Miracolo a Milano dal film di Vittorio De Sica con la regia di Claudio Longhi al Piccolo Teatro di Milano

Oliviero Ponte di Pino ha lavorato per oltre trent'anni nell'editoria, insegna in vari corsi universitari e master, conduce su Radio3 il programma Piazza Verdi. Ha fondato il portale ateatro.it e dal 2004 cura con Mimma Gallina il progetto Le Buone Pratiche del Teatro. Tra i suoi ultimi libri Un teatro per il XXI secolo. Lo spettacolo dal vivo ai tempi del digitale (2021), Cultura. Un patrimonio per la democrazia (2023).
Categorie: 209_2026/1Tags: , , , , Pubblicato il: 18/03/2026Aggiornato il: 27/03/2026

Miracolo a Milano con la regia di di Claudio Longhi, che sta inanellando settimane di tutto esaurito al Teatro Strehler (quasi 1000 posti), è uno spettacolo politico, perché impone una riflessione sulla città, sui suoi problemi e sul suo futuro. Come era già capitato a Bologna con il remake di La classe operaia va in paradiso all’Arena del Sole nel 2018, Claudio Longhi trae ispirazione dal cinema per creare un kolossal teatrale: sono ben 46 gli attori in scena. Il team creativo di supporto al regista resta lo stesso: la drammaturgia di Paolo Di Paolo, le scene di Guia Buzzi, i costumi di Gianluca Sbicca.

<em>Miracolo a Milano</em>, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa: Lino Guanciale

Miracolo a Milano, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa: Lino Guanciale

Il protagonista è un generosissimo e commovente Lino Guanciale, che nell’occasione si è impegnato anche come dramaturg insieme a Corrado Rovida. Questa volta la rilettura è in apparenza molto più fedele all’originale cinematografico, anche se i tempi si dilatano (con innesti tra gli altri di Gadda, Testori, Brecht…): dai 97 minuti del film di Vittorio De Sica a 185 minuti di spettacolo (compreso un quarto d’ora di intervallo).
Era il 1940 quando Cesare Zavattini ebbe un’intuizione cinematografica che avrebbe voluto realizzare da regista, cucito sulla marionetta di Totò. Al centro di questa favola urbana c’è infatti Totò il Buono, trovato neonato sotto un cavolo da Lolotta e cresciuto in un orfanotrofio, che si ritrova a vivere in una baraccopoli alla periferia della grande città. Finché sotto quel terreno non viene trovato un giacimento di petrolio e l’immancabile capitalista decide di cacciare gli abusivi.
Il soggetto di Zavattini, pubblicato sulla rivista “Cinema” (a firma dello stesso Zavattini e di Antonio De Curtis-Totò), venne ampliato e pubblicato come romanzo con il titolo Totò il Buono, prima a puntate su “Epoca” e poi in volume nel 1943 da Valentino Bompiani, che aggiunse il sottotitolo Romanzo per ragazzi (che possono leggere anche gli adulti). Grazie a una magica colomba, Totò il Buono ha il potere di realizzare i desideri degli amici e coltiva il sogno impossibile di rendere tutti felici.
Nel 1951 quella storia divenne il film di Vittorio De Sica Miracolo a Milano (senza Totò, il protagonista fu Francesco Golisano), ambientato nelle baracche dove avevano trovato rifugio i milanesi dopo che le loro case erano state distrutte dai bombardamenti alleati durante la Seconda guerra mondiale. Qualche anno dopo, grazie al “miracolo economico” e alle pubblicità di Carosello, il consumismo avrebbe materializzato l’utopia della felicità democratica, con tutte le sue contraddizioni.
La fantasia di Zavattini ruota intorno a una comunità utopica di miserabili ma sostanzialmente felici. Non hanno ambizioni di scalata sociale, vogliono solo essere sé stessi. Sono più vicini all’innocenza dei ragazzi di vita pasoliniani che ai Brutti, sporchi e cattivi (1976) del film di Ettore Scola con Nino Manfredi, o agli umili che con la loro dignità (e la loro cultura) aspirano al decoro piccolo-borghese nel Posto di Ermanno Olmi.
Nella parabola di questi antenati dei maranza si intrecciano due temi: il ruolo dei “poveri” nelle moderne metropoli (la loro autonomia, il loro diritto alle felicità, la loro visibilità, la loro resilienza) e la speculazione immobiliare capitalista. Sono problemi drammatici che attraversano ancora oggi la città e i suoi quartieri. In questi anni Milano sta subendo l’ennesima violenta trasformazione: la turistizzazione, che ha portato alla moltiplicazione dei bed & breakfast e degli affitti brevi, e l’afflusso degli studenti universitari (sono circa di 80.000 i fuori sede a Milano) hanno ridotto il numero degli appartamenti disponibili, mentre i grandi immobiliaristi reinventano interi quartieri e poi li vendono ai fondi di investimento internazionali (nel 2015 Coima ha venduto i grattacieli di Porta Nuova al fondo sovrano del Qatar per 2 miliardi).
Il valore degli immobili e il costo della vita continuano a salire, la densità dei ricchi aumenta. Secondo il report World’s Wealthiest Cities 2025 di Henley & Partners, a Milano vivono circa 115.000 milionari (anche grazie alla flat tax per i super-ricchi e al glamour della città), con un rapporto di un milionario ogni 12 abitanti, la più alta densità di ricchi al mondo. Al tema della disuguaglianza si era peraltro applicato Antonio Latella con Zorro, sempre al Piccolo Teatro, sempre parlando di Milano.

<em>Miracolo a Milano</em>, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa

Miracolo a Milano, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa

Nel corso dello spettacolo, la drammaturgia ha inserito alcuni dati statistici che mettono a confronto il 1951 con il 2026: il numero di abitanti, e quello di giovani e anziani, per esempio. Approfondire questi numeri può aiutarci a capire la recente ondata speculativa che sta destabilizzando la città e il rapporto tra i poveri di Zavattini e quelli di oggi.
Nel 1951, quando De Sica girava Miracolo a Milano nei terrains vagues in zona Lambrate, i residenti erano 1.274.245. Nel 1973, dopo il boom industriale, grazie alle ondate immigratorie dal Sud e dalle aree agricole del Nord, la popolazione ha toccato il suo massimo storico con 1.743.427 abitanti. Gli anni Ottanta, quelli della “Milano da bere”, malgrado gli altisonanti slogan craxiani hanno espulso dalla città un quarto della popolazione: nel 1991 i milanesi si erano ridotti a 1.369.231. Negli anni successivi, malgrado il massiccio arrivo di immigrati dall’Est e dal Sud del mondo (oltre 250.000 residenti a fine 2025), la popolazione non è cresciuta.
Nel 2010 la sindaca Letizia Moratti aveva lanciato il PGT (Piano di Governo del Territorio) e il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), frutto dell’alleanza tra il grande capitale anche internazionale, gli immobiliaristi, gli architetti e il potere politico. Il suo ambizioso obiettivo per il 2030 era di risalire fino a 1.700.000 abitanti (l’assessore Masseroli aveva addirittura profetizzato due milioni di milanesi) grazie a un nuovo boom del mattone. Il progetto ha portato a risultati architettonicamente notevoli (la torre di Cesar Pelli, il Bosco Verticale di Stefano Boeri, Fondazione Prada) e a grandi profitti privati: vedi tutta l’area di Gae Aulenti-Porta Nuova, ma anche l’operazione per Milano-Cortina 2026 per Santa Giulia-Rogoredo.
Tuttavia Moratti & Co. non avevano convinto i milanesi, che nel 2011 hanno eletto sindaco Giuliano Pisapia, al termine di una campagna elettorale basata sul coinvolgimento attivo dei cittadini. Dopo il primo mandato, Pisapia ha però rinunciato a ricandidarsi, lasciando nel 2016 il posto a Giuseppe Sala, che come commissario unico era stato il braccio operativo di Letizia Moratti (prima) e di Giuliano Pisapia (dopo) nell’avventura di Expo 2015, il fiore all’occhiello della Milano del XXI secolo, la manifestazione che ha dato alla città consapevolezza e visibilità globale.
Questo modello di sviluppo ha molte ombre: dalla gentrificazione dei quartieri al riciclaggio del denaro operato dalla criminalità organizzata, dal consumo di suolo alla congestione urbana con centinaia di migliaia di lavoratori che arrivano ogni giorno dall’hinterland. E senza una guida politica, i nuovi condomini ospitano ovviamente appartamenti di lusso, fuori dalla portata della classe media (per non parlare degli altri).
Dalla Moratti a Sala poco è cambiato: mentre si cantano le lodi di moda e design, si punta sull’immobiliare. Per gonfiare la bolla, l’amministrazione ha scelto la strada più semplice e discreta, anche se poco trasparente: allentare le normative urbanistiche e rimuovere i vincoli, giustificare l’edificazione di un grattacielo con una semplice SCIA, travestendola magari come ristrutturazione di un edificio di due piani, abbattere gli oneri di urbanizzazione, svuotando di conseguenza le casse comunali e privatizzando gli spazi pubblici e gli spazi comuni…

<em>Miracolo a Milano</em>, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa

Miracolo a Milano, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa

Quando la magistratura ha iniziato a indagare sulle commissioni comunali all’urbanistica e al paesaggio, coinvolgendo nell’inchiesta consulenti, costruttori e architetti (compreso Stefano Boeri, per qualche mese assessore alla Cultura della giunta Pisapia), la risposta della politica è stata quasi unanime: “lasciateci lavorare, lo facciamo per il bene della città”. La richiesta di una legge “salva Milano” per sanare illeciti e irregolarità è stata appoggiata, dal sindaco, dalla Giunta e dal PD (che poi ha in parte aggiustato la mira), ma anche da Forza Italia, Lega (portabandiera l’immancabile Matteo Salvini) e Fratelli d’Italia (ovvero tre forze politiche che a Milano sarebbero all’opposizione), oltre che da Italia Viva e Più Europa (pronti a offrirsi come stampella in caso di defezione della sinistra ambientalista e radicale), senza dimentica l’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e coloro che avevano acquistato gli immobili finiti nell’inchiesta (con i cantieri spesso bloccati dalla magistratura). La “salva Milano” è stata giustamente affossata, anche perché avrebbe consentito speculazioni analoghe su tutto il territorio nazionale. E le inchieste si sono impantanate: era tutto formalmente regolare, dato che l’allentamento dei vincoli era il frutto di una scelta politica e non c’era nemmeno più bisogno di scambiarsi mazzette, dato che i vantaggi erano già condivisi…
Portare in scena Miracolo a Milano in questo scenario è un gesto politico anche per un altro ordine di ragioni. I poveri, gli irriducibili, gli antagonisti, danno fastidio, soprattutto quando fanno festa. La sede del Centro Sociale Leoncavallo, lo spazio antagonista milanese attivo dal 1975 in via Leoncavallo e dal 1995 in via Watteau, il 21 agosto 2025 è stato sgomberato dalle forze dell’ordine, con grande giubilo delle destre, a cominciare da Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia):

“È un giorno atteso da oltre trent’anni: il Leoncavallo è stato finalmente sgomberato. (…) Dopo oltre 31 anni di occupazione e più di 130 rinvii, oggi si mette la parola fine a una vicenda che ha mortificato Milano e lo Stato di diritto. Per anni qualcuno ha sognato scorciatoie e ‘regolarizzazioni’ impossibili: noi abbiamo sempre detto che chi occupa illegalmente non può pretendere premi. Oggi torna a valere una regola semplice: la legge è uguale per tutti. Ora si lavori, senza ambiguità, alla piena restituzione dell’immobile ai legittimi proprietari e alla sicurezza del quartiere. Fine dei privilegi, avanti con la legalità”.

La frecciata polemica di De Corato è indirizzata in primo luogo a un collega di partito, che sulle occupazioni aveva una posizione meno intransigente: Ignazio La Russa, ora presidente del Senato, nonché padre di Geronimo “Apache”, che siede attualmente nel Consiglio di Amministrazione del Piccolo Teatro. (tra l’altro viene da chiedersi se in qualità di presidente eletto dell’Automobile Club d’Italia Geronimo La Russa ha dato la sua consulenza nella progettazione dell’improbabile blindato fallico utilizzato dalle forze dell’ordine per sgomberare Totò il Buono e i suoi amici abusivi dal loro “centro sociale occupato”, dopo una serie di azioni di resistenza civile e disobbedienza poetica…)
La repressione poliziesca dei movimenti popolari non è frutto della fantasia di Zavattini, come i milanesi sanno molto bene almeno dai tempi di Bava Beccaris (1898), passando poi per il fascismo e la stagione delle bombe, a cominciare dalla strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969), frutto della convergenza tra fascisti servizi, segreti deviati e ricchi finanziatori. Profeticamente, in Miracolo a Milano vediamo il capitalista Mobbi lanciare la sua bomba tra i ribelli…
Dunque lo spettacolo di Longhi pone implicitamente allo spettatore un paio domande scomode. Stai dalla parte di De Corato o con Totò il Buono? Stai dalla parte di Mobbi e di Coima o con i milanesi espulsi dal caro affitti? Le risposte non erano e non sono facili: il film di De Sica, come ha notato lo stesso Longhi, “venne criticato a sinistra per l’eccesso di buonismo consolatorio, a destra per sbandamento ideologico eccessivo”.

Miracolo a Milano, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa: Giulia Lazzarini e Lino Guanciale

Miracolo a Milano, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa: Giulia Lazzarini e Lino Guanciale

La regia – che regala al pubblico anche l’intensa partecipazione straordinaria della novantaduenne Giulia Lazzarini nel ruolo di Lolotta, la madre adottiva di Totò il Buono – intreccia diversi piani cronologici, mediatici, tematici. Su un enorme schermo, che occupa tutto il gigantesco boccascena dello Strehler, vengono proiettate alcune immagini in bianco e nero del film di De Sica e della Milano di quegli anni. La versione teatrale occupa lo spazio retrostante, quando lo schermo-velario porta in primo piano ciò che nascondeva la proiezione del film. In proscenio, davanti allo schermo-sipario, gli attori si rivolgono spesso al pubblico, snocciolando dati e informazioni, oppure fanno la parodia agli annunci delle svampite Signorine Buonasera alla radio…
Seminascoste ai due lati dello schermo, due porticine offrono agli attori la scorciatoia che consente di trasferirsi in un attimo di qua e di là dallo schermo, da un piano di realtà all’altro, dal cinema al teatro, in una confusione e casualità di movimenti che richiamano le ambiguità dell’infosfera in cui siamo immersi, l’incapacità di distinguere l’immagine dalla cosa, i fatti dalla propaganda.
Nel finale, il confronto con il presente, evocato dai dati demografici, si materializza nella Madonnina che dalla sua guglia su Duomo scende in proscenio, tutta d’oro come la statua fake di Trump sulle rovine di Gaza. Gli autori dello spettacolo, Claudio Longhi, Paolo Di Paolo e Lino Guanciale, non sono milanesi e dunque possono divertirsi a fare del monologo della Madonnina una bonaria satira dell’immagine che il milanese ha di sé: una collana di luoghi comuni sulla città del fare, sulla metropoli aperta, dinamica e inclusiva. Mentre questo spettacolo ne rivela la natura profonda: dura, prepotente, esclusiva, repressiva.
Alla fine dello spettacolo, dove a tutto questo si allude senza mai entrare nel merito, si intuisce chi vincerà le prossime elezioni comunali: il “partito del mattone”. Molto probabilmente Totò il Buono non voterà. Non sarà più a Milano. Non ci sono più le scope volanti della memorabile scena finale. Però ci sono i voli di rimpatrio dopo un decreto d’espulsione, ci sono le navi verso i centri di detenzione in Albania. Ci sono le disastrate e ritardatarie linee di Trenord su cui fare il pendolare, dopo essersi trasferiti nell’hinterland. C’è il ritorno al paesello, dopo aver invano tentato la fortuna come lavoratore culturale precario e sottopagato nella città della moda e del design.
L’alternativa, evocata nel finale, è l’apocalisse profetizzata da Giovanni Testori nel suo ultimo romanzo, Gli angeli dello sterminio: l’esplosione di un violento conflitto sociale, che porta la città all’autodistruzione.
Miracolo a Milano torna alle radici profonde dell’attuale crisi milanese. “I poveri sono matti. I poveri disturbano.” Per loro non c’è posto, ieri come oggi. Sappiamo che arriverà la repressione, per fare piazza pulita e lasciare che il capitale fluisca liberamente. Nell’attesa, meglio immaginare che i poveri prendano il volo da piazza Duomo a cavallo delle scope di saggina, aggiungendo un pizzico di nostalgia a questa fiaba allegra e sgangherata, ma così crudele.

<em>Miracolo a Milano</em>, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro

Miracolo a Milano, regia di Claudio Longhi, Piccolo Teatro di Milano

POST SCRIPTUM
Secondo i dati pubblicati sul portale Milano Statistica del Comune di Milano, nel 2025 la città ha registrato un leggero arretramento demografico: a fine 2025 i residenti iscritti all’anagrafe erano 1.399.079, contro 1.407.044 dell’anno precedente: 7.965 persone in meno, con un calo dello 0,6%.

BIBLIOGRAFIA

Gianni Barbacetto, Contro Milano. Ascesa e caduta di un modello di città, PaperFirst, Roma, 2025.
Paolo Di Paolo, La classe operaia va in Paradiso. Liberamente tratto dal film di Elio Petri, Sossella, Roma, 2018.
Duccio Facchini, L’oro privato. Chi si è fatto carico degli “extra-costi” olimpici di Milano, “altreconomia”, gennaio 2026, pp. 10-16.
Stefano Galli (a cura di), Milano e il cinema (catalogo della mostra), Milano in Mostra, Milano, 2018.
Oliviero Ponte di Pino, Quando i supereroi pisciano sul Piccolo Teatro, ateatro, 28 gennaio 2025.
Giovanni Testori, Gli angeli dello sterminio, Longanesi, Milano, 1992 (vedi anche https://www.ateatro.it/2003/04/10/le-recensioni-di-ateatro-gli-angeli-dello-sterminio/)
Lucia Tozzi, L’invenzione di Milano. Culto della comunicazione e politiche urbane, Cronopio, Napoli, 2023.
Cesare Zavattini, Totò il Buono. Romanzo per ragazzi (che possono leggere anche gli adulti), Bompiani, Milano, 1943.

Titolo lavorativo | Website |  + posts

Oliviero Ponte di Pino ha lavorato per oltre trent'anni nell'editoria, insegna in vari corsi universitari e master, conduce su Radio3 il programma Piazza Verdi. Ha fondato il portale ateatro.it e dal 2004 cura con Mimma Gallina il progetto Le Buone Pratiche del Teatro. Tra i suoi ultimi libri Un teatro per il XXI secolo. Lo spettacolo dal vivo ai tempi del digitale (2021), Cultura. Un patrimonio per la democrazia (2023).

94

Il progetto di Ateatro per il 2026

La AteatroPedia, l’Atlante della critica contemporanea, le Buone Pratiche, la partecipazione, il welfare culturale, gli archivi, le Comunità di Ateatro: i progetti per festeggiare i 25 anni del sito ateatro.it guardando al futuro.

Ateatro su Facebook
La community di Ateatro