Nella solitudine dei campi di cotone di Bernard-Marie Koltès con la regia di Renzo Martinelli al Teatro i

Martina Bruno è una professionista del management culturale. Laureata con lode in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo e in Arts Management, ha maturato esperienze nell’ambito della produzione cinematografica, dell’organizzazione di festival e della comunicazione per lo spettacolo dal vivo. Dal 2021 collabora con l’Associazione Culturale Ateatro come autrice, dopo essere stata selezionata per il percorso formativo Ateatro Under28. Attualmente affianca l’attività culturale all’insegnamento di Economia Civica e Geostoria presso l’ECFoP di Lissone.
Categorie: 180Tags: , Pubblicato il: 12/12/2021Aggiornato il: 20/05/2025

Due uomini. Un incontro in un luogo sperduto. Uno scambio. È questo lo scenario di Nella solitudine dei campi di cotone, capolavoro del drammaturgo francese Bernard-Marie Koltès in scena a Teatro i per la regia di Renzo Martinelli e con Cristian Giammarini e Giuseppe Sartori dal 10 novembre al 4 dicembre 2021.

Foto di Luca Del Pia

Un compratore e un venditore – o dealer – si incontrano “nell’ora che volge al crepuscolo” in un luogo buio, isolato, che sembra appartenere a una dimensione senza tempo. Un incontro apparentemente casuale – Chi ha incrociato la strada e lo sguardo dell’altro? Chi ha deciso di fermarsi e chi, invece, è stato fermato? – diventa l’occasione per negoziare una merce indefinita, di cui non si conosce il nome.
Il venditore, estremamente sicuro di sé e mosso dal solo intento di soddisfare un bisogno, tenta e seduce – quasi stregandolo – un cliente, che però non lamenta né mancanze né bisogni. Ma qual è il bisogno da appagare? E qual è la merce che verrà venduta? Non è dato saperlo. Né agli spettatori, né ai personaggi, né agli attori. Ma questo non disturba, perché i veri protagonisti dell’intera rappresentazione sono la sottomissione, la seduzione e la manipolazione che emerge dallo scambio tra i due uomini. Una trattativa incalzante – a tratti opprimente – a cui nemmeno il pubblico può sottrarsi, ritrovandosi inevitabilmente coinvolto quando gli attori iniziano a passeggiare tra le poltrone in sala.

Foto di Luca Del Pia

Il tutto si riduce a un accattivante gioco di sguardi tra il compratore e il venditore, interpretati da Cristian Giammarini e Giuseppe Sartori – complici tra loro e totalmente calati nei loro personaggi – e diretti da Renzo Martinelli, che porta in scena tutta la potenza del testo di Koltès.
I due uomini si osservano, si analizzano, mantengono le distanze, si avvicinano, schiavi di un incessante gioco di potere e di un’estenuante lotta tra attrazione e repulsione che però – inaspettatamente – non si traduce mai in uno scontro fisico. La violenza non è nei gesti, ma nei ricatti, nelle minacce, nella dipendenza dall’altro, nell’ossessiva paura della solitudine.
Qual è quindi l’arma tra il compratore e il venditore? La parola. Tagliente, rumorosa, frastornante. Più della musica ad altissimo volume su cui balla Cristian Giammarini, concedendosi una pausa dalla rappresentazione. E lo capiamo alla fine, quando la parola si arresta e cala un silenzio assordante.

 

Nella solitudine dei campi di cotone
di Bernard-Marie Koltès
traduzione Anna Barbera
regia Renzo Martinelli
con Cristian Giammarini, Giuseppe Sartori
aiuto regia Diego Zanoni
dramaturg Francesca Garolla
produzione Teatro i
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd
per gentile concessione di François Koltès
con il sostegno di Next Laboratorio delle Idee
si ringrazia Woody Neri

 

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