Miglior Film: The Tale Of Silyan di Tamara Kotevska - Qui Vit Encore di Nicolas Wadimoff. Miglior artista multi-disciplinare: Morteza Ahmadvand e Firouzeh Khosrovani per Past Future Continuous
In occasione della 82a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica La Biennale di Venezia sono stati assegnati nel pomeriggio del 4 settembre 2025, all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, negli spazi del Venice Production Bridge, i premi della IV edizione di “Cinema&Arts”, ideato da Alessio Nardin e organizzato e curato da Kalambur Teatro, Associazione Culturale Ateatro e Accademia Eleonora Duse – Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative.
Il premio si è oramai consolidato in questi anni come uno sguardo sull’interazione e la presenza di diverse arti nel cinema contemporaneo. In particolar modo l’influenza e la contaminazione tra cinema, diverse forme di manifestazioni artistiche e le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo per la musica e le arti performative dal vivo.
La giuria qualificata, composta dal regista internazionale Alessio Nardin, Oliviero Ponte di Pino critico e studioso di rilievo e Antonio Giuseppe Bia giovane attore, è stata quest’anno affiancata da un gruppo di studio di oltre 30 allievi del Percorso Triennale per Registi ed Attori della Accademia Eleonora Duse – Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative.

Premio Cinema&Arts: il gruppo di studio degli allievi dell’Accademia Eleonora Duse di Asolo e il direttore Alessio Nardin

Premio Cinema&Arts: Claudia Di Giacomo racconta che l’Archvio Santacristina e Luca Ronconi, con le interviste di Teatri da inventare, è consultabile all’ASAC della Biennale
Le opere vincitrici dei premi sono state tre: due in ex-aequo come miglior film e una relativa al miglior artista multi-disciplinare.
Nel corso dell’evento, in una sala gremita di pubblico e in presenza delle delegazioni internazionali dei film vincitori, sono state proiettate al pubblico della Mostra in prima assoluta alcune delle interviste che compongono Teatri da inventare – Gli artisti di Venezia 75” (Italia, 2022) a cura di Centro Teatrale Santacristina, regia di Jacopo Quadri.
Sono state proiettate le testimonianze di Robert Wilson, Meredith Monk, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi. Le 12 interviste, a cura di Oliviero Ponte di Pino, sono consultabili presso Archivio Storico della Biennale di Venezia – ASAC.
Molto partecipato anche il dibattito con gli artisti dei film premiati e successivamente l’incontro con gli autori e i produttori del film proiettato con l’approfondimento delle tematiche e dei progetti legati al premio “Cinema&Arts”.
Le motivazioni della giuria
Miglior film – Best Movie
Produzione North Macedonia (2025) 80’ colore
Cinematographer Jean Dakar, Editor Martin Ivanov, Music Joe Wilson Davies, Hun OukPark, Sound Aleksandar Proti
The Tale of Silyan è un docu-film ispirato a una fiaba popolare macedone che ha per protagonista la cicogna bianca: Silyan. Il mito parla di un bambino che dopo un litigio con il padre si trasforma in una cicogna bianca e vola via per cercare la propria libertà, pur continuando ad anelare il ricongiungimento con il padre e la famiglia.

The Tale of Sylian di Tamara Kotevska
La regista Tamara Kotevska, incrocia il mito di Silyan con la realtà della famiglia di Nikola, un contadino macedone. La crisi economica e le moderne produzioni intensive rendono insostenibili le attività delle tradizionali aziende agricole: i familiari di Nikola sono costretti ad abbandonare la comunità macedone in cui vivono e a emigrare nelle ricche città dell’Europa in cerca di lavoro. Proprio mentre Nikola, tra un lavoro occasionale e un altro, medita di raggiungere la famiglia, incontra in una discarica una cicogna bianca ferita. L’uomo si prende cura dell’uccello ferito: il loro rapporto porterà a un finale inatteso.
La regista fonde con rara capacità e delicatezza l’epos popolare della fiaba con la vita contemporanea. Fotografa con meticolosa precisione la vita del contado macedone e la sua routine tra campi coltivati in modo “primitivo” ed essenziale, raccolti abbondanti portatori di speranze, vendita ai mercati, fallimenti, delusioni e piccoli gesti di resilienza quotidiana.
I due mondi, quello della favola e quello reale reale, appaiono e spariscono alimentandosi l’un l’altro, fino a trasformarsi in un’allegoria dove uomo e animale sono protagonisti del medesimo racconto. Questa metamorfosi rispecchia il processo artistico con cui la regista esplora diversi temi sociali: la migrazione, la relazione tra l’uomo e la natura, la tutela dell’ambiente di fronte al progresso tecnologico.
Una menzione speciale va alla fotografia, fondamentale per fondere la tecnica documentaristica con con il mondo onirico e favolistico. Notevole anche il lavoro con gli interpreti del film, persone prima che attori: nella loro natura più concreta, danno vita a relazioni umane di rara sintesi e delicatezza.

The Tale of Sylian di Tamara Kotevska
The Tale of Silyan is a documentary film inspired by a Macedonian folk tale featuring the white stork as main character. The myth tells of a boy who is turned into a white stork after having an argument with his father. He flies away from his hometown seeking freedom, while still longing to be reunited with his father and family.
Director Tamara Kotevska intertwines myth with the reality of Nikola, a Macedonian farmer, and his family. The economic crisis and modern intensive production are making traditional farming unsustainable: Nikola’s family is compelled to abandon their Macedonian community and emigrate to wealthy European cities in search of work.
Nikola decides to sell his fields and begins working at the landfill site, which is the only job that is available for him on the territory. Just as he starts to consider rejoining his family in Europe, he meets an injured white stork in the middle of the landfill’s trash. The man starts to take care of the injured bird and their relationship will lead to an unexpected ending.
With rare skill and utmost grace, the director blends the epic folk tale with contemporary life. She meticulously captures the life of the Macedonian peasantry and its routines: huge fields cultivated in a “primitive” and essential way, abundant harvest that brings hope, market sales, failures, disappointments, and small gestures of daily resilience.
The two worlds, fairy tale and real world, appear and disappear, feeding off each other until they become an allegory where man and animal are the main characters of the same story. This metamorphosis reflects the artistic process in which the director is able to explore various social themes: migration, relationship between man and nature, and environmental protection facing technological progress.
Special mention goes to the cinematography, which is crucial for blending documentary technique with the dreamlike, fairytale world. Also noteworthy is the work with the film’s cast, people more than actors: in their most down-to-earth nature, they create human relationships of rare synthesis and sensitivity.

La consegna del premio Cinema&Arts a Tamara Kotevska
Qui vit encore (Who Is Still Alive)
di Nicolas Wadimoff
Produzione Svizzera (2025),113’, colore
Qui vit encore (Who Is Still Alive) è un documentario che porge, come in un brutale atelier fotografico, i ritratti intimi di nove abitanti di Gaza le cui vite sono state stravolte dall’attacco israeliano e che sono riuscite a rifugiarsi in Egitto.
La ricostruzione simbolica della mappa di Gaza tracciata sul pavimento di uno spazio teatrale, dove sono simbolicamente indicati i luoghi in cui vivevano, porta uomini e donne provenienti da contesti sociali diversi, spesso sopravvissuti tra le macerie delle loro case bombardate, a ritrovare e condividere i ricordi della loro vita prima della guerra, le loro perdite personali e la distruzione dei loro quartieri e del loro mondo.
Il film è una cruda testimonianza di ciò che è accaduto e sta accadendo a Gaza. Il metodo del “teatro documentario” è utilizzato come un rituale contemporaneo che non simula una rappresentazione ma offre un potente mezzo espressivo che fa emergere in modo diretto e brutalmente reale le vite devastate dal conflitto. Chi guarda queste immagini, ascolta queste parole, è costretto ad abbandonare la posizione dello spettatore passivo: diventa il testimone di una devastazione insensata e inaccettabile.

Qui vit encore (Who Is Still Alive) di Nicolas Wadimoff
La voluta semplicità e precisione di una fotografa essenziale apre allo spettatore una diversa percezione: le immagini evocate dai racconti in prima persona si sovrappongono alle immagini che si vedono sullo schermo, in un vero e proprio meta-cinema.
Il film di Nicolas Wadimoff in modo molto concreto, senza cadere mai nella retorica o nel facile sentimentalismo, è un gesto sociale e politico. Al mondo della statistica, con il numero dei morti che cresce giorno dopo giorno, contrappone la vita reale delle persone, ciascuna con la sua storia e la sua identità, gli affetti, la vita quotidiana, travolta dalla violenza, dalla paura, dal dolore, dalla perdita delle persone care. È uno sguardo su quello che è accaduto e sta accadendo a Gaza, un compito che dovrebbe svolgere il mondo dell’informazione.
Who is still alive vuole riattivare e preservare una memoria personale e collettiva che rischia di essere cancellata: quella della vita quotidiana travolta dalla guerra, quella delle strade, delle case e soprattutto delle vite distrutte. Ma testimonia anche la sopravvivenza, le sofferenze, la pazienza, la forza di chi ci racconta tutto questo con grande dignità, in un rituale teatrale che assume una dimensione sociale e storica.

Qui vit encore (Who Is Still Alive) di Nicolas Wadimoff
Qui vit encore (Who Is Still Alive) is a documentary that offers, as if set in a brutal photographic studio, intimate portraits of nine people from Gaza whose lives were upended by the Israeli attack and who managed to take refuge in Egypt.
The reconstruction of the map of Gaza traced with paint on the floor of a theater stage, symbolically marks the places where they lived. Men and women from different social backgrounds, often survivors in the rubble of their bombed-out homes, gently and sadly unfold and share memories of their lives before the war, their personal losses, and the destruction of their neighborhoods, their world.
The film is a raw testimony of what has happened and is happening in Gaza. The method of “documentary theater” is employed as a contemporary ritual, not simulating a performance but offering a powerful means of expression that directly and brutally brings to light the lives devastated by the war. Those who watch these images, listen to these words, have to slowly let go and abandon the position of passive spectatorship: we all become witnesses to a senseless and unacceptable devastation.

Qui vit encore (Who Is Still Alive) di Nicolas Wadimoff
Photography is essential, simple and neat, a deliberate choice that opens the viewer to a different perception: the first-person accounts evoke images that overlap with those seen on screen, in a true meta-cinema.
Nicolas Wadimoff’s film is a concrete social and political gesture that never falls into rhetoric or facile sentimentality. The world of statistics, with its death toll rising day by day, is opposed to real lives of people, each with their own story and identity, their affections and daily lives, overwhelmed by violence, fear, pain, and the loss of loved ones. It is a glimpse into what has happened and is happening in Gaza, a task that the media should undertake.
Who Is Still Alive aims to recall and preserve a personal and collective memory that is at risk of being erased: that of daily life devastated by war, the streets, the homes, and above all, the broken lives. It is evidence of the survival, the suffering, the patience, and the strength of nine souls who speak their hearts with dignity in a theatrical ritual that takes on a social and historical dimension.

La consegna del premio Cinema&Arts a Nicolas Wadimoff
Miglior artista multidisciplinare – Best multidisciplnary artist
Morteza Ahmadvand (Iran)
Firouzeh Khosrovani (Iran)
Morteza Ahmadvand è un artista multimediale e regista, nato a Khorramabad, in Iran. Ha conseguito un master in pittura presso l’Università di Teheran. Dopo essersi formato come artista visivo (oltre alla pittura, anche la scultura), si è dedicato alla video-arte e alla video-installazione, pratiche nelle quali sono visibili le tracce dei suoi precedenti studi. Negli ultimi dieci anni, il suo lavoro ha esplorato l’intersezione tra arte visiva e cinema, affrontando temi come l’identità, la memoria e la coesistenza culturale. La video-installazione Flight fa parte della collezione permanente del Centro Pompidou di Parigi, mentre la video-installazione Becoming è stata presentata alla Biennale di Venezia 2019 come parte della mostra collettiva The Spark Is You. Nel 2020 è stato il direttore artistico di Radiograph of a Family.
Morteza Ahmadvand is a multimedia artist and filmmaker, born in Khorramabad, Iran. He got a master’s degree in painting at the University of Tehran. After training as a visual artist (in addition to painting, also sculpture), he devoted himself to video art and video installation, practices in which the traces of his previous studies are visible. Over the last ten years, his work has explored the intersection of visual arts and cinema, addressing issues such as identity, memory and cultural coexistence. The video installation Flight is part of the permanent collection of the Pompidou Centre in Paris, while the video installation Becoming was presented at the Venice Biennale of 2019 as part of the group exhibition The Spark Is You. In 2020, he was the artistic director of Radiograph of a Family.
Firouzeh Khosrovani nata a Teheran, si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2002. Tornata in Iran, ha conseguito un master in giornalismo e ha scritto per diversi quotidiani e riviste italiane. La sua carriera cinematografica è iniziata nel 2004 con il corto Life Train. Tre anni dopo, ha diretto Rough Cut, un documentario sui manichini mutilati nelle vetrine di Teheran, che ha vinto tredici premi internazionali. La video-installazione Cutting Off (2008) è stata esposta alla Triennale di Milano. Nel 2010 ha diretto A Thousand and One Irans, un lavoro che esplora la percezione dell’Iran all’estero. Ha partecipato a film collettivi internazionali, tra cui Espelho Meu (2011) e Archivio a Oriente (2012), prodotto da Asiatica Film Mediale e Istituto Luce. Nel 2014 ha diretto un episodio del film collettivo iraniano Profession: Documentarista. Nello stesso anno, con Fest of Duty ha esplorato una cerimonia religiosa che introduce bambine di nove anni al credo islamico. Con Radiograph of a Family (2020) ha vinto numerosi premi, tra cui due all’IDFA. Nel 2022 è diventata membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
Firouzeh Khosrovani was born in Tehran and graduated from the Brera Academy of Fine Arts in 2002. Back in Iran, she obtained a master’s degree in journalism and has written for several Italian newspapers and magazines. Her film career began in 2004 with the short film Life Train. Three years later, she directed Rough Cut, a documentary about mutilated mannequins in shop windows in Tehran, which won thirteen international awards. The video installation Cutting Off (2008) was exhibited at the Milan Triennale. In 2010, he directed A Thousand and One Irans, a work exploring the perception of Iran abroad. He has participated in international collective films, including Espelho Meu (2011) and Archivio a Oriente (2012), produced by Asiatica Film Mediale and Istituto Luce. In 2014, he directed an episode of the Iranian collective film Profession: Documentarista. In the same year, with Fest of Duty she explored a religious ceremony that introduces nine-year-old girls to Islamic beliefs. With Radiograph of a Family (2020) she won several awards, including two at the IDFA. In 2022, she became a member of the Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

Past Future Continuous
Gli uccelli del Monte Qaf
Morteza Ahmadvand, Firouzeh Khosrovani
Iran, Norvegia, Italia, 2025, 80′, colore
Sceneggiatura: Firouzeh Khosrovani, Morteza Ahmadvand
Past Future Continuous (Gli uccelli del Monte Qaf) si incentra sulla vita di una ragazza che è stata spinta dalla sua stessa famiglia a lasciare la sua terra, l’Iran, sotto la spinta delle vicende sociali e politiche del paese. Per mantenere il rapporto con le sue radici e i suoi affetti, decide di installare nelle stanze e nel giardino dell’abitazione dove vivono sua padre e sua madre diverse telecamere di sorveglianza, sempre accese. La vita quotidiana nell’appartamento, il progressivo invecchiamento dei due anziani genitori innescano nella donna un flusso di stati stati emotivi, tra le inquietudini del presente, i ricordi del passato e le visioni del futuro. Accompagnato dalla voce fuori campo della giovane donna, sempre invisibile, lo spettatore finisce per fare propri, come se fosse il protagonista della vicenda, gli stessi suoi interrogativi: sugli affetti familiari, sulla distanza e sull’esilio, sul ruolo delle tecnologie come strumento di controllo e insieme veicolo di socialità e affettività, sull’eterno presente dello schermo in cui si fondono lo scorrere del tempo in diretta, i filmini dell’infanzia, ma anche le immagini che arrivano da un tempo in cui la vicenda si è ormai conclusa.
Nella costruzione e nella composizione del film, i due artisti valorizzano tutta la ricchezza delle loro esperienze artistiche, intrecciando i diversi piani narrativi attraverso l’uso di “quadri” e immagini astratte, che richiamano le arti plastiche e visive. L’uso di immagini che riproducono quelle delle telecamere di sorveglianza richiama le installazioni audiovisive. I differenti piani temporali pongono lo spettatore in una atemporalità destabilizzante. La cura nella composizione delle immagini e la raffinatezza compositiva del montaggio amplificano la relazione tra i diversi linguaggi estetici.
La casa dei genitori, la cui storia emerge via via dal racconto, diventa così la metafora del rapporto tra le proprie origini, gli affetti e la perdita, la relazione tra i luoghi e le persone.

Past Future Continuous (The Birds of Mount Qaf) di Morteza Ahmadvand e Firouzeh Khosrovani
Past Future Continuous (The Birds of Mount Qaf) centers on the life of a girl who was forced by her own family to leave her homeland, Iran, under the pressure of the country’s social and political events. To maintain her relationship with her roots and affections, she decides to install several surveillance cameras in the rooms and garden of the house where her father and mother live, which are always turned on. Daily life in the apartment and the gradual aging of the two elderly parents trigger a stream of emotional states in the woman, between the anxieties of the present, memories of the past and visions of the future. Accompanied by the voiceover of the young woman, who is never visibile to the spectator, the viewers end up making the protagonist’s questions their own, as if they were the main characters of the story. These questions regard family affection, distance and exile, the role of technologies as a control tool and at the same time as a means of sociality and affection, about the eternal presence of the screen in which the passage of live time, the childhood home movies, and the images from the past come together.
In the construction and composition of the film, the two artists enhance all the richness of their artistic experiences, interweaving the different narrative plans through the use of “paintings” and abstract images, which recall plastic and visual arts. The use of images that reproduce those of surveillance cameras recalls audiovisual installations. The different timelines transport the viewer into a destabilising timelessness. The careful composition of the images and the compositional refinement of the of the editing reinforce the relationship between the different aesthetic languages. The protagonist’s parents’ house, whose story is gradually told throughout the movie, becomes a metaphor of the relationship between one’s origins, affections, losses and between a person and a place.

Past Future Continuous (The Birds of Mount Qaf) di Morteza Ahmadvand e Firouzeh Khosrovani
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