Under 28 | Teatro Pandemico Transatlantico

Comizi d'amore #BuenosAires da Pier Paolo Pasolini di Kepler 452 al Festival Internacional de Buenos Aires

Pubblicato il 09/04/2021 / di / ateatro n. 177

Foto di Diego Astarita AFS

I teatri sono chiusi ormai da sei mesi, eppure le nostre vite continuano a scorrere, tra il distanziamento e le limitazioni sugli spostamenti, ci stiamo lentamente adattando all’assenza di relazioni sociali, alla perdita del senso della liveness del teatro.
Ma sopravvivono ancora progetti teatrali resistenti, come quello della compagnia bolognese Kepler-452, che con lo spettacolo Comizi d’amore #BuenosAires abbatte gli ostacoli spazio-temporali firmando per il Festival Internacional de Buenos Aires uno spettacolo con regia da remoto; andato in scena in spagnolo il 26 febbraio a Buenos Aires alle 21 e trasmesso via streaming attraverso la piattaforma Vivamos Cultura.

TEATRO PANDEMICO TRANSATLANTICO

Comizi d’Amore – drammaturgia cara ai Kepler già sperimentata nel 2017 nel progetto omonimo che si è tenuto a Bologna a stretto contatto con gli abitanti di diversi luoghi simbolici e periferici – scardina la concezione tradizionale di teatro cambiando anche la disposizione dello spazio teatrale: invece di un teatro c’è un parcheggio, al posto delle poltrone ci sono delle auto disposte in maniera circolare, le luci sceniche sono i fari di quelle auto, in scena ci sono attori e attrici selezionati tramite una call, anch’essa ovviamente tenutasi a distanza. In Argentina quindi hanno potuto assistere allo spettacolo in presenza, rispettando tutte le normative anti-contagio sul  Covid-19, grazie alla disposizione scenica denominata TeatroPandemico dall’architetto Emanuele Sinisi, e adottata dalla compagnia italiana, con la collaborazione di  Martin De Goycoechea e Gonzalo Facundo Lopez. Questa permette di creare un’atmosfera che ricorda le rappresentazioni teatrali greche, tutto il pubblico infatti, seppure attraverso il parabrezza delle automobili, guarda lo spettacolo ma guarda anche se stesso e chi gli sta di fronte, creando così un’interazione tra pubblico e attori.

Per approfondimenti sul TeatroPandemico vedi l’articolo di Oliviero Ponte di Pino.

IL TEATRO DAL PUNTO DI VISTA DI UN ABITACOLO

Lo spettacolo inizia, le attrici e gli attori, per colmare sin da subito la distanza tra registi e compagnia, si fanno portatori della voce e delle storie di Nicola, Enrico e Paola, posizionati a raggio ognuno davanti ad un’auto, raccontano chi sono gli attori fisicamente in scena, auto presentandosi con i loro corpi ma con le parole dei Kepler. Parallelamente al centro della scena si trova Felipe, un ragazzo di 14 anni, indossa in testa un cartonato con l’immagine di Pasolini, pone domande ripetitive e incalzanti. Quindi gli attori, a turno, raccontano la propria esperienza originale di vita e si parla di amore, matrimonio, identità di genere, temi che inevitabilmente riescono a sopperire anche alla distanza tra pubblico e attori.

È comprensibile che sia stato penalizzante per tutto lo staff, organizzativo e artistico, non aver potuto essere in scena in Argentina, aver lavorato alla regia senza incontrare mai fisicamente gli attori, instaurando con loro rapporti via Zoom; è comprensibile che l’esperienza di uno spettacolo fruito da un’automobile non sia totalmente partecipata, perché filtrata dal suo stesso ingombro fisico. Nonostante tutto colpisce la forza propulsiva di innovazione che li ha portati a realizzare uno spettacolo nonostante scogli così grandi.

Dall’altro lato dell’oceano, a più di undicimila chilometri di distanza e a cinque ore di fuso orario, è andato in scena uno spettacolo in cui Felipe, Martin, Jimena e Stefy, cittadini di Buenos Aires, rispondono alle domande su tabù, amore e sessualità che Pier Paolo Pasolini poneva quasi sessanta anni fa, nel suo documentario Comizi d’Amore, ai cittadini italiani. Gli attori in scena sono testimoni di storie originali, in un periodo in cui il distanziamento fisico non permette di approfondire temi come l’amore, la dimensione sessuale e le nostre relazioni.
Nonostante il limite di uno spettacolo allestito, messo in scena e fruito a distanza i temi trattati sono estremamente attuali, colpisce la ricchezza della diversità rappresentata dagli attori e dalle attrici e l’originalità del dispositivo scenico. La realizzazione di questo spettacolo testimonia la costruzione di un dispositivo emergenziale, temporaneo ma vitale che ricorda la grinta di un critico teatrale e politologo che, recluso in carcere per mano fascista, nel 1927 scriveva a suo fratello:

“Tutta questa vita mi ha rinsaldato il carattere. Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via.”
Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, a cura di Palmiro Togliatti e Felice Platone, Torino, Einaudi, 1947.

Comizi d’Amore #BuenosAires è uno spettacolo prodotto dal Teatro Coliseo e dall’Istituto Italiano di Cultura.




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