Hemera a Torre Mondovì
Difficilmente descriverei Hemera come un festival, meglio definirlo un’esperienza a contatto con la natura, con altre persone, ma soprattutto con sé stessi.
L’evento è organizzato da Teatro Selvatico, un’associazione culturale nata in Piemonte nel 2020. Ancora oggi il presidente è Isacco Caraccio, mentre il nucleo dei “selvatici” è variato nel tempo, accogliendo nuovi membri e raggiungendo così la sua terza fase di vita. Il collettivo si basa sul rapporto tra la persona e la natura, considerata una maestra. Propone esperienze che incidono sul livello di percezione di alcune parti di noi o del mondo intorno a noi, in modo da riprendere il contatto con ciò che c’è dentro e fuori di noi.
Il teatro permette di indagare il corpo e la sua presenza nell’ambiente circostante, nonché il rapporto con gli altri esseri viventi. Viene considerato “teatro” qualunque esperienza in cui ci si percepisce totalmente vivi, nel qui e ora, in relazione autentica con chi se ne rende testimone e con il paesaggio: si scatena così la parte istintiva e “selvatica” dell’individuo.
Il lavoro di Teatro Selvatico si basa anche sulla creazione di una comunità sana e forte, pronta a sostenersi sempre e disposta a prendere parte a nuovi progetti. Si respira questo senso di collettività durante Hemera, un luogo dove nessuno si erge al di sopra degli altri, dove il giudizio personale e altrui sono assenti, in una dimensione dove si è sempre disponibili l’uno per l’altro.

Incursione urbana, Hemera 2025, ph. Giulia Alli
L’associazione svolge diverse attività durante l’anno: incontri, workshop, eventi. Le modalità di lavoro riguardano sempre la riscoperta del sé interiore e la creazione di gruppo unito, ma ogni laboratorio mira a far emergere emozioni e sensazioni diverse attraverso pratiche che differiscono da un workshop all’altro.
Dietro ogni iniziativa c’è il desiderio di ritornare alla terra, in una società sempre più lontana dalla natura.
La terza edizione di Hemera si è tenuta a Torre Mondovì dal 20 al 25 agosto 2025. La prima edizione, nel 2023, è nata dopo due anni di rodaggio grazie a un altro festival, NaturArte.
Hemera è un ecosistema arricchito dalle complessità degli individui che lo vivono. Viene fatto un lavoro sull’autenticità delle persone, senza offrire risposte, ma mettendole davanti alle loro vulnerabilità e al loro dolore per imparare a scoprire cosa c’è e cosa non c’è nel loro io interiore. Ogni attività è pensata per lavorare su più piani: corpo, mente, emozioni, energia e natura, innescando un percorso di trasformazione interiore.
I formatori e gli artisti sono scelti sulla base della loro competenza e della loro umanità. Anche i membri di Teatro Selvatico hanno degli obblighi: ognuno di loro deve andare in terapia, per lavorare su di sé, deve essere in continua formazione garantendo l’acquisizione di competenze sempre nuove. Inoltre deve visitare ogni anno alcuni festival, per conoscere nuove persone e nuovi professionisti da invitare come ospiti all’edizione successiva di Hemera.
Il festival è totalmente indipendente e non persegue nessuna logica di guadagno: vuole creare un luogo genuino e sano, capace di soddisfare i bisogni artistici e umani delle persone.
Il tema di quest’ anno, “Potere”, è stato affrontato in diverse forme e contesti, dalla riflessione geopolitica e sociale alla dimensione personale e artistica.
Mi sono immerso in un mondo dove diverse generazioni si incontrano e dialogano, senza scontrarsi: è ancora possibile vivere tutti insieme con un sentimento di fratellanza. Ho sperimentato una sensazione di libertà che difficilmente avevo percepito nella vita di tutti i giorni.

Hemera 2025, ph. Giulia Alli
Un viaggio studiato nei minimi dettagli
Nel programma ogni esperienza si intreccia con le altre, in un luogo dove si ha una totale attenzione per l’ambiente e per il paesaggio che ci circonda.
I “workshop selvatici”, tenuti da alcuni membri di Teatro Selvatico, sono legati agli elementi. Ogni partecipante poteva selezionare al massimo due laboratori, da seguire nei primi due giorni del festival, tra Vesta. Fiamme che bruciano dentro, Aeolus. Semi di vento, Tellus. Il respiro della terra, Nettuno. L’impeto del fiume. Erano presenti anche workshop ciclici, tenuti dagli ospiti del festival, ed era possibile seguirne uno al giorno: per esempio, Anima selvatica a cura di O Thiasos TeatroNatura; Poesia creativa a cura di Giuliano Logos; Il corpo del sogno. Viaggio negli archetipi del sé a cura di Matteo Hu e Claudia Castiglioni; Noi. Laboratorio artistico & Installazione poetica con Terracotta e Voce a cura di Enya Daniela Idda e Francesca Gualandri; Mosaico a cura di Mamadou Dioume; Creazione di canti popolari e body percussion a cura di Mombao.
Importante anche la presenza di Tarot e Dance, una residenza artistica aperta ad attori e danzatori professionisti tenuta da Mariane Costa e Agostina D’Alessandro, che prevedeva un atto performativo finale il 24 agosto, l’ultimo giorno di festival.
Tra le altre attività, l’Incursione urbana, poetica & musicale a cura di Anellodebole & Teatro Selvatico, dove i partecipanti al festival hanno invaso le strade del paese vicino per cantare e recitare poesie tutti insieme. Altra attività caratteristica, rodata nelle varie edizioni di Hemera, è l’Arena selvatica, a cura di Teatro Selvatico, un torneo di lotta regolamentata.
Inoltre Hemera ha ospitato un dibattito sul genocidio in Palestina, a cura di Pierluigi Lattuada, con Giulia Torrini di “Un ponte per” e la testimonianza di Sharif Hamad, e il talk L’invisibilità del potere a cura di Guidalberto Bormolini.
Ogni giornata si concludeva con una performance, un concerto o un al DJ set.
R.A.M. Radici a Moncalieri forniva i pasti per tutti. I principi a cui si ispira questa azienda agricola sono rispetto per la natura, coltivazioni sostenibili ed economia circolare, con una produzione etica. È un luogo di cooperazione e di innovazione, con un progetto di inclusione sociale. Come si legge nell’intervista di Teatro Selvatico a Nicola Loguzzi, uno degli artefici del progetto:
Abbiamo scelto loro perché nutrirsi è un atto di rivoluzione. Scegliere consapevolmente di cosa nutrirci significa abbracciare valori di rispetto per la terra, per chi la lavora e per ciò che essa ci dona. Il cibo non è solo sostentamento, ma un modo per connetterci con il mondo e con noi stessi.
Tra gli obiettivi del festival c’è la creazione di una comunità, anche grazie all’accoglienza e all’inclusione. Proprio per questo motivo l’ultimo pasto del festival è consistito in una cena etnica preparata dai ragazzi della comunità di Torre Mondovì, a cura di Walliә e Alpidelmareonus.

Miti d’acqua. Spettacolo di narrazione per voce viola e Genius loci, Hemera 2025, ph. Giulia Alli
La potenza evocativa dell’acqua
La compagnia O Thiasos TeatroNatura è stata fondata nel 1992 da Sista Bramini, per creare un teatro che ascolti lo spazio circostante, uscendo dal tessuto urbano e dai teatri convenzionali per immergersi nella natura. Le loro creazioni si intrecciano e si legano alla qualità energetica del luogo: le caratteristiche concrete e poetiche dello spazio vivo determinano la scelta registica dei temi, le soste del pubblico, i movimenti degli attori e la qualità della loro voce. Senza amplificazione o illuminazione artificiale, la luce naturale e il passaggio del giorno e della notte sono studiati per illuminare le scene e i dettagli viventi. Lo stesso accade con l’acustica.
Miti d’acqua. Spettacolo di narrazione per voce viola e Genius loci, andato in scena ad Hemera il 24 agosto, realizzato da O Thiasos TeatroNatura, è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, e porta in scena alcuni dei miti del poema. La combinazione della narrazione e del gesto (a cura di di Sista Bramini) con la musica performativa originale (a cura di Camilla Dell’Agnola) dà vita a una dimensione evocativa, generatrice di immagini e di personaggi. Oltre alla maestria della Bramini, un elemento fondamentale è proprio la viola, che grazie alla bravura di chi la suona, e al suo registro musicale attribuisce voce e personalità ai vari personaggi, riuscendo anche a definire e a scandire le varie atmosfere. Così lo spettatore entra in contatto con la natura che è ancora presente in lui, in un viaggio nelle sensazioni umane, grazie ai miti raccontati che portano la mente verso la potenza dell’acqua, elemento chiave di tutto lo spettacolo. Proprio lo scorrere dell’acqua fa emergere emozioni contrastanti, dallo stupore, alla paura, alla curiosità.
MOOD DEL FESTIVAL: The River di Aurora e Essaiere di Mombao
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