La commedia di Aristofane negli spettacoli di Marco Martinelli con i ragazzi e le ragazze della non scuola e di Serena Sinigaglia con Lella Costa

Alice Squitieri è studentessa del corso di Organizzazione dello Spettacolo presso la Scuola Civica di Teatro Paolo Grassi di Milano. Laureata in Lettere e in Italianistica all’Università di Bologna, si avvicina al teatro con una tesi magistrale sul rapporto tra mondo onirico e scena contemporanea. Ha svolto attività formative presso Piccolo Teatro di Milano, ERT – Teatro Nazionale, Festival di Spoleto, Primavera dei Teatri e Santarcangelo Festival, approfondendo in particolare l’ambito di promozione culturale.
Categorie: 209_2026/1Tags: , , , , Pubblicato il: 11/03/2026Aggiornato il: 23/03/2026

Non c’è creatura più sciagurata di noi donne: prima dobbiamo comprare un marito a caro prezzo e poi prenderci un padrone del nostro corpo,

Lisistrata di Marco Martinelli, ph. Mario Spada

Così scriveva Aristofane nella Lisistrata più di 24 secoli fa, eppure la condizione femminile, a oggi, non è così mutata. Succubi di un pressante giudizio sociale e sottoposte a una continua – e troppo spesso sottovalutata – sottomissione, le donne di oggi si trovano ancora rappresentate dalla commedia aristofanesca. Ma la storia raccontata dalla commedia, nel suo essere rappresentazione dell’attuale contesto sociale, è al tempo stesso un inno al potere femminile e alla forza della ribellione. La comunità delle donne, capitanata dalla protagonista che dà il nome alla commedia, si riunisce oltrepassando i confini imposti dal conflitto, per proporre uno sciopero totale del sesso, con l’obiettivo comune di far cessare la guerra voluta dagli uomini. Uno sfruttamento del corpo femminile, quindi, ma posto in una condizione opposta rispetto a quanto siamo abituati a pensare: in questa prospettiva il corpo diventa uno strumento di azione politica, staccandosi dalla sfera dell’intimità a cui viene pudicamente stipato e dimostrandosi un mezzo di resistenza capace di mettere in discussione la logica stessa della guerra.
La commedia aristofanesca è stata presentata due volte in questa stagione nei teatri milanesi, una al Piccolo Teatro di Milano, firmata da Marco Martinelli, l’altra al Teatro Carcano, nella produzione di Serena Sinigaglia con Lella Costa (che aveva debuttato al Teatro Greco di Siracusa). Stessa commedia, due allestimenti diversissimi.
La Lisistrata di Martinelli viene presentata dalle voci delle ragazze e dei ragazzi della non scuola, in un incontro coinvolgente tra i grandi classici della letteratura e gli adolescenti di oggi.

Arriviamo oggi a Lisistrata, dove la polemica pacifista si intreccia alla fantasia di un mondo rovesciato, impensabile nell’Atene maschilista del V secolo a. C.: visto che gli uomini continuano stupidamente a perpetrare i massacri, toccherà alle donne prendere l’iniziativa, e “sciogliere gli eserciti” (tale il significato del nome Lisistrata).

Lisistrata di Marco Martinelli, ph. Mario Spada

Un coro necessario di voci giovani, motore di una festa collettiva a cui il pubblico non solo assiste ma viene chiamato a partecipare attivamente in una danza finale liberatoria e generatrice di gioia. Lo spettacolo rientra nel progetto “Sogno di Volare”, promosso dal Parco Archeologico di Pompei (e sostenuto nella stagione 2024-25 dalla donazione di 250.000 di Madonna) che ha coinvolto studenti di Pompei, Torre del Greco, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, e mira a promuovere un’educazione civica e culturale attraverso il teatro. Gli adolescenti di Pompei e Napoli si intrecciano con i giovani milanesi, in un’alchimia di voci che sconfina nella dimensione dionisiaca. Lisistrata di Marco Martinelli è teatro nella sua forma più pura: un rito collettivo e festoso che tenta di dare forma ed esplorare il concetto di pace.
Se con Martinelli ci troviamo di fronte a un coro di voci che si innalza festosamente per costruire una collettività, con la Lisistrata diretta da Serena Sinigaglia al Teatro Carcano ci si muove in una direzione diversa, più riflessiva e stratificata, mantenendo comunque intatta la potenza politica e simbolica del teatro aristofanesco. In questo quadro la ribellione si trasmette con una riflessione profonda e ampia sul conflitto, con uno sguardo ben radicato sull’oggi e sui rapporti di potere che attraversano la società odierna. In questa rilettura, la guerra non è soltanto sfondo della vicenda, ma diventa manifestazione più evidente di una logica di dominio che permea e plasma le relazioni umane.

Quel giorno io e alcuni anziani della città abbiamo fatto un giuramento: ogni anno avremmo rievocato e celebrato la presa dell’Acropoli sino a quando la pace non avrebbe trionfato su tutti i conflitti del mondo. (Pausa) Siamo qui da 2500 anni

Lisistrata di Serena Sinigaglia, ph. Serena Serrani

afferma nel prologo Lella Costa nei panni di Lisistrata. In questa dimensione quasi atemporale, Aristofane smette di appartenere all’Atene del V secolo e parla con sorprendente immediatezza del presente, rivelando quella vocazione all’universalità che costituisce l’essenza stessa del teatro.
Il testo di Sinigaglia si configura come un inno alla risata e assume un valore che va oltre il semplice intrattenimento: il riso pieno, quasi liberatorio, mette completamente a nudo le contraddizioni dell’essere umano e dà vita a uno spazio di consapevolezza. Si ride molto quindi – anche grazie ai tempi comici rispettati grazie alla bravura degli attori – ma questa risata avvicina gli spettatori gli uni agli altri, predisponendoli a quella dimensione di incontro e condivisione che rappresenta il primo passo verso una possibile riconciliazione comunitaria.
Ma la prospettiva dello spettacolo presentato al Teatro Carcano non si esaurisce nella dimensione politica del conflitto: intrecciato alla riflessione sulla guerra emerge con forza il tema dell’amore, inteso come principio vitale capace di opporsi alla distruzione.
Per Serena Sinigaglia, rivolgendosi agli studenti delle scuole secondarie che hanno assistito allo spettacolo,

Lisistrata parla d’amore, un amore laico, potente, felice e giocoso. Questo mi sorprende e commuove […] Lisistrata ci suggerisce la strada: reimparare la grammatica dell’amore. Che se non ce l’hai, sei perduto, che se non ce l’hai, poi, fai la guerra. Uomo e donna, oggi, che tornano ad amarsi e rispettarsi, ecco la vera rivoluzione!

L’astinenza proclamata delle donne non è mai rappresentata come un mero bisogno fisico frustrato, bensì come sospensione di una relazione profonda che unisce corpi e sentimenti. Questa sottrazione dell’amore rende esplicito quanto l’intimità tra esseri umani costituisca una forza generativa, capace di orientare la vita verso la costruzione dei rapporti e non, al contrario, verso una violenza distruttiva.

Lisistrata di Serena Sinigaglia – ph. Serena Serrani

In questa prospettiva prende forma la potenza visiva e simbolica della scena di Maria Spazzi: come in una installazione di Maria Lia, fili rossi attraversano lo spazio come una rete viva di connessioni. Le persone si intrecciano, si avvicinano, si confrontano costruendo insieme una trama che diventa metafora della convivenza e della possibilità di pace. In tale contesto il nome Lisistrata acquisisce quindi un nuovo e potente significato: “colei che scioglie gli eserciti” ferma le guerre attraverso la costruzione di legami nel tentativo di dare corpo alla possibilità che uomini e donne, oggi come allora, si riconoscano reciprocamente nel pieno rispetto e comprensione dell’altro. Ecco allora che nel tempo dominato dall’io, il teatro con un testo classico riacquista una voce plurale, per gettare luce nello spazio sempre più inesplorato dei rapporti umani e resistendo all’abisso della corruzione egocentrica che alimenta la guerra.

Lisistrata
riscrittura da Aristofane
drammaturgia e regia Marco Martinelli
aiuto regia Valeria Pollice, Gianni Vastarella
musiche Ambrogio Sparagna
spazio e luci Vincent Longuemare
costumi Roberta Mattera
assistente alla regia Vincenzo Salzano
musiche eseguite da Ambrogio Sparagna, Antonio Matrone, Vincenzo Core e Alessia Salvucci
consolista Theo Longuemare
guide teatrali Nunzio Abruzzese, Ines Mennella, Mirjam D’Ambrosio e Stefania Piedepalumbo
con la partecipazione degli studenti e delle studentesse del Liceo “Ernesto Pascal” di Pompei, dell’Istituto “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco, dell’Istituto “Renato Elia” di Castellammare di Stabia e del Liceo “Giorgio de Chirico” di Torre Annunziata e con il coro delle ragazze e dei ragazzi della non-scuola di Milano
produzione Parco Archeologico di Pompei
in collaborazione con Ravenna Festival, Albe/Ravenna Teatro, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Collettivo LaCorsa, Olinda / TeatroLaCucina
con il patrocinio morale del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale, Università degli Studi di Salerno

Lisistrata
di Aristofane
traduzione Nicola Cadoni
adattamento Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia
regia Serena Sinigaglia
con Lella Costa
e con (in ordine alfabetico) Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Pilar Perez Aspa,
Giorgia Senesi, Irene Serini
scena Maria Spazzi
disegno luci Alessandro Verazzi
costumi Gianluca Sbicca
musiche Filippo Del Corno
consulenza musicale Sandra Zoccolan
musiche registrate da Sandra Zoccolan (voce) insieme a Ensemble Sentieri Selvaggi (Paola Fre,
flauti; Luca Gusella e Andrea Dulbecco, percussioni)
coreografie Alessio Maria Romano
assistente scenografa Chiara Modolo
assistente alla regia Arianna Sorci
foto Serena Serrani
video Alberto Sansone
produzione INDA e Teatro Carcano

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