Verso Luoghi (non) comuni a Desio dall'11 al 14 settembre
Nata nel 2006 come rete di residenze teatrali in Lombardia, Associazione Etre ha saputo trasformarsi nel tempo in un laboratorio di innovazione culturale e sociale, capace di intrecciare pratiche artistiche, territori e comunità. Abbiamo intervistato Paola Manfredi (Teatro Periferico), José Andrés Tarifa Pardo (Teatro Magro) e Sara Carmagnola (Associazione Etre) per farci raccontare l’evoluzione della rete, le sfide e le prospettive future.
Il progetto Etre è nato come rete di residenze teatrali in Lombardia. Come siete passati dalle residenze alla nuova progettualità di Etre?
Il bando Etre, esperienze teatrali di residenza, promosso da Fondazione Cariplo, è nato nel lontano 2006 dall’ascolto dei bisogni delle compagnie giovani, che avevano difficoltà a trovare spazi e sostegni alla produzione a causa, soprattutto, dell’impermeabilità del settore teatrale. Il bando richiedeva “la permanenza triennale di una compagnia nell’ambito di un teatro municipale, ovvero più teatri nell’ambito di un territorio definito”, concretamente un patto tra la Fondazione, un Comune (o altro ente che mettesse a disposizione un teatro) e un’associazione, per garantire “un numero predefinito di rappresentazioni e un periodo minimo di apertura della sede”. L’intento era quello di sperimentare delle modalità di stabilità “leggera” sui diversi territori. Il rapporto con il territorio è stato quindi sin dall’inizio un punto cardine del progetto Etre.
Durante le tre edizioni del bando, le compagnie prescelte hanno costituito un’associazione di secondo livello, Associazione Etre, allo scopo di ideare e concretizzare progetti comuni.
Terminato il triennio, con il passare del tempo, l’indispensabilità del luogo è venuta sempre meno. Da una parte ha iniziato a essere escludente nei confronti di alcune di realtà, che avevano un rapporto forte con un territorio, ma non avevano la disponibilità di uno spazio. D’altra parte nel tempo il concetto stesso di luogo era cambiato: non necessariamente un spazio fisico, ma uno luogo fatto di comunità e relazioni, di reti con altre associazioni, di rapporti con i cittadini e le cittadine. Un altro dei punti cardine dell’associazione è sempre stato il lavoro culturale dal basso, lo spirito collaborativo con altre realtà del territorio e la condivisione di buone pratiche.
Un’altra caratteristica, confermata nel tempo, è stata la scelta di operare nelle aree marginali, nei quartieri e nelle periferie delle città, nella convinzione che questi avamposti culturali siano fondamentali in quanto terreni fertili per sperimentare nuove forme di partecipazione.
Dunque se parliamo oggi di Etre possiamo ancora parlare di lavoro sul territorio, di scambio di buone pratiche, di spinta all’innovazione (altro punto centrale del progetto originario), di scelta di lavorare nelle aree deprivate, ma non più di “residenza” intesa come luogo, piuttosto come insieme dinamico e intrecciato di relazioni.
Associazione Etre dal 2018 ha gestito, inoltre, per conto di Fondazione Cariplo, il progetto Laivin, in partnership con Alchemilla. Il progetto, volto a stimolare la partecipazione giovanile, ha messo al centro il lavoro laboratoriale con i giovani delle scuole. L’associazione ha gestito anche il festival Lavin-action che ha visto la partecipazione di più di 35 mila studenti e studentesse. L’esperienza ha messo al centro della progettualità le giovani generazioni e ha contribuito ad arricchire la capacità gestionale dell’associazione.

Luoghi (non) Comuni Festival
Associazione Etre ha istituito un ufficio di coordinamento e un servizio di supporto. In che modo questi strumenti hanno concretamente sostenuto gli enti soci e rafforzato la rete artistica?
L’associazione, fin dalla sua fondazione, ha permesso la circolazione e lo scambio di competenze e informazioni tra i soci: forte è l’esempio del ruolo avuto durante la pandemia come veicolo di informazioni all’interno e all’esterno.
Negli anni inoltre ha attivato – sempre per i soci – diverse progettualità di stampo formativo per l’acquisizione di competenze specifiche. Inoltre nel corso della sua attività ha favorito e promosso il lavoro collettivo attraverso tavoli di lavoro e la co-progettazione. Questa pratica permette il coinvolgimento della maggioranza dei soci nell’ideazione e nello sviluppo dei progetti dell’associazione stessa e crea opportunità di attivare progettazioni in partnership tra i soci, per esempio il progetto En plein air, che nel 2021-22 ha visto la partecipazione di sette soci.
Per Luoghi (non) Comuni Festival il tavolo condivide gli obiettivi, definisce la programmazione e la direzione di ogni edizione. Nel 2025 il gruppo, attraverso la pratica di direzione condivisa, ha lavorato a partire dalla citazione C’è solo una cosa da fare, tratta dal testo Oplà, noi viviamo! di Ernst Toller, bruciato nei roghi nazisti, per la creazione non di un cartellone di spettacoli, ma di un atto collettivo. Un luogo in cui il teatro e le arti performative diventano strumenti di resistenza, di memoria e di immaginazione politica.
Tra le manifestazioni promosse, Luoghi (non) Comuni è un festival itinerante che enfatizza il rapporto col pubblico, proponendo spettacoli in spazi insoliti. Quali sono state le sfide e i successi di questo progetto nell’ambito di Etre?
Luoghi (non) Comuni nasce dall’idea di portare il teatro fuori dai suoi spazi tradizionali, creando un dialogo diretto con i territori e con le persone. Il festival sceglie ogni anno una città o un territorio di uno dei soci di Etre. Questo significa che il festival di volta in volta abita aree marginali della Lombardia, valorizzandone luoghi simbolo o particolarmente sentiti dalle comunità e trasformandoli, per alcuni giorni, in spazi di incontro, di scambio e quasi di rito condiviso con la cittadinanza.
Il tavolo successivamente analizza i bisogni del territorio e del socio ospitante e li mette in relazione alle proprie strategie. Successivamente si individuano le tematiche e i protagonisti locali da coinvolgere (gruppi informali, associazioni, enti, biblioteche, scuole…), si decide la programmazione, fatta non solo di spettacoli, ma anche di incontri, dibattiti e conferenze.
Le sfide principali riguardano innanzitutto la conciliazione dei bisogni del territorio con quelli dell’associazione; la ricerca di spazi adatti per lo svolgimento del festival e il lavoro di tessitura con amministrazioni, associazioni locali presenti sul territorio.
Nelle sue prime edizioni il festival ha creato legami profondi con i territori ospitanti e ogni edizione ha lasciato un segno, restituendo l’idea di un teatro vivo, accessibile e parte integrante della quotidianità. Il festival spesso risulta uno stimolo importante per il pubblico di quel territorio in quanto permette di fruire di proposte di spettacoli e performance di ricerca, di incontri e dibattiti su temi di interesse nazionale. Durante la scorsa edizione, per esempio, a Cassano Valcuvia, paese di 600 abitanti dell’Alto Varesotto, lo spettacolo La scelta è risultato uno degli spettacoli più graditi al pubblico.
All’interno di Etre, il festival rappresenta anche un’occasione preziosa di collaborazione e confronto tra i soci, unendo forze e visioni per dar vita a un progetto realmente corale e partecipato e allo stesso tempo il festival invita il socio ospitante a sperimentare nuove progettualità e nuovi punti di vista.

Luoghi (non) Comuni Festival
Quest’anno tra i focus ci sarà anche un Workshop di progettazione artistica e culturale. Come funziona e a chi è rivolto?
Associazione Etre crede che il ricambio generazionale, lo scambio di competenze tra colleghi e colleghe, sia parte di un sano sviluppo del sistema culturale italiano. Per questo in questa edizione di Luoghi (non) comuni ha creato un workshop per supportare il lavoro dei e delle under 35. Gruppi formali e informali possono proporre un proprio progetto da approfondire e su cui lavorare attraverso 4 focus che forniranno strumenti e competenze ai e alle giovani partecipanti.
I focus sono: progettazione culturale; budget e basi di progettazione EU; comunicazione e promozione e produzione esecutiva.
Il workshop si inserisce in un movimento di rinnovamento di Associazione Etre, che intende mettere a disposizione le competenze dei soci, diffusi su tutto il territorio lombardo, che sono enti con una solida conoscenza dell’ambito delle performing arts con particolare attenzione al legame con i territori di riferimento. L’associazione ritiene infatti che il percorso e lo storico dei singoli soci possano essere messi a disposizione delle giovani generazioni di artisti, operatori e operatrici per innescare un virtuoso processo di scambio di competenze e ricambio generazionale.
Il 13 settembre si svolgerà la tavola rotonda Spazi di democrazia nei processi culturali contemporanei per ripensare il ruolo della cultura come leva collettiva, soprattutto in relazione al nuovo Decreto Ministeriale che ridisegna la geografia culturale del Paese. In che modo le realtà indipendenti possano contribuire a mantenere vivo questo spazio di democrazia culturale?
Le realtà indipendenti sono fondamentali per mantenere vivo lo spazio di democrazia culturale. Perché offrono spazi di sperimentazione liberi dalle logiche di mercato. Perché garantiscono la pluralità delle voci artistiche. Sono luoghi in cui artisti e comunità si incontrano. Luoghi in cui la cultura si costruisce insieme.
Ed è qui che la democrazia culturale continua a vivere: nell’accesso, nel dialogo, nella partecipazione.
Finché esisteranno spazi che si aprono al cittadino, finché ci saranno giovani e persone che li abitano, che parlano, che si confrontano, la democrazia culturale non potrà morire.
Oggi però viviamo in un tempo difficile: un tempo in cui si premia la quantità più della qualità, in cui si chiedono solo numeri, un tempo in cui chiudono i centri sociali.
Eppure noi vogliamo ripartire. Confrontandoci. Parlando. Facendo sentire la nostra voce. Vogliamo confrontarci, metterci in discussione, capire, migliorare, lottare.
Cultura deriva da coltivare. Ed è appena arrivata una carestia. Ma noi aspettiamo la rinascita. Anche dal terreno più arido può tornare la foresta. Bisogna avere pazienza. Curare la terra, averne cura.

Luoghi (non) comuni Festival
Guardando avanti, quale visione avete per il futuro di Etre? Considerando le sfide attuali del settore culturale, quali strategie intendete adottare per garantire la sostenibilità e l’innovazione artistica delle realtà indipendenti?
Associazione Etre in questo momento si trova in un momento di riprogettazione e di rinnovo della sua vision e della sua mission. Ovviamente questo processo si sviluppa in stretta correlazione alle sfide – sempre più complesse – che pone il settore culturale. Non possiamo non guardare al contesto e a quanto accade per poter ripensarci da qui ai prossimi cinque anni.
Siamo in pieno processo ma possiamo anticipare sicuramente quali sono i temi, gli obiettivi e i focus su cui stiamo ragionando maggiormente.
In primis rimane il tema dei territori e delle comunità. Nella loro concezione più ampia, le ‘periferie’ sono un tema che viene attenzionato da più parti e in questi anni sono al centro di diverse progettualità. Etre deve ritrovare la sua voce in un ambito di pensiero che purtroppo tende sempre di più al colonialismo che alla vera attivazione dei territori. Stessa riflessione si apre sulle comunità: vogliamo capire come uscire dalla logica che schiaccia le persone a essere solo numeri e andare nella direzione opposta, della valorizzazione dei singoli e delle comunità di cui fanno parte.
Un altro punto fermo rimane il sostegno e il mutualismo per e con i soci della rete. Nel clima attuale riteniamo che fare squadra sia la strategia migliore e quindi stiamo immaginando nuove formule per poter supportare al meglio tutte le realtà di Etre
Sulla scia del workshop invece vorremmo aprire un nuovo filone legato all’importanza dello scambio di competenze e del ricambio generazionale. Tutti i soci di Etre sono enti con un’esperienza più che decennale nel settore culturale. Riteniamo che queste competenze debbano essere messe a disposizione delle giovani generazioni. Solo iniziano uno scambio tra generazioni possiamo immaginare di rivitalizzare un settore che oggi più che mai bisogno di innovazione.
Infine ci piacerebbe alzare lo sguardo dallo spettacolo dal vivo e iniziare un dialogo con alcuni settori vicini e limitrofi per confrontarci su temi e – perché no – difficoltà che possano avere risposte comuni o sinergiche.
A QUESTO LINK il programma del festival Luoghi (non) comuni.
IL LIBRO

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