#fase2 | Il TeatroPandemico di Emanuele Sinisi

Come garantire la compresenza di attore e spettatori nell'era del distanziamento sociale?

Pubblicato il 08/06/2020 / di / ateatro n. 173 / 0 commenti /
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Emanuele Sinisi, Pandemic Theatre, 2020

Jean Claude van Damme, Lionheart (1990)

Emanuele Sinisi, pugliese, ha proseguito gli studi a Roma e ha iniziato a collaborare con i laboratori di scenografia del Teatro dell’Opera. Dal 2013 ha lavorato tra gli altri con Roberto Catalano, Rafael Villalobos, Italo Nunziata, Stefano Vizioli, Lorenzo Mucci, Andrea Cigni, Danilo Rubeca, Leonardo Lidi. Attualmente vive tra Torino e Venezia, dove insegna scenografia.
Però non ha dimenticato che, da studente di architettura, si era appassionato alle proposte di Architettura Radicale, SuperStudio e Archizoom.
Quando il lockdown ha imposto la chiusura dei teatri, ha iniziato a inventarsi soluzioni creative per garantire la compresenza di attori e spettatori.
Le sue immagini sono subito diventate virali, con gli inevitabili effetti collaterali della notorietà digitale.

Come è nato il progetto TeatroPandemico? Hai lavorato con un regista o un drammaturgo? O con attori?

TeatroPandemico nasce in autonomia, nell’assenza di teatro di questi mesi di mutamenti. Nasce dalla necessità di fare teatro, a ogni costo. Ho lavorato da solo, cominciando a schematizzare possibili modalità relazionali tra pubblico e performance, il più possibile compatibili con quanto stiamo affrontando, senza mai rinunciare alla compresenza di performer e spettatore. L’immagine del cerchio di automobili che ha avuto un inaspettato effetto pandemico è la prima di una serie di immagini elaborate con l’impeto di chi ama qualcosa, ma soprattutto con ironia e provocazione, equipaggiamento utile di questi tempi. Immagine dopo immagine ho potuto godere di straordinari effetti terapeutici.
Ho lavorato individualmente, dunque, senza dialogare, ma un dialogo si è innescato e, a oggi, è assai attivo.
In quanto scenografo, benché in questo caso abbia prevalso il mio retaggio di architetto che ammicca ad Architettura Radicale, mi sono limitato alla preliminare elaborazione di contesti performativi estemporanei, o dispositivi relazionali agili che, in pasto a drammaturghi, registi, attori, ingegneri del suono, artisti visivi, costumisti, pedagogisti, filosofi, sociologi, son certo, diverrebbero estremamente più interessanti. Sono felice che il mio piccolo input sia stato colto.

Che rapporto ha questo progetto con i tuoi lavori precedenti?

Emanuele Sinisi, Pandemic Theatre, 2020

E’ una domanda che mi pongo ogni volta che butto giù un’idea e che implica importanti analisi sulla identità creativa. Il percorso di TeatroPandemico si pone in felice continuità e complementarietà con quanto fatto finora, e che continuerò a fare. Ho sempre progettato, salvo in pochi casi, per spazi teatrali cosiddetti convenzionali. Lo stato di preclusione degli spazi performativi, insieme alla voglia di tornare a fare teatro, mi hanno imposto di lavorare di creatività. Piuttosto che abbandonarmi a nostalgie o cedere alla paralisi, ho progettato pensando a palcoscenici urbani, cercando di condurre lo spettacolo possibile tra la gente. Certe bizzarrie creative di TeatroPandemico non vogliono sostituirsi ai luoghi deputati del teatro, né essere soluzioni perentorie e statiche. Sono piuttosto scenari emergenziali contingenti ed estremamente mutevoli. Insieme a tanti, non vedo l’ora di tornare in teatro per ritrovare il cuore pulsante dei reparti e delle maestranze all’opera. Senza di loro, verrebbe meno la componente concreta del mio lavoro.

Qualcuno ti ha contattato per realizzare il progetto? Che reazioni hai avuto?

L’immagine del cerchio di automobili è stata una miccia. Nell’arco delle 72 ore successive alla pubblicazione, si è creata una rete incredibile di centinaia di contatti. Sono in contatto con artisti, performer, responsabili di laboratori teatrali, dal Lussemburgo e dal Belgio al Sud America e agli Stati Uniti, alla Danimarca. Si dialoga senza apprensione e sono gratificato dal solo senso di appartenenza ad una comunità in fermento. Assecondo gli eventi. La fattibilità è secondaria, rispetto ad una condivisione di idee assai stimolante.

Stai continuando a lavorare sul progetto? Quali sono i prossimi step?

Continuo a condividere le idee che mi passano per la testa, in tutta libertà. Nel frattempo ritengo prioritario e responsabile lavorare sui progetti scenografici avviati da tempo e che vedranno la luce solo alla riapertura dei teatri committenti. Tornando al TeatroPandemico, vorrei avviare una piattaforma di condivisione delle proposte progettuali sulla quale far confluire profili professionali differenti: dal regista all’artista visivo, dal sociologo al drammaturgo, dal macchinista all’artista circense. A emergenza rientrata, sarei lieto che il confronto vivo permanesse, finalizzato alla ricerca di modalità performative territoriali e ibride.
Inoltre, ho convertito la provocazione di TeatroPandemico e i quesiti che ha generato in stimolididattici, invitando i miei studenti ad affrontare il presente con creatività.

Emanuele Sinisi, Pandemic Theatre, 2020

 

 

 

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