Un'analisi delle assegnazioni FNSV 2025 per il Teatro e il Multidisciplinare

Oliviero Ponte di Pino ha lavorato per oltre trent'anni nell'editoria, insegna in vari corsi universitari e master, conduce su Radio3 il programma Piazza Verdi. Ha fondato il portale ateatro.it e dal 2004 cura con Mimma Gallina il progetto Le Buone Pratiche del Teatro. Tra i suoi ultimi libri Un teatro per il XXI secolo. Lo spettacolo dal vivo ai tempi del digitale (2021), Cultura. Un patrimonio per la democrazia (2023).

Per cominciare, le polemiche e la mappa

Le polemiche intorno al FNSV (aka FUS) sono accese dal 1985 e lo sono state ancora di più negli ultimi mesi, tra invocazioni di un cambiamento radicale (da parte di alcuni esponenti della destra assetati di egemonia), ripetuti annunci di riforma dell’algoritmo, abbassamenti ingiustificati di alcuni punteggi di Qualità Artistica, dimissioni polemiche dei Commissari, contrattacchi politici della sinistra, assemblee di lavoratori in tutta Italia…
In realtà l’unica cosa di cui dovrebbe lamentarsi il teatro italiano, a partire dall’AGIS, è la pesantissima diminuzione del valore reale del FUS (ora FNSV) in questi quarant’anni (ma è un tema su cui ateatro.it si è già speso con ostinazione).
L’8 agosto 2025 il MiC ha finalmente pubblicato le assegnazioni per il settore Teatro (l’ultimo segmento che mancava) e ateatro.it ha subito pubblicato la mappa del nuovo FNSV, geolocalizzando i soggetti ammessi al finanziamento (e quelli esclusi dal nuovo triennio), con un primo commento a caldo.

A partire da questi dati, abbiamo approfondito l’analisi, per capire quanto stia cambiando la geografia del teatro italiano, o almeno di quella parte del teatro italiano che accede al FNSV (che, vale sempre la pena ricordarlo, non esaurisce l’intero settore: molte delle esperienze più interessanti e vitali delle nostre scene si muovono nelle aree extra-FNSV).
Per questa analisi del nostro sistema teatrale abbiamo accorpato (come nella mappa di ateatro) il settore Teatro e il settore Multidisciplinare (anche perché alcuni soggetti hanno transitato, o tentato di transitare, tra i due settori).
Nel mappare il passaggio al nuovo triennio, abbiamo cercato di tenere conto (salvo errori) di cambiamenti di denominazione e di sede dei soggetti finanziati, oltre che dei cambiamenti di settore o di articolo all’interno del FNSV.

La torta è più o meno la stessa, ma servono molte più fette

Per i soggetti che abbiamo individuato in questi due settori, il FNSV ammonta nel 2025 a 113.607.847 euro, rispetto ai 112.317.142 euro del 2024.
C’è dunque un leggero incremento dei fondi, a fronte però di un significativo aumento del numero totale dei soggetti finanziati: 538 nel 2025 rispetto ai 488 dell’anno precedente: l’allargamento della platea del FNSV, con risorse decrescenti, è una delle costanti degli ultimi anni.
Il finanziamento medio a soggetto scende da circa 230.000 euro a poco più di 211.000 euro: la torta è leggermente più grande, ma i commensali aumentano e le fette rischiano di diventare più piccole. Ma non per tutti, naturalmente…

I nuovi arrivi

In realtà i soggetti che nel 2025 accedono per la prima volta al FNSV sono più di 50.
Il DDG dell’8 agosto 2024 elenca 115 “Prime istanze triennali”. In questo numero però confluiscono anche 22 soggetti che erano già sostenuti nel precedente triennio e che sono transitati da un settore o da un articolo all’altro e che l’amministrazione considera “Prime istanze triennali” (anche se magari sono sovvenzionate da decenni).
I soggetti che accedono per la prima volta al FNSV sono dunque 94.

Chi esce dal FNSV

Poi ci sono 43 soggetti che dal 2025 non sono più sostenuti dal FNSV, perché hanno rinunciato a presentare la domanda o perché la Commissione ministeriale li ha bocciati sul versante della Qualità Artistica. Non è una percentuale irrisoria: quasi uno su dieci. Almeno in teoria, dovrebbe assicurare il necessario ricambio del sistema.
Tuttavia, come è già stato notato, i 43 soggetti espulsi dal FNSV erano per oltre due terzi nuove leve, ammesse per la prima volta al FUS-FNSV nell’anno pandemico 2021 o nel triennio successivo. Queste realtà non sono riuscite a confermare la loro presenza, perché non hanno ritenuto opportuno e conveniente ripresentare la domanda, oppure perché la Commissione li ha bocciati (dopo che una precedente Commissione li aveva premiati tre o quattro anni prima: questa volatilità è particolarmente accentuata nell’area dei festival).
Per le realtà più giovani è molto difficile trovare aperta la porta d’accesso, ma per alcune di esse è ancora più difficile crescere e consolidarsi. Il Ministero non dispone di osservatori sul territorio (i Commissari ministeriali hanno il compito di valutare i progetti, non di verificare gli esiti). I sistemi regionali, che (se esistessero) avrebbero il compito di individuare e valorizzare le realtà emergenti, non sono in grado di relazionarsi con il Ministero.
Con queste modalità, il ricambio all’interno del FNSV resta più apparente che reale.

Piccoli cambiamenti…

Nell’insieme il sistema FNSV si rivela assai stabile, malgrado il nuovo governo, i nuovi Commissari, il nuovo Decreto Ministeriale, i nuovi criteri e algoritmi.
Tra i 445 soggetti sostenuti sia nel 2024 che nel 2025 ben 315 soggetti (circa tre su quattro) hanno avuto una variazione del finanziamento inferiore al 3% (in più o in meno). Per loro non è cambiato (quasi) nulla (al netto dell’inflazione).
I soggetti che hanno avuto una variazione superiore al 10% (a parte quelli espulsi dal FNSV e le new entry) sono molto pochi: appena 34. Un po’ più della metà di essi vede un incremento, mentre gli altri hanno subito tagli importanti (fatta salva la clausola che limita il taglio da un anno all’altro al 20%).
Anche per quanto riguarda la distribuzione delle risorse a livello regionale, le variazioni sono minime, come si evince dalla Tabella 1 (con la Toscana che paga il declassamento del suo Teatro Nazionale). In un quadro di sostanziale stabilità permangono gli storici squilibri territoriali, e in alcuni casi si aggravano. Guardando il FNSV sono numerose le province dove il teatro sembra non esistere, non solo al Sud.

Tabella 1. Il FNSV Teatro e Multidisciplinare nelle Regioni
Regione Popolazione residente % pop. Italiana Soggetti FNSV 2025 FNSV 2025 % FNSV 2025 Soggetti FNSV 2024 FNSV 2024 % FNSV 2024
Abruzzo 1.268.571 2,15 13 2.129.510 1,87 9 1.808.683 1,61
Basilicata 533.233 0,9 5 333.273 0,29 7 485.984 0,43
Calabria 1.838.568 3,12 15 1.617.031 1,42 15 1.250.449 1,11
Campania 5.593.906 9,49 51 11.373.703 10,01 39 11.003.247 9,80
Emilia-Romagna 4.451.938 7,55 59 11.234.113 9,88 54 11.263.944 10,03
Friuli-Venezia Giulia 1.194.616 2,03 14 4.377.957 3,85 13 4.348.829 3,87
Lazio 5.714.745 9,69 82 15.907.027 13,99 73 15.204.680 13,54
Liguria 1.509.140 2,56 16 4.630.136 4,07 16 4.747.336 4,23
Lombardia 10.012.054 16,96 57 18.878.736 16,61 50 18.474.904 16,45
Marche 1.482.746 2,51 13 2.713.318 2,39 9 2.512.335 2,24
Molise 289.224 0,49 2 64.466 0,06 1 57.049 0,05
Piemonte 4.251.623 7,21 44 8.533.379 7,51 38 8.402.725 7,48
Puglia 3.890.661 6,6 32 4.444.463 3,91 33 4.631.406 4,12
Sardegna 1.570.453 2,66 15 2.522.901 2,22 13 2.408.852 2,14
Sicilia 4.797.359 8,14 31 5.866.778 5,16 33 6.065.298 5,40
Toscana 3.660.530 6,21 51 8.063.911 7,09 49 8.518.885 7,58
Trentino-Alto Adige 1.082.702 1,84 10 1.370.143 1,21 10 1.393.611 1,24
Umbria 853.068 1,45 6 2.854.763 2,51 6 2.891.231 2,57
Valle d’Aosta 122.877 0,21 1 51.551 0,05 0 0 0,00
Veneto 4.852.216 8,23 21 6.706.021 5,90 20 6.847.694 6,10
TOTALE 58.970.230 100 538 113.673.180 100 488 112.317.142 100

 

Va anche ricordato che diverse variazioni in negativo (tra il 4 e il 10% in meno) per alcuni soggetti (ma non per tutti) riassorbono almeno in parte il bonus ricevuto a fine 2024 (vedi le schede dei singoli soggetti sulla mappa di ateatro).
Questa sostanziale stabilità sembra vanificare la drastica revisione di alcuni punteggi di Qualità Artistica operata dalla Commissione di cui molto si è discusso: ha un forte valore simbolico (e politico), ma non è molto efficace (basta guardare il Festival di Santarcangelo).
Nella determinazione del contributo ministeriale hanno molto più peso altri fattori: i punteggi di Quantità e Qualità Indicizzata (autodichiarati), che poi determinato anche l’inserimento nei diversi cluster, e naturalmente le risorse assegnate a ogni articolo e cluster. La moltiplicazione di articoli, commi, fasce, cluster (sono molti quelli che quattro soggetti o meno) consente di pilotare nel dettaglio la distribuzione delle risorse.
Il giudizio soggettivo di valore, che alcuni considerano la base dei difetti del sistema, è marginale (purtroppo o per fortuna?). La critica (ammesso che compilare una scheda dove si valuta di tutto, ma non gli spettacoli, sia un esercizio critico) ha scarsissimo peso.
Comanda l’algoritmo, con i suoi pregi e le sue storture.

…e profonde mutazioni

In questo quadro di stabilità pilotata, il poker dell’algoritmo riserva però qualche sorpresa. A voi giudicare se e quanto le carte possono essere truccate.
Tra i 34 soggetti che hanno avuto una variazione superiore al 10% tra il 2024 e il 2025, ben 21 hanno cambiato settore o articolo del DM.
Salvo il caso del Teatro della Toscana (declassato da Teatro Nazionale per arroganza politica), gli altri riposizionamenti sono stati richiesti dagli interessati, verso articoli del DM che in genere prevedono una maggiore attività (e dunque si suppone che debbano essere premiati con un accresciuto sostegno pubblico). In buona parte dei casi, questa “promozione” ha comportato un forte incremento del sostegno ministeriale, che per alcuni è stato moltiplicato. E’ il caso di Show Bees (ovvero il Teatro Arcimboldi di Milano), di Quirino srl, passati da Organismi di Programmazione a Centri di Produzione, del Teatro Pubblico Ligure, passato da Impresa di Produzione a Centro di Produzione, o di Castalia di Vincenzo Zingaro a Roma e Fratelli di Taglia a Riccione, due prime istanze (ma con una lunga storia) che si sono consolidate.
Il passaggio di categoria può essere una strategia vincente, ma comporta qualche rischio. A volte può rivelarsi un pessimo affare. Sono stati fortemente penalizzati il Teatro dell’Argine (“promosso” da Impresa di produzione a Centro di produzione per l’infanzia e la gioventù), il Théatre en Vol di Sassari (da Impresa di produzione a Festival), il Comune di Certaldo (da Festival di teatro a Festival di teatro di strada). La dotazione dei singoli cluster e le dimensioni aziendali degli altri soggetti che ne fanno parte possono determinare effetti paradossali, penalizzando realtà con ottimi punteggi di Quantità e Qualità Artistica.
In generale, per quanto riguarda gli altri soggetti con un significativo decremento del sostegno, è difficile trovare una motivazione comune per realtà assai variegate: ma molti dei soggetti esclusi dal FNSV o penalizzati nelle assegnazioni sono piccole realtà indipendenti, attive soprattutto al Sud.

Teatro di ricerca, teatro commerciale

Tra i vincitori della lotteria dell’algoritmo spiccano diversi impresari privati, che producono spettacoli di intrattenimento e che hanno presentato la domanda FNSV come Centri di Produzione (nati inizialmente per sostenere la ricerca e il teatro ragazzi). Oltre ai casi già citati (Arcimboldi, Sistina…), c’è per esempio FDF Gestioni Teatrali Torino, che gestisce i Teatri Alfieri e Gioiello.
Sono imprese con una dimensione aziendale (e uno sbigliettamento) molto maggiore della media dei Centri di Produzione, che assorbono risorse notevoli, anche quando si tratta di new entry nel sistema. La geografia dell’area della “stabilità leggera” e in generale del teatro italiano sta cambiando, con un dirottamento di risorse pubbliche dalla ricerca all’intrattenimento.

Strategie di cambiamento?

Accorpando i soggetti per le diverse funzioni (l’analisi è ristretta al settore Teatro), emerge che le risorse assegnate in media ai singoli soggetti per i diversi articoli restano sostanzialmente stabili per Teatri Nazionali, Teatri della Città e Imprese di Produzione, mentre diminuiscono drasticamente per i Centri di Produzione (da 490.000 euro a 375.000 euro in media), a fronte di un aumento dei soggetti da 36 a 56, mentre tendono a decrescere per gli altri articoli.

Tabella 2. Il FNSV Teatro per i diversi articoli
  Risorse assegnate 2025 Numero soggetti 2025 Media a soggetto 2025 Risorse assegnate 2024 Numero soggetti 2024 Media a soggetto 2024
Teatri Nazionali 14.099.998 6 2.350.000 16.240.528 7 2.320.075
Teatri della Città/TRIC 21.973.994 21 1.046.381 19.453.579 18 1.080.754
Imprese di produzione 24.275.194 226 107.412 26.387.043 222 118.861
Centri di produzione 21.027.493 56 375.491 17.650.098 36 490.281
Organismi di programmazione 1.889.986 30 63.000 2.747.447 36 76.318
Festival 2.566.814 79 32.491 2.627.337 69 38.077
Azioni Trasversali 1.410.992 35 40.314 1.548.487 30 51.616

Il jackpot

Questa tornata del FNSV ha vincitori e perdenti, ma forse c’è un super vincitore.
La neonata PRM Produzioni (ex Nuovo Sistina srl) e Peep Arrow (si pronuncia pi-pa-rooo) sono due realtà storicamente finanziate dal FNSV (nel 2025 per oltre 300.000 euro ciascuna). A esse si aggiunge ora Guardamago, la società che gestisce il Teatro Sistina: dopo aver fatto ricorso per non essere stata ammessa al FNSV nel 2022, Guardamago ora vi accede come “Prima Istanza Triennale” tra i Centri di Produzione, con un chip di entrata di quasi 400.000 euro.
I denari per il teatro e per la cultura sono sempre troppo pochi, ma quando servono si trovano.

Conclusioni

In apparenza è cambiato molto poco. La grande maggioranza dei teatranti italiani continuerà a dormire sonni tranquilli perché questa volta la malasorte ha colpito qualcun altro. Chi si sente vittima di un’ingiustizia si trova solo, come sempre. Chi ha vinto alla lotteria preferisce non farlo sapere in giro: l’invidia, si sa, è una brutta bestia.
Tuttavia i segnali sono chiari. Sta cambiando la percezione della funzione e del senso del teatro.
Da un lato c’è la tendenza a ridurre la disputa culturale a scontro politico: si considerano i teatri un terreno di conquista (per i CdA delle grandi istituzioni) e si trattano i “piccoli” come adolescenti un po’ discoli da ammonire (con i tagli ai punteggi) e rieducare (e in casi estremi punire ed espellere, causa la scarsa Qualità Artistica).
Per capire che cosa intenda la Commissione per Qualità Artistica, basta confrontare i promossi e i bocciati, e magari le stagioni di alcune “prime istanze triennali” assai finanziate con quella del Teatro della Pergola, che ospita molti degli artisti italiani di respiro internazionale: ma la scelta appare coerente con la cancellazione del sostegno alle tournée italiane all’estero, in contrasto con i proclami sul sostegno al made in Italy.
Dall’altro c’è la volontà spesso esplicitata di promuovere il teatro commerciale, quello che “porta la gente a teatro” e “vende un sacco di biglietti”, perché lì si possono vedere le star della tv e del cinema o magari dei social, “che piacciono tanto ai giovani”.
In questo modo però viene silenziosamente ridefinita la funzione pubblica del teatro – anche se l’espressione “teatro pubblico” è stata bandita dai Decreti Ministeriali più di dieci anni fa.
Ma solo questa funzione pubblica determina la legittimità e la necessità del sostegno pubblico al teatro. Ora che si riprende a discutere del Codice dello Spettacolo con i suoi decreti attuativo è importante ricordarselo.

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