Rami d'Ora a Piateda

Categorie: 204 | TourFest2025Tags: , , , Pubblicato il: 15/07/2025Aggiornato il: 21/07/2025

Arrivare a Castellaccio, minuscola frazione di Piateda, significa lasciarsi alle spalle il rumore del fondovalle per risalire lungo tornanti che si fanno via via più silenziosi. Qui, a quasi mille metri d’altitudine, ORA (Orobie Residenze Artistiche) ha trovato il proprio respiro: un locus amoenus incastonato tra le montagne sopra Sondrio, dove l’arte si intreccia con la natura e con la quotidianità semplice ma intensa dell’unica residente del borgo, Erica Meucci (danzatrice milanese parte del collettivo Laagam).
Nato nel cuore della Valtellina, ORA intreccia geografie umane e naturali attraverso il movimento e le arti performative. Il progetto crea occasioni di scambio tra chi abita stabilmente il territorio e chi lo attraversa per esplorare nuove forme artistiche. Ogni estate, questo incontro prende forma nella rassegna Rami d’ORA, giunta nel 2025 alla sua quinta edizione e che prende vita in vari paesi valtellinesi, oltre che presso la sede di ORA.
Le giornate che ho vissuto lì sono state tre, durante il weekend immersivo di Rami d’ORA dedicato ad arte e paesaggio.

Giorno 1

Sono arrivata venerdì 20 giugno al Museo di Storia Naturale di Morbegno, dove è cominciato il laboratorio di pratiche narrative collettive e polifoniche Senza Fine condotto da Lucrezia Rossellini, danzatrice, ricercatrice e coreografa bolognese. Il primo gesto è stato pescare parole da un sacchetto e usarle per iniziare a scrivere su piccoli quaderni. Quei quaderni non erano personali: come nel gioco del “cadavere squisito”, passavano di mano in mano, intrecciando storie collettive. Ne sono emersi mondi popolati da reti di funghi magici, creature soprannaturali, scatole di vetro, donne in crisi di identità, ma anche figure quotidiane, semplici, familiari.
Lasciati i nostri quaderni, che avremmo poi ripreso il giorno dopo, ci siamo ritrovatə nel parco del Museo dove Yara Al Khoury – danzatrice e coreografa libanese in residenza a ORA – ci ha proposto un momento di social connection: ci siamo lanciatə una palla urlando il nostro nome, poi quello dell’altrə, per poi sederci in cerchio e ripetere i suoni che ci circondavano, in ascolto. L’energia trascinante di Yara ha sciolto ogni distanza: nel giro di pochi minuti si rideva, si giocava, si condivideva un tempo leggero e vivo, come bambinə all’uscita da scuola.
La giornata si è chiusa con Aλς. Forme di vita di Chiara Marolla, artista che intreccia danza, Aikido e Feldenkrais.

Dagli incontri in strada durante la pandemia e dalle domande ricevute dai bambini incuriositi, è nato Aλς, personaggio ambiguo e multiforme, dotato di maschera e oggetti da lavoro. Al confine tra essere umano, vegetale o animale, essere familiare o inimmaginabile, Aλς integra in sé diversi elementi, restituendo in una dimensione performativa la possibilità di cadere in un luogo senza tempo.

Quel venerdì, Aλς ha abitato il giardino del museo e poi si è diretto verso il fiume. Noi lə abbiamo seguitə fino al ponticello, accompagnatə da Cinzia, la sua aiutante, con suoni e testi letti ad alta voce.
Chiara Marolla è poi rimasta con noi tutto il fine settimana, in vista della residenza che avrebbe avviato il lunedì. Dopo una pizza insieme a Morbegno e qualche chiacchiera con artiste e partecipanti, abbiamo fatto ritorno a ORA. Per me era la prima volta lì, e già avevo la sensazione di trovarmi in un luogo speciale.

La foresteria di ORA, ph. Antonella Catalano

Giorno 2

La mattina successiva, sabato 21 giugno, mi sveglio con una brezza fresca di montagna e il silenzio attorno mi invita a esplorare con tranquillità. Cammino piano tra i luoghi di ORA: le due grandi case che ospitano artistə da tutta Italia e non solo, il prato con gli allestimenti per gli spettacoli dei giorni successivi, la fontana che scorre, i boschi fitti ma accoglienti. C’è qualcosa nell’aria che fa sentire subito a casa. Preparo il caffè, apparecchio la tavola: ogni gesto ha il sapore della familiarità.
Dopo colazione, il weekend continua con un fuori programma pensato per chi ha deciso di vivere appieno questa esperienza immersiva – artistə, spettatorə, amicə. Una tavola rotonda per provare a tracciare un nuovo lessico dell’arte nel paesaggio, a partire dalle parole di Gloria E. Anzaldúa:

Per me scrivere è un gesto del corpo (…). Per me la scrittura comincia con l’impulso a varcare i confini, a forgiare idee, immagini e parole che viaggiano lungo il corpo e si fanno eco nella mente di un qualcosa che non è mai esistito. È un modo di inventare e produrre conoscenza, significato e identità.

Intorno a queste parole, ogni persona condivide la propria: margine, vuoto, economicità, risonanza La conversazione si muove libera, prende direzioni diverse ma intime, affini.
A pranzo ci ritroviamo tutte e tutti insieme, con i piatti cucinati dalle volontarie di ORA. Ci si siede dove si trova posto, si ride, si parla, ci si racconta. Sembra davvero un grande pranzo di famiglia. Scambio parole con Katia, infermiera valtellinese, che mi dice che “fare arte è quasi come guarire le persone”. Antonella, fotografa che abita nella montagna di fronte, mi racconta che “fotografare eventi così è il sogno di ogni fotografo”. Riccardo mi spiega come ha conosciuto Erica e si è avvicinato al progetto con grande fiducia, tanto da contribuire alla gestione del luogo pur vivendo in Scozia.
Forse sono proprio queste parole, questi volti, che mi confermano quella sensazione che avevo già appena arrivata: a ORA ci si sente parte di qualcosa. È familiare, accogliente, domestico. È facile lasciarsi attraversare. Erica accoglie le persone nella sua casa per fare arte, creando un’atmosfera così conviviale che, quando nel pomeriggio inizia a piovere e non si riesce ad avvisare in tempo tutto il pubblico, chi è comunque salito a ORA viene accolto in salotto con tè caldo, biscotti e bicchieri di vino.
Prima che la pioggia prenda il sopravvento, verso le 15 ci godiamo le ultime ore di sole continuando il laboratorio Senza fine con Lucrezia: tuttə insieme scriviamo ancora sui quadernini, giochiamo con le parole, lasciamo che le storie ci portino altrove.

Laboratorio Senza fine,  ph. Antonella Catalano

Le performance previste per il tardo pomeriggio e la sera vengono rimandate al giorno dopo. Ma la Notte nel bosco, ormai una tradizione di ORA, rimane. Verso le 22, guidatə da Andrea Mori – walking artist, guida di montagna e creatura dei boschi – ci incamminiamo tra gli alberi sopra la residenza: accendiamo un piccolo falò, ben custodito; qualcunə stende teli, altri sistemano i sacchi a pelo, mentre si sorseggiano bicchieri di vino. Seduti nella notte, condividiamo storie, ma anche silenzi. Chi vuole si unisce alla camminata al buio, tra suoni e presenze invisibili; chi si sente più temerario si prepara a dormire lì, tra gli alberi.
Io, dopo la pioggia e con l’umidità che sale, scelgo di tornare nella residenza, per riposare al meglio in vista dell’ultima giornata che ci aspetta.

Giorno 3

La domenica sono ormai ufficialmente di casa: sistemo la sala e la cucina dalle bevute della sera prima e metto su un caffè, pronta a iniziare l’ultima giornata. Per partire bene, Riccardo invita tutte le persone residenti a un bagno al fiume e decido di aggregarmi: nonostante la camminata impervia, arriviamo a una suggestiva piscina naturale, circondata da rocce e da una cascata. L’acqua è gelida, ma dopo la sudata è davvero rigenerante. Condivido il momento con le altre persone e penso che, in qualche modo, anche questa è un’esperienza culturale: vivere la natura e condividerla è una forma di arte.
È solo la mia prima visita al bosco della giornata, ne seguiranno altre due. Dopo il ritorno a ORA, ripartiamo per Dream of a tiger / workshop, laboratorio guidato dal performer, regista e dance maker Edoardo Mozzanega e dall’artista Chiara Prodi. L’attività avrebbe dovuto seguire uno spettacolo previsto per la sera precedente, poi spostato alla domenica per la pioggia, e così lo anticipa. Ci sdraiamo su teli in mezzo alla foresta e iniziamo una pratica di social dreaming — un metodo collettivo che si basa sulla condivisione e l’associazione libera dei sogni, per creare connessioni tra esperienze individuali e immaginari comuni. Per due ore sogniamo insieme, raccontandoci storie in modo implicito, creando intrecci naturali tra i pensieri che difficilmente si possono spiegare a chi non era lì, su quel grande tappeto. Ancora una volta, condivido moltissimo con persone che ormai mi sembrano amiche da una vita.

Dream of a tiger / workshop, ph. Antonella Catalano

Al ritorno, per ricordarci che siamo pur sempre in Valtellina, ci aspettano vassoi di pizzoccheri freschi, offerti da Marita Pastificio. Rifocillati, ripartiamo per una nuova camminata nel bosco, stavolta per la Field Studies – Sound Walk con Glauco Salvo, musicista e sound artist attivo nella scena indipendente e sperimentale italiana. Con tre microfoni (uno anche acquatico) e un piccolo pad, Glauco ci accompagna tra i sentieri e suona letteralmente la foresta. Indossiamo delle cuffie e alterniamo l’ascolto del suono dal vivo a quello remixato in tempo reale: cascate, foglie, vento, elaborati in una composizione che cambia continuamente. Glauco si muove per suonare il suo strumento ambientale, girando su sé stesso, accovacciandosi, cercando le frequenze giuste. La percezione dello spazio cambia, amplificata, e l’esperienza diventa intima, unica. Alla fine, mi sembra di aver partecipato a un concerto vero e proprio.

Glauco Salvo guida Field Studies – Sound Walk, ph. Antonella Catalano

Di ritorno dalla passeggiata-concerto, assistiamo a una performance di danza: la compagnia trentina AZIONIfuoriPOSTO porta sul prato di ORA (location scelta all’ultimo per i tagli causati dall’esclusione del progetto dal FNSV, ex FUS), lo spettacolo Rimaye – un disvelamento materico. Partendo da una riflessione sullo scioglimento e il distacco dei ghiacciai, frutto di escursioni e ricerche sulle Alpi, la compagnia indaga attraverso la danza ciò che è destinato a scomparire e la sua eredità: i corpi umani e quelli glaciali diventano entrambi custodi di memoria e agenti del paesaggio, fragili e destinati a una fine. Riconosco sul palco i danzatori e le danzatrici con cui ho condiviso pasti e chiacchiere, ora in scena insieme alla piccola Dorotea, figlia di due componenti della compagnia, che poco prima avevo visto giocare tra i sentieri. Nonostante il cambio location, lo spettacolo ha una forza tutta sua, forse maggiore: vedere un ghiacciaio dispiegarsi su un prato verde, sotto il sole di fine giugno e in piena crisi sia climatica che del settore artistico, aggiunge livelli ancora più profondi di senso alla performance.

AZIONIfuoriPOSTO, Rimaye – un disvelamento materico,  ph. Antonella Catalano

Dopo una merenda veloce, terminiamo il laboratorio Senza fine, condividendo i nostri libriccini e le storie nate nei giorni trascorsi insieme. Ormai nella mia comfort-zone, mi offro di aiutare con la cena: con la fiducia di chi ha costruito ORA, mi sento parte della casa. Le chiacchiere e gli scambi di idee continuano, con chi ho conosciuto da giorni e con chi solo oggi.
Penso che queste siano le mie ultime ore qui, e mi dispiace. Ma sono anche curiosa dell’ultima performance della giornata: Dream of a tiger, stavolta in versione performativa. Al tramonto, Edoardo e Chiara ci invitano di nuovo su un grande tappeto, stavolta scenografico, con cuscini cuciti per l’occasione e tisana all’ortica fatta in casa da condividere. Lo spettacolo, sempre ispirato al social dreaming, è un’installazione performativa: parte dalla narrazione di un sogno — una casa infestata da tigri — e ci accompagna in una pratica rituale-sciamanica tra realtà, sogno e narrazione. Sdraiati sotto le stelle, ascoltiamo le storie di Edoardo, accompagnate dai suoni di Glauco. Intanto Chiara modella forme con l’argilla e disegna poi con l’acqua su uno specchio, aiutata da una luce. Tutto è rilassato, riflessivo, familiare, come sempre a Rami d’ORA.

Tornando a casa

Me ne vado, verso sera, scendendo dalla montagna e tornando in città, con la sensazione di aver fatto parte di qualcosa fuori dall’ordinario. E con la certezza di aver trovato un nuovo posto dell’anima.
Me ne vado anche con il cuore un po’ pesante per il clima politico degli ultimi giorni: ORA è tra i grandi esclusi dal rinnovo del sostegno ministeriale, con punteggi al limite della credibilità. Fondi e riconoscimenti su cui Rami d’ORA contava – e che sono svaniti, come se tutto il loro lavoro non fosse degno.

Siamo riuscite a coinvolgere tantissime persone di tutte le età: bambinə della scuola dell’infanzia, adultə e anzianə, portato spettacoli nelle scuole, nelle case di riposo, in comunità minorili, nelle biblioteche, nei musei, nelle piazze, nei quartieri popolari, nei boschi, nelle piccole frazioni, nei luoghi del cuore e nei borghi da riscoprire. La cultura come strumento di incontro dell’altro, capace di abbattere barriere e generare pensiero.

Così scrive Erica su GoFundMe, dove ha lanciato una raccolta fondi per permettere alla rassegna di concludere la sua edizione. In pochi giorni, ha raccolto migliaia di euro e un’ondata di sostegno e condivisione.
Condivisione: forse è questa la parola chiave dei giorni passati a ORA. Una parola che, a quanto pare, non è prevista nelle griglie ministeriali.
Chissà cosa succederebbe se chi assegna quei punteggi venisse qui, anche solo per un pranzo: se si sedesse con Erica, Riccardo, Katia, Antonella e tutte le altre persone, con un piatto di pizzoccheri; se ascoltasse il suono della fontana dalle cuffie di Glauco, camminasse nei boschi la notte con Andrea, scrivesse storie con Lucrezia, sognasse sdraiato su un tappeto con Edoardo e Chiara.
Forse allora capirebbe che l’arte non è solo quella che sta in un teatro con le poltrone rosse e un biglietto a prezzi astronomici. Forse capirebbe che la cultura non solo fa mangiare, ma nutre – non solo chi la fa, ma tutte le persone che ci passano intorno.
Nel frattempo, noi continuiamo a resistere.
A camminare nei boschi.
A suonare la natura.
A sognare tigri.
A condividere.

MOOD DEL FESTIVAL: Hasta la raiz di Natalia Lafourcade
(scopri tutti i mood dei festival del TourFest 2025)

Il TourFest ha il sostegno di:

89

Il progetto di Ateatro per il 2026

La AteatroPedia, l’Atlante della critica contemporanea, le Buone Pratiche, la partecipazione, il welfare culturale, gli archivi, le Comunità di Ateatro: i progetti per festeggiare i 25 anni del sito ateatro.it guardando al futuro.

Ateatro su Facebook
La community di Ateatro