La terza e la quarta tappa del progetto itinerante For.T.I.

Categorie: 206Tags: , , Pubblicato il: 09/07/2025Aggiornato il: 16/07/2025

Il progetto For.T.I. (Formazione Teatrale Itinerante) nato all’interno del tavolo formazione di C.Re.S.Co. (Coordinamento Realtà Scena Contemporanea), ha l’intento di creare momenti di confronto tra formatori teatrali provenienti da diverse parti d’Italia e utenti di diverse generazioni e condizioni, anch’essi provenienti da territori lontani.
Nel progetto pilota il focus su cui si intende intervenire è quello dei giovani in età scolare. I ragazzi incontrano ragazzi di pari età di altri territori e lavorano con formatori anch’essi di diversa provenienza geografica e artistica. La ragione di questa scelta risiede nella composizione del tavolo di formazione di C.Re.S.Co., costituito da compagnie e artisti provenienti da tutto il territorio nazionale, ma soprattutto nel bisogno, emerso prepotentemente dopo la fase pandemica, di un confronto più ampio tra artisti/formatori sulle metodologie e sul senso del proprio lavoro, e ancor più sul bisogno dei giovani, già in età scolare, di uscire dalla famiglia, dalla casa, dalla cerchia di amici e incontrare altri giovani, provenienti da contesti socio-culturali diversi per confrontarsi, raccontarsi esperienze, allargare il proprio sguardo e conoscere altri modi di fare teatro. Immaginando nei gruppi anche la possibile presenza di ragazzi stranieri si può parlare di meticciato culturale.
Qui vengono raccontate le tappe 3 e 4 del progetto, a Cassano Valcuvia (VA) e Napoli.

Le tappe di Cassano Valcuvia (tappa 3) e di Napoli (tappa 4) sono state occasione ulteriore di approfondimento per la definizione degli obiettivi futuri del progetto For.T.I., nato per favorire incontri tra formatori e partecipanti provenienti da diversi luoghi e regioni.
Anche in queste due occasioni si è avuto modo di verificare il carattere di scoperta in itinere delle potenzialità del progetto.
I ragazzi vengono da luoghi differenti: grandi città, cittadine di mare, piccoli paesi situati in territori montani, località turistiche del Sud, territori marginali al Nord. Questo ha messo in risalto, nonostante le somiglianze dovute alla comune età dei partecipanti, differenze legate alle diverse culture dei territori. Una criticità che ha permesso ai formatori di individuare come spazio della drammaturgia del lavoro proprio quello dell’incontro tra le diverse provenienze, appartenenze e aspettative.
Durante le due tappe ci si è accorti di come fosse importante trasmettere ai ragazzi l’idea che c’è un tipo di teatro, come quello che si fa in questi laboratori, che rispetta tutti gli altri mondi teatrali, ma che ha un approccio specifico e si riconosce come strumento per migliorare la propria esistenza e non solo come occasione professionale. Oltre alla soddisfazione, derivata dalla dimensione domestica del progetto (stare insieme fuori dal laboratorio, mangiare insieme, raccontarsi, dormire nelle case degli altri partecipanti…) e dal tema dell’eredità (il desiderio di mantenere i contatti e di incontrarsi di nuovo), i ragazzi hanno sottolineato come siano stati sorpresi di riuscire a lasciarsi andare con gioia nel lavoro, del senso di libertà di cui hanno goduto, dei nuovi apprendimenti che hanno acquisito, della fiducia nei formatori degli altri gruppi, in sintesi di quanto questa esperienza li abbia arricchiti come persone.
Per quanto riguarda il percorso dei formatori, emerge una valutazione molto positiva: ci si è sentiti liberi di intervenire nella conduzione quando c’era il bisogno di farlo, non ci si è sentiti incastrati in una struttura, anche rispetto a quello che si era programmato di fare. Si è avuto un grado di ascolto molto alto, molto ricco e il lavoro nella pratica è totalmente cambiato. È stato interessante vedere come lavora una persona, come l’altra persona entra nel suo lavoro, come se ci fosse veramente un continuo passaggio di palla. La co-conduzione è una delle pratiche più difficili, soprattutto se non ci si conosce,: ma durante questi laboratori il lavoro si è spostato mano a mano che si vedeva quello che succedeva. I formatori si sono riconosciuti con facilità in un metodo che privilegiava la presenza del corpo vivo e narrante. Il pensiero sul corpo non è stato pensato a tavolino (nel progetto si privilegia la pratica e quasi nulla viene elaborato teoricamente prima del lavoro in sala), ma è venuto da sé, organicamente. Ci si è riconosciuti dunque in un linguaggio comune, nonostante i laboratori vengano realizzati in spazi nuovi, con ragazzi che non si conoscono, con colleghi con cui non si ha una pratica di lavoro abituale.
Oltre al tema del corpo è emerso quello della ricerca: non si fa più ricerca/non c’è tempo per fare ricerca, anche a causa delle attuali logiche produttive di mercato. For.T.I. è rivoluzionario perché ha dimostrato che anche senza economie si riescono a trovare spazi di dialogo e di formazione.
Da queste considerazioni emerge che questo lavoro serve molto ai ragazzi, ma nello stesso tempo risponde a un’esigenza dei formatori e al loro desiderio di confronto. Si conferma uno strumento potente per affrontare il tema della formazione che, se da un punto di vista tecnico-amministrativo è molto sistemica, dal punto di vista del formatore e di coloro che vengono formati non lo è per niente e questo rivela un abbassamento della considerazione della figura del formatore.

Terza tappa

Gruppo ospitante: Teatro Periferico (Cassano Valcuvia – VA)
Gruppo ospitato: Santa Briganti (Vittoria – RG)
Formatori: Teatro Periferico, Santa Briganti, Genìa Lab Art (PA), ComTeatro (Corsico – MI), Arti e Spettacolo (San Demetrio ne’ Vestini – AQ)

laboratorio inclusivo: i ragazzi di Teatro Periferico e Santa Briganti

Laboratorio inclusivo: i ragazzi di Teatro Periferico e Santa Briganti

La terza tappa si è svolta a Cassano Valcuvia, organizzata da Teatro Periferico. Il lavoro è stato dedicato ai temi dell’inclusione e della valorizzazione delle differenze. Sono state previste due attività:

  • un incontro con due artisti, Abdoulaye Ba, attore senegalese con un recente passato migratorio e Barbara Apuzzo, attrice milanese con disabilità. Durante l’incontro i due artisti hanno condiviso intense testimonianze autobiografiche e hanno stimolato nei ragazzi riflessioni legate alla visione di un teatro come opportunità che apre scenari e facilita processi: “approfittare” del teatro per arricchirsi umanamente, per acquisire competenze, per emanciparsi dalla propria condizione;
  • la partecipazione di alcuni ragazzi con disabilità al laboratorio teatrale che si è svolto in un clima partecipativo e giocoso: non si sono sentite le differenze, i partecipanti si sono messi in gioco tutti nello stesso modo, l’unica differenza è stata la loro resistenza fisica, l’aggettivo “inclusivo” è riduttivo dell’esperienza, si dovrebbe dire piuttosto “non esclusivo”.
    Momento di confronto: i ragazzi di Teatro Periferico e Santa Briganti

    Momento di confronto: i ragazzi di Teatro Periferico e Santa Briganti

    Durante la tappa di Cassano Valcuvia si è ribadito l’interesse e la necessità di ragionare sulla accessibilità della formazione e dei luoghi della formazione da parte di chiunque ne abbia diritto.

    Quarta tappa

    Gruppo ospitante: Putéca Celidònia (NA)
    Gruppo ospitato: Teatro Periferico (Cassano Valcuvia – VA)
    Formatori: Putéca Celidònia e Teatro Periferico

    Laboratorio teatrale: i ragazzi di Putéca Celidònia e Teatro Periferico

    Laboratorio teatrale: i ragazzi di Putéca Celidònia e Teatro Periferico

    Al centro della quarta tappa la tematica dell’accoglienza, che si è attuata con l’ospitalità nelle case private e con la conoscenza dei luoghi in cui i ragazzi napoletani vivono e coltivano la loro passione per il teatro. La giornata è cominciata con un tour nel vicolo Montesilvano, dove gli ospiti hanno potuto ascoltare il podcast Segui la voce, realizzato dai ragazzi del laboratorio del Rione Sanità. Terminato l’ascolto, hanno poi raggiunto la sede del laboratorio a Cantieri Stupore nel quartiere Mergellina, dove hanno lavorato insieme per l’intera giornata con esercizi graduali di avvicinamento alla messa in scena, conclusi con un’improvvisazione corale sul tema della festa di compleanno.

    Putéca Celidònia e Teatro Periferico

    Putéca Celidònia e Teatro Periferico

    Nel confronto finale, la parola che ha unito tutti i ragazzi è stata “coraggio”: per praticare l’accoglienza e la cura dell’altro, ce ne vuole molto.

    In entrambe le tappe il teatro si è configurato come uno spazio franco, neutrale che è al centro di due gruppi che si guardano e si incontrano, uno spazio dove si può costruire stando insieme e mettendo in atto buone pratiche teatrali, un luogo dove si scava nelle pieghe dell’essere e dell’anima, della persona.

    Con la collaborazione di:
    Salvatore L. De Fazio per il video Tappa 3
    Davide D’Errico per il video Tappa 4

    VIDEO TAPPA 3
    VIDEO TAPPA 4

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