. Le più fortunate (forse) hanno un marito-fidanzato-compagno che affresca la cotenna, con mano tremula per paura di sbavare. Infatti sbavano, i maschi, mentre sotto quei capelli c’è una donna che soffre e urla: “Attento! Attento! Che mi fai i ciuffi di Malgioglio!”. Le altre, noi zitelle, siamo lì a bestemmiare davanti all’autofocus del selfie.
“Sai qual è il problema? Gli artisti che si prendono troppo su serio, a me mi restano qui, sul gozzo… Quelli che sanno come va il mondo e te lo devono spiegare e se non capisci è colpa tua! Faccio fatica a digerirli!”
Risata liberatoria. Pausa.
Se ne esce Lenny: “Scusate, ma secondo voi, questa storia delle sette giornate…”
“Zitta!”, cerca di salvarla Chiara. “Che qualunque cosa tu dica, ti saltano tutti in testa, peggio che con Silvia Romano…”
“No, volevo dire”, ci riprova Lenny. “Ma tutti quelli che siccome hanno sette giornate sette di contributi ex ENPALS in un anno…”
Chiara ci riprova: “Beh, lo sai, per campare come attore o musicista devi fare altri mille lavoretti, quasi sempre in nero… Laboratori, attività con le scuole, teatro sociale a gogo…
“…soprattutto camerieri nei bar…”
“Mentre potrebbero fare Shakespeare nei bar come Dacide Palla o Gozzano nei bistrò come il Menù della Poesia”
Interviene Bossanova, mentre si passa i phon su boccoli. Ormai si sono solidificati, sembrano cemento armato: “Audience development… Ma io rido e mi commuovo, che tanta gente incontra il teatro e la poesia, così, inattesi…”
“Ma valgono come giornate per l’INPS?”, chiede la timida Heidi.
Chiara, che avrebbe una tinta naturale castano brunito effetto PenelopeCruz ma vuole tingersi uguale, ride: “Con quei capelli, Boss, mi sembri una PlayMobil!!! No, non volevo dire nemmeno questo.”
Anche Olivia cerca di fermare Lenny, è su una china pericolosa: “Volevi dire che la catastrofe che stiamo vivendo porta alla luce tutte le difficoltà croniche del settore: precariato, lavoro nero, paghe basse, scarsi ammortizzatori sociali….”
“No, non volevo dire nemmeno questo…”, fa Lenny imperterrita.
La Bellanova: “Ti riferisci allo scontro tra attori e quadri amministrativi? Al fatto che ormai il margine artistico è irrisorio…”
“No, no! Non voglio nemmeno dire che gli artisti sono marginali…”
Bellanova vuole spiegare la differenza tra margine e marginalità: “Vabbè che tu non hai problemi di ricrescita, però sei così ignorante! Il margine artistico è quello che viene investito nella produzione degli spettacoli, una volta pagate le spese di struttura: utenze, eventuali affitti, stipendi di direttori e quadri amministrativi e tecnici, tasse e imposte…”
“E io che ho detto? Che gli artisti sono marginali.” La petulante Lenny ha zittito perfino Bossanova. Riattacca con baldanza: “Ma adesso, finalmente, con sette giornate lavorative hanno una patente!”
“Si sentono riconosciuti…”
“Finalmente!”
“Quando gli chiedono ‘Ma di lavoro, che fai?’, adesso lo possono dire con orgoglio.”
“Diverto e appassiono…”
“Esatto! Non sono più camerieri che fanno gli attori a tempo perso. Non sono più babysitter che nei ritagli di tempo cantano o suonano il sax…”, la soccorre l’anziana Olivia, che secondo me condivide il parrucchiere di Giovanna Botteri a Pechino. Più che di una messimpiega, la sua chioma brizzolata avrebbe bisogno di un domatore di tigri del Circo Togni.
“Proprio proprio…”, se la ride Stefy. “Adesso siamo ufficialmente artisti… Artisti che nei ritagli di tempo, ovvero 51 settimane su 52, si dedicano a simpatici lavoretti per passare il tempo: qualcuno nei servizi, qualcuno nell’insegnamento o nell’agricoltura, qualcuno nel turismo…”
Faccio la finta tonta: “Dici che bastano sette giorni per darsi un’identità? Per diventare veri professionisti?” Gelo.
Ma Chiara insiste: “Ecco, solo una cosa spero.”
“Cosa?”, rilancia Bossanova. “Auspichi, come nei comunicati Cresco, che il sistema teatrale cambi e il ruolo degli artisti torni a essere centrale?”
E Olivia: “Che si riconosca la loro dignità di lavoratori, invece di considerarli solo dei simpatici cazzari?”
“Ma un dilettante che lavora sette giorni all’anno può diventare un professionista per Decreto della Presidenza del Consiglio?”, si stupisce Heidi, sempre un po’ in ritardo.
“Se lavora così poco, diciamo che non diverte e non appassiona più di tanto il pubblico. E forse non si diverte e non si appassiona nemmeno lui…”, sibila Olivia.
Ci siamo distratte. All’improvviso ci rivediamo. Ci siamo talmente accalorate, che le nostre capigliature hanno assunto tinte psichedeliche.
“Siamo bellissime!”, urlo. “Ma voglio che il 18 maggio dall’anno prossimo diventi Festa Nazionale!”
Mi rispondono in coro: “La Festa Nazionale della Ricrescita!!!” Risatona. Ennesimo sorso del Negroni sbagliato. Per le altre, a scelta, spritz, margarita, mojito…
La Vally non si tiene: “Niente IVA sui trattamenti… sulla tinta… sulla depilazione…”
Io: “Secondo me è d’accordo anche la Angela.” Risatona. “Dai, invito Merkel nel gruppo!”
“Lanciamo una campagna di crowdfunding: finanziamo la tinta alla grigia Lagarde!”, propone Lenny Brusa.
“Certo! E aboliamo la Befana, patrona della ricrescita!”
Risatona collettiva.
“Ma Olivia”, provoca la Bolognese, “perché non provi almeno un Vanilla Creme Blonde?”
Olivia sbuffa. “Un nuovo cocktail?” Ha deciso che senza tinta è più cool. E con il look Lagarde risparmia tempo e denaro.
“Teatro!!!! Divertimento e passione!”, urlo. “Come il sesso…”
Valeria invece ha una passione per la danza. Lancia la sua crociata: “Le invenzioni di Pina?” Quando appare nel riquadro del webinar, nessuna di noi riesce a capire se la sua chioma arcobaleno è voluta o se è daltonica. Restiamo mute.
Per fortuna Chiara fa finta di non vedere: “Pina chi?”
“La Bausch, cocchina! Pina Bausch da Wuppertal… Che con l’ironia e l’autoironia metteva a nudo tutte le nostre fragilità. Che sapeva ridere con leggerezza della tragicità dell’esistenza? Che smontava e metteva in ridicolo i meccanismi violenti della società patriarcale? Mi ha fatto ridere e piangere… Non mi sono mai divertita e appassionata così tanto… La scena tutta ricoperta di tulipani… O erano garofani? L’alligatore… ” Ormai delira.
Subentra la Isabella, così giovane e così innamorata di Giuseppi: “E’ che voi avete problemi di ricrescita… Ancora dietro a zia Pina… ma siamo nel 2020.”
“Ma se da decenni la copiano tutti, anche se magari non lo sanno”, si accalora Valeria.
“Che copiano? La tinta della zia?”, ride Isabella. “Ma voi tinte e ritinte, li avete visti Sciarroni e Collettivo Cinetico? Quello spettacolo sportivo con le dentiere che saltellano in primo piano? Me la sono fatta addosso, a vent’anni già pronta per Tena Lady… Ecco, i soldi di Conte li darei subito a questi artisti geniali, che smontano e rimontano la danza, il corpo, la comunicazione.”
A quel punto la Heidi, che è un po’ svizzera anche nel suo Light Ash Brown da signorina di buona famiglia, cala il suo asso: “E gli spettacoli di Marthaler? Che rido e piango dall’inizio alla fine? Anche e soprattutto se parla della morte?”
Di nuovo la Chiara. I capelli le sono venuti blu e adesso si sta facendo fare le treccine dalla coinquilina Paola: “Io preferisco il gioco del Bob Wilson dell’Odissea… Tutte quelle invenzioni, quelle trovate! Uno spasso!!! Un piacere che mi ha portato via…”
La Bossanova, che ha una certa età (e si vede): “Come siete superficiali, voi giovani… Però mi sono divertita anche io, mi ha ricordato quando andavo a scuola!”
La Elena ritorna alla carica con i toscani: “E allora i Sacchi di Sabbia che raccontano la mitologia greca da scompisciarsi? E il Sotterraneo? E gli Omini? Ovvia, lì sì che si ride davvero…”
La Chiara, che va in vacanza a Lignano Sabbiadoro, gioca la carta regionalista: “Io mi sono spanciata per i Babilonia:

Lo dico adesso
lo scrivo
pago
dovrete farlo
basta schiacciare il grilletto
voglio un’assicurazione sulla morte
sulla mia morte
un’assicurazione contro la morte lenta
voglio il mio boia.

Irresistibile al tempo del coronavirus.”
La vecchia Olivia, che ne ha viste troppe, con la sua voce tremula: “E’ che voi non l’avete visto Leo Be Berardinis, quando teorizzava e praticava il mix tra Totò e Shakespeare, quando mixava Archie Shepp e Verdi, King Lear e Lacreme napuletane.”
Nessuno la prende in considerazione, mentre sgrana il suo rosario: “Il Grand Magic Circus (sospiro), il teatro di Copi (sospiro), Minetti e Il riformatore del mondo di Thomas Bernhard (sospiro), Les Peines de Coeur d’une Chatte Anglaise(sospiro) La poetica ironia del Bread & Puppett.” Sospira. Sospira. Imbarazzo.
La conversazione è finita. L’archeologia anni Settanta e Ottanta di Olivia ci ha ammosciato. Abbiamo esaurito i drink. Tutte a digiuno, anche stasera. Ma l’alcol ci ingrassa lo stesso.
“Ma che tinta è, Lucetta?” strilla Bossanova. “Fantastica!”
“Purple Passion”, si pavoneggia lei, ma l’inquadratura casalinga non rende giustizia ai riflessi sgargianti del pelo tinto.
Chiara riprende la parola: “In realtà devo aggiungere una cosa. Vorrei che ci ricordassimo sempre le parole di Leo Bassi, grande buffone anarchico e maestro di sberleffo.”
“Ovvero?”
Chiara, con la voce delle grandi occasioni: “Se non sei un po’ clown, non ha senso che vai in scena…”
Olivia: “Immagino che valga anche per i politici…”
“Certo, con il bel Giuseppi nel ruolo di Primo Amoroso”, trilla Heidi, che è tra le Bimbe di Conte più fanatiche. “E io sarò la sua Prima Amorosa… Così divertita, così appassionata.”
“Sesso, amore, gioia…”, strilla una ultrà di Giuseppi.
“Oltre la quarantena….”, strilla una groupie di Giuseppi.
“E io oltre la quarantina!”, strilla una fan di Giuseppi.
Abbiamo tutte appuntamento per un trattamento di bellezza il 18 maggio. Completo. Total look. Terra-cielo. Come gli appartamenti nelle villette.
Ci siamo prenotate. Le Winx di Conte.
Siamo nel 2020 e il 18 maggio sarà Festa Nazionale. La ripartenza e la ricrescita.
Giuseppi, eccoci!

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