Oltre il coronavirus | L’impossibile necessario: il teatro della bellezza, della vulnerabilità, dell’ostinazione, del rifiuto

Nasce la Fondazione Barba Varley

Pubblicato il 15/12/2020 / di , / ateatro n. 174

Da sempre ateatro.it cerca di seguire e rilanciare la lezione dei Maestri. Tra di loro ci sono senz’altro Julia Varley ed Eugenio Barba, non solo per quello che hanno fatto e continuano a fare con l’Odin Teatret, con l’ISTA, con The Magdalena Projecty e il Transit Festival, ma anche per la loro capacità visionaria, sorretta da una straordinaria energia creativa e umana.
Ad affascinare nella loro visione è anche – e forse prima di tutto – quella che definiscono tradizione dell’impossibile. E a questa tradizione cerchiamo di essere vicini, nel nostro piccolo, con il progetto di ateatro: anche per capire come l’impossibile necessario può diventare possibile, e sostenibile.
Dunque viva la neonata Fondazione Barba Varley, attiva dal 10 dicembre 2020, per guardare al futuro, oltre questo anno terribile.

Abbiamo creato la Fondazione Barba Varley per propugnare attivamente l’impegno per le cause e i valori che hanno motivato la nostra vita nell’Odin Teatret.
Esiste nel teatro una tradizione dell’impossibile. La conferma ne è la vita di Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Isadora Duncan, Konstantin Stanislavskij, Ellen Terry, Gordon Craig, Vsevolod Mejerchol’d, Helena Modrzejewska, Adolphe Appia, María Guerrero, Antonin Artaud e Bertolt Brecht. Tutti questi artisti seppero immaginare e a volte realizzare un teatro considerato impossibile dai loro contemporanei. Oggi ci appaiono come pionieri che trascesero l’orizzonte del teatro, dando un’altra dimensione alla nostra professione sorta come intrattenimento.
È in questa tradizione dell’impossibile che la nostra Fondazione affonda le sue radici. È una tradizione che va al di là di un Primo Teatro centrato sul testo e di un Secondo Teatro dedicato alla sperimentazione. Riaffiora nella variegata cultura dei gruppi del Terzo Teatro e di tanti altri teatri che agiscono nelle periferie geografiche, sociali e artistiche.
La nostra Fondazione si riporta alle visioni, agli interessi e ai campi di azione di donne e uomini che, dal Living Theater negli Stati Uniti al Teatr Laboratorium di Grotowski in Europa, da La Candelaria in America Latina alla Tenda Rossa del Teatro Karakumi in Giappone, hanno innestato in modo diverso la vita del teatro nella realtà della vita. Pensiamo ai gruppi e agli artisti di teatro che dagli anni ‘70 si sono imposti come autonome cellule di un nuovo sistema di produzione e relazioni, dimostrando la funzione trasformativa del teatro per chi partecipa ai suoi processi e per chi fruisce dei risultati.
Questa eredità etico-professionale è fonte di ispirazione ed esempio concreto per chiunque oggi vuole lottare per differenti modalità di relazione attore-spettatore in un’epoca affamata di cambiamenti. Che saremmo noi senza la consapevolezza di quello che non esiste più? Aiuta sapere che esiste una Fondazione che apprezza progetti impossibili.

Per questo la Fondazione si rivolge alla cultura sommersa dei “senza nome” del teatro. Il suo scopo è appoggiare focolai di azione di soggetti svantaggiati per genere, etnia, geografia, età, modo di pensare e agire dentro e fuori del teatro.
La Fondazione si identifica con alcune caratteristiche trasformative del teatro:
1. semplicità d’azione che include diversità e complementarità, e affronta l’inesplicabile e la complessità che ci circonda;
2. continuità e persistenza d’azione, in un’epoca in cui si tende sempre più all’usa e getta;
3. utopia d’azione che affilia individui che pensano e operano in modo diverso dallo spirito del tempo.
Il teatro può essere un laboratorio antropologico che sovverte idee e pratiche affermate. Crediamo che il teatro sia politica con altri mezzi: quelli della Bellezza, della Vulnerabilità, dell’Ostinazione e del Rifiuto. Abbiamo cominciato in piccoli gruppi amatoriali, Eugenio nell’Odin Teatret a Oslo e Julia nel Teatro del Drago a Milano. Per più di mezzo secolo le nostre motivazioni ci hanno spronato a non arrenderci. Oggi ci incoraggiano a varare questa Fondazione.
Sappiatela usare voi tutti che volete seminare farfalle nell’immaginazione dei vostri spettatori e di quelli che non lo saranno.

Holstebro-Roma, 15 ottobre 2020




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