Bugonia di Yorgos Lanthimos con Emma Stone
Teddy, un apicoltore complottista, rapisce con l’aiuto del cugino Don, fragile e con disturbi mentali, Michelle Fuller, CEO di una grande azienda, convinto che sia un’aliena inviata per distruggere il mondo. I due rapitori, imbranati come non mai, riescono nell’impresa di sequestrare la Fuller, che si difende come un tigre.
Questo è l’incipit di Bugonia, una commedia nera condita con un pizzico di fantascienza, pensato con pochi personaggi e girato in pochi luoghi.
La prima metà di Bugonia fa sperare in film eccellente.
Il cuore è la tensione dialettica e psicologica tra Teddy e Michelle, imprigionata nello scantinato sotto la casa di Ted e Don: donna di potere, assassina di api attraverso la multinazionale Auxolith che produce pesticidi, si ritrova calva e incatenata dai suoi carcerieri, ma con il potere delle parole tiene testa al suo sequestratore e rovescia i ruoli: un gioco vittima-carnefice che si capovolge continuamente.
Il potere delle parole che corrode le menti è uno dei temi del film: è la radice del complottismo, che plasma gli individui attraverso narrazioni distorte, ed è anche capace di insinuare la crepa del dubbio nelle convinzioni più radicate: Teddy, davanti a questa donna incatenata, apparentemente inerme, perde le staffe, sbraita e la picchia, poi la ossequia e la riverisce come una regina.
Anche la ricerca della verità è presentata come una questione complessa: nella mente di Teddy il complottismo si insinua insidioso, mescolando vero e falso, verità scientifiche e delirio paranoide – e a volte ci azzecca pure.
Una nota a parte merita il personaggio di Don. Un fragile, che la società dovrebbe proteggere, in balia della follia e della violenza altrui. Non una violenza fisica, ma persuasiva: in una sequenza toccante, Ted, che si è sottoposto alla castrazione chimica affinché gli stimoli sessuali non lo facciano deviare da suo proposito di salvare il mondo, convince Don a fare lo stesso: senza proteste, solo una timida frase “A me sarebbe piaciuto stare con qualcuno”, e assistiamo all’ultimo barlume di assertività del leale Don, fagocitato dalla follia e dalla violenza altrui come sono i miti nella nostra società.
A un certo punto però la giostra si inceppa, i dialoghi si ripetono.
Superata la metà del film, Bugonia segna un cambio di passo che non si può dire che manchi di originalità.
Il film, con una virata verso la fantascienza, riprende vita nel pre-finale.
Il finale vero è proprio è una lunga sequenza silenziosa, un canto funebre in cui le api sono simbolo del delicato equilibrio di ogni ecosistema e l’uomo è portatore di morte.
Il mito virgiliano contenuto nelle Georgiche, in cui sciami di api nascono dalla carcassa di buoi dati in sacrificio, diventa simbolo di vita che nasce dalla putrefazione, o di verità che nasce dalla menzogna.
Bugonia
Regia Yorgos Lanthimos
con Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis, Stavros Halkias, Alicia Silverstone
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