#totonomine | Che succederà alla Paolo Grassi e alle altre Scuole Civiche?

L'avviso pubblico per il nuovo Direttore Generale della Fondazione Milano scade il 28 agosto 2020

Pubblicato il 11/08/2020 / di / ateatro n. 173 / 0 commenti /
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Generazione Amleto, un progetto in 8 episodi “in onda” sul sito della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi a partire dal 4 maggio 2020 a cura di Massimo Navone

Si discute molto, in queste settimane estive, della nuova direzione del Piccolo Teatro. Ma si è iniziato a discutere anche della nomina del prossimo Direttore Generale della Fondazione Milano, da cui dipendono le Scuole Civiche (Cinema, Teatro, Musica e Traduttori e Interpreti), lascito della straordinaria tradizione di solidarietà, di formazione professionale e di cultura della città.
Ad innescare la discussione è stata Anna Bandettini, che in un post su repubblica.it ha messo in relazione le due vicende.
A destare il sospetto è stata la frettolosa data di pubblicazione dell’Avviso: 31 luglio con scadenza 28 agosto 2020. Come ha commentato su Facebook Fausta Faini, “Di solito i #bandi di agosto hanno già un vincitore…”
Per quanto riguarda l’esperienza professionale del nuovo direttore generale, i requisiti richiesti dall’Avviso pubblicato sul sito della fondazione Milano sono:

1. gestione manageriale a livello dirigenziale in enti o istituzioni a vocazione culturale o formativa, con particolare riferimento alla didattica di livello universitario, afam e non;
2. procedure autorizzative / di riconoscimento e accreditamento sia a livello statale che regionale;
3. partecipazione ai tavoli nazionali dei settori di riferimento (formazione, cultura, spettacolo);
4. ricerca, ottenimento e gestione di fondi pubblici e privati, nazionali ed europei.

Alle Buone Pratiche del Teatro (2016), Monica Gattini (di spalle), Donatella Ferrante e Onofrio Cutaia

Per i maligni, visto il ritratto del candidato ideale, il vincitore annunciato sarebbe l’attuale DG Monica Gattini (1957), in scadenza (pare) a settembre. Gattini gode evidentemente della fiducia del CdA, che le ha riconosciuto la “retribuzione di risultato”, forse anche per aver gestito le scuole civiche in una situazione assai difficile, come dimostrato dalla crisi esplosa alla fine del 2019:

Da un lato c’è la giunta Sala che non mostra molto interesse nella Fondazione Milano, la partecipata del Comune che raccoglie le scuole, facendo negli anni tagli progressivi e nel silenzio dei sindacati. Dall’altro la Fondazione stessa e il suo management, presente e passato, che non ha fatto altro che batter cassa al Comune, senza trovare nuovi soci.
(Anna Bandettini, Il futuro non sta nelle scuole con le rette da 12mila euro, “la Repubblica”, 22 dicembre 2019)

Per i soliti maligni, il pareggio di bilancio sarebbe stato ottenuto anche a spese degli incolpevoli docenti a contratto, chiedendo loro una autoriduzione della paga oraria.
I maliginissimi – scusate, ma ci sono anche loro – fanno notare la fugace apparizione della stessa Gattini tra i candidati indicati dal CdA alla direzione del Piccolo Teatro, e aggiungono che l’ex-presidente emerito della Fondazione Milano è attualmente consigliere d’amministrazione del Piccolo. Ma sono solo pettegolezzi di corridoio.
Perché c’è un problema che pare insormontabile. Sulla base dello Statuto della Fondazione Milano (almeno così come lo si leggeva sul sito di Fondazione Milano il 10 agosto 2020) l’art. 20 recita, senza possibilità d’equivoco:

“Il Direttore Generale resta in carica quattro anni e comunque non oltre i sei mesi successivi alla scadenza o scioglimento del Consiglio di Amministrazione, salvo revoca. La carica di Direttore Generale è rinnovabile per un solo mandato.”

Tatiana Olear, la nuova direttrice della “Paolo Grassi”

Il senso dell’articolo, considerando l’intero Statuto, appare chiaro. Anche le nomine dei componenti del Collegio dei revisori (art. 19), dei componenti del CdA (art. 16) e dei Direttori del dipartimento didattico (art. 21) avvengono mediante evidenza pubblica e per tutti questi organi è previsto che la carica duri per un periodo di 4 esercizi (4 anni) e che la carica possa essere riconfermata/rinnovata per un solo mandato.
Se ne deduce che lo Statuto ha voluto adottare e applicare il principio che al primo mandato (della durata di 4 esercizi) possa seguire solo un altro mandato di pari durata. Lo spirito dello Statuto è di garantire per qualsiasi carica il ricambio delle persone dopo due mandati.
E, come sanno anche gli studenti di giurisprudenza, lo Statuto prevale sul bando o sull’avviso. Per cambiare il limite dei due mandati, il CdA avrebbe dovuto modificare lo Statuto, a maggioranza assoluta dei suoi componenti (art. 25). Per assurdo, qualora il candidato che ha effettuato 2 mandati (quindi 4+4 esercizi) risultasse idoneo secondo il bando, non potrebbe rivestire la carica perché lo Statuto lo impedisce. Per non parlare del probabile ricorso al TAR dei candidati trombati…
Insomma, è ovvio che una ricandidatura dopo due mandati rischierebbe solo di mettere in imbarazzo i galantuomini del CdA. Quindi il nostro consiglio è: “Se ne avete i titoli e vi interessa, partecipate!”
Ma attenti! Tra il Bando e lo Statuto c’è una curiosa discrepanza. Vi si legge infatti:

“L’incarico conferito, a seguito del presente bando, dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione tra i nominativi compresi nell’elenco di professionisti idonei, avrà una durata di due anni. La carica di Direttore Generale sarà eventualmente rinnovabile per un massimo di altri due anni ad insindacabile giudizio del Consiglio di Amministrazione.”

Insomma, 2+2 (come dice il bando) oppure 4+4 (come recita lo Statuto attualmente pubblicato)? Ovvio che per un potenziale candidato c’è una certa differenza. Se vinci, ricorda che in caso di contestazione (e di ricorso al TAR) prevale sempre lo Statuto.
Per quanto riguarda la vincitrice annunciata, pare legittimo che a questo punto abbia altre – e più alte – ambizioni.

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