Il Festival della Disperazione ad Andria
Chi di noi non si è mai ritrovato a un tavolo a scrivere dei propri problemi in preda alla disperazione? Perché dopo tutto, si tratta della “condizione più letteraria di tutte”, come afferma il Circolo dei Lettori di Andria, che dal 2017 organizza nella città pugliese il Festival della Disperazione. Tanta ironia, tanti libri, tanti incontri a comporre una proposta culturale multiforme e completa (e tanta, tantissima disperazione): queste le coordinate capaci di rendere il festival di Andria un momento imperdibile all’interno del panorama dei festival letterari italiani.
Dopo ore e ore di treno e pullman, un panzerotto al volo e una passeggiata tra i bianchi muri medievali della città, arrivo al Seminario Vescovile di Andria, all’interno del seicentesco chiostro dei Carmelitani: è il cuore del festival. Sto per salire le due rampe di scale per raggiungere l’ingresso dell’edificio, quando con la coda dell’occhio mi accorgo che il candore dell’enorme parete del monumento è interrotto da una serie di strisce gialle. Sono i manifesti del festival, giallissimi e con il logo della manifestazione: un fiorellino tristissimo, piegato verso il pavimento che sembra spuntare da un terreno deserto.

Festival della Disperazione – Circolo dei Lettori Andria – Ph. Adriana Brudaglio
Grande punto di forza del Festival della Disperazione è l’ironia, che spicca soprattutto in una comunicazione (verbale e visiva) unica e anticonvenzionale, in cui non esiste un “aperitivo”, ma un “aperipianto”, in cui lo staff si aggira con magliette che gridano al pubblico “Mi fai venire l’ansia”, in cui il programma degli eventi viene consegnato in un sacchetto per l’ansia (con tanto di istruzioni per l’uso), in cui un Bianconiglio in preda all’agitazione si aggira su ogni cartello ossessionato dal suo orologio da taschino.
D’altronde, il claim dell’edizione 2025 è “Un eterno affanno”, reso graficamente come un labirinto da cui è impossibile uscire, esattamente come la realtà attuale, frettolosa, accelerata, giudicante e performance oriented (in inglese vale doppio). Con queste parole, il festival ci racconta il tema dell’anno:
Viviamo dentro un tempo compresso in cui la velocità del mercato, delle piattaforme e del dibattito pubblico ha trasformato la stanchezza da stato transitorio a condizione strutturale. Non è più solo stanchezza: è un ritmo cardiaco collettivo che scandisce le giornate, un sovraccarico permanente che confonde il confine fra ciò che vogliamo e ciò che ci viene richiesto. Eppure, paradossalmente, questo fiato corto ci mantiene vivi: ogni ansimo è una prova di presenza, un gesto che dice “sono qui, nonostante tutto”.
Una nona edizione, dunque, all’insegna della capacità di adattarsi al nostro presente totalizzante e iperconnesso, in cui siamo costretti a vivere e in cui abbiamo la necessità di ritrovare aria, disperatamente aria. E un’edizione in cui per la prima volta, il Festival della Disperazione si unisce al Futuro Anteriore Festival, evento culturale della città di Andria dedicato al futuro, in cui sono la comicità e la musica a stimolare a fantasia adatta a immaginare come sarà la vita di domani e come sarà possibile resistere anche alle prossime disperazioni.

Festival della Disperazione – Circolo dei Lettori Andria – Ph. Adriana Brudaglio
Tra il 21 giugno e il 26 luglio, sul palco del festival si alternano presentazioni di libri, reading, concerti, talk e spettacoli artisti e artiste di altissimo livello come Chiara Valerio, Massimo Carlotto, Nicola Lagioia, Antonella Lattanzi, Emanuela Cappello, Francesco Pannofino, Valerio Lundini e i VazzaNikki e tantissimi altri. La varietà di proposte e la creatività con cui è concepita la programmazione sono forse i punti di forza principali del Festival della Disperazione. La letteratura e soprattutto i libri e la loro diffusione rimangono il centro del lavoro artistico del festival ma, come sottolineato dal direttore artistico Gigi Brandonisio, invece di proporre presentazioni standard di titoli per l’intera durata della kermesse, agli autori e autrici dei libri viene chiesto di più. Viene chiesto di rendere viva la propria opera e di creare su essa una riflessione collettiva capace di enfatizzarne il valore culturale e, non meno importante, incuriosire la platea nei confronti dell’opera.
Le giornate fondamentali sono ovviamente il 5 e il 23 luglio, l’apertura e la chiusura. Per la prima, il programma cita semplicemente
“Noi ce ne andiamo al mare, che abbiamo l’ansia”,
mentre nella seconda (dove la location si sposta da “Seminario vescovile” a “Iperuranio ma senza condizionatore, che inquina”) la situazione sembra peggiorare e lo staff è costretto a scrivere
“Vorremmo andarcene al mare ma ci manca il fiato (e la forza)”.

Festival della Disperazione – Circolo dei Lettori Andria – Ph. Adriana Brudaglio
Quindi come si vivono due serate al Festival della Disperazione? Il Chiostro Carmelitano dove si svolgono gli eventi è un luogo magico, in cui la tipica sensazione metafisica di distacco dalla vita terrena propria dell’architettura monastica è capace di avvolgere completamente il pubblico non appena varca la soglia. Pareti, colonnati, pavimenti, volte e persino il pozzo posto al centro del chiostro: tutto è bianco, lucido, rilassante, e capace di isolare completamente l’area dal suono della città. Il 26 giugno, il mio primo giorno di festival, alle 20:00, Chiara Valerio ha presentato il suo nuovo libro, La fila alle poste (Sellerio, Palermo, 2025) in dialogo con Silvana Campanile, del Circolo dei lettori di Andria, mentre alle 21:30, Massimo Carlotto ha proposto una selezione di brani tratti dal suo nuovo libro Danzate su di me (SEM, 2025) e dal suo repertorio, accompagnato dal sassofono di Maurizio Camardi, in un reading in cui l’emozione ha travolto il pubblico per tutta la durata della performance. I personaggi che abitano le storie evocate durante le due presentazioni rispecchiano in pieno l’“eterno affanno” contemporaneo, presente in egual misura nel piccolo mondo di Scauri, paese natale di Chiara Valerio, in cui il peso del giudizio altrui diviene un freno per la propria autodeterminazione, quanto nelle cosiddette Grandi Pagine della Storia osservate attraverso i testi di Massimo Carlotto, come la tragedia dei Desaparecidos in Argentina e le morti per amianto nel secolo scorso, in cui sono il potere e l’avidità ad aver soffocato intere generazioni.
Il giorno seguente, dopo una giornata passata all’insegna della tradizione culinaria andriese (consigliatissimo il Trenocelle, un gelato da passeggio tipico di Andria) e pugliese in generale, ritorno al chiostro per assistere all’incontro con lo scrittore Mario Desiati sul suo ultimo libro, Malbianco (Einaudi, 2025). Traendo spunto dall’ultimo capitolo del suo lavoro, in cui racchiude tutte le fonti da cui ha attinto per la sua stesura, Desiati ci conduce in un viaggio attraverso letteratura, poesia e psicologia, svelando la profondità della propria opera senza servirsi della narrazione.
Era fresco la sera ad Andria, quando si prendeva posto, ed era bello poter osservare, dal tardo pomeriggio, al tramonto e fino alla notte, ogni sfumatura del cielo che scorreva sopra il chiostro.
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