Sei ritratti del direttore artistico da giovane
Una delle novità del nuovo assetto del teatro pubblico italiano è l’istituzione di una figura inedita: il direttore artistico junior under 35, sulla base del Decreto Ministeriale del 23 dicembre 2024 (DM n. 463), che per l’accesso ai contributi impone ai sei Teatri Nazionali l’affiancamento, accanto al direttore generale e al direttore artistico, di una figura giovane chiamata a coadiuvare la direzione artistica: ai fini dell’ammissione al contributo, le istituzioni di cui al comma 1 del presente articolo devono rispettare le seguenti condizioni: […] la previsione di un direttore artistico junior, di età inferiore o pari ai 35 anni, nominato dal Consiglio di amministrazione su proposta documentata del direttore generale e del direttore artistico che coadiuverà il direttore artistico. (DM 23/12/2024, Decreto 463, Art. 9)
Obiettivo è favorire il ricambio generazionale, valorizzando il potenziale creativo di nuovi talenti e la parità di genere (DM 23/12/2024, Decreto 463, Art. 2).
Abbiamo intervistato i sei direttori artistici junior nominati di recente. Il primo è Pier Lorenzo Pisano, nominato il 5 novembre 2025 direttore artistico junior del Teatro Nazionale di Napoli.
Quali sono i registi che puoi considerare dei punti di riferimento o dei maestri?
Miet Warlop, anche se penso che la categoria di regista sia riduttiva per lei, e mi piace anche per questo: non c’è un suo spettacolo uguale a un altro. Romeo Castellucci credo sia imprescindibile. Mi piacerebbe rispondere anche con un regista di cinema, Tsai Ming-Liang, che ha un rapporto fortissimo col tempo e con la durata, in un certo senso molto teatrale. E per estendere ancora la domanda direi un autore, Martin Crimp, che fa nascere e morire tutto dalla parola.
C’è uno spettacolo teatrale che ti ha cambiato la vita?
Riccardo III con Mark Rylance, una coincidenza perfetta tra attore e testo. Qualche altro momento in ordine sparso: l’inizio del Re Lear di Giorgio Strehler; la prima volta che ho visto Antonio Rezza; quando ho letto le prime righe dell’Hamletmachine.
Quali sono i libri e i film che ti hanno maggiormente colpito negli ultimi mesi?
I titoli di coda di No other choice. Il protagonista lavora in una fabbrica di carta. Sui titoli scorrono i macchinari che strappano gli alberi dalla terra e li sezionano, tutto avviene meccanicamente, non si intravede un umano. Credo siano immagini girate con uno shutter speed alto e leggermente velocizzate, come in un film di guerra. L’effetto fa impressione, emerge la violenza selvaggia di questa operazione. HP di Guido Buzzelli, una graphic novel di fantascienza western distopica. Due testi teatrali stupendi, di Monica Isakstuen, nei quali ha costruito regole formali per il linguaggio dei personaggi, quasi formule fisse, che deformano la percezione della storia stessa. Sfinge di Gabriele Di Fronzo, un incrocio tra Lost in translation e un feuilleton. Sto leggendo un saggio bellissimo e lunghissimo Natura incompleta di Deacon, sulla nascita della coscienza.
Quali pensi che siano i principali difetti del panorama teatrale attuale?
C’è una questione che mi sta molto a cuore come autore: la difficoltà di farsi commissionare un testo. In genere chi scrive lo fa senza retribuzione, in vista magari di un premio o di un bando. E anche quando si ottiene un riconoscimento, il passaggio alla produzione non è mai facile. Insomma, il momento della stesura vera e propria di un testo, viene dato per scontato. Nel Regno Unito c’è un modello virtuoso basato sulle commissioni a step. Si parte dall’idea; se piace, il teatro commissiona il testo, e dà un primo acconto. L’autore torna con le prime scene, riceve un feedback, e se il progetto interessa ancora, riceve un secondo acconto, e via così fino alla prima stesura, ed eventualmente alla messa in scena. In ogni momento la proprietà del testo è dell’autore. E in ogni caso, anche se non si arriva alla produzione, si è padroni di proporre il testo a un altro teatro, è avvenuto un confronto costruttivo e il proprio lavoro è stato retribuito.
Ho creato un bando, P.S. Prima Stesura, che ripropone questa dinamica, col sostegno di TeatroBasilica e Comune di Roma. La prima selezione parte dall’idea, scritta in 4000 battute, che viene scelta e retribuita. Seguono altri step retribuiti di scrittura, con feedback e possibilità di messa in scena finale. E poi possibilità di residenze e coinvolgimento di altre realtà che operano su Roma come Carrozzerie N.O.T., PAV, Teatro Biblioteca Quarticciolo e altri. Con questa iniziativa siamo già al terzo anno. Ora sto lavorando per integrare e allargare questo progetto col Teatro di Napoli, che di per sé è già un teatro molto virtuoso: c’è il Premio Leo De Berardinis Under 35 che offre produzione e tutoraggio artistico a due spettacoli di nuova creazione. Ho deciso di rinnovarne la giuria che adesso è composta da tutti i direttori artistici junior dei nazionali. Il teatro collabora anche al Premio Nuove Sensibilità 2.0 per testi di under 35, promosso dal Teatro Pubblico Campano, che assegna 6000 euro al miglior testo in lingua italiana, 6000 euro al miglior testo dialettale, e una menzione di 1500 euro, oltre alla produzione di uno dei testi nella nostra stagione.
Per restare sul lato propositivo delle cose, credo che la forza maggiore di queste nuove cariche sia la possibilità di fare fronte comune su un obiettivo. Se decidiamo un’azione collettiva, questa diventa automaticamente una funzione dei teatri nazionali.
Puoi individuare tre obiettivi per il teatro italiano per il 2035?
Costruire un rapporto maturo con il pubblico, che dev’essere considerato un interlocutore e non un limite o un bambino da imboccare. Riportare il teatro al centro del dibattito culturale, tornare a essere una voce e non un ripetitore di concetti rimasticati dagli altri media. Valorizzare e incentivare la circuitazione, il ciclo vitale degli spettacoli sta nella replica, non nei debutti.
Quali sono le tue tre parole chiave utili a definire le priorità di una direzione artistica?
Credo che si riduca tutto alla scelta. In effetti è l’azione che più definisce questo ruolo.
Così come quando scrivi un testo puoi ridurre la tua scelta di vocaboli per essere più efficace, e in una regia scegli i segni entro cui vuoi operare, e in un film le lenti e la porzione di mondo da inquadrare, ecc., così scegliere spettacoli implica decidere che visione del teatro vuoi trasmettere. Questo si ricollega anche al discorso sul pubblico di cui sopra. Scelgo uno spettacolo, per quale pubblico? Sto pensando all’accessibilità? Come si inserisce nel dialogo col territorio? E nel dialogo con lo stato dell’arte? E nel clima culturale? Bisogna porsi molte domande, rispondere al meglio che si può, e infine scegliere. Quindi tre parole legate alla scelta: consapevole, condivisa, coerente.
Pier Lorenzo Pisano è regista e autore di teatro, cinema, narrativa. Si diploma in regia presso il Centro Sperimentale di Roma (Scuola Nazionale di Cinema). Esordisce col cortometraggio Così in terra, presentato in concorso al 71° Festival di Cannes, selezione ufficiale Nastri d’Argento, cinquina Globi d’Oro e selezionato in più di 50 festival internazionali. Il suo secondo cortometraggio Antiorario è prodotto e presentato dal 72° Festival di Locarno. Per il Teatro ha fatto parte dei progetti Fabulamundi Playwriting Europe, Abbecedario per il mondo nuovo (Piccolo Teatro di Milano), Playstorm (Teatro Stabile di Torino), Between Lands (Emilia Romagna Teatro Fondazione), FUTUROpresente (Rai Radio 3). È stato autore in residenza presso il New York Theater Workshop e il Royal Court Theatre di Londra e artista associato presso il Piccolo Teatro di Milano. I suoi testi teatrali sono tradotti in 14 lingue e rappresentati in teatri e festival internazionali come il Festival d’Avignon e il FIBA di Buenos Aires. Si è dedicato anche ad altri media: la sua installazione 1370705 (sololei) è stata esposta presso la Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia) nel 2021. Nel 2023 ha curato la storia e i dialoghi del videogioco The Last Faith, uscito per tutte le piattaforme in tutto il mondo. È ideatore e tutor del bando P.S. Prima Stesura per lo sviluppo della nuova drammaturgia (Teatro Basilica) e docente di sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Roma e la Scuola Holden di Torino. Ha ricevuto i maggiori riconoscimenti per la nuova sceneggiatura e drammaturgia, tra cui il Premio Riccione, il Premio Solinas, il Premio Tondelli, il Premio Hystrio. Ha pubblicato Il buio non fa paura (NN), Carbonio (Il Saggiatore), Per il tuo bene, Semidei (Einaudi).
Cecilia Salerno è laureata in Lettere e Italianistica all’Università di Bologna. È tutor didattico presso lo stesso ateneo negli ambiti della Filologia Italiana d'Autore e delle Digital Humanities. Nel 2025 entra a far parte del gruppo di Ateatro curando, insieme ad Alice Squitieri, l’Ateatropedia.
Alice Squitieri è studentessa del corso di Organizzazione dello Spettacolo presso la Scuola Civica di Teatro Paolo Grassi di Milano. Laureata in Lettere e in Italianistica all’Università di Bologna, si avvicina al teatro con una tesi magistrale sul rapporto tra mondo onirico e scena contemporanea. Ha svolto attività formative presso Piccolo Teatro di Milano, ERT – Teatro Nazionale, Festival di Spoleto, Primavera dei Teatri e Santarcangelo Festival, approfondendo in particolare l’ambito di promozione culturale.
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