Under28 | Per un teatro eco-sostenibile

Una rivoluzione necessaria

Pubblicato il 07/04/2021 / di / ateatro n. 177 / 0 commenti /

Questo testo è pubblicato nel quadro del progetto Under28 della Associazione Culturale Ateatro, con il sostegno di Fondazione Cariplo.
Riprende e sintetizza Ecostage, la tesi di diploma di Giorgia Cacciabue e Chiara Carrera – Corso di Organizzazione dello Spettacolo della Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi”, biennio 2018/2020.

Una nuova prospettiva politica

L’opinione pubblica e le società di tutte le nazioni stanno prendendo sempre maggiore consapevolezza del costante peggioramento delle condizioni di esistenza del pianeta, causato principalmente dal cambiamento climatico generato dall’irresponsabile azione produttiva ed economica della società contemporanea.
La decisione dei ministri dell’economia europei, tra cui quello italiano, di investire nei green bond(1) dimostra l’estensione non solo del problema, ma anche delle possibili soluzioni(2). Il tasso di crescita di questi strumenti finanziari – nati nel 2007 – è oggi in ripida ascesa, segno di una intenzione comune di muoversi verso tecnologie e progettualità direttamente pensate per contribuire attivamente a restaurare il nostro sistema produttivo e sociale, così da renderlo sostenibile nel lungo periodo.

Non potrebbe essere più chiara la scelta dell’Unione Europea di dedicare al fenomeno del climate change il programma dei prossimi sette anni, oltre al peso evidente del Green Deal. Approvato dalla Commissione Europea alla fine del 2019, questo ambizioso piano di azione si ripromette – tra gli altri obiettivi – di elaborare una legge europea sul clima, affinché l’Europa sia il primo continente a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050; di concretizzare un patto europeo per il clima per coinvolgere i cittadini e tutte le parti della società in un cambiamento reale dei comportamenti di consumo quotidiani; di accordarsi su un piano degli obiettivi climatici 2030 per ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.(3)
Per fornire ai diversi interlocutori coinvolti gli strumenti per un cambio di rotta, sono stati proposti pacchetti di provvedimenti importanti, per un impatto stimato sul bilancio pluriennale dell’UE dal valore di 1.100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.
Parallelamente, in seguito al dilagare della crisi pandemica, la Commissione europea ha proposto un strumento finanziario temporaneo di ripresa, il “Next Generation EU” – per un budget totale di 750 miliardi di euro – e i leader locali e regionali stanno spingendo verso l’integrazione di forti politiche ambientali all’interno del piano di ripresa post COVID-19. A oggi sembra che il 30% delle risorse del bilancio a lungo termine dell’UE e del pacchetto Next Generation EU verrà destinato alla lotta contro i cambiamenti climatici.(4)
A sostenere una ripartenza dell’economia che guardi al verde emerge anche la “CEO Initiative for Europe’s Recovery, Reform and Resilience”, un’iniziativa sottoscritta dai leader di aziende di diversi settori, dove il Piano Next Generation EU o il Recovery Fund sono considerati strumenti di crescita solo se orientati alla sostenibilità nel lungo periodo. Tra gli obiettivi primari di questi CEO – oltre allo sviluppo del digitale e all’innovazione tecnologica – troviamo la risoluzione delle problematiche dell’occupazione, l’attuazione del Green Deal, le politiche a favore degli investimenti sostenibili e la tassazione equa ed eco-sostenibile.
In una prospettiva di ripresa post-Covid, ha fatto poi discutere il rapporto speciale presentato la scorsa estate dall’Agenzia Internazionale dell’Energia – istituto con sede a Parigi – la quale ha proposto una serie di misure per “decarbonizzare” l’economia nell’arco di tre anni. L’IEA ha stimato che globalmente le la ripartenza post-Covid costerà ai diversi governi circa 9 trilioni di dollari, sottolineando come si dovrebbe investire parte di questo budget in un “Green Recovery Plan”.(5)

E lo spettacolo dal vivo?

Il settore dello spettacolo dal vivo non deve restare escluso da questa rivoluzione: può e dovrebbe fin da ora partecipare al processo di rinnovamento delle pratiche produttive e organizzative tradizionali, in modo da fare la sua parte nel contrastare l’avanzata del climate change e tutte le sue nefaste conseguenze. La prospettiva di un cambiamento nelle modalità di gestione e produzione di questa branca del mercato del lavoro potrebbe sembrare superflua, al contrario le operazioni e i linguaggi artistici sono forse i primi ad avere la capacità mentale e l’agilità strutturale per mettersi in discussione e ripensare i propri sistemi di offerta.

Dopo un’analisi dello status quo sistema produttivo e organizzativo dello spettacolo dal vivo, sono quattro i punti individuati su sarebbe necessario intervenire perché si dia concretamente avvio ai cambiamenti auspicati:
# acquisizione di nuove competenze e consapevolezza da parte degli operatori culturali e di spettacolo;
# implementazione di nuove modalità di produzione e organizzazione di eventi;
# riflessione comunitaria rispetto a nuove prospettive di creazione artistica;
# l’impiego crescente di nuove tecnologie impact free.

Sebbene diverse realtà in tutto il mondo si stiano interrogando su come rinnovare i propri strumenti di lavoro nel rispetto dell’equilibrio ambientale, non esiste ancora una metodologia comune e diffusa che riguardi la sostenibilità nella produzione di spettacoli e di eventi. Manca uno scambio sistematico tra il settore dello spettacolo e gli studi ingegneristici o architettonici sull’ecosostenibilità dei materiali, delle risorse e dei consumi.
Affinché la nascita di una simile metodologia diventi non solo possibile, ma innanzitutto visibile e comprensibile a tutti, bisogna che i professionisti del settore siano consapevoli dei macro-temi legati alla sostenibilità ambientale e prendano confidenza con gli strumenti a loro disposizione per affrontarlo. In questo modo, grazie a un processo di formazione e rieducazione tematico, i professionisti del settore spettacolo potranno comprenderne sempre più a fondo la necessità. Si potrà così dare avvio a un cambiamento sostanziale delle pratiche e dei comportamenti “d’uso comune”, tale da rendere le persone coinvolte capaci di affrontare con più coscienza e consapevolezza il prossimo futuro in una visione a 360°.

Lo spettacolo dell’economia circolare

Gli argomenti principali su cui dovrebbe concentrarsi la formazione riguarderebbero l’implementazione di pratiche organizzative e produttive alternative e il relativo monitoraggio, così che l’impatto complessivo del processo di creazione venga a modificarsi nella totalità dei suoi aspetti – dall’allestimento degli spazi di spettacolo ai servizi collaterali direttamente rivolti al pubblico.

Un modello di riferimento delle pratiche organizzative green sono di certo i festival a economia circolare, che cercano di mutare alla base la logica di gestione delle fonti di energia e dei consumi tradizionalmente intesi. All’interno di questo panorama, un buon esempio di progetto coerente e a lungo termine è costituito da GEX – Green Europe Experience(6), un Living Lab della durata di tre anni finanziato da Creative Europe nel 2019 il cui obiettivo principale è quello di creare, testare e valutare un modello di pratiche di produzione e monitoraggio sostenibile e replicabile per i festival musicali europei, grazie ad azioni e strategie offline e online.

GEX – ideato e proposto da We Love Green, Pohoda Festival, Boom Festival, Dour Festival, A Greener Festival, GO Group – aspira a diventare la prima rete europea di festival musicali a economia circolare, in grado di promuovere principi di sostenibilità nei festival musicali e nell’intero settore culturale.

Esistono già alcune figure professionali specializzate che si occupano di progettare piani di programmazione di un festival in modo che sia possibile registrare, osservare e prevedere il relativo impatto ambientale, così da capire come e in quanto tempo sarà possibile percepire un effettivo miglioramento rispetto alle condizioni di partenza; centrale diviene la rilevazione della carbon footprint(7) di un ente o di un evento.

Linee d’azione

Per dare un quadro generale della dimensione di azione, i nuclei tematici focali della materia riguardano:
# la gestione dell’energia – verso un utilizzo sempre maggiore di energie rinnovabili che copra in toto il fabbisogno energetico di un evento;
# il consumo dell’acqua – creando un sistema in cui si evitino gli sprechi promuovendo punti di refill gratuiti di acqua potabile e creando delle strutture di igiene personale con sistemi no-waste;
# l’organizzazione dei trasporti – dove obiettivo principe sia la riduzione delle emissioni di CO2, adottando dunque delle strategie che scoraggino l’utilizzo di auto e moto a benzina/diesel per raggiungere il luogo dell’evento (per esempio incentivando il pubblico con sconti in caso di utilizzo di mezzi pubblici o maggiorazioni sui biglietti in caso di utilizzo dei propri mezzi; per gli artisti e lo staff, cercare sponsorship per un servizio di mobilità interna con mezzi elettrici o alternativi);
# lo smaltimento dei rifiuti – con l’idea di consolidare pratiche virtuose di raccolta differenziata e proporne di pratiche (per esempio consegnare al pubblico a inizio festival sacchetti per effettuare la differenziata) e in contesti non cittadini immaginare delle alternative ai bagni chimici (per esmepio compost toilet);
# ripensare il sistema delle forniture – così da rafforzare e sperimentare pratiche plastic free (per esempio abolizione delle cannucce di plastica o sostituzione con quelle in carta, eliminazione di bicchieri monouso, sostituzione di tende in plastica con tende in cartone), da promuovere servizi food che abbiano un’impronta vegana o vegetariana, fino al coinvolgimento di fornitori locali a chilometro zero e all’utilizzo di prodotti green per l’igiene personale.

Un altro ambito su cui intervenire è quello delle modalità produttive, che riguarda innanzitutto le compagnie teatrali di medie o piccole dimensioni, ma in un futuro non troppo lontano dovrebbe coinvolgere anche le strutture di maggiori dimensioni e con modus operandi più rigidi.
Ovviamente molte realtà si sono già attivate in questo senso – a volte per una necessità economica, altre per una ricerca intrinseca di temi e linguaggi.

Per fare qualche esempio, si possono ricordare
# la Compagnia Astorri Tintinelli: i cui spettacoli sin dal 2002 si distinguono per essere improntati a un basso consumo energetico e per essere spesso realizzati utilizzando materiali di riciclo;
# Ortika: compagnia teatrale che nel processo di creazione scava sul senso comune o inatteso che può assumere la realtà e recentemente sta affrontando tematiche ambientali ideando scenografie ad hoc;
# Zona K: lo spazio ha dedicato parte della stagione 2019 a una programmazione di spettacoli e incontri finalizzati a sostenere e diffondere un sistema di green economy;
# Eco-Teatro: fondato nel 2019, è il primo teatro milanese la cui gestione sia stata pensata su un modello di totale ecosostenibilità.

Queste esperienze costituiscono esempi virtuosi da cui partire per costruire un discorso strutturato e condivisibile: riguardi la genesi del processo creativo, l’allestimento di uno spettacolo e per certi versi anche la sua distribuzione e la possibilità di ripresa futura.
Per dare un’idea concreta del campo di azione, si dovrebbe iniziare intanto con un ripensamento nell’impego dei materiali nella produzione di un spettacolo ex novo, con l’obiettivo di creare meno rifiuti possibili. Dagli elementi utilizzati nella fabbricazione delle scenografie agli oggetti di attrezzeria, si dovrebbe adottare strutturalmente una logica di riciclo – recuperando le diverse parti da centri quali cartiere, musei del riciclo o dell’usato, riciclerie di indumenti e materiali da ridistribuire, falegnamerie, industrie del legno, industrie del ferro, eccetera, oppure da spettacoli passati.

La creatività sostenibile

Le soluzioni e pratiche produttive green raccolte inoltre interverrebbero a un livello più profondo anche su un piano semantico e di creazione artistica. Indagando sull’uso alternativo di un oggetto o di un luogo già dato rispetto alla sua funzione primaria – dove subentra un processo di manipolazione dell’oggetto che lo trasforma in qualcosa di diverso – o sulla creazione di disegni luce o effetti scenici che richiedano un consumo elettrico per quanto possibile ridotto, gli artisti stessi potrebbero ricevere degli stimoli e delle suggestioni che nel tempo si armonizzerebbero sempre di più con questo sistema produttivo, dimostrandone la potenzialità immaginifica oltre che sostenibilità ecologica.
In questo senso un campo su cui lo spettacolo ha un impatto non secondario è probabilmente quello dell’inquinamento atmosferico, il quale in buona parte dipende dall’alto numero di spostamenti cui la popolazione odierna si è abituata. La possibilità di viaggiare, di portare in poco tempo il proprio spettacolo in tournée non solo nelle regioni e nei paesi limitrofi, ma in tutto il mondo, è stata certamente una piccola rivoluzione nel mondo degli eventi dal vivo. Non tutte le rivoluzioni però sono democratiche, come la storia recente ci ha insegnato: da alcune rivoluzioni nascono tirannie ancora peggiori. A questo giro la vittima è il nostro pianeta che, come sempre almeno dalla prima rivoluzione industriale in poi, non ha avuto diritto di voto nella questione.
Nonostante questo, quello della distribuzione resta un tema delicatissimo per gli artisti e gli operatori culturali, un tema sul quale sarebbe forse il caso di confrontarsi seriamente a un tavolo dedicato e cercare delle soluzioni, forse non indolori, che vadano verso una restrizione delle tournée internazionali a casi specifici, a un numero massimo di piazze per anno o magari che si basi su un sistema rotatorio in cui alternare le presenze.

L’innovazione tecnologica

L’ultimo tema riguarda l’impiego estensivo e organico di nuove tecnologie nate in funzione della sostenibilità ambientale all’interno del mondo dello spettacolo.
L’obiettivo a lungo termine sarebbe sostituire, almeno in parte, i materiali e le strumentazioni di lavoro e di allestimento classiche con materiali e tecnologie innovative, derivanti dalle più recenti ricerche scientifico-ingegneristiche. Ne sono un buon esempio – senza limitazioni rispetto a possibili invenzioni future o correntemente in fase di sperimentazione – le bioplastiche e le stampanti 3D, entrambi strumenti in continuo sviluppo e diffusione all’interno di diversi mercati produttivi anche su larga scala (ideazione e costruzione di infrastrutture pubbliche, case, oggetti di uso quotidiano, collezionismo, eccetera). Data la specificità, oltre che la novità della materia, è d’obbligo un approfondimento sulle caratteristiche tecniche e di impiego di queste tecnologie.
Negli ultimi anni gli studi scientifici comunitari hanno dimostrato che le bioplastiche – per proprietà materiche, resistenza e smaltimento – costituiscono un’alternativa reale e intelligente alla plastica o altri materiali chimici resistenti, ma altamente inquinanti. Attualmente esiste una bioplastica corrispondente e alternativa per quasi ogni tipo di plastica convenzionale. Per queste ragioni l’Unione Europea sta spingendo affinché questi materiali vengano introdotti e assimilati dal sistema produttivo e industriale. Essi potrebbero nei fatti rappresentare uno degli strumenti fondamentali al lancio di un programma ambientale, creando un sistema di consumo basato su un principio di economia circolare. Le caratteristiche principali di alcune bioplastiche sono la derivazione da materiali organici – le sostanze più apprezzate derivano dalla lavorazione di mais, patate, barbabietole, cassava e canna da zucchero, oppure dagli scarti della lavorazione degli alimenti – la totale biodegradabilità nell’ambiente e la resistenza.
Per queste ragioni il loro impiego risolverebbe problematiche di disponibilità delle materie prime e allo stesso tempo di smaltimento, mantenendo praticamente inalterate le qualità intrinseche dei prodotti in plastica.
Esistono bioplastiche di diverse categorie e qualità, da cui sono stati a loro volta creati dei marchi specifici – le differenze dipendono dalla fonte di estrazione del materiale, dal tipo di lavorazione, dall’applicazione industriale e dalle percentuali di biodegradabilità del materiale. Sono definiti “bioplastiche” tutti i materiali che abbiano un’origine organica – derivanti quindi da risorse rinnovabili – o in alternativa che siano biodegradabili, oppure che presentino entrambe le caratteristiche.
Di seguito uno schema sintetico che faccia distinzione tra le specificità sopraddette, creando un parallelismo con i materiali di più classica origine fossile.

Biobased PE: polietene a base bio. Biobased PET: polietilene tereftalato a base bio. Biobased PA: poliacrilato a base bio. Biobased PTT: politrimetilene tereftalato a base bio. PLA: acido polilattico. PHA: poliidrossialcanoati. PBS: polibutilene succinato. Starch blends: miscele di amido.

Un materiale di origine organica non sempre risulta biodegradabile, mentre alcune categorie di materiali fossili lo sono. La biodegradabilità dunque non dipende soltanto dalla natura delle risorse, piuttosto si ricollega alla struttura chimica presente nel materiale finale che da esse deriva.
Per questo anche nella scelta delle bioplastiche si dovrà fare un’attenta valutazione, per individuare quali siano i materiali preferibili per caratteristiche intrinseche, tempistiche e costi di lavorazione, oltre che ovviamente all’impatto che il loro utilizzo avrebbero sull’ambiente.
Dopo una larga diffusione nell’industria dell’imballaggio e dei prodotti in plastica, anche l’architettura ha iniziato a interessarsi nel concreto di questi materiali per scopi costruttivi e, dopo una serie di sperimentazioni, il mercato dell’edilizia delle bioplastiche si è evoluto fino a produrre delle vere e proprie strutture abitative, di carattere temporaneo o permanente.
Per citare qualche esempio:
# il padiglione ArboSkin progettato dall’Università di Stoccarda ITKE Institute e composto di 388 piramidi di bioplastica totalmente biodegradabile o riciclabile;
# il padiglione mobile UE (2016) o le mini abitazioni Urban Cabin, entrambi realizzati con le stampanti 3D dallo studio architettonico olandese DUS Architects.

Dati i risultati raggiunti nel campo ingegneristico-architettonico, l’introduzione di questi materiali all’interno del settore dello spettacolo – per strutture di palchi, pareti, sedute pubblico, padiglioni di accoglienza, scenografie – non risulta azzardata né visionaria.
Sarà necessario tuttavia svolgere degli studi specifici, così da garantire la progettazione e la realizzazione in sicurezza di strutture e spazi destinati a sopportare operazioni tecniche spesso di peso non banale e ad accogliere grandi quantità di persone.
Per quanto riguarda la stampa 3D, offre una valida alternativa ai classici metodi di realizzazione di strutture, scenografie, oggetti di scena e di servizio – soprattutto perché queste stampanti permetterebbero di convertire facilmente e rapidamente le bioplastiche e altri materiali grezzi in un prodotto finito.
Le origini della stampa 3D vanno individuate nella tecnica stereolitografica, inventata nel 1982 dall’ingegnere americano Chuck Hull e brevettata ufficialmente nel 1986. Da allora diversi ricercatori si sono interessati a questo principio di produzione e lo hanno declinato in differenti tecniche produttive, migliorandone le prestazioni in termini di precisione, di versatilità e di costi operativi tanto che a oggi ciascuno di noi può facilmente avvalersi della prototipazione rapida tramite stampante 3D, acquistando o meno una di queste macchine.
I vantaggi più evidenti di questa tecnologia sono la velocità e la flessibilità nelle modalità di produzione. Grazie a un processo di prototipazione, correggere gli errori e riprogettare i modelli diventa più semplice e immediato, esiste la possibilità di creare dei prodotti personalizzati, più o meno complessi, a un costo aggiunto relativamente basso, infine è possibile una più rapida messa in commercio dei prodotti finiti.
Diverse realtà architettoniche e industriali le utilizzano stabilmente proprio per il trattamento delle bioplastiche e per la produzione di diverse categorie di beni, da piccoli oggetti a intere strutture abitative.

COS e Arthur Mamou-Mani, Conifera

Alcuni casi interessanti sono:
# le dieci case stampate a Shangai in 24 ore dalla ditta Win Sun a un costo di circa 5.000 $ ciascuna;
# il Padiglione Conifera in bioplastica installato a Milano in occasione della settimana del design 2019, grazie alla collaborazione tra il marchio COS e l’architetto Arthur Mamou-Mani;
# le 3D Print Canal House in materiali a base bio, progettate dagli stessi DUS Architects;
# il ponte stampato in 3D più lungo al mondo inaugurato in Cina nel 2019.

Da ricordare per quanto riguarda l’Italia l’impiego della stampa 3D per la realizzazione dell’imponente scenografia dello spettacolo Fra Diavolo di Daniel Auber, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, una produzione innovativa del Teatro dell’Opera di Roma(8).

Fra Diavolo di Daniel Auber, regia di Giorgio Barberio Corsetti, Teatro dell’Opera di Roma.

Il futuro si fa oggi

Il tema della sostenibilità ambientale nel settore delle arti e dello spettacolo dal vivo – come si è cercato di far emergere in questo estratto – per quanto controverso e fastidioso, non dovrebbe essere ignorato o rimandato a un futuro più o meno lontano.
Il futuro è oggi, o meglio il futuro si fa oggi.
Il futuro dipende interamente da quello che oggi siamo in grado di correggere e di riformare. La comunità artistica e degli operatori culturali dovrebbero riunirsi il prima possibile per affrontare la questione con una visione e, soprattutto, con intenzioni condivise.
Immaginare nuove modalità di produzione e organizzazione di spettacoli ed eventi a impatto zero in questo momento può sembrare un’utopia, e forse lo è. Ma se non ci sforziamo a crederci e ad agire armonicamente, affinché questo sogno diventi una realtà. L’unica utopia che ci rimarrà sarà quella della vita umana sulla Terra.

NOTE

(1) Green bond o climate bond: obbligazione, titolo di debito associato al finanziamento di progetti che hanno ricadute positive in termini ambientali.
(2) Recentemente la Commissione Europea ha enfatizzato le potenzialità e il funzionamento del mercato dei Green Bond, presentando un pacchetto di misure intitolato “Energia pulita per tutti gli europei”, secondo il quale dal 2021 sarà necessario un supplemento di 177 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi individuati per il 2030 su clima ed energia per i quali questi nuovi meccanismi di finanziamento e di investimento potrebbero giocare un ruolo essenziale. – https://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/green-bond-definizione.htm
(3) L’azione per il clima dell’UE e il Green Deal europeo.
(4) La conoscenza che ci serve per una ripresa sostenibile post coronavirus.
(5) Dal Green Deal all’energia: l’orizzonte post Covid è sempre più sostenibile.
(6) Green Europe Experience – Building tomorrow’s festival.
(7) La carbon footprint (letteralmente, “impronta di carbonio”) è un parametro che viene utilizzato per stimare le emissioni gas serra causate da un prodotto, da un servizio, da un’organizzazione, da un evento o da un individuo, espresse generalmente in tonnellate di CO2 equivalente.
(8) Per saperne di più: WASP stampa in 3D la prima scenografia teatrale per il “Fra Diavolo” al Teatro dell’Opera di Roma e La prima scenografia stampata in 3D.




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