Un riflessione sul festival genovese

Foto di Giovanna Cavallo.

Foto di Giovanna Cavallo.
Sotto le bianche vele disegnate dall’archistar genovese si affastellano decine di botteghe, che vendono prodotti locali ma anche cibi che arrivano da ogni angolo del mondo. Lo spazio è fitto di colori e profumi, che invadono ogni centimetro. È una scenografia in cui ogni negozio diventa un piccolo teatro e sospinge i visitatori lungo i viottoli che portano verso il cuore di questa effimera capitale dell’utopia. La piazza è la vera Mecca del festival: accoglie dibattiti, spettacoli, concerti e intrattenimento per bambini. L’edizione 2017, sul tema “Il viaggio e la sosta”, ha occupato le due settimane centrali di giugno, dal 15 al 25, focalizzando l’attenzione su temi insieme di attualità e di ampio respiro, dalla questione dei migranti a quella dello ius soli, dalla condizione femminile alle opportunità offerte dalle seconde generazioni.
Nella piazza al centro del Suq, nel piazzale antistante e sull’Isola della Chiatte, oltre l’Acquario di Genova nel cuore del porto, si alternano gli spettacoli, dalle esibizioni un po’ caserecce di danza del ventre a progetti più articolati: il Teatro Utile di Tiziana Bergamaschi e Olivier Elouti, che racconta con ironia lo spaesamento metropolitano, un evergreen come La leggenda del pianista sull’oceano di Baricco, protagonista Igor Chierici con un terzetto swing, o La giovine Italia, ovvero lo sguardo delle donne sul nostro paese. O, ancora, Nonostante voi, i racconti-reportage di Livia Grossi su tre figure esemplari di donne, una “vergine giurata” albanese, una donna imprigionata perché considerata terrorista, e una madre senegalese in lotta contro l’infibulazione che le ha portato via due figlie bambine. Il 30 giugno il Suq si chiude con un evento straordinario, ai Balzi Rossi di Ventimiglia, poco lontano dal confine italo-francese: Pippo Delbono, a partire da un’idea di Carla Peirolero, legge Il lungo viaggio, dal racconto di Leonardo Sciascia.
Appena fuori dalle vele, il festival dialoga con la città. Il ritmo dei bonghi, le donne che ti chiamano per decorarti i capelli con treccine colorate, un anziano che lavora la terracotta intorno alla verde Tenda della Sosta, con i bassi tavolini maghrebini intorno ai quali ci si siede per cenare. Oltre la piazza, via San Luca e via Prè, e poi i carrugi della città vecchia: il Suq è specchio di una realtà articolata in un territorio in costante cambiamento. Ne registra l’umore e lo mette in scena, spettacolarizzando prima di tutto il quotidiano e l’aspetto mercantile, pratico e pragmatico della cultura di ogni popolo, perché anche il commercio, come la cultura, è scambio.

Foto di Giovanna Cavallo.
Suq è un esperimento di successo, che oggi ha senz’altro possibilità di crescita. In primo luogo aumentando la capienza. Uno spazio più grande consentirebbe un maggiore numero di botteghe e la possibilità di più eventi culturali in simultanea, con un’offerta più articolata al pubblico (ma anche la necessità di abbandonare un luogo simbolo come il Porto Antico). L’altra alternativa potrebbe essere la replica del modello in altre città: il primo tentativo, nell’autunno 2015 a Milano, presso la Fabbrica del Vapore, in concomitanza con Expo (e con il sostegno di Fondazione Cariplo), ha avuto buon esito, con il modello rivisto per l’occasione: molte botteghe sono state sostituite da un unico fornitore (Olinda-Jodok) che ha proposto una serie di piatti etnici reinterpretati, ma i numerosi spettacoli ed eventi culturali hanno coinvolto un pubblico numeroso e curioso.

Foto di Giovanna Cavallo.
Il Suq, che piaceva molto a don Gallo, non si nutre solo dell’attualità o dei grandi drammi del nostro presente: riflette la realtà circostante, la città multietnica, e al tempo stesso la reinventa e la trasforma in un possibile modello, ampliabile e replicabile, capace di dare lavoro e opportunità a molte persone. Che sia un modello vincente lo hanno capito in molti, dai finanziatori privati al MiBACT, dalla Comunità Europea alle Fondazioni bancarie. Meno attenti finora gli enti locali. Vedremo se il cambio di giunta farà aprire gli occhi su una realtà che è ormai punto di riferimento, non solo per Genova.
Giulia Alonzo è ricercatrice presso l’Università del Sacro Cuore di Milano. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla Sociologia della Cultura alle Scienze Sociali e Umanistiche. È autrice di diverse pubblicazioni e libri sul teatro e i festival. È inoltre presidente dell’Associazione TrovaFestival, una piattaforma che dal 2017 mappa i festival culturali italiani.
Oliviero Ponte di Pino ha lavorato per oltre trent'anni nell'editoria, insegna in vari corsi universitari e master, conduce su Radio3 il programma Piazza Verdi. Ha fondato il portale ateatro.it e dal 2004 cura con Mimma Gallina il progetto Le Buone Pratiche del Teatro. Tra i suoi ultimi libri Un teatro per il XXI secolo. Lo spettacolo dal vivo ai tempi del digitale (2021), Cultura. Un patrimonio per la democrazia (2023).
76






