“Fringe” non è un marchio

La sentenza del tribunale di Milano

Pubblicato il 12/10/2020 / di / ateatro n. 174 / 0 commenti /
Share

Un festival “fringe” è aperto per definizione. Il Fringe festival più famoso è quello di Edimburgo, ma molti altri nel mondo hanno adottato questo nome, anche in Italia.
Ma c’è chi ha pensato di “depositare” il nome e usarlo in esclusiva. Apprendiamo dal comunicato stampa di Milano Off che il sign. Davide Ambrogi “aveva depositato per l’Italia i marchi “Fringe” e “Milano Fringe Festival” ritenendo di avere il diritto esclusivo di utilizzazione della parola Fringe come marchio” e ha diffidato il Festival “Milano OFF” dall’usare il termine, intentato causa e chiesto i danni, anche nell’interesse dei partner Nolo Fringe Festival e Riccardo Oliver.
Una recente sentenza del Tribunale di Milano ha chiuso questa vicenda giudiziaria, determinando che la parola Fringe non può essere oggetto di privativa (per chi avesse interesse alla consultazione, l’ordinanza è di libera fruizione, Trib. Milano, sez. specializzata XIV, G. P. Perrotti, RG 44449/2019).
Renato Lombardo e Francesca Vitale, direttore organizzativo e artistico del Milano Off Fringe Festival, hanno inoltre chiesto e ottenuto una comunicato in cui Ambrogi

formula le proprie formali scuse per sé e per la struttura e per i soggetti terzi in rappresentanza dei quali ha agito, in relazione a tutte le comunicazioni ed azioni di disturbo effettuate, anche verso enti pubblici, nel periodo di allestimento del Festival Milano OFF nel 2019 (…) a dispetto dei valori dei Fringe Festival, che consistono soprattutto nel rispetto di colleghi, competitors e qualsivoglia modello e forma esistente.”+

Questa storia è indicativa di non pochi problemi: sorprende che organizzatori di cultura considerino legittimo accreditarsi la paternità-proprietà di generi/formati/definizioni comuni (non è il primo caso: anche “teatro sociale” è stato brevettato), preoccupa che la concorrenza fra organizzazioni diverse ma fondamentalmente affini per dimensioni economiche e organizzative si giochi in tribunale. Fa riflettere che nella città di Milano proposte simili si siano moltiplicate, spesso sovrapposte senza alcuna forma efficace di coordinamento.

Riceviamo e pubblichiamo.

Abbiamo letto quanto scritto nell’articolo postato il 12 ottobre da Mimma Gallina sul ateatro.it. Ci associamo totalmente all’idea che l’appellativo “Fringe” sia di libero utilizzo, e condividiamo le motivazioni della sentenza del tribunale di Milano. Proprio per questi motivi, ci preme però sottolineare che Davide Ambrogi, depositario del marchio Milano Fringe Festival (e di altri marchi Fringe), non ha mai in alcun modo agito “nell’interesse del NoLo Fringe Festival”, come è scritto nell’articolo, né, come potrebbe apparire, su nostra sollecitazione. Riconosciamo il fatto che Ateatro abbia tratto tale informazione leggendo un comunicato, scritto da Davide Ambrogi, che riporta affermazioni non vere, per in quale ci riserviamo ovviamente di prendere iniziative nelle sedi più opportune.
Il direttivo del NoLo Fringe Festival

I Fringe Festival italiani secondo worldfringe.com

Share



Tag: festival (41)