di Giovanni Testori, regia di Andrée Ruth Shammah

Oliviero Ponte di Pino ha lavorato per oltre trent'anni nell'editoria, insegna in vari corsi universitari e master, conduce su Radio3 il programma Piazza Verdi. Ha fondato il portale ateatro.it e dal 2004 cura con Mimma Gallina il progetto Le Buone Pratiche del Teatro. Tra i suoi ultimi libri Un teatro per il XXI secolo. Lo spettacolo dal vivo ai tempi del digitale (2021), Cultura. Un patrimonio per la democrazia (2023).
Categorie: 051Tags: , Pubblicato il: 27/10/2004Aggiornato il: 15/04/2025

Un linguaggio corposamente neobarocco, popolare e raffinato, concreto e carnale, la cui ossatura è un dialetto lombardesco impastato e spezzato, che reinventa la lingua con innesti di termini disusati, slittamenti gergali e neologismi, intrusioni spagnole, francesi e latine, sapientemente innervato di ritmi e assonanze, ridondante di immagini e descrizioni: è questa la “lingua madre” che Testori usa per raccontare, ancora una volta, la più celebre tragedia di Shakespeare. A raccontarla è una scalcagnata compagnia di comici scarrozzanti che vagano per la Brianza con i loro sgangherati spettacoli. La strada è dunque – come accade sempre in Testori – quella della degradazione o, cattolicamente, del peccato. Ambleto è legato da un rapporto omosessuale al “Franzese” Claudio, più che scagliarsi contro l’omicidio del padre e le frettolose nozze della madre, sembra trovare insopportabile la propria condizione esistenziale, anche nella tirata finale contro la proprietà privata cerca di ammantare il proprio disagio di furore rivoluzionario. La derisione e la bestemmia si intrecciano con un autentico senso religioso, la rivolta anarchica contro la corte usurpatrice si risolve in un autoannientamento verso il Nulla universale. A incarnare il protagonista è un Franco Parenti che ricorda le sue interpretazioni ruzantiane, ma con abbandoni e tenerezze che si alternano ad accensioni nichiliste. E che con questo spettacolo, firmato da Andrée Ruth Shammah per la regia e da Gianmaurizio Fercioni per le scenografie, inaugura il suo teatro, a Milano. Su quel palcoscenico andranno in scena anche le due successive puntate della trilogia testoriana, il Macbetto (1974) e l’Edipus (1977).
 
Originariamente pubblicato nel Patalogo 22, Ubulibri, Milano, 1999, p. 303. <

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